MAGNASCO, ALESSANDRO DETTO IL LISSANDRINO

MAGNASCO, ALESSANDRO detto il LISSANDRINO. - Pittore, n. a Genova nel 1667, m. ivi il 12 marzo 1749, una delle figure più originali del periodo barocco.

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(Ini, Alinari).
Magnanimitá - Figurazione della m. nell'affresco del Buon Governo. Particolare dall'opera di A. Lorenzetti (sec. XIV). Siena, Palazzo comunale.

Andò, giovane, a Milano e, abbandonata presto la pratica di ritratti, si diede a dipingere piccole figure, che diventarono la sua maniera più nota, in cui il M. s'inserisce nella cosiddetta «pittura di genere», che in quel periodo fu particolarmente florida. Nel 1703 ritornò a Genova; poi si recò a Firenze e per qualche tempo vi fu pittore di corte. Viaggiò molto per la Toscana, l'Emilia, la Lombardia; tornato a Milano nel 1711, vi rimase sino al 1735, quando si stabilì a Genova, dove si spense ottantadueenne, dopo aver creato, negli ultimi anni, alcuni dei suoi più alti capolavori.

L'arte del M. scaturì da molteplici fonti. In patria, nei suoi anni giovanili, lo impressionarono di certo i quadri di genere di Luca e Cornelio van Wael, le fantasie e le arditezze pittoriche del Grechetto, le tonalità vivide di Valerio Castello. A Milano, nel suo periodo formativo, agli su di lui il «pathos» del Crespi e del Morazzone. Dal Ricci apprese il fare succoso della pittura veneziana. Ma tutti questi influssi egli assimilò in una visione artistica di straordinario vigore espressivo e personale: la quale ha tuttavia alcuni suoi «antefatti» nelle opere del Callot, del Cerquozzi, di Salvator Rosà.

La sua pittura, da un fare pesante e tenebroso, e alquanto sommario, come nel Corvo ammaestrato o la Vecchia con gli zingari ed altri suoi quadri della Galleria degli Uffizi, passa ad un fare più spigliato e cromaticato.

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MAGNASCO, ALESSANDRO, DETTO IL LISSANDRINO - S. Girolamo e un angelo che suona la tromba. Disegno - Firenze, Uffizi.