MARCHANT (Marchantius), Jacques. - Teologo,
sacerdote della diocesi di Liegi, n. a Couvin (Namur)
ca. il 1585, m. ivi nel 1648. Dal 1616 fu parroco del
suo villaggio nativo e dal 1630 arciprete di Chimay.
È fra i più celebri scrittori di teologia pastorale del
suo tempo.
Scritti: Hartus pastorum sacrae doctrinae floribus poly-
mitus exemplis selectis adornatus (3 voll., Mons 1626-27);
Candelabrum mysticum (trattato dei Sacramenti, ivi 1629);
Tuba sacerdotalis (trattato dei vizi capitali, ivi 1632);
Resolutiones pastorales de praeceptis, vitiis capitalibus et de
Sacramentis (ivi 1635); Rationale evangelizantium (2 voll.,
ivi 1637); Vitis florigera de palmibus electis odorem spirans
suavitatis (vite dei santi, 2 voll., ivi 1639); Opuscula
pastoralia de diversis sive commixtum migma (2 voll., ivi
1641-43). Una traduzione francese dei suoi scritti fu
edita dal Vivès (13 voll., Parigi 1865-67).
MARCHE. - Le M. (o la Marca), cosiddette
dalla posizione di confine che nell'alto medioevo
il paese aveva rispetto ai possessi bizantini, corri-
spondono al versante adriatico dell'Appennino fra
i fiumi Foglia e Tronto, che le definiscono rispetti-
vamente verso la Romagna e l'Abruzzo.
I. GEOGRAFIA
All'interno i limiti della regione fi- sica coincidono con lo spartiacque fra Adriatico e Tirreno,MARCHE - 1) Confini di Stato; 2) confini di regione; 3) confini di province; 4) confini di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) pievi; 9) badie.
| Province e capo- | Popolazione |
| Provincie e capo- | Valutazione |
| Luoghi (popolazione, | in 1000 ab. [1949]) | Census- | al 1949 |
| in 1000 ab. [1949]) | | Census- | al 1949 |
| Ancona (82) | 49 | 1938 | 372.229 | 391 | 192.1 |
| Ascoli Piceno (46) | 72 | 2090 | 303.869 | 324 | 145.5 |
| Macerata (30) | 57 | 2774 | 290.057 | 296 | 104.5 |
| Pesaro (52) | | | | | |
| Urbino (24) | 67 | 2893 | 311.916 | 326 | 107.8 |
| Marche | 245 | 9695 | 1.278.071 | 1337 | 131.8 |
II. STORIA
Le M. furono abitate, fino dai tempi più antichi, da popoli di stirpe italica: principale, quello dei Piceni. La religione cristiana dovette essere predicata nel Piceno assai presto. Ma varia è l'opinione dei dotti intorno all'epoca in cui le città singole delle M. ricevettero la luce del Vangelo. Però dai santi propagatori della fede, dei quali, per altro, gli atti non sono sempre sicuri, sembra indubitato che sul principio del sec. IV si sia raggiunto nellail rispetto, tanto di fronte all'autorità imperiale, quanto di fronte ai Comuni e ai signorotti locali. Alla metà del sec. XIV, di fronte a nuove usurpazioni e defezioni politiche, il card. legato Egidio D'Albornoz, con azione energica, metodica, illuminata, riuscì a ristabilire nelle M. la pienezza dell'autorità pontificia: rimase allora memorabile il codice fondamentale dello Stato ecclesiastico, conosciuto con il nome di Constitutionse Aegidiane e approvato a Fano da un parlamento generale (1357).
Anche nel secolo seguente, cessato lo scisma d'Occidente, la S. Sede continuò l'opera di assistenza e di tutela dei suoi territori e, più o meno presto, riuscì ad affermare ovunque la sua supremazia. Solo per un periodo di breve durata (1433-44) poterono resistere e mantenersi la signoria di Francesco Sforza, estesa a quasi tutte le M., e un po' più a lungo quelle, più limitate e circoscritte, di suo fratello Alessandro a Pesaro e di Sigismondo Malatesta a Fano (1463). All'inizio del sec. XVI, Cesare Borgia, combattendo con il valore e con la perfidia, abbatté altri signorotti locali insofferenti di ubbidienza. Nel 1532, per opera del card. Benedetto Accolti, il comune di Ancona capitolava, rinunziando alla propria autonomia; più tardi, nel 1545, la signoria di Camerino, sotto il governo di Ottavio Farnese, rientrava nello Stato pontificio; infine, nel 1631, anche il ducato di Urbino, con Pesaro e Senigallia, dopo l'estinzione della famiglia della Rovere, ritornava a far parte dei dominii territoriali della Chiesa.
Così l'unità politica ed amministrativa delle M. venne, allora, pienamente ricostituita e rimase pressoché inalterata per oltre un secolo e mezzo, cioè sino alla fine del sec. XVIII, precisamente sino alla primavera del 1798. Allora le M. furono occupate dai repubblicani francesi, comandati dal generale Berthier, e più tardi, dopo varie vicende (1808-13), annesse al I. Regno d'Italia e divise nei tre dipartimenti del Metauro, del Musone e del Tronto. Nel 1815, alla restaurazione, restituite dall'Austria insieme alle altre province, tornarono a far parte dell'antico Stato pontificio e vi rimasero per altri 45 anni, fino a che l'invasione delle M. da parte dell'esercito sardo, CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI (v.) Ancona (v.) obbligarono i pontifici alla capitolazione (21 sett. 1860).

regione il pieno trionfo del cristianesimo: nel 492 il pontefice s. Gelasio I si oppose al diffondersi della eresia pelagiana.
Durante le invasioni barbariche, venuta a scindersi l'unità amministrativa, i vescovi e le abbazie rimasero quasi le sole autorità riconosciute dalle popolazioni e assommarono in sé anche i poteri civili. Questo stato di fatto, dopo la cacciata dei Longobardi, indusse evidentemente prima Pipino e poi Carlomagno a far donazione di quelle terre alla Chiesa (752 e 774), la quale, per altro, non poté avvalersene subito né costituire allora uno Stato che rendesse effettiva tale donazione. Già allora era sorto quale elemento disgregatore il feudalesimo. All'avvento degli imperatori di stirpe tedesca (961) cominciano ad affacciarsi i primi nomi di marca, dal germanico Marichio e confine: si seguono, in ordine di tempo, la marca di Camerino, di Fermo, di Ancona, ecc. Oltre le famiglie feudali, concorsero a scalare l'autorità dei vescovi e dei monasteri i Comuni: più potente degli altri quello di Ancona, che ebbe una notevole attività levantina, tenne testa a Venezia e resisté vittoriosamente al Barbarossa. La vita religiosa ebbe allora nuovo largo impulso ad opera soprattutto dei Francescani e dei Domenicani, e dovunque sorsero grandiosi templi, conventi e santuari, fra cui celeberrimo quello di Loreto.
Nello stesso tempo dei Comuni, si affermarono, nella regione, alcune grandi famiglie feudali. Così i Montefeltro estesero il proprio dominio a Gubbio, a Urbino, a Cagli e a Fossombrone; i signori di Varano si fecero padroni di Camerino e di molti altri luoghi; i Malatesta affermarono la loro preponderanza nel tratto compreso tra Pesaro ed Osimo, e per breve tempo dominarono anche Ancona. Ma la S. Sede non rinunciò mai ai diritti che le derivavano su quelle terre dall'antica donazione, e non lasciò passare mezzi né occasioni per riaffermarli e reclamare.