CASTITÀ. - Virtù morale, che regola l'appetito del diletto sessuale, inerente all'atto generatore. Virtù, perché importa un dominio dell'anima sul corpo, da mantenere con l'energia della volontà (Sum. theol., 2^{a}-2^{ac}, q. 15 I , a. 2 ); interessa l'una e l'altro, l'anima, come soggetto, il corpo come materia (ibid., a. I, ad I}^{m ); è annessa alla virtù cardinale della temperanza, che mira appunto a regolare la ricerca e l'uso dei piaceri sensibili (ibid., a. 3, ad 3^{m} ). E poiché il diletto sessuale, secondo l'ordine del Creatore, è in funzione della generazione per facilitare l'adempimento di un compito necessario alla conservazione della specie, ma grave nello stesso tempo di obblighi e di pesi, ne segue che esso non è lecito fuori del matrimonio, che ha la generazione come fine essenziale e primario.
I. Teologia
i. Specie
La c. si divide in perfetta e imperfetta o comune. La c. perfetta consiste nella rinuncia completa ad ogni diletto sessuale, anche lecito nel matrimonio (sotto quest'aspetto viene a coincidere con la verginità); la c. imperfetta consiste nella rinuncia ai diletti sessuali proibiti a seconda dello stato di vita in cui uno si trova. Perciò ogni diletto sessuale resta proibito a tutti sia prima del matrimonio (c. prematrimoniale o giovanile), e sia nello stato di vedovanza (c. vedecile); nello stato matrimoniale, invece, restano proibiti quegli atti che vanno contro il fine e le prerogative del matrimonio. Di qui si deduce che la c. comune è sempre un dovere per tutti e non ammette eccezioni; mentre la c. perfetta è di libera scelta, costituisce uno dei consigli evangelici e può diventare un dovere in alcuni stati particolari (v. celibato; VERGINITÀ).Generalmente la c. è virtù di lotta e di conquista, dopo la ribellione della carne allo spirito, provocata dal peccato originale; ma può avvenire che Dio accordi non più soltanto una vittoria pronta e anche facile sulla tentazione, ma la soppressione definitiva di ogni movimento sessuale; si ha allora il dono di c. (cf. l'esempio di s. Tommaso d'Aquino, in L. H. Petitot, S. Thomas d'A., Parigi 1923, p. 32).
2. Virtù concomitanti della c
a) Il primo custode della c. è il sentimento del pudore, che è delicata sensibilità per tutto quello che può abbassare la dignità umana e rirgono di fronte a qualsiasi manifestazione che accenni ai rapporti sessuali; è tuttavia fondamentalmente dono della natura, qualcosa di istintivo e non conquista della volontà. Questa però può influire su di esso fino a farlo affievolire e anche scomparire, come pure affinarlo e orientarlo in modo da accrescerne l'efficacia (cf. J. de la Vaissière, La pudour instinctive, Parigi 1935). - b) Al di sopra del sentimento e già nel campo della virtù si hanno: 1) la pudicizia, che ha per oggetto la discrezione, il riserbo e il rispetto per tutto quello, massime se manifestato con atti esteriori, che riguarda la generazione (Sum. theol., 2^{a}-2^{ac}, q. 151, a. 4); 2) la continenza, che è la volontà costante di conservare la c. superando qualunque difficoltà contraria; 3) l'attinenza, la quale, benché distinta dalla c. nel suo oggetto immediato, che è di regolare i piaceri della funzione nutritiva, giova tuttavia assai alla c., sia perché la preserva dai pericoli, che derivano dall'intemperanza, sia perché converge a rafforzare, posta l'interdipendenza degli atti e delle abitudini umane, il dominio dell'anima sui sensi (ibid., a. 3).3. Motivi e vantaggi
La virtù della c. può poggiare su motivi anche solo di ordine razionale, comeil comandamento della legge naturale, il rispetto della dignità della persona umana, l'ordine nella vita sociale, la fierezza di tener soggetta la carne allo spirito e superare, vincendo, l'eterno antagonismo che li divide (cf. Rom. 7, 14-25), i vantaggi che ne derivano all'individuo per il corpo e per l'anima; alla famiglia, che resta cosi meglio legata da un amore più alto e sereno; alla società, che viene cosi preservata dall'infiacchimento e dalla decadenza, prodotta dalle bare che superano le cutie e dalla dissolutezza, diffonditrice di morbi e di rovine materiali e morali. Ragioni, queste, che pur in mezzo ad una corruzione quasi universale, non sfuggirono ai gentili, che conobbero ed esaltarono i pregi della c. nella loro letteratura e nella loro filosofia (cf. Cicerone, De nat. deorum, II, 28; Tuscul. disput., I, 30; Sallustio, De bello Iugurt., 1-2; Catullo, Carmen, 62, 39-58; e sapevano esigere da chi si accostava alla divinità e trattava le cose sacre una maggiore purezza, che indicavano con il termine particolare di castimonia; e circondavano di maggior rispetto, ad es., le Vestali. Del resto la massima casta placent superis è comune, nel suo intimo significato, a tutti i popoli.
Ma la fede offre alla pratica della c. altre ragioni ben più alte e valide ed efficaci : a) il rispetto del corpo, che mediante il Battesimo, con l'infusione della Grazia santificante, diventa il tempio dello Spirito Santo; viene, poi, per cosi dire, consacrato dalla presenza reale di Gesù nella Comunione eucaristica; è destinato, infine, alla gloria della risurrezione; b) la dignità del cristiano, che diventa membro del corpo mistico, di cui Gesù è il capo; c) a questo si deve aggiungere l'esempio e l'ammae-

stramento del Salvatore (basti citare la sesta beatitudine: "beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio" [Mt. 5, 8]), e tutta una serie di elogi proclamati dalla S. Scrittura o alla virtù stessa (Tob. 3, 16; Sup. 3, 13; Ercli. 42, 9-10; Is. 56, 4-5) o alle persone che vi si distinsero (Giuseppe [Gen. 39, 6-12]; Giuditta [Iudt. 16, 26]; Susanna [Dan. 13, 63]); d) la c. è stata comunemente chiamata nella patristica e nell'ascetica "virtù angelica", perché rende l'uomo simile all'angelo. Ed è vero; però in realta essa è una virtù specificamente umana, perché l'angelo non ha corpo, né sensi da dominare, mentre l'uomo questo dominio se lo deve conquistare.
4. L'educazione alla c
La c. è virtù delicata e fragile e d'altra parte la lotta è ardua e talora penosa ed eroica (si porta in noi stessi il fiumto della concupiscenza; si vive spesso circondati da un ambiente denso di provocazioni; si è soggetti alle tentazioni del demonio); è perciò estremamente necessaria la vigilanza e l'uso tempestivo dei mezzi che la religione e anche la scienza ci suggeriscono. I mezzi suggeriti dalla scienza saranno indicati più avanti; quanto ai mezzi suggeriti dalla teologia e dall'ascetica, essi si possono dividere in positivi e negativi.a) Mezzi negativi. - L' educazione alla c. importa la fuga delle occasioni: cam; solitudine; malinconia e tristezza; letture cattive che sovreccitano la fantasia e le possioni; spettacoli e divertimenti pericolosi; compagnie compromettenti; situazioni che favoriscono debolezze e facili accondiscendenze, le quali a poco a poco fanno perdere il controllo di sé (promiscuità e cameratismi esagerati, amoreggiamenti, "firt", amicizie particolari).
b) Mezzi positivi. - 1) Educare il sentimento del pudore, affinandolo e mantenendolo nel giusto mezzo, che è diverso secondo la diversa età, la diversa professione, e i diversi usi e costumi, in modo da evitare false schifiltosità che rendono ridicoli e sono talora anche pericolose. 2) Educare la volontà a volere con risolutezza, costi qual che costi, riflettendo però che spesso ciò equivale a volere quello che non si vorrebbe. Quindi esercitarsi alla vittoria di sé, quando le acque sono chete, perché la vittoria sia poi facile durante la tempesta. Altrimenti si cade nella fucchezza e nelle pure velbità: "Ti avevo chiesto la purezza con queste parole: Dammi purezza e castità, ma non darmela ora. Avevo paura che mi esaudissi troppo presto e troppo presto guardasi dalla malattia della sensualità; preferivo sfogarla più che spegnerla" (s. Agostino, Confess., VIII, cap. 7: PL 32, 757). 3) Educare l'intelligenza, richiamandosi ideali alti, formandosi convinzioni sane da approfondire continuamente con la frequente riflessione (dignità propria, bellezza della c., preparazione al matrimonio, ideale della verginità o del matrimonio o di un attivo apostolate). 4) Custodire i sensi e il cuore. L'esempio di Davide è una forte lezione: "vidit mulierem... erat autem pulchra nimis... et tulit eam" (II Sam. 11, 2-4). 5) La mortificazione corporale, richiamata espressamente da Gesù Cristo quando si tratta di c. : "Questa specie di demoni non si scaccia che con la preghiera e il digiuno" (Mr. 9, 28); a cui rende eco la Chiesa nel prefizio della Quaresima, facendoci rivolgere al Signore, "qui corporali ieiunio vitia comprimis, mentem elevas ". 6) Si può ricordare, infine i grandi vantaggi che derivano da una buona direzione spirituale per avere una guida nelle tentazioni, nelle eventuali cadute, negli sforzi da compiere per rialzarsi. e durare.
c) Mezzi soprannaturali. - Tutti i mezzi semplicemente naturali, per quanto buoni non sono sufficienti a formare un'anima perfettamente casta e darle quello splendore e quella grazia che conquide; è necessario ricorrere ai mezzi soprannaturali : 1) una sempre maggiore coscienza delle nostre grandezze soprannaturali: la Grazia, la presenza di Dio nell'anima in grazia; 2) una costante preghiera per ottenere la forza necessaria a vincere, rivolgendosi specialmente alla mediazione della Ver-

- Maestro delle vele " seguace di Giotto (sec. XIV). Assisi, chiesa inferiore di S. Francesco.
gine; 3) una pratica frequente della Confessione e soprattutto della Comunione cucaristica, chiamata appunto il pane degli angeli e il vino che germina i vergini.
5. L'educatore alla c
In coloro che si occupano del problema delicato e difficile: genitori, educatori, confessori: a) è necessaria una chiara conoscenza di ciò che la biologia insegna intorno alle varie fasi dello sviluppo, alle varie età, ai fenomeni fisiologici e psicologici che le accompagnano. Diverso infatti, secondo le varie fasi, dovrà essere il metodo da adoperare, perché diverse sono le tendenze, i pensieri, le aspirazioni, le cognizioni, a cui si aprono le menti : diverse ancora le situazioni di ambiente e di compagnia. Ci vuole la parola giusta per ogni caso particolare, limitata alle esigenze, che esso importa, di sapere, di correggersi, di orientarsi (v. MEDICINA). b) Più ancora è necessario un grande senso di comprensione e di compassione, anzi di attesa già scontata, che soffochi ogni meraviglia dinanzi ai cuori che si aprono e attendono una parola che li animi o rianimi, un consiglio che li orienti o li richiami. Nulla è più illegittimo della sorpresa e della sfiducia nell'educatore, perché i cuori potrebbero chiudersi e ne potrebbero derivare conseguenze fatali. c) Intorno al problema, sempre discusso, della "istruzione sessuale", V. sessuale, educazione.6. La c. non è impossibile né nociva. - A scusare le disfatte nel campo della c. s'è intessuta tutta una fitta rete di pretesti e di scuse. Ma non sono se non un tentativo di palliare la mancanza di autodisciplina e di autodominio e tradiscono soltanto la debolezza accondiscendente, che ripugna dallo sforzo. Due pretesti però, s'è
cercato di ammantare con l'orpello di una falsa scienza: "la c. è impossibile; la c. è nociva alla salute e al carattere ". Né l'uno né l'altro pretesto hanno un qualsiasi fondamento scientifico. "Tutta la storia della Chiesa testimonia per mezzo dei suoi santi, dei suoi papi, dei suoi fondatori di Ordini religiosi, dei suoi missionari, delle sue innumerevoli opere, che la continenza non è un fattore né di indebolimento fisico, né di minoramento morale. La continenza realizza una riserva di forze. L'economia sessuale favorisce la longevità e le diverse forme di attività intellettuale" (cf. E. Bon, Medicina e religione, trad. ital., 2² ed., Torino 1946, pp. 650-51). La stessa constatazione si rileva da numerose inchieste fatte tra medici e fatte tra gli stessi giovani (cf., ad es., F. Olgiati, I nostri giovani e la purezza, Milano 1918; L. Scremin, La continenza sessuale giovanile e l'igiene, Torino 1944). Si potrà dunque dire che la battaglia per la c. è difficile e talora essenta l'eroismo; ma per questo soccorrono i mezzi offerti soprattutto dalla religione; si potrà anche osservare che vi possono essere casi particolari, nei quali è da applicare l'avvertimento di s. Paolo: "dico ai celibi e alle vedove: è bello se rimangono come sono io; ma se non possono contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere" (I Cor. 7, 9); ma non si può mai consigliare di cedere all'impulso sessuale, come non si consiglia di uccidersi a chi si sente spinto al suicidio, perché gli impulsi devono essere corretti e non assecondati.
7. Voto di c
Il voto di c. importa due cose: a) la rinuncia al matrimonio; b) la proibizione, per un secondo motivo derivante dalla virtù della religione, di quanto è già proibito dal VI e IX comandamento.a) Voto di c. e matrimonio. - I) Il voto solenne di c., pronunciato dai religiosi e dalle religiose, e la ricezione

di un Ordine sacro costituiscono un impedimento dirimente al matrimonio, lo rendono, cioè, invalido (CIC cann. 1072-73); 2) il tentativo di matrimonio, dopo i voti solenni o gli Ordini sacri, importa una scomunica riservata simpliciter alla S. Sede (can. 2388 § 1); 3) il voto semplice di c., pronunciato dalla maggior parte dei religiosi e religiose (e anche da alcuni che vivono nel mondo) costituisce per il matrimonio solo un impedimento impediente, lo lascia, cioè, valido, ma lo rende illecito (can. 1058); e importa una scomunica riservata all'Ordinario (can. 2388 § 2 ).
b) La violazione del voto di c. - Per chi è legato dal voto di c., semplice o solenne, ogni peccato contro il VI e XI comandamento, riveste una seconda malizia, è cioè peccato anche contro la virtù della religione.
c) Le condizioni del voto di c. - i) Questo può essere perpetuo o temporaneo; per le persone che vivono nel mondo può avere come oggetto la c. perfetta o anche solo la c. comune nei suoi vari stati; 2) richiede sempre, però, per la validità, di essere un atto pienamente volontario, il che suppone che si conosca, almeno quanto alla sostanza, l'oggetto del voto.
Celestino Testore
II. Medicina
I. I mezzi naturali
Circa la conservazione della virtù della c., per il cristiano valgonoin primo luogo, in senso assoluto, i mezzi morali che dirigono e sostengono la volontà con l'aiuto soprannaturale della Grazia divina. Tenendo però presente la nostra natura, non sono da trascurare gli aiuti naturali, posti a nostra disposizione dalla medicina e dalla pedagogia. Da ciò deriva la necessità che l'opera del sacerdote o dell'educatore, particolarmente se l'inclinazione viziosa è violenta, sia affiancata da quella d'un medico sicuramente cristiano; condizione questa assoluta, perché a nisi doctor vere christianus sit, gravium malorum causa esse potest : (G. Antonelli, Medicina pastoralis, I, Roma 1903, n. 547).
I mezzi naturali che la medicina può metter a servizio della morale per la conservazione della c. sono d'ordine igienico, medicamentoso, psicologico; lo studio e l'applicazione dei mezzi medicamentosi è di competenza del medico.
8. I mezzi igienici
Nei soggetti normali e educati razionalmente la c.-virtù (intesa come continenza voluta liberamente) può essere facilitata dall'igiene generale, senza giungere a interventi terapeutici diretti. Se le norme igieniche generali non valgono, sorge il dubbio che si tratti di incontinenza sistematica da qualche malattia mentale (p. es., demenza precoce) o di stimolo abnorme, nelle forme nettamente morbose dell'ipergenitalismo. In questi casi la «cura» della incontinenza è la cura stessa della malattia mentale e del "temperamento ipergenitale» che si accompagna ai disordini endocrini, ed è di competenza del medico generale o dello specialista.Nei riguardi di un'igiene generale favorevole, è necessario insistere sull'esclusione o sull'uso moderatissimo del caffè e dell'alcool, particolarmente per quanto riguarda le bevande spiritose aromatizzate o a forte contenuto alcoolico (liquori, aperitivi, distillati). Dal punto di vista della qualità, un'alimentazione ben regolata e ben scelta può riuscire di grande aiuto per la conservazione della c. Una dieta alimentare povera di sostanze proteiche, particolarmente di quelle di provenienza animale (v. ASTINENZA), congiunta con un regime di vita in cui il lavoro e il riposo, il moto e lo sport all'aria libera, il sonno sufficente ma che non degeneri in pigrizia e mollezza, su letto fresco e duro (ottimo il saccone di cartocci di granturco), siano regolati con seni criteri d'equilibrio, rispettando i naturali bisogni del nostro essere; un tale ordinamento igienico rappresenta un aiuto assai più valido di quanto possa sembrare a prima vista.
La stitichezza e l'insonnia vanno prese in seria considerazione e eliminate con cura. L'attività fisica e una alimentazione appropriata congiunte con abituale regolarità d'orario e di svuotamento dell'intestino valgono assai più di molti lassativi senza presentarne i danni. Se c'è insonnia, nel senso che il soggetto stenta ad addormentarsi e se ciò non dipende da cattiva impostazione delle ore serali (abitudine di far tardi, o di dedicare le ultime ore della sera a divertimenti che esauriscono e sovreccitano il sistema nervoso, o il mal uso di richiamare il sonno col leggere a letto), conviene ricorrere a qualche blando sedativo del sistema nervoso (tè di camomilla o di cortecchia di limone, eventualmente addizionato di 20-60 gocce di tintura eterea di valeriana, o tintura alcolica di passiflora, o estratto fluido di fiori di biancospino, o 1/4-1 compresa di luminale o di gardenale da 0,10); nei casi più ribelli, il medico suggerirà qualche farmaco sennofero più energico. La sovreccitazione sessuale è talora favorita da cause locali (infezioni urinarie, alterazioni del ricambio, parassiti) e da piccole malformazioni, di cui la più noiosa è la fumo, per la quale nei casi lievi la pulizia con acqua tiepida è sufficiente, nei casi gravi s'impone la cura chirurgica.
9. I mezzi medicamentosi
Le cautele igieniche consistano per rendere più facile la lotta per il conseguimento della c. si svolgono particolarmente su un piano negativo, dirette a escludere o per lo meno diminuire al massimo l'apporto delle «cause afrodisiache», cioè di quanto, sotto forma di alimenti, farmachi, sostanze voluttuarie, eccitazioni sensoriali (olfatto, udito, vista), immagini e rievocazioni mentali a contenuto sessuale, eccita il senso erotico, promovendo i riflessi sessuali (erezione, eiaculazione). L'azione degli «afrodisiaci» può essere indiretta, attraverso modificazioni dello stato generale, o diretta, elevando l'eccitabilità di questa o quella parte dell'apparato della riproduzione (centri encefalici, spinali, zone riflesse periferiche). La conoscenza delle sostanze e delle circostanze ad azione afrodisiaca e una ragionevole astinenza da esse può riuscire assai utile nella lotta per conservare la c. Moralmente, non è lecito al medico di prescrivere e all'individuo di assumere afrodisiaci nel caso in cui questi non si trovi in condizione di poter usare legittimamente della funzione sessuale (matrimonio). Nel caso che le sostanze usate, oltre quella afrodisiaca, abbiano anche altre azioni necessarie o semplicemente utili per il bene generale dell'organismo, la loro somministrazione, in virtù del principio del duplice effetto, è lecita. Non sono moralmente proibite le cure di estratti testicolari, in vista della loro prevalente azione tonica e stenica generale (v. ENDOCRINE, GLANDOLE).Un'azione positiva, al contrario, possono esplicare gli «anafrodisiaci» medicamentosi che tendono a diminuire l'irritabilità delle zone riflesse e genitoriali e l'eccitabilità nervosa riflessa dei centri sessuali spinali (sacrali e lombari dell'erezione e dell'eiaculazione), delle zone sensoriali e psichiche corticali, dei nuclei sottocorticali di sostanza grigia, particolarmente i «talami ottici» in cui viene elaborato e utilizzato il contenuto affettivo ed emozionale delle sensazioni.
Farmaci che diminuiscono specificamente la sensibilità sessuale furo conosigliani nel passato, dalla canfora «per nares», secondo l'aforisma della scuola saleritana, a piante come l'agnoctano e il lino (per cilizi e vesti); ma in realtà, se esistono sedativi sessuali, questi coincidono con i sedativi generali del sistema nervoso, come i bromuri, soli o combinati con la canfora (canfora monobromata: 0,20-0,40 due-tre volte al giorno). Il luppolo e il luppolino, assai stimati un tempo come anafrodisiaci, si ritengono oggetti quasi privi di efficacia.
La sola vera terapia specifica dell'incontinence, quando l'abito contratto fa sì che la periferia s'imponga urgentemente ai centri nervosi e metta a dura prova la buona volontà e il sincero proposito, è l'anestesia in superficie del glande nell'uomo, secondo S. Baglioni e G. Amantea, con soluzioni di stoviana o percanza e della zona erogena femminile con applicazioni fredde.
10. I mezzi psicologici
Questi possono essere di alta efficacia non sotto forma di suggestione, che è sempre una violenza, ma come persuasione. Le cause (o vivaci pretesti) dell'incontinence possono essere profonde; se si arriva alla loro radice, si constata talvolta una tal quale loro coerenza per cui s'impongono al soggetto. Manca talora la razionale convinzione che la ricerca del piacere sessuale come fine a se stesso sia un grave male morale (mancanza, purtroppo, coltivata talora da chi ha paura, toglendola, di cambiare un peccato materiale in peccato formale). Vi si aggiunge l'idea che convenga usare precocemente della funzione per far sviluppare prima o meglio gli organi sessuali, e per impedire l'insorgere di malattie. Tal'altra volta un'imperfezione, o creduta tale, allontana dall'idea e dalla speranza di matrimonio e introvette l'individuo, creando una condizione favorevole a forme innaturali d'incontinence. Oppure è l'incertezza della vita o della vocazione, o una specie di «protesta virile» (Adler) che il giovane nel subcosciente crede doverosa per la sua dignità sessuale. Assai più e meglio delle cure fisiche e farmacologiche, è qui la terapia psichica, sostenuta dalla fede, che trionfa del vizio e fa della c., compresa nel suo valore anche naturale, desiderata e coscientemente praticata, un'affermazione di carattere e di dignità.5. L'educazione della c. e il medico. - Chiunque conosca come si svolgono le cose, sa che il vero e insostituibile educatore della c. è la madre. Ma qui, al medico spetta il compito di combattere il pregiudizio diffuso nel mondo femminile che la gioventù maschile non può, per ragioni fisiologiche, vivere casta in attesa del matrimonio. La madre, libera da questo pregiudizio, con più cosciente forza educherà i figli dei due sessi a un'unica morale sessuale, attingendo i presidi per un'educazione siffatta nella religione. Solo la religione apre la mente a comprendere e a gustare i motivi della continenza prematrimoniale e, facendo nota la sanzione contro i trasgressori, avvalora la responsabilità personale dei singoli e mostra chiaramente la gravità della legge naturale e divina; ma, è necessario che i genitori siano confortati nella loro opera dalla parola del medico che demolisca le interpretazioni errate sul significato di alcuni fenomeni fisiologici che si presentano nel corso del normale sviluppo sessuale; così, ad es., le emissioni seminali spontanee che negli adolescenti son fonte di confusioni e di errori poco favorevoli alla continenza, nei genitori causa di apprensione per l'erronea credenza che rappresentino un danno per la salute e un monito sulla necessità dell'uso sessuale. Il medico, non fuorviato da pregiudizi o disonestà, ha forte della sua esperienza, può affermare che la c. può esser vissuta e attuata ininterrottamente dalla pubertà, o riconquistata se perduta, senza danno per la salute fisica e mentale dell'individuo.
È compito del medico rispondere alla domanda se la rinunzia sessuale sia o possa essere dannosa all'equilibrio nervoso o mentale. Tale questione è dominata da fattori psicologici e morali più che organici, perché la c. è tanto più innocua quanto più esprime un proposito e una «purità di cuore» alla quale non la continenza, ma l'incontinence è grave e ripugnante. La medicina che voglia essere solo fisiologia patologica mal comprende questo problema al quale sono anche impari quegli atteggiamenti medico-psicologici che non riconoscono la validità obiettiva della legge morale; dunque «quel medico che ritengono dannosa la continenza ignorano il potente significato del momento etico» (Monakow); «monento etico», che non è timore, estetica o mistica, ma convinzione razionale che la sessualità non è autonoma o anarchica, e che esiste una moralità sessuale come parte d'una moralità generale. La verità è che la rinuncia è meno difficile quando l'istinto non sia stato artificiosamente sollecitato o deviato al suo nascere e che compito dell'educazione è impedire sollecitazioni e deviazioni.
I rapporti continenza e igiene psichica si presentano diversamente secondo le età e le circostanze. Dopo Freud, partito all'offensiva contro la morale sessuale, è indispensabile accennare alla continenza infantile nelle tre fasi, la prima che precede il "complesso di Edipo", la seconda allorché il soggetto soggiace ad esso (verso la fine del p^{′} anno nel maschio), la terza quando infine se ne libero (v. psicanalisi). Secondo la "metafisica sessuale" della psicanalisi, in questa ultima fase si pone nel subcosciente la causa di conflitti e di conseguenti psiconeurosi, con le quali più tardi la c. verrà a scontrarsi. Tenendo conto delle critiche del Sachs e del Jung, dagli elementi di verità sommersi nella costruzione freudiana si ricava che la curiosità e l'interesse sessuale si svegliano precocemente; di qui la conclusione pedagogica di non esasperare quella e non eludere questo con fivole troppo lontane dalla verità, con divieti drastici, minacce o punizioni inconsiderate. Il periodo prepubere è il più adatto a correggere eventuali difetti sessuali che potrebbero più tardi complicare malamente il problema della continenza (fimosi, criptorchidismo, distrofia adipo-so-genitale). La c. nell'adolescenza non è certamente dannosa (patogenetica), ma può diventare nucleo di idee ossessive e di scrupoli (patoplastica), quando i fenomeni puberali pongono i primi vivaci interrogativi all'adolescente. La natura

che si dispone alla funzione e la fa comprendere, indica il tempo utile per le prime chiarificazioni concrete, senza le quali la continenza non trova il suo motivo e quei fenomeni restano, cioè diventano, misteriosi : denunciati, l'esatta interpretazione direbbe i motivi della c. e impedirebbe l'affermarsi dello scrupolo; dissimulati (per il disagio che l'adolescente prova al solo pensiero di manifestarli), possono creare un "complesso d'inferiorità ", sfavorevole alla continenza e in ogni caso impediscono che si raggiunga quell'equilibrio fra virtù intellettuale e virtù morale che solo rende la c. giovanile sana, gioiosa e feconda. Solo la insufficente educazione è la causa di quei disturbi psicologici che passano malauguratamente come "malattie da continenza». Beninteso, tale istruzione va impartita con molta saggezza e deferenza alle situazioni concrete dei vari soggetti. Dannosa non è dunque la continenza, ma le false idee che gli adolescenti si formano sul significato dell'attrazione sessuale, sulle emorragie periodiche, sulle emissioni seminali durante il sonno ed eventualmente sulle conseguenze della masturbazione (che qualche volta vengono addirittura confuse con le malattie veneree). Se i falsi concetti sulle conseguenze della masturbazione permangono anche quando il cattivo abito è cessato, il timore o il terrore che queste durino o si manifestino a distanza, toglie la tranquillità e la serenità che è il frutto della continenza sicura di sé.
Particolarmente, secondo il Marañón, la c. nell'adolescenza, fino a sviluppo e differenziazione sessuale completa, nel maschio, evita il rischio di mettere la sessualità su falsa via; anzi, secondo il clinico spagnolo, la continenza giovanile, fino ai 25 anni nei nostri climi, è una buona condizione per combattere efficacemente le forme attenuate di intersessualità psichica che ha grande importanza nella condotta di tanti uomini.
Nella giovinezza, per i due sessi, la continenza è per lo più continenza di attesa, e come tale non preclude la via di a occasioni " spesso inevitabili che la posson mettere a dura prova, ciò che non accade a quella c. che si annuncia fin da allora come perpetua e come tale gode di sé. E certo che molesta può essere la continenza di attesa durante il fidanzamento, particolarmente nel maschio, perché l' "occasione " è qui necessariamente prossima, e non indecorosa; si arriverà qui talvolta, anche tra persone moralmente sane e pure di cuore, ad un momento critico in cui l'intensità dell'amore è vicina a superare il valore di soglia del pudore e più urgentemente l'amore cerca l'unione. L'autodisciplina, può, come deve, imporsi, ma il conflitto fra natura e volontà diventa acuto e dà luogo nell'uomo a dolori più o meno intensi nella sfera sessuale che l'emissione seminale farebbe sparire. Questi "dolori dei fidanzati" non sono pericolosi c, quando il paziente ne conosca il significato, sono senza ripercussioni nella sfera psichica.
Una continenza che si imponga per circostanze estrimoc. che anche a chi avesse la vocazione matrimoniale è facilmente sopportabile da una persona normale, che sappia organizzare la sua attività, e più facilmente dalla donna. Doloroso può diventare invece il problema psicologico per chi è o crede di essere omosessuale, ripugnante insieme al matrimonio e fino al disegno di seguire la sua deviazione. Questa continenza è vissuta senza soddisfazione, come un "destino", e il paziente si rifugia in essa come nell'unica soluzione che gli è acconsentita. Si afferma che è possibile esista un nesso fra omosessualità repressa e paranoia; ma lo Hasting inclina a credere che i sintomi paranoici siano meno gravi quando la resistenza alla deviazione è consapevole. Questo esempio dimostrerebbe di nuovo che le conseguenze psicologiche e psichiche della continenza, anche nelle ipotesi estreme, son sempre meno sfavorevoli quando la coscienza coglie bene i termini del conflitto e la virtù morale della c. non va disgiunta dalla vita intellettuale (conoscenza dei motivi per cui la volontà sceglie la continenza).
Biol.: A. Gemelli, Non moechaberis, Milano 1923; G. Marañón, L'evoluzione della sessualitd e gli stoli intersessuali, trad. II. di M. F. Canella, Bologna 1934; O. Cress, I misteri delle generazione, Torino a. d., p. 180 sgg.; Donald W. Hasting, in Archives of Neurology and Psychiatry, 1941, p. 380; L. Seremin, La continenza sessuale giovanile e l'igiene, Torino 1944; F. Sandogna Cassoni, Deficienze di sviluppo sessuale nei funciulli e negli adolescenti, Roma 1946, p. 35 sgg.; L. Seremin, Il vizio salicario, Milano 1946, p. 110 sgg.; E. Adami, Farmacologia e farmacoterapia, ivi 1947. Luigi Seremin = Giuseppe de Ninno
Iconografia. - Alcuni fra i più antichi scrittori cristiani (Erma, Tertulliano) l'hanno immaginata quale un amazzone; Prudenzio, nella Psychomachia, in atto di combattere contro la lussuria. In alcune miniature del sec. IX è rappresentata con elmo e corazza (manoscritto di Berna, Bibbia di Carlo il Calvo nella biblioteca Nazionale di Parigi); e cosi più tardi pittori e scultori d'idtralpe (portali delle chiese di Amiens, Parigi, Aulnay, Reims). Una delle poche figurazioni medievali della c. in atteggiamento pacifico, quale regina coronata con scettro fiorito, è nel transetto della cattedrale di Char-
tres (sec. xiii); talvolta ha per emblema un uccello con un cerchio di fiamme.
Meno comune in Italia (S. Marco, Venezia), rientra durante il medioevo spesso nella figurazione della Tem-peranza. Tra le più antiche figurazioni del Trionfo della C. sono da porre quella del « Maestro delle Vele » nel S. Fran-cesco di Assisi. I Trionfi del Petrarca ebbero grande in-fluenza nelle figurazioni posteriori (sec. xv), frequenti soprattutto in cassoni nuziali, e la C. apparve su di un carro trascinato da lìocorni, con l'aspetto di una giovane donna, talora appoggiata a una colonna, con o senza ali, con o senza nimb.
Agli inizi del sec. xvi il Perugino (Louvre), Luca Signo-relli (galleria Nazionale di Londra), Lorenzo Lotto (galleria Pallavicini, Roma) mostrano assoluta indipendenza dai mo-delli tradizionali che invece continuano ad essere seguiti nelle miniature. Alle eleganti figurazioni italiane i Fran-cesi preferiscono gli emblemi (nelle vetrate della chiesa di Erye, principio del sec. xvi, il cocchio della C. è trai-nato da una civetta e da un elefante), mentre ancora perdura la figurazione di essa in una rocca (miniature della biblioteca Nazionale di Parigi).
I Fiamminghi, talvolta le rappresentarono quale vec-chia grinzosa in atto di brandire un aspersorio (Stampe di Martin Heemskerk, sec. xvi).