MALEDIZIONE

MALEDIZIONE. - La m. è figlia dell'ira e consiste nell'imprecare del male ad altri.

Essendo formalmente una sentenza, la m. può essere anche condizionata e si spiegano in tal modo le formule rituali conclusive dei patti nell'antichità, esempi delle quali si trovano anche nella Bibbia (Lev. 26, 14-45; Deut. 11, 26-29). Rientra nel quadro della bestemmia la m. rivolta ad esseri in quanto sono opera di Dio; ciò difficilmente si verifica secondo s. Alfonso: se invece la m. termina alle creature in sé considerate, essa si pre-senta come un atto irragionevole perché vanno e perciò illecito (Sum. Theol., 2a-2a, q. 76, aa. 2-6); la sua spiegazione psicologica si trova in quella generale del prevalere della passionalità (ira, odio...), che impedisce il dominio delle facoltà superiori. Maledire invece gli esseri sotto l'aspetto specifico della loro nocività (occasione di peccato o di altra grande disgrazia) non comporta disordine morale, perché non è irragionevole opporsi anche affettivamente a ciò che è male, causa odiocazione di esso. Sotto questo aspetto sono da considerarsi certi esorcismi che usa la Chiesa nel suo Rituale (v. Battesimo).

Una forma speciale di m., che ebbe grande portata storica nella vita del popolo ebreo, CHEREM (v.), che deriva dalla radice hrm e designa ciò che è maledetto da Dio e condannato allo sterminio, sia esso persona o cosa, in onore di Dio.

BIBL.: per la m. nella Bibbia, V. H. Lesêtre, Malédiction, in DB, IV, coll. 617-19; R. Fernandez, El herem biblico, in Biblia, 5 (1924), pp. 3-25. Per la m. in genere, cf. D. M. Prümer, Manuale theologia moralis, II, 4-5a ed., Friburgo in Br. 1928, n. 534.