MANIERISMO. - Il valore del termine, molto discusso e variamente limitato dalla recente storiografia artistica, è collegato all'altro di «maniera».
Per il Vasari, che visse in pieno m. e che del m. fu uno dei protagonisti, la «maniera» è il modo tenuto dai pittori nell'idealizzare la natura, cioè nel fare dell'arte. Ma già nel Seicento «maniera» significa più che altro consuetudine o formola stilistica, e da tale significato implicitamente dipendono i giudizi che anche la critica moderna ha dato del m. Esso nel tempo viene limitato fra i due fatti nuovi di maggiore interesse, verificatisi durante il '500, nell'ambito della concezione visiva, e che proponevano una nuova poetica figurativa — a parte quanto avvenne a Venezia — ai pittori italiani: la scoperta della volta della Sistina (1512), la rivelazione cioè di uno stile pittorico di Michelangelo, e l'affermarsi della personalità del Caravaggio e dell'accademia dei Carracci.
Questa limitazione nel tempo — ma il m. si inoltra per molti suoi aspetti nei primi decenni del Seicento — è anche valida a caratterizzare il gusto manieristico inizialmente quale una «comune estrosa irrequietezza anticlassica», che, sul finire del XVI sec., si risolve o s'adagia in una estesa convenzione espressiva, cui partecipano i pittori di tutta Europa, quasi una accademizzazione dei modi pittorici tenuti dai maggiori artisti che avevano operato nei primi anni del secolo. Su tali temi fondamentali si svolsero variazioni numerosissime, quante si può dire furono gli artisti vissuti in quell'epoca, tanto piena di fermenti e

Il termine m., che in generale viene usato per indicare i molteplici aspetti del fenomeno sopra accennato nei campi della pittura, può essere agevolmente trasferito anche in quelli della plastica e dell'architettura ove esso assunse aspetti analoghi. - Vedi tav. CXXVII.