LUSSURIA. –
I. Nozione
L. (da luxus, rigoglio, esuberanza), in senso improprio, indica ogni eccesso nel cibo, nelle bevande e simili, e si dice anche degli animali e delle piante. Propriamente, come s’intende qui, in quanto è vizio capitale, o posto alla temperanza, è la brama disordinata del piacere venere o carnale, cioè di quel diletto che sorge nell’appetito sensitivo dalla commozione del alterazione degli organi e degli umori che servono alla generazione. Questo piacere carnale, caratterizzato appunto e derivante dalla predetta commozione, non va confuso con il piacere prodotto da un oggetto gradevole al senso, ma senza commozioni del genere, sia che tale oggetto sia capace di provocare piacere carnale (si ha allora il piacere sensuale), sia che per sua natura ne sia incapace (piacere sensibile). Il piacere carnale, come la facoltà generativa e l’uso di essa, è dato direttamente all’uomo all’unico fine della procreazione della prole, che non è lecita se non tra legittimi coniugi. La l. pertanto consiste nel cercare esclusivamente il piacere carnale o fuori del Matrimonio o nel Matrimonio stesso, ma in modo che la procreazione della prole, per la qualità dell’atto, non possa venir raggiunta.II. MALIZIA
Nei coniugi è colpa grave soltanto cercare quelle soddisfazioni o compiere quegli atti che, per loro natura, sono contro il fine del Matrimonio, mentre è lecito volere il piacere annesso e gli atti che conducono al medesimo fine; gli atti che non sono né contro né secondo il fine del Matrimonio sono, al più, colpa veniale (Denz-U, 1159, 2231).Nei non sposati è illecito qualsiasi uso della facoltà generativa, sia perché nella specie umana la procreazione ed educazione della prole non possono attuarsi, senza quella collaborazione indissolubile che si ha solo tra i genitori nel Matrimonio; sia perché, qualora si ammettesse l’uso di tale facoltà fuori del Matrimonio, l’uomo cercherebbe il piacere laddove non è seguito dai pesi derivanti dallo stato coniugale. Ciò porterebbe all’amore vago e conseguentemente all’abbandono della non voluta prole ed all’estinzione della società umana (ibid., 2230). Le ragioni addotte valgono non soltanto per gli atti esterni consumati, ma anche per quelli non consumati e per gli stessi atti interni: desideri e compiacenze, perché già in essi è implicita la volontà di violare la gravissima legge di natura e costituiscono pericolo prossimo di grave peccato. Perciò si deve dire che fuori del legittimo Matrimonio ogni piacere venere, voluto in sé e con piena deliberazione, è sempre peccato mortale (ibid., 717, 2230). Il piacere venere, quando è voluto solo indirettamente, può essere solo colpa veniale, il che si ha quando si prevede, ma non si desidera con la volontà il piacere carnale, ed insieme questo non costituisce, nel caso concreto, un pericolo prossimo di grave peccato e vi è motivo, proporzionato al pericolo, di porre l’azione dalla quale si prevede nascerà il piacere proibito. L’opinione che sostiene che il piacere carnale direttamente voluto può essere solo colpa lieve, è speculativamente infondata e praticamente scandalosa e perciò condannata (ibid., 1140).
La dottrina freudiana, che vede al centro di tutta l’attività umana la libidine, è filosoficamente e moralmente inaccettabile nella sua universalità, ma pare fuori dubbio che in nessun campo della vita morale, come in questo della l., hanno un peso, più o meno decisivo, le predisposizioni biologiche, normali o no, del soggetto, che ne alterano la responsabilità. Occorre anche avvertire che, per rozzezza, ambiente od educazione, può darsi ignoranza su largo campo, specialmente quanto agli atti interni, e non solo quanto a questi, ma nell’intero dominio che ora interessa; come pure si deve attendere che per la valutazione della colpevolezza della l. indiretta, nei casi concreti, è necessario osservare la gravità del pericolo in sé e specialmente in relazione al soggetto ed alle cause coerenti l’azione. In ogni caso, questo vizio capitale è la forma più riprovevole di intemperanza, perché, per la sua veemenza, che quasi assorbe tutta l’anima, più d’ogni altro vizio oscura la ragione e serva la volontà (Rom. I, 24-26; Eph. 4, 19).
III. L. CONSUMATA. – Si distingue la l. consumata che arriva al piacere completo, cioè alla emissione del seme nell’uomo e del secreto vulvo-vaginale nella donna, e la l. non consumata, che non perviene a tanto. La l. consumata può essere secondo natura e contro natura.
è secondo natura, quando da essa può aversi la generazione e comprende sei specie di peccati, i quali, oltre alla malizia comune ad ogni colpa grave di l., ne contengono un'altra grave contro una seconda virtù, cioè: il sacrilegio personale, l'incesto, l'adulterio, il ratto, lo stupro, la fornicatione (cf. le singole voci). Si ha la l. consumata contro natura, che è la più grave, quando da essa è esclusa la generazione. Essa si suddistingue in polluzione volontaria o masturbazione, onanismo, sodomia, bestialità, che costituiscono altrettante specie di malizia morale (Denz-U, 1124). A queste aberrazioni, che violano la natura per il frustrarsi della generazione e per l'invertimento insito nella ricerca della libidine tra individui dello stesso sesso, se ne debbono aggiungere altre, in cui il pervertimento è dato dal modo con cui viene appagata la libidine: esibizionismo, feticismo, sadismo, masochismo, satanismo, zoofilia, necrofilia.
IV. L. CONSUMATA CONTRO NATURA. — Ecco il quadro degradante dell'animalis homo. La polluzione (dal lat. pollutio, macchia, sozzura), in senso largo, è la emissione, volontaria o no, del semen senza unione carnale; ma, in senso stretto, è la soddisfazione completa nei due sessi del piacere impuro senza unione sessuale. La polluzione è naturale quando non è deliberatamente voluta, né approvata, come può essere la polluzione notturna; negli altri casi è volontaria; ed allora si chiama anche peccato o vizio solitario, masturbazione (manu stupratio o manuturbatio: Gen. 38, 9). È semplice, se ha solo la malizia della polluzione; qualificata, se oltre alla sua malizia ne ha altra causa del soggetto, della sua intenzione, dello scandalo ecc. La polluzione volontaria è in sé, sia essa voluta o soltanto approvata, accompagnata o no dal piacere, comunque procurata, voluta come fine o come mezzo (ad es., per esaminare l'eicualato) è sempre peccato grave contro la legge naturale (I Cor. 6, 10; Denz-U, 1199, 2201, 2239-41) perché l. voluta direttamente. È quindi sempre illecito consigliare la masturbazione, qualunque sia il fine cui si tende. La polluzione volontaria in causa sarà colpevole o no, gravemente o lievemente, secondo l'esistenza e la gravità proporzionata del motivo di porre la causa dalla quale si prevede la polluzione. Si deve ammettere che ragazzi e giovani possono ignorare invincibilmente ed a lungo la malizia di questo vizio. La ragione intrinseca della malizia della polluzione è da certuni ricercata nella seminis frustranea emissio, ma con maggior fondamento il Vermeersch ha vede nel fatto di stornare a proprio esclusivo piacere un atto che di sua natura è destinato al bene della specie. Una conferma di questo motivo si ha nella considerazione degli inconvenienti sociali, che deriverebbe dalla non proibizione sub gravi della polluzione: meno Matrimoni, meno nascite, lo scomparire progressivo dell'umanità. La polluzione è alcune volte ricercata in forme aberranti da alcuni pervertiti. L'esibizionista prova particolare voluttà, che può giungere fino alla polluzione, nel lasciare vedere i propri organi; il feticista guardando o palpando indumenti appartenenti ad una determinata persona; il necrofilo, eseguendo atti libidinosi, che possono giungere fino al tentativo di unione, sul cadavere o in presenza del cadavere. In questi casi si raggiungono spesso gli estremi del delitto nel diritto penale canonico, e, spesso, anche nei diritti penali delle nazioni civili. Così in Italia l'esibizionista cade sotto gli artt. 527, 529 del Codice penale per atti osceni commessi in pubblico. Lo stesso si dica del feticista, agalmofilo, ecc., qualora gli atti vengano eseguiti in pubblico. Per il necrofilo ricorrono i delitti di vilipendio di cadavere e di violazione di tombe nel diritto canonico (can. 2328) e nel diritto penale italiano (artt. 407-413).
Quasi una forma aggravata di polluzione, o meglio una polluzione duplice e combinata tra persone di diverso sesso, è l'omanismo. Nel linguaggio medico esso è la stessa polluzione; ma nel linguaggio teologico è il vizio suo dell'unione carnale ottenuta con il preciso scopo di frustrare la generazione. Ripete il suo nome da Onan, del quale si parla in Gen. 38, 9-10. Comunque praticate, con o senza preservativi, tali azioni sono di loro natura gravemente peccaminose; quindi non mai lecite. Fu infatti condannata il 21 maggio 1851 dal S. Uffizio come scandalosa, erronea, e contraria al diritto naturale del Matrimonio la seguente proposizione: «Ob rationes honestas coniugibus uti licet Matrimonio eo modo quo usus est Onan». Parimenti il S. Uffizio il 19 apr. 1853 dichiarò illecito l'uso onanistico del Matrimonio.
La sodomia (cosiddetta dalla città di Sodoma, di cui in Gen. 19, 4-14) è un'inversione sessuale, che ricerca la soddisfazione verace completa tra individui dello stesso sesso (viri cum viro vel feminae cum femina) o di diverso sesso, ma «in vase innaturali». Più comunemente oggi si parla di omosessualità maschile (anche uranismo, pederastia) o di omosessualità femminile (anche tribadismo, lesbismo, saflismo). Una moderna tendenza medica, con un fondamento di verità, ma con evidente esagerazione, tenderebbe a comprendere l'omosessualità tra gli stati intersessuali, come manifestazioni di natura morbosa. È da notare qui la gravità del peccato, superiore senza dubbio alla semplice polluzione, come si rivela dalle forti parole di condanna dell'Apostolo (Rom. 1, 24-27; I Cor. 6, 10), che la classifica tra i peccati che escludono dal regno di Dio, e dall'analogia con la legge positivo-divina per il mondo giudicato (Lev. 20, 13), che infliggeva la morte al reo di simile delitto.
La bestialità, o zoofilia erotica, è la perversione di coloro che si congiungono carnalmente con animali. È grave peccato (Lev. 20, 15-16; Ex. 22, 19), anzi il più grave dei peccati di l. consumata contro natura (Sum. 38, 9-24, 2-26, q. 15, 4, a. 12 ad 4), ed è specificamente distinta dalle altre specie di aberrazioni innaturali (Denz-U, 1124).
In alcuni casi simili pervertimenti possono essere conseguenza di una condizione psicopatica negli epitetici, frenestenici, e nelle altre forme predomeniali; ma all'infuori di questi casi le due gravi aberrazioni sessuali della sodomia e della bestialità sono considerate delitti e nel diritto penale canonico e nel diritto penale italiano. La storia del diritto penale canonico e statuale dimostra anzi che si è stati particolarmente severi per il passato contro questi due delitti, venendo in molti statuti adottato il costituito del diritto penale giudicato (Lev. 20, 13 e 15-16) della pena capitale per i re.
Oggi il CIC commina l'infamia, con l'esclusione dagli atti pubblici dopo la condanna (can. 2357), mostrandosi particolarmente severo con i chierici, per cui le pene possono arrivare fino all'allontanamento dallo stato clericale per i minoristi (can. 2358) e fino alla deposizione per i chierici costituiti in maioribus (can. 2359 § 2). Il vigente Codice penale italiano, pur non prevedendo espressamente la sodomia e la bestialità, non la lascia senza sanzione, quando concorra la violenza (artt. 519-21) o la pubblicità (art. 527).
V. PERVERTIMENTI
A volte, come si è detto, l'aberrazione è insita nelle modalità con cui viene appagata la libidine tra individui di sesso diverso. I pervertimenti prendono allora nome di sadismo, quando il piacere carnale è tale, solo se accompagnato da maltrattamenti inflitti alla persona con cui si ha rapporti; masochismo quando il piacere carnale è provocato dal dolore patito mediante percosse o ferimenti o umiliazioni. Si chiama anche algolagnia (piacere da dolore) passiva, mentre algolagnia attiva è la forma inversa del sadismo.Una serie di peccati importa invece in sé il satanismo, che consiste in orge sessuali, accompagnate dalla profanazione di oggetti di culto, parodie di funzioni sacre (messe nere, ecc.), bestemmie.
È evidente che non esistono limiti netti tra le diverse forme di pervertimento sessuale, che spesso si comprometano tra loro, dando luogo ad aberrazioni miste. Come tentativo terapeutico fuori del Matrimonio il medico non può consigliare l'unione sessuale extramatrimoniale; pericoloso è consigliare agli invertiti o pervertiti il Matrimonio per la fallacia del rimedio ed il pericolo di fare infelici altre creature; di dubbio effetto, e sconsigliabile moralmente, è anche la castrazione dei soggetti (v. MUTILAZIONE).
VI. L. NON CONSUMATA. — I peccati poi di l. non consumata si riducono ai moti carnali ed agli atti di impudicizia. Come conseguenza portano: l'accertamento dell'in-
lettelo, l'inconsideratezza, la precipitazione, l'incostanza, l'amore dei sensi, l'odio di Dio, l'amore dei beni temporali ed il fastidio di quelli spirituali ed eterni (Sum. Theol., 2a-2a, q. 153, a. 5). Così la l. non consumata nuoce direttamente alla prudenza e conseguentemente a tutte le altre virtù cardinali; facilmente poi essa avvelena l'intero portamento esteriore ed in modo particolare la conversazione, portando al turpiloquio, alla scurrilità, alle burle incomposte ed al parlare sciocco.
VII. Effetti giuridici
Si è visto che la l. a volte assume una speciale configurazione di delitto nel CIC: questo tratta inoltre di atti o stati che hanno relazionato con questo vizio nei can. 133 (coabitazione dei chierici con donne), 232 § 2 n. 1, 331 § 1 n. 1, 320 § 2, 1117, 1363 § 1, 984 n. 1, 991 § 3 (illegittimità); 984 n. 4, 2356 (bigamia); 1059 (cognazione); 1074, 2353, 2354 § 1 (tatto); 1078 (concubinato e pubblica onestà); 1075 n. 1-2, 1129, 2357 § 2, 2359 § 2 (adulterio); 2176-81, 2359 § 1 (procedura e pene contro i chierici concubinari); 2357 (corruzione di minorenni, stupro, sodomia, incesto, lenino); 2367 (assoluzione di complice in peccato turpe); 2388 (attentato matrimonio civile).Inoltre la S. Congregazione del S. Uffizio il 16 maggio 1943 ha pubblicato alcune norme da seguirsi dai confessori nel trattare dei peccati di l. Le pene che la Chiesa con frequenza adopera in simili delitti sono, se si tratta di laici, l'infamia e l'esclusione dagli atti legittimi, quasi a sottolineare l'indegnità morale che la costringe ad allontanare i reì dall'altare di Dio: se si tratta di chierici e pene naturalmente si aggravano e giungono fino alla decadenza dello stato, se si tratta di minoristi; alla deposizione se si tratta di ordinati in maioribus (can. 2358, 2359).
VIII. Rimedi
I rimedi di ordine soprannaturali sono la preghiera e la frequenza dei Sacramenti, specialmente della Confessione e Comunione; quelli di ordine naturale sono: 1) nei casi almeno patologici il ricorso ad un savio e prudente medico, di indiscussa moralità; 2) la fuga delle occasioni possono essere, o, se esse sono necessarie, la cura per rendere remote, cioè meno pericolose, avvertendo che i gradini della lubrica china sono normalmente sguardi, pensieri, dilettazione, consensi ed azioni (Sum. Theol., 1a-2a, q. 72, a. 7, ad 3) e che il totalitarismo qui è più necessario che in ogni altro campo della vita morale; o si evitano per quanto è possibile le occasioni o altrimenti il naufragio sarà inevitabile; dalle occasioni si formano naturalmente i fantasmi che, per una concatenazione biologico-psichica di stimoli e riflessi, producono negli individui la commozione carnale, la quale tanto pericolosamente sollecita il consenso. Da notare inoltre che in questo campo il pericolo può esistere anche ad insaputa del soggetto: può esistere per l'avvenire anche se non all'istante, in tempo di particolare suscettibilità o di minori grazie; di qui anche l'obbligo di ognuno di vigilare e il dovere dei genitori ed educatori di regolarsi di conseguenza. 3) Necessaria è la notificazione, sia in particolare dei sensi che più facilmente possono mettere in pericolo: vista, tatto, fantasia; sia in generale, come esercizio onde: la volontà domini nella vita e non si lasci sorprendere né vincere; forma particolarmente necessaria di mortificazione è la fuga dell'ozio, l'esercizio, il lavoro. Questi mezzi presuppongono alcune profonde convinzioni: della gravità di questo vizio e delle sue stragi nella vita intellettuale e morale; della possibilità di riuscire nella lotta a condizione di usare integralmente dei mezzi ora indicati, ricordando anche che la virtù opposta, castità (v.), non consiste soltanto nella omissione fisica degli atti carnali proibiti, ma anzitutto nel proposito di evitare ogni piacere sensuale vietato; ed infine della debolezza ed incapacità di evitare la contaminazione per chi si mette, senza ragione proporzionata, nel pericolo; chi afferma di non trovare nessun pericolo anche nelle cose e situazioni più scabrose troppo spesso, se non è un malato, mentisce o è già schiavo del vizio.Giuseppe Pistoni
«LUSTRA SEX IAM PEREGIT », — Inno delle Lodi nell'Ufficio della Passione, che con il Vexilla Regis e con il Pange lingua gloriosi, Lauream certaminis forma la trilogia della Passione. L'autore è Venanzio Fortunato.
Ci si trova sul Calvario, e la tragica scena ivi avvenuta è rappresentata con forza e veemenza. Passati i trent'anni Gesù ha raggiunto, come uomo, il termine della vita e, carico dei peccati dell'umanità intera, muore fra pene atroci. Dopo le due prime strofe descrittive, seguono tre altre che sono un inno alla Croce, altare e trono di Dio, unico segno di salvezza per l'umanità dolorante.