MARCHE. - Le M. (o la Marca), cosiddette dalla posizione di confine che nell'alto medioevo il paese aveva rispetto ai possessi bizantini, corrispondono al versante adriatico dell'Appennino fra i fiumi Foglia e Tronto, che le definiscono rispettivamente verso la Romagna e l'Abruzzo.
I. GEOGRAFIA
All'interno i limiti della regione fisica coincidono con lo spartiacque fra Adriatico e Tirreno,
L'economia delle M. è essenzialmente agricola (66,6% della popolazione vi è impegnata), ma con crescente partecipazione di attività industriali e commerciali. Oltre ai cereali vi sono diffuse le colture della barbabietola da zucchero, della vite e dei bozzoli. Nell'allevamento prevalgono i bovini ed i suini. Tra le industrie predominano le tessili (setificio e canapificio a Jesi), la cartaria (Fabriano), le alimentari e le chimiche.
La popolazione vive in prevalenza sparsa (la relativa percentuale, 55%, è la più alta fra le regioni italiane); mancano perciò grossi agglomerati urbani. Solo Ancona e Pesaro oltrepassano i 50 mila ab. Ancona è il maggior porto dell'Adriatico dopo Venezia e Bari.
| Province e capo-luoghi (popolazione in 1000 ab. [1949]) | Numero dei comuni | Superficie | Popolazione | ||
|---|---|---|---|---|---|
| Censimento (1936) | Valutazione al 1949 | assoluta (1000 ab.) | densità a kmq. | ||
| Ancona (82) | 49 | 1938 | 372.229 | 391 | 192,1 |
| Ascoli Piceno (46) | 72 | 2000 | 303.869 | 324 | 145,5 |
| Macerata (30) | 57 | 2774 | 290.057 | 296 | 104,5 |
| Pesaro (52) | |||||
| -Urbino (24) | 67 | 2893 | 311.916 | 326 | 107,8 |
| Marche | 245 | 9695 | 1.278.071 | 1337 | 131,8 |
II. STORIA
Le M. furono abitate, fino dai tempi più antichi, da popoli di stirpe italica: principale, quello dei Piceni. La religione cristiana dovette essere predicata nel Piceno assai presto. Ma varia è l'opinione dei dotti intorno all'epoca in cui le città singole delle M. ricevettero la luce del Vangelo. Però dai santi propagatori della fede, dei quali, per altro, gli atti non sono sempre sicuri, sembra indubitato che sul principio del sec. IV si sia raggiunto nella
Durante le invasioni barbariche, venuta a scindersi l'unità amministrativa, i vescovi e le abbazie rimasero quasi le sole autorità riconosciute dalle popolazioni e assommarono in sé anche i poteri civili. Questo stato di fatto, dopo la cacciata dei Longobardi, indusse evidentemente prima Pipino e poi Carlomagno a far donazione di quelle terre alla Chiesa (752 e 774), la quale, per altro, non poté avvalersene subito né costituire allora uno Stato che rendesse effettiva tale donazione. Già allora era sorto quale elemento disgregatore il feudalesimo. All'avvento degli imperatori di stirpe tedesca (961) cominciano ad affacciarsi i primi nomi di « marca », dal germanico Mark, cioè « confine » : si seguono, in ordine di tempo, la marca di Camerino, di Fermo, di Ancona, ecc. Oltre le famiglie feudali, concorsero a scalzare l'autorità dei vescovi e dei monasteri i Comuni : più potente degli altri quello di Ancona, che ebbe una notevole attività levantina, tenne testa a Venezia e resisté vittoriosamente al Barbarossa. La vita religiosa ebbe allora nuovo largo impulso ad opera soprattutto dei Francescani e dei Domenicani, e dovunque sorsero grandiosi templi, conventi e santuari, fra cui celeberrimo quello di Loreto.
Nello stesso tempo dei Comuni, si affermarono, nella regione, alcune grandi famiglie feudali. Così i Montefeltro estesero il proprio dominio a Gubbio, a Urbino, a Cagli e a Fossombrone; i signori di Varano si fecero padroni di Camerino e di molti altri luoghi; i Malatesta affermarono la loro preponderanza nel tratto compreso tra Pesaro ed Osimo, e per breve tempo dominarono anche Ancona. Ma la S. Sede non rinunciò mai ai diritti che le derivavano su quelle terre dall'antica donazione, e non lasciò passare mezzi né occasioni per riaffermarli e reclamarne
il rispetto, tanto di fronte all'autorità imperiale, quanto di fronte ai Comuni e ai signorotti locali. Alla metà del sec. XIV, di fronte a nuove usurpazioni e defezioni politiche, il card. legato Egidio D'Albornoz, con azione energica, metodica, illuminata, riuscì a ristabilire nelle M. la pienezza dell'autorità pontificia : rimase allora memorabile il codice fondamentale dello Stato ecclesiastico, conosciuto con il nome di Constitutiones Aegidianae e approvato a Fano da un parlamento generale (1357).
Anche nel secolo seguente, cessato lo scisma d'Occidente, la S. Sede continuò l'opera di assistenza e di tutela dei suoi territori e, più o meno presto, riuscì ad affermare ovunque la sua supremazia. Solo per un periodo di breve durata (1433-44) poterono resistere e mantenersi la signoria di Francesco Sforza, estesa a quasi tutte le M., e un po' più a lungo quelle, più limitate e circoscritte, di suo fratello Alessandro a Pesaro e di Sigismondo Malatesta a Fano (1463). All'inizio del sec. XVI, Cesare Borgia, combattendo con il valore e con la perfidia, abbatté altri signorotti locali insofferenti di ubbidienza. Nel 1532, per opera del card. Benedetto Accolti, il comune di Ancona capitolava, rinunziando alla propria autonomia; più tardi, nel 1545, la signoria di Camerino, sotto il governo di Ottavio Farnese, rientrava nello Stato pontificio; infine, nel 1631, anche il ducato di Urbino, con Pesaro e Senigallia, dopo l'estinzione della famiglia della Rovere, ritornava a far parte dei domini territoriali della Chiesa.
Così l'unità politica ed amministrativa delle M. venne, allora, pienamente ricostituita e rimase pressoché inalterata per oltre un secolo e mezzo, cioè sino alla fine del sec. XVIII, precisamente sino alla primavera del 1798. Allora le M. furono occupate dai repubblicani francesi, comandati dal generale Berthier, e più tardi, dopo varie vicende (1808-13), annesse al I Regno d'Italia e divise nei tre dipartimenti del Metauro, del Musone e del Tronto. Nel 1815, alla restaurazione, restituite dall'Austria insieme alle altre province, tornarono a far parte dell'antico Stato pontificio e vi rimasero per altri 45 anni, fino a che l'invasione delle M. da parte dell'esercito sardo, CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI (v.) Ancona (v.) obbligarono i pontifici alla capitolazione (21 sett. 1860).

Emilio Michel
III. REGIONE CONCILIARE
La Regione conciliare delle M. abbraccia con poche variazioni il territorio della regione civile, cioè le quattro province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Ascoli,dal fiume Tavullo al Tronto. Le diocesi che la compongono sono 26, ma i vescovi sono solamente 19 per che sono unite le seguenti diocesi sotto un solo presule: Fabriano e Matelica, Osimo e Cingoli, Macerata e Tolentino, Montalto e Ripatransone, S. Severino e Treia, Cagli e Pergola, S. Angelo in Vado e Urbania, senza parlare di Ancona e Numana, non esistendo in questa ultima sede null'altro che una parrocchia, senza curia né Capitolo.
La città di Loreto è inoltre eretta dall'11 ott. 1935 in amministrazione apostolica (affidata al nunzio apostolico in Italia, che vi è rappresentato da un suo vicario con carattere episcopale). Esistono nella regione due province ecclesiastiche: quella di Fermo che ha come suffraganee le diocesi di Macerata e Tolentino, di Montalto e Ripatransone e di S. Severino; e quella di Urbino che ha come suffraganee le diocesi di Cagli e Pergola, di Fossombrone, del Montefeltro, di Pesaro, di Urbania e S. Angelo in Vado e di Senigallia. Sono invece immediatamente soggette alla S. Sede le arcidiocesi di Ancona e Numana e di Camerino, e le diocesi di Ascoli Piceno, di Fabriano e Matelica, di Fano, di Jesi, di Osimo e Cingoli, di Recanati-Loreto e di Treia.
Le Conferenze episcopali vengono indette e presiedute dal nunzio, in sua assenza dal metropolita di Urbino.
Le M. hanno per le cause di nullità di matrimonio un unico tribunale, quello di Fermo, di cui l'arcivescovo locale è il moderatore (motu proprio: Qua Cura, 8 dic. 1938; Normae della S. Congregazione dei Sacramenti, 10 luglio 1940). Il tribunale di appello è il Tribunale regionale etrusco di Firenze.
Per il liceo e la teologia i chierici delle diocesi di Ancona, di Fabriano e Matelica, di Fano, di Jesi, di Osimo e Cingoli, di Montalto e Ripatransone, di Urbino, di Cagli e Pergola, di Fossombrone, del Montefeltro, di Pesaro, di San Severino e Treia, di Urbania e S. Angelo in Vado e di Recanati e Loreto frequentano il Pontificio seminario regionale marchigiano « Pio XI » di Fano. Le restanti diocesi provvedono invece ciascuna da sé alla istruzione dei propri seminaristi.
IV. ARTE. 1. Premessa. - Testimonianze del periodo preistorico e delle civiltà del bronzo e del ferro furono rinvenute in numerose necropoli sparse nella regione e riunite in gran parte nel Museo nazionale di Ancona, ove sono anche raccolti importanti oggetti risalenti alle civiltà picena, greca, etrusca, gallica e romana, che nel territorio ebbero ad esercitare in successivi periodi il loro influsso.
Scarse le testimonianze architettoniche delle civiltà
preromane; numerose ed imponenti, sparse per tutta la regione, quelle riferentesi alla civiltà di Roma. Si ricordano l'arco di Traiano e i resti dell'anfiteatro ad Ancona; ad Ascoli un « Templum in antis » (oggi chiesa di S. Gregorio), il ponte di Porta Cappuccina, la cosiddetta Porta Gemina; a Fano la porta di Augusto, e così via. Esistono inoltre importanti rovine di centri distrutti, come quelli di Urbs Salia (Macerata) e di Faleria (Ascoli). Nelle M. infine si trova la famosa Galleria del Furlo, fatta costruire
da Vespasiano nel 76 dopo Cristo per rendere più comoda la Via Flaminia nel tratto di quella stretta gola.
2. Architettura. - Del periodo paleocristiano esistono i resti di due chiese del sec. v, al di sotto di quella romanica di S. Maria della Piazza di Ancona. L'architettura romanica trionfa in tutta la regione e vi lascia interessanti manifestazioni con influssi lombardi e bizantini, i quali ultimi giustificano la presenza di organismi dalle piante complesse a sviluppo centrale, come il duomo di Ancona.
Si ricordano ancora S. Maria di Porto Novo (Ancona), S. Vittore (Genga), S. Claudio al Chienti (che si fa risalire anche al sec. vi), S. Urbano di Apiro, la badia del Furlo, la già menzionata S. Maria di Ancona ed infine il battistero di Ascoli. Al periodo di transizione fra romanico e gotico appartiene S. Elena presso Serra S. Quirico, mentre un'illustre esempio di gotico primitivo è fornito dall'abbazia di Chiaravalle, risalente alla fine del sec. XII. Ad Ascoli, Ancona, Fano si trovano i maggiori monumenti di architettura civile romanica. L'architettura gotica offre il suo più bell'esempio con il S. Francesco di Ascoli, mentre appartengono alla seconda metà del sec. xv le facciate del S. Agostino e del S. Francesco di Ancona, opera del dalmata Giorgio Orsini. Al periodo gotico risalgono infine notevoli esempi di architettura militare, tra i quali, per tutti, si rammenta, benché restaurato, con le sue mura e con la sua rocca, il castello di Gradara.
L'avvento del Rinascimento determina una nuova fioritura architettonica. Ad Urbino spetta la prima manifestazione, in ordine di tempo, di quella nuova civiltà artistica, cioè il portale della chiesa di S. Domenico, opera del fiorentino Masaccio (1450). Nella stessa città, nella seconda metà del secolo, sorge il più solenne, grandioso e puro esempio di architettura civile rinascimentale: il Palazzo ducale, opera di Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini ed altri. La nuova bellezza dell'edificio determinò il diffondersi di una corrente che ad essa si ispira; ne sono manifestazioni il Palazzo Passionei di Urbino, quello ducale di Pesaro, ed altri. Francesco di Giorgio è l'autore del Palazzo della Signoria di Jesi

L'architettura barocca non dà opere di importanza eccezionale, mentre nel Settecento Luigi Vanvitelli innalza numerosi monumenti, tra i quali si ricorda la bella chiesa del Gesù ed alcuni palazzi di Ancona che da lui dovrebbero discendere (Palazzo Jona ecc.).
3. Scultura
Del periodo paleocristiano restano alcuni sarcofagi (quello di Gorgonio del sec. v, nel duomo di Ancona, ed altri) ed alcuni avori. Dell'arte «barbarica» restano notevoli esempi, tra i quali si citano l'ambone già nella chiesa della Misericordia di Ancona e la lapide di S. Vitaliano ad Osimo.La scultura dell'età romanica mostra in generale elementi culturali simili a quelli che si riscontrano nell'architettura settentrionale, come, p. es., il portale di S. Maria della Piazza ad Ancona, opera di maestro Filippo, ed influenze bizantini, come i bellissimi plutei nel duomo pure di Ancona (sec. xii). Il nome di Giorgio Orsini ritorna come esecutore delle eleganti decorazioni delle sue architetture anconetane, tra le quali si ricorda il gruppo della Carità, nella Loggia dei Mercanti, una delle più raffinate sculture del Quattrocento. Ma nel Palazzo ducale di Urbino si raccolgono esempi splendidi di sculture rinascimentali (toscane e lombarde), nei camini e nei portali che lo ornano, opera di Domenico Rosselli, Ambrogio Barocci ed altri. Diffusi nelle M. gli esempi di scultura lignes nel Quattrocento, di influsso quasi sempre toscano-abruzzese, e qualche volta sotto l'ascendente di Francesco Laurana (gruppo dell'Annunciazione nella Galleria di Urbino). Il migliore scultore marchigiano del Cinquecento è Federico Brandani da Urbino, attivo nella città natale, a Senigallia, a Piobbico, ecc. Si ricordano pure i fratelli Jacometti da Recanati, autori di sculture in bronzo a Loreto, Osimo, Camerino, ecc., ed attivi tra la fine del sec. xvi e la metà del successivo.
4. Pittura
Lunga e complessa è la storia della pittura nelle M. Tracce di affreschi primitivi, su due strati, si notano nella chiesa paleocristiana sotto S. Maria della Piazza ad Ancona; interessanti di-pinti murali romanici si trovano a Fabriano ed a Pesaro. Dipinti pure romanici sono recentemente venuti alla luce nelle chiese di S. Gregorio e di S. Maria inter vineas ad Ascoli.
La scuola riminese ha lasciato numerose opere nella regione (Mercatello, Urbania, Urbino, S. Agata Feltria) e gli imponenti affreschi del Cappellone di S. Nicola a Tolentino, attribuiti al Baronzio; e così la scuola bolognese ebbe notevolissima importanza nella storia pittorica
della regione (politico di Andrea da Bologna a Fermo, affreschi ad Offida, ecc.); e la veneziana infine, già presente nel Trecento, s'affermò ancor più nel secolo successivo ed ebbe molto ascendente sulla formazione di scuole locali. Esse ebbero i centri maggiori a S. Severino (Jacopo e Lorenzo Salimbeni [v.]), a Fabriano (Allegretto Nuzi, Gentile ed Antonio), ed infine a Camerino, ormai di tendenze rinascimentali (Giovanni Boccani ed altri). Ad Urbino, nella seconda metà del Quattro-
cento, fiorì una scuola sotto l'influsso degli artisti venuti alla corte dei Montefeltro (Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Pedro Berreguete, Giusto di Gand); massimi rappresentanti ne furono Giovanni Santi, la cui fama è oscurata da quella grandissima del figlio Raffaello, Timoteo Viti, Evangelista da Pian di Meleto. Per tutto il Rinascimento furono attivi nella regione artisti toscani e d'altre regioni, come i ricordati Pietro e Melozzo, e quindi il Signorelli a Loreto ed Arcevia, il Giambellino, il Crivelli (che fece delle M. la sua seconda patria) ed infine il Lotto, che vi lasciò gran parte delle sue opere. Insomma le M., pur non avendo dato vita ad una scuola di grande e decisiva importanza, parteciparono attivamente alla pittura rinascimentale e dettero i natali a due tra i più grandi artisti italiani: Gentile da Fabriano (v.) Raffaello Sanzio (v.). È da aggiungere che le M. sono ricche di affreschi, e molti ancora inediti. Tra gli artisti locali del Rinascimento si ricordano ancora Stefano Folchetti da Sanginesio, Lorenzo di Alessandro da S. Severino, Vincenzo Pagani, Pier Paolo Agabiti da Sassoferrato, Taddeo e Federico Zuccari, ed infine il grande pittore di transizione tra rinascimento e barocco, Federico Barocci da Urbino. Del Seicento basti citare G. B. Salvi detto, dal luogo di nascita, il Sassoferrato, e del Settecento Carlo Maratta (attivo soprattutto a Roma, nativo di Camerano in quel di Ancona). Il più noto artista marchigiano dell'Ottocento è l'anconitano Francesco Podesti, che esegui anche in Vaticano numerosi affresch