MAGNANIMITÀ

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MAGNANIMITÀ. - Indica usualmente grandezza d'animo e nobiltà di carattere. Nel quadro delle virtù è la generosa disposizione a compiere grandi cose per Iddio e per il prossimo. Si può dire che nella via della perfezione morale la m. abbia funzione di coordinamento e di perfezionamento tra le virtù.

La m. infatti spinge in tutte le virtù ad attuare questa generosa linea di condotta per affrontare situazioni ardue. Benché non possieda un oggetto materiale distinto ha come oggetto formale, esclusivamente suo, la disposizione abituale della persona a compiere qualunque azione ardua a qualsiasi virtù appartenente, non precisamente perché oggetto dell'una o dell'altra virtù, ma solo perché ardua e quindi non raggiungibile senza una forza d'animo rilevante. Però è da tener presente che la m. non è presunzione (poiché non induce a far ciò per cui le forze della persona sono inadeguate); non è ambizione (poiché non ha disordinato amore agli onori); non è vanagloria (poiché non ama disordinatamente). Il comportamento dell'uomo magnanimo è quello di perseguire i suoi luminosi propositi senza badare al denaro, alla salute, alla fama (questa verrà, ma in conseguenza delle opere) e neppure alla vita.

Alla m. si oppone la pusillanimità, che è l'attitudine di colui che per eccessivo timore di cattiva riuscita rimane inoperoso e sfugge l'azione. Per evitare passi falsi si condanna inevitabilmente all'inerzia.

BIBL.: A. D. Sertillanges, La philosophie morale de St Thomas d'Aquin, Parigi 1916, p. 420-27; A. Thouvenin, Magnanimité, in D'ThC, IX, coll. 1550-53; M. A. Janvier, Expositione della morale cattolica. Morale speciale, X. La virtù della fortezza (Quaresimale del 1920), Torino-Roma 1938, pp. 75-94, 268-73.