MARCHE

MARCHE - Arco di Augusto - Fano.
MARCHE - Arco di Augusto - Fano.
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Poco dopo le M. divenivano province del nuovo Regno d'Italia: erano rimaste sotto la devozione e sotto l'ubbidienza della S. Sede per oltre mille anni.

BML.: M. Locpardi, Series rectorum marchiae Anconatanae, Recanati 1824; L. Valerio, Le M. dal 15 sett. 1860 al 18 genn. 1861, Milano 1861; A. Alessandrini, I fatti politici delle M. dal genn. 1859 al plebiscito, Ancona 1867; Collezioni di documenti storici antichi inediti ed editi rari delle città e terre marchigiane ecc., 1870-84; Archivio storico per le M. e per l'Umbria, Foligno 1884-89; Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le province delle M., Ancona 1895-1931; Le M. illustrate nella storia, nelle lettere e nelle arti, Fano 1901-1905, Senigallia 1906; G. Ermini, Costituzioni egidiane dell'anno 1377, Roma 1912; id., Studia Picena, Fano 1925-32; id., I Parlamenti nello Stato della Chiesa antiterrannale alle Costituzioni egidiane, Roma 1931; F. Filippini, Il card. Egidio D'Albornoz, 1933.

F. Ermini, Ricordi conciliare, 1933; M. Maccarata, Ascoli, dal fiume Tavullo al Tronto. Le diocesi che la compongono sono 26, ma i vescovi sono solamente 19 per ché sono unite le seguenti diocesi sotto un solo presule: Fabriano e Matelica, Osimo e Cingoli, Macerata e Tolentino, Montalto e Ripatransone, S. Severino e Treia, Caglia e Pergola, S. Angelo in Vado e Urbania, senza parlare di Ancona e Numana, non esistendo in questa ultima sede nell'altro che una parrocchia, senza curia né Capitolo.

La città di Loreto è inoltre eretta dall'11 ott. 1935 in amministrazione apostolica (affidata al nunzio apostolico in Italia, che vi è rappresentato da un suo vicario con carattere episcopale). Esistono nella regione due province ecclesiastiche: quella di Fermo che ha come suffragante le diocesi di Macerata e Tolentino, di Montalto e Ripatransone e di S. Severino; e quella di Urbino che ha come suffragante le diocesi di Caglia e Pergola, di Fossombrone, del Montefeltro, di Pesaro, di San Severino e Treia, di Urbania e S. Angelo. Angeolo in Vado e di Senigallia. Sono invece immediatamente soggette alla S. Sede le arcidiocesi di Ancona e Numana e di Camerino, e le diocesi di Ascoli Piceno, di Fabriano e Matelica, di Fano, di Jesi, di Osimo e Cingoli, di Macerata e Tolentino, di Urbino.

Le Conferenze episcopali vengono indotte e presiedute dal nunzio, in sua assenza dal metropolita di Urbino.

Le M. hanno per le cause di nullità di matrimonio un unico tribunale, quello di Fermo, di cui l'arcivescovo locale è il moderatore (motu proprio: Qua Cura, 8 dic. 1938; Normae della S. Congregazione dei Sacramenti, 10 luglio 1940). Il tribunale di appello è il Tribunale regionale e tronco di Firenze.

Per il liceo e la teologia i chierici delle diocesi di Ancona, di Fabriano e Matelica, di Fano, di Jesi, di Osimo e Cingoli, di Montalto e Ripatransone, di Urbino, di Caglia e Pergola, di Fossombrone, del Montefeltro, di Pesaro, di San Severino e Treia, di Urbania e S. Angelo in Vado e di Macerata e Loreto frequentano il Pontificio seminario regionale marchigiano (Pio XI) di Fano. Le restanti diocesi provvedono invece ciascuna da sé alla istruzione dei propri seminaristi.

BML.: Annuario Pontificio, 1951, pp. 993, 1110, 1192.

Vittorio Bartoccetti

IV. Arte.

1. Premessa

Testimonianze del periodo preistorico e delle civiltà del bronzo e del ferro furono rinvenute in numerose necropoli sparse nella regione e riunite in gran parte nel Museo nazionale di Ancona, ove sono anche raccolti importanti oggetti risalenti alle civiltà picena, greca, etrusca, gallica e romana, che nel territorio ebbero ad esercitare in successivi periodi il loro influsso.

Scarse le testimonianze architettoniche delle civiltà preromane; numerose ed imponenti, sparse per tutta la regione, quelle riferite alla civiltà di Roma. Si ricordano l'arco di Traiano e i resti dell'anfiteatro ad Ancona; ad Ascoli un "Templum in antis" (oggi chiesa di S. Gregorio), il ponte di Porta Cappuccina, la cosiddetta Porta Gemina; a Fano la porta di Augusto, e così via. Esistono inoltre importanti ritratti, come quelli di Urbs Salia (Macerata) e di Faleria (Ascoli). Nelle M. infine si trova la famosa Galleria del Furlo, fatta costruire una vaselina nel 76 dopo Cristo per rendere più comoda la Via Flaminia nel tratto di quella stretta gola.

2. Architettura

Del periodo paleocristiano esistono i resti di due chiese del sec. V, al di sotto di quella romanica di S. Maria della Piazza di Ancona. L'architettura romanica trionfa in tutta la regione e vi lascia interessanti manifestazioni con influssi lombardi e bizantini, i quali ultimi giustificano la presenza di organismi dalle piante complesse a sviluppo centrale, come il duomo di Ancona.

Si ricordano ancora S. Maria di Porto Novo (Ancona), S. Vittore (Genga), S. Claudio di Chienti (che si fa risalire anche al sec. VI), S. Urbano di Aprio, la badia del Furlo, la già menzionata S. Maria di Ancona ed infine il battistero di Ascoli. Al periodo di transizione fra romano e gotico appartiene S. Elena presso Serra S. Quirico, mentre un illustre esempio di gotico primitivo è fornito dall'abbaia di Chiaravalle, risalente alla fine del sec. XII. Ad Ascoli, Ancona, Fano si trovano i maggiori monumenti di architettura civile romanica. L'architettura gotica offre il suo più bello esempio con il S. Francesco di Ascoli, mentre appartengono alla seconda metà del sec. XV le facciate del S. Agostino e del S. Francesco di Ancona, opera del dalmata Giorgio Orsini. Al periodo gotico risalgono infine notevoli esempi di architettura militare, tra i quali, per tutti, si rammenta, benché restaurato, con le sue mura e con la sua rocca, il castello di Gradara.

L'avvento del Rinascimento determina una nuova fioritura architettonica. Ad Urbino spetta la prima manifestazione, in ordine di tempo, di quella nuova civiltà artistica, cioè il portale della chiesa di S. Domenico, opera del fiorentino Masaccio (1450). Nella stessa città, nella seconda metà del secolo, sorge il più solenne, grandioso e puro esempio di architettura civile rinascimentale: il Palazzo ducale, opera di Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini ed altri. La nuova bellezza dell'edificio determinò il diffondersi di una corrente che ad essa si ispira; ne sono manifestazioni il Palazzo Passionei di Urbino, quello ducale di Pesaro, ed altri. Francesco di Giorgio è l'autore del Palazzo della Signoria di Jesi.

e forse dello stesso Palazzo degli Anziani (prefettura) di Ancona. Artisti toscani operarono a Loreto (basilica della S. Casa), mentre l'influsso dell'urbinate Bramante si fa sentire nella stessa città natale (se a lui deve attribuirsi il S. Bernardino che la critica tende oggi a dare a Francesco di Giorgio), a Loreto, a Macerata (S. Maria delle Vergini) e nel bellissimo santuario di Macereto (Visso), opera costruita sotto la direzione del lombardo Filippo Salvi. Con l'Imperiale di Pesaro, eretta da Girolamo Genga da Urbino (che ingrandì un edificio preesistente), si crea il tipo della villa pre-brocca, in cui l'elemento paesistico e scenografico acquista fondamentale importanza, mentre ad Ancona Pellegrino Tibaldi innalza il Palazzo Ferretti, il più bello della regione tra i numerosi costruttori nel corso del Cinquecento. Si rammenta infine l'opera architettonica di Cola dell'Amatrice, attivo in Ascoli. L'architettura militare lancia insigni documenti. Le rocce di Pesaro e di Senigallia sono prototipi di fortificazioni moderne in relazione all'affermarsi dell'artiglieria. In tal campo furono attivissimi nella regione Francesco di Giorgio, il Laura e Baccio Pontelli.

L'architettura barocca non dà opere di importanza eccezionale, mentre nel Settecento Luigi Vanvitelli innalza numerosi monumenti, tra i quali si ricorda la bella chiesa del Gesù ed alcuni palazzi di Ancona che da lui dovrebbero discendere (Palazzo Jona ecc.).

3. Scultura

Del periodo paleocristiano restano alcuni sarcofagi (quello di Gorgonio del sec. V, nel duomo di Ancona, ed altri) ed alcuni avori. Dell'arte barbarica restano notevoli esempi, tra i quali si citano l'ambone già nella chiesa della Misericordia di Ancona e la lapide di S. Vitaliano ad Osimo.

La scultura dell'età romanica mostra in generale elementi culturali simili a quelli che si riscontrano nell'architettura settentrionale, come, p. es., il portale di S. Maria della Piazza ad Ancona, opera di maestro Filippo, ed infiusi bizantini, come i bellissimi piatti nel duomo pure di Ancona (sec. XII). Il nome di Giorgio Orsini ritorna come esecutore delle eleganti decorazioni delle sue architetture anconetane, tra le quali si ricorda il gruppo della Carità, nella Loggia dei Mercanti, una delle più raffinate sculture del Quattrocento. Ma nel Palazzo ducale di Urbino si raccolgono esempi splendidi di sculture rinascimentali (toscane e lombarde), nei camini e nei portali che lo ornano, opera di Domenico Roselli, Ambrogio Barocci ed altri. Diffusi nelle M. gli esempi di scultura lignea nel Quattrocento, di influsso quasi sempre toscano-abruzzese, e qualche volta sotto l'ascendente di Francesco Laurana (gruppo dell'Ammuno-ciazione nella Galleria di Urbino). Il migliore scultore marchigiano del Cinquecento è Federico Brandani da Urbino, attivo nella città natale, a Senigallia, a Piobbico, ecc. Si ricordano pure i fratelli Jacometti da Recanati, autori di sculture in bronzo a Loreto, Osimo, Camerino, ecc., ed attivi tra la fine del sec. XVI e la metà del successivo.

4. Pittura

Lunga e complessa è la storia della pittura nelle M. Tracce di affreschi primitivi, su due strati, si notano nella chiesa paleocristiana sotto S. Maria della Piazza ad Ancona; interessanti di

pinti murali romanici si trovano a Fabriano ed a Pesaro. Dipinti pure romanici sono recentemente venuti alla luce nelle chiese di S. Gregorio e di S. Maria inter vineas ad Ascoli.

La scuola riminese ha lasciato numerose opere nella regione (Mercatello, Urbana, Urbino, S. Agata Feltria) e gli imponenti affreschi del Cappellone di S. Nicola a Tolentino, attribuiti al Barozio; e così la scuola bolognese ebbe notevolissima importanza nella storia pittorica della regione (politico di Andrea da Bologna a Fermo, affreschi ad Offida, ecc.); e la veneziana infine, già presente nel Trecento, s'affermò ancora più nel secolo successivo ed ebbe molto ascendente sulla formazione di scuole locali. Esse ebbero i centri maggiori a S. Severino (Jacopo e Lorenzo Salimbeni [v.]), a Fabriano (Allegretto Nuzi, Gentile ed Antonio), ed infine a Camerino, ormai di tendenze rinascimentali (Giovanni Boccali ed altri). Ad Urbino, nella seconda metà del Quattrocento, fu il suo scuola sotto l'influsso degli artisti venuti alla corte dei Montefeltro (Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Pedro Berreguete, Giusto di Gand); massimi rappresentanti ne furono Giovanni Santi, la cui fama è oscurata da quella grandissima del figlio Raffaello, Timoteo Viti, Evangelista da Pian di Meleto. Per tutto il Rinascimento furono attivi nella regione artisti toscani e d'altre regioni, come i ricordati Pietro e Melozzo, e quindi il Signorella a Loreto ed Arcavia, il Giambellino, il Crivelli (che fece delle M. la sua seconda patria) ed infine il Lotto, che vi lasciò gran parte delle sue opere. Insomma le M., pur non avendo dato vita ad una scuola di grande e decisiva importanza, parteciparono attivamente alla pittura rinascimentale e dettero i natali a due tra i più grandi artisti italiani: Gentile da Fabriano (v.) Raffaello Sanzio (v.). È da aggiungere che le M. sono ricche di affreschi, e molti ancora inediti. Tra gli artisti locali del Rinascimento si ricordano ancora Stefano Folchetti da Sanginesio, Lorenzo di Alessandro da S. Severino, Vincenzo Pagani, Pier Paolo Agabiti da Sassoferrato, Taddeo e Federico Zuccari, ed infine il grande pittore di transizione tra rinascimento e barocco, Federico Barocci da Urbino. Del Seicento basti citare G. B. Salvi detto, dal luogo di nascita, il Sassoferrato, e del Settecento Carlo Maratta (attivo soprattutto a Roma, nativo di Camerano in quel di Ancona). Il più noto artista marchigiano dell'Ottocento è l'anoncino Francesco Podesti, che eseguì anche in Vaticano numerosi affresch

i. Si veda anche UMBRO-MAR-CHIGIANA, SCUOLA

Vedi tavv. II-III.
BIBL.: A. Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti nella Marca di Ancona, Macerata 1834; L. Serra, L'arte nelle M., Pesaro 1929; id., s. V. ENOCH. Ital., XXII, pp. 233-237. Pietro Zampetti