Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Teologia morale Comandamenti e precetti

LUSSO

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LUSSO. - Non è l'« uso di cose costose », che può anche essere prudente e controllato da un gusto intelligente e progressista: ma è il mancato controllo e l'abitudine fatta a spese improduttive di beni, volte a soddisfare piuttosto i vizi capitali che sane e comprensibili esigenze di estetica o di comodità. Non tanto consiste nella materiale erogazione di denaro quanto nell'impiego di cose e di lavoro senza una corrispondente e proporzionata utilità.

Il termine non ha un valore assoluto; è in gran parte soggettivo, in quanto spesso il L. è dapprima eccezione, poi regola, e infine necessità. Nella prefazione alle Croniques de Hollinshed, del 1577, viene biasimata la sostituzione del legno di quercia a quello di salice nella costruzione delle case, considerandolo un L. scandaloso: « Quando le nostre case - vi si legge - erano di salice, i nostri uomini erano di quercia; oggi le case si fanno di quercia, ma i nostri uomini non sono più neppure di salice, ma di paglia. E ciò è ben triste ». Non si deve però dimenticare che l'incertezza del giudizio è limitata alla zona di contatto tra il necessario e il superfluo: sicché il grosso del fenomeno è sempre perfettamente individuabile e non consente dubbio o indulgenza. Nella riprovazione del l. inutile convergono ragioni economiche e ragioni morali. Dal punto di vista economico il l. sottrae capitali al lavoro veramente utile, e tempo e prodotti ai consumi necessari: ne mantiene quindi alti i prezzi, mentre incrementa le industrie voluttuarie, con conseguenze inflazionistiche, e i mestieri improduttivi: servitù, divertimenti, acconciature, gioielli, fumo, gioco, golosità e simili. Anche in quanto a redistribuzione del reddito, il l. rappresenta la meno felice tra le forme spontanee, la meno razionale e la meno edificante. Alcuni economisti (ad es., B. Franklin) reputavano che il l. contribuisse alla dinamica del commercio e allo stesso progresso civile; l'opinione, alquanto esagerata, non convince la maggioranza degli economisti moderni, i quali condannano il l. come distruggitore di risparmio e causa di miseria.

Dal punto di vista morale, il l. non educa il carattere e la volontà: di fronte alla disoccupazione e alle mortali miserie di tanta parte del popolo, specie in momenti difficili o dolorosi, il l. consuetudinario e, peggio, l'ostentazione del l., costituiscono una provocazione allo sdegno e all'odio dei sofferenti verso le classi agiate.

Per le conseguenze economiche e morali, per il disordine e la corruzione che porta nel costume, e dato che assai spesso il l. è segno di ricchezza male acquistata, esso venne in passato e a più riprese condannato e regolato dalle autorità politiche (leggi e imposte suntuarie presso i Romani, nel medioevo, corti di Francia e d'Inghilterra, Repubblica di Venezia, ecc.); oggi può considerarsi libero da ogni disciplina, salvo in momenti eccezionali, ma serve di richiamo alla severità fiscale, che giustamente s'incarica di farlo servire di strumento forzato della redistribuzione del reddito.

Nel suo aspetto più disorganico e inconsiderato, degenera nello sperpero (perpero o ipèrpero - dal greco « brillante » - fu detta nel medioevo una moneta aurea bizantina e poi, figuratamente, il denaro in genere e ogni ricchezza): mentre il l. può talvolta richiamarsi a vivacità di caratteri e a personalità originali e distinte, lo sperpero è proprio degli scervellati e dei deboli.

La lotta contro il l. e lo sperpero è quasi unicamente prerogativa dei provvedimenti fiscali a carico di chi vi si abbandona: il rimedio morale sta, oltre che in una completa educazione dello spirito, nel togliere prestigio al l. come motivo di considerazione e di stima nelle relazioni sociali. Per quanto riguarda l'immodestia nel vestire, v. MODA; MODESTIA.

Bibliografia5 opere
BIBL.: In quasi tutti i principali trattati di economia sociale: particolarmente di G. Boccardo, Mac Culloch, G. B. Say-Stewart. Inoltre: H. Baudrillart, Histoire du luxe public et privé, Parigi 1898-80; P. Leroy Beaulieu, Le luxe, la fonction de la richesse, in Revue des deux mondes, 64 (1894, vi. seg.); F. Toennies, Die Sitte, Francoforte 1909; A. Pinard, La consommation, le bien-être et le luxe, Parigi 1918; A. Thouvenin, Luxe, in D'ThC, IX, coll. 1336-39.

Mario Baroni

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Di Mario Baronci

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1706–1707.

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Baronci, Mario. “Lusso.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1706–1707. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lusso.

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Baronci, Mario. “Lusso.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1706–1707. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lusso.

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