LUSSEMBURGO

LUSSEMBURGO. -

I. GEOGRAFIA

Piccolo Stato indipendente di 2586 kmq., chiuso tra le frontiere di Francia, Belgio e Germania.

Il territorio è costituito da due regioni naturali ben distinte: la parte meridionale (Gutland), continuazione dei piani della Lorena, traversata dalle vallate della Moselle e di diversi suoi affluenti (alt. 130-300 m.); la parte settentrionale (Eisleck), formata dall'estremità orientale delle Ardenne, con colline boscose e vallate profondamente tagliate da diversi corsi d'acqua (alt. 300-560 m.).

Il clima è intermedio tra il marittimo e il continentale, più vicino però al primo, con molte piogge e variazioni di temperatura assai pronunziate tra nord e sud. La popolazione, 291.000 (1950; densità 114 a kmq.), pressoché stazionaria da un ventennio, comprende ca. 20.000 stranieri, quasi esclusivamente operai industriali e agricoli. L'agricoltura e l'allevamento, per quanto esercitati in forme evolute, non bastano al consumo interno. Terra coltivata 43,8 % della superficie, viticoltura 0,45 %, scoli 17,7 %, boschi 34 %. Base dell'economia del L. è l'industria: la siderurgia, che lavora minerale locale, assorbe da sola 2/3 della popolazione e colloca il piccolo Stato al quarto posto tra i produttori europei (2,6 milioni di tonn. di ghisa, e 2,4 di acciaio nel 1948). La lingua parlata nel L. è il dialetto lussemburghese. Data la situazione geografica del paese, le due lingue, il francese e il tedesco, sono riconosciute ufficiali; vengono imparate da tutti fin dalla scuola elementare. Il L. è un granducato costituzionale, con governo elettivo a rappresentanza universale. La capitale, L., conta 62 mila ab.

BIBL.: Le Luxembourg. Livre du centenaire (1939), édité sous les auspices du Gouvernement Grand-Ducal, Lussemburgo 1948 (ampia bibl.); P. Majerus, Le Luxembourg indépendant, ivi 1948. Giuseppe Caraci

II. STORIA

Arena, zona di transito e di incontro fra le popolazioni della Gallia, poi della Francia, e quelle della Germania, il L. è entrato nella storia con la vittoria di Labieno sui Treveriani (54 a. C.) che ne suggellava l'accoglimento nella civiltà romana. Soggetto ai Franchi nel 459 d. C., cominciò ad assumere la fisionomia di una entità politica e territoriale indipendente nel 963, quando Sigfrido, conte delle Ardenne, riunì intorno al castello di L. alcuni territori segnati dalle vallate della Mosella, dell'Alzette, per giungere, al nord, sino al Salm. Dopo i consueti frazionamenti territoriali inerenti al regime feudale, agli Ardenne, estintisi nel 1136, successe il ramo collaterale dei conti di Namur (1136-1247), il cui periodo è caratterizzato dallo sviluppo delle città (franchigie, date dalla Contessa Ermesinda [1196-1247]) e dall'estendersi del L. sia verso nord, sia soprattutto verso sud (Thionville) ed ovest, con l'inclusione del marchesto di Arlon. Da questo momento, in dipendenza di tali mutamenti territoriali, si modifica la stessa fisionomia etnica e culturale del L., poiché, accanto all'elemento tedesco, sin qui preponderante, viene ad affermarsi l'elemento vallone delle contee occidentali.

Ai Namur succede quindi la casa di Limburgo (1247-1443) da cui esce Enrico VII, il quale, eletto Imperatore nel 1308, si recò in Italia nel 1310, ove fu salutato da Dante come restauratore della giustizia, della pace e della libertà. Incoronato al Laterano nel 1312, morì l'anno seguente sulla via di ritorno da Roma (a Buonconvento, Siena). Questi cedette la contea al figlio Giovanni il Cieco, re di Boemia; il figlio di questi, l'imperatore Carlo IV di Boemia, la innalzò alla dignità di ducato (1354), affidandolo al fratello Venceslao I che continuò ad estendere molto il Ducato verso occidente, incorporando la contea di Chiny lungo la vallata del Semois. S'ebbe allora il periodo di maggiore fortuna e prosperità del L., poiché con Venceslao II (1383) si inizia un'epoca di lotte fra i vari pretendenti (cui il Ducato era stato, a vario titolo, ipotecato), che ebbe termine quando Filippo il Buono, duca di Borgogna, nel 1443 riuscì a farsi riconoscere sovrano. Il L. entrò così a far parte dei Paesi Bassi, pur mantenendo determinati privilegi. Su di esso, in ordine di tempo, dominarono i duch di Borgogna (1443-82), gli Asburgo (1482-1555), gli Asburgo di Spagna (1555-1714) salvo il periodo 1684-1697 in cui cadde sotto il dominio francese, l'Austria (1714-95), la Francia (dal 1795 al 1815).

Con i Trattati di Vienna del 1815 il L., diminuito a favore della Prussia di vari distretti orientali, eretto in granducato, venne dato a Guglielmo I, re dei Paesi Bassi, per essere posseduto a perpetuità ed a titolo personale da lui e dai suoi successori. Fu riconosciuto così l'autonomia e la personalità politica del L. dovendo pur esso far parte della Confederazione germanica. Una guarnigione prussiana prese quartiere nella fortezza di L. La rivoluzione belga del 1830, cui tutto il L. (salvo la capitale) prese parte come fosse stata una provincia dei Paesi Bassi, si risolse per il Granducato in una nuova divisione territoriale, l'ultima dopo tutte quelle subite nei tempi andati. I Trattati del 19 apr. 1839, nel sancire il distacco del Belgio dai Paesi Bassi, attribuivano al primo tutta la cospicua parte occidentale, vallone, dell'antico granducato, cioè i cinque distretti: Arlon, Bastogne, Marche, Neufchâteau e Virton, mentre la parte orientale con soli tre distretti, in maggioranza di lingua tedesca, continuò nell'unione personale con i Paesi Bassi ed a far parte della Confederazione germanica, con la quale nel 1842 venne concluso un accordo di unione doganale.

Dopo una prima costituzione ricevuta nel 1841 dal re-granduca Guglielmo II, più sensibilmente liberale fu quella del 1848. Cessata la Confederazione germanica nel 1866, il L. nella conferenza di Londra del 1867 fu dichiarato indipendente e neutrale dopo che, quasi preludio alla crisi del 1870, aspira era divenuta la tensione tra la Francia di Napoleone III, che aveva proposto a Gu

gliemo III di ricompargli il L., e la Prussia che vi si opponeva. Nel 1890, in conseguenza della estinzione della linea maschile degli Orange-Nassau, prese fine l'unione personale con i Paesi Bassi, con l'ascesa al trono del grande Adolfo di Nassau, i cui discendenti siedono ancor oggi sul trono granducale.

Sue figlio, Guglielmo IV, sposò la duchessa Maria Anna di Bragança, e in seguito la dinastia del L. divenne cattolica con soddisfazione del popolo interamente cattolico. Non essendo nato erede maschile da questo matrimonio, fu cambiato lo statuto familiare e, nel 1912, salì sul trono la figlia primogenita, Maria Adelaide.

Il 19 Aug. 1914 la Germania violò la neutralità del L. invadendo e occupando per tutto il tempo della guerra 1914-18 il paese, il quale, in virtù del trattato del 1867, non poté difendersi. Dopo la guerra, ricuperata l'indipendenza, la granduchessa Maria Adelaide, in seguito a difficoltà interne, rinunziò liberamente al trono (9 genn. 1919) in favore di sua sorella Carlotta. Essa, data una certa tendenza di unire il L. al Belgio, consentì a sottomettere la questione istituzionale a un plebiscito (28 sett. 1919): 80 % dei votanti si pronunziarono per la granduchessa Carlotta e la dinastia regnante. Nel nov. 1919 Carlotta sposò il principe Felice di Borbone di Parma (sei figli); granduca ereditario principe Giovanni, n. nel 1921).

Nella seconda guerra mondiale, il 10 maggio 1940, il L. fu nuovamente invaso dai tedeschi, mentre la Granduchessa e il suo governo si posero a fianco degli Alleati per difendere gli interessi del paese. Poco dopo l'occupazione vi fu istituito un governo civile (Gauleiter), il quale, di fronte all'opposizione aperta del popolo, si distinse con misure vessatorie contro la popolazione (leva dei giovani per l'esercito tedesco, lavori forzati, deportazioni politiche [15 % della popolazione], reclusioni in campo di concentramento, sentenze capitali) e contro la Chiesa (soppressione dei conventi, annullamento dello stipendio del clero, reclusione e espulsione di sacerdoti e religiosi).

Dopo la liberazione (10 sett. 1944), la neutralità del L., due volte violata, fu dichiarata scaduta. Attualmente il L., che fu fra i membri fondatori dell'O.N.U., mantiene un esercito, fa parte dell'Unione occidentale ed è fra i paesi aderenti al Patto atlantico.

BIBL.: Fonti: C. Wampach, Urkunden-und Quellenbuch zur Gesch. der altluxemburgischen Territorien (finora 6 voll.), Lussemburgo 1935 sgg.; J. Bertholet, Hist. ecclés. et civile du duché de Luxembourg et comté de Chiny, 8 voll., ivi 1741-43; N. Van Werveke, Beiträge zur Geschichte des Luxemburger Landes, 3 voll., ivi 1886-87; id., Kulturgeschichte des Luxemburger Landes, 3 voll., ivi 1924-26; A. Herchen, Le grand duché de L., ivi 1922; id., Manuel d'hist. nationale, 3ª ed., ivi 1934; A. Wehrer, Le statut international du grand duché de Luxembourg, ivi 1939; J. Meyers, Gesch. Luxemburg, ivi 1940; P. Weber, Geschichte L. im 2. Weltkrieg, ivi 1946; P. Majerus, Le Luxembourgu indépendant, ivi 1946.

III. DIOCESI

Dal punto di vista dell'amministrazione religiosa, il L. era diviso principalmente tra la diocesi di Treviri e di Liegi, mentre alcuni territori minori appartenevano a tre altre diocesi. Filippo II, re di Spagna, fu il primo ad aprire negoziati nel 1572 per creare la diocesi di L., i quali fallirono in seguito all'opposizione suscitata da due degli Ordini interessati. Durante la seconda dominazione francese, dopo il Concordato di Napoleone (1801) il L. fu unito alla diocesi di Metz e, dal 1823, attribuito a quella di Namur. Istituito vicariato apostolico con breve di Gregorio XVI nel 1840, fu eretto a diocesi con motu proprio di Pio IX nel 1870, riconosciuta dal governo nel 1873. Dal 1908 è immediatamente soggetta alla S. Sede. Comprende il territorio del Granducato. Ha un Capitolo con 8 canonici non residenziali; un seminario maggiore di filosofia e teologia; 14 decanati, 267 parrocchie, 112 vicarie, 363 chiese, 495 sacerdoti; dei 291.000 ab., 289.500 sono cattolici (1950).

Celebri soprattutto sono la processione danzante a Echternach, dove si trova il sepolcro di S. Willibrordo, apostolo dei Paesi Bassi (m. nel 739) e le feste nazionali in onore della Madonna sotto il titolo Consolatrix afflicto-rum, patrona della patria e della città. Dalla terza alla quinta domenica dopo Pasqua si fanno pellegrinaggi, numerosissimi, di tutte le parrocchie e provincie vicine.

Nella diocesi si trovano Benedettini, Francescani, Gesuiti, Redentoristi, Padri Bianchi, Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, Fratelli della Misericordia di S. Maria Ausiliatrice, Fratelli delle Scuole Cristiane, Canoniche e di S. Agostino, Benedettine, Domenicane, Carmelitane, Suore del Povero Bambino Gesù, delle Poverelle di Bergamo, Ospitaliere di S. Elisabetta, della Misericordia del Terz'ordine di S. Francesco, di S. Zita, della Dottrina cristiana, del Divin Salvatore, della Carità.

La stampa cattolica, l'Azione Cattolica e le opere missionarie sono molto fiorenti. Nelle missioni il L. occupa un posto d'onore.

BIBL.: N. Majerus, La situation légale de l'Eglise catholique au Grand-Duché de L., Lussemburgo 1926; C. Wampach, Geschichte der Grundherrschaft Echternach, ivi 1920-30; M. Faltz, Heinstätte U. L. F. von L., ivi 1948; N. Majerus, Histoire du Droit dans le Gr.-Duché de L., ivi 1950; E. Donckel, Die Kirche in Luxemburg, ivi 1950.

IV. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA

Non esiste un concordato tra la S. Sede e il L. La posizione della Chiesa è stabilita, in sostanza, dal Concordato di Napoleone I del 1801, esclusi però cosiddetti «articoli organici». Viene regolata dalla Costituzione del 1868 e da una legge del 1873 la quale ultima stabilisce che il vescovo di L. deve avere la nazionalità lussemburghese e prestare giuramento; e che, inoltre, la sua nomina deve ricevere, per spiegare effetti civili, fra cui il trattamento economico, il gradimento del sovrano.

L'art. 26 della Costituzione dispone che lo stabilimento nel territorio lussemburghese di una corporazione religiosa deve essere autorizzato con legge. Di fatto molte congregazioni religiose vi si sono stabilite senza autorizzazione e poiché non sono mai sorte difficoltà, può dirsi che la pratica costante di quasi un secolo ha interpretato l'art. 26 nel senso che l'autorizzazione legale è necessaria solo per ottenere la personalità giuridica civile, che viene poi concessa, in parte, assimilando le congregazioni religiose a istituti di beneficenza pubblica, cioè ad istituti privati che prestano un servizio di interesse generale.

Oltre al matrimonio civile, sancito dalla Costituzione, il Codice civile ha mantenuto l'istituto del divorzio, stabilito per decreto del 1791, ponendovi però dei limiti considerevoli.

Nella Costituzione non è stabilito il principio della libertà d'insegnamento, e le disposizioni in essa contenute circa tale materia (art. 23) sono dal governo interpretate ed applicate nel senso di rivendicare a sé il monopolio dell'insegnamento, fatta quale rara eccezione di scarso rilievo. L'insegnamento religioso però è obbligatorio nelle scuole statali.

La S. Sede è rappresentata nel L. da un internunzio apostolico, la cui missione è esercitata dal nunzio apostolico nel Belgio. - Vedi tav. CXVIII. Ippolito Rotoli.