PELAGIO e PELAGIANESIMO. -
I. VITA
N. in Inghilterra (non in Irlanda) verso il 354, m. forse
nella regione di Alessandria ca. il 427. Prima a Roma,
dove si stabilì forse ca. l'anno 384 e dimorò a lungo,
poi in tutto l'Occidente, esercitò un profondo in-
flusso. Oratore, controversista e scrittore, P. acquistò
negli ambienti religiosi uno straordinario prestigio,
non in quanto prete o in quanto monaco, nell'ac-
cezione moderna del termine, ma in quanto «dotto-
re laico», indipendente. Per quanto il suo sistema sia
scaturito dallo sviluppo logico di talune sue osser-
vazioni, P. si ricollega intellettualmente all'ambiente
dell'Ambrosiaster e a certi influssi della
scuola di Antiochia (Rufino di Siria), in
reazione alle tendenze spiritualiste neo-
platonizzanti e alla corrente, allora dif-
fusa, di pietà mistica e popolare.

in Sicilia, in Africa, nella Gallia e nell'In-
ghilterra. Arrivò fino ad Efeso nel 413 e
a Rodi. Dapprima Celestio e Giuliano d'E-
clano, poi Aniano, Turbanzio e Agricola
lavorarono intensamente per la diffusione
delle sue idee. Nel 410, quando Alarico
invase l'Italia, P. se ne allontanò; dopo un
breve soggiorno in Africa, si stabilì a Ge-
rusalemme, accolto dal vescovo Giovanni,
ma subito fu ritenuto sospetto da s. Giro-
lamo. Condannato nel 418 dal Concilio di
Cartagine, e già compromesso per certi inci-
denti tumultuosi avvenuti a Betlemme verso
la fine del 417. P., senza aver sconfessato i
propri principi, lasciò ai discepoli l'incarico
di continuare la lotta. Si crede di ritrovare
le sue tracce in diversi punti d'Oriente: ad
Antiochia, dove sarebbe stato condannato di
nuovo (ca. l'a. 425), nella regione di Ales-
lenderbilder des Chro-
nographen vom Jahre
354, in Jahrbuch des
deuts. archaeologi-
ischen Instituts, Ber-
lino, 1 [1888]).