ENDOCRINE, GLANDOLE. - In contrapposto alle glandole a secrezione esterna, elaboratrici di fermenti ad attività biochimica (secreta) o eliminatrici di materiali inutilizzabili o dannosi per l'organismo (secreta), esistono glandole a secrezione interna (g. e.) che versano i loro prodotti d'elaborazione direttamente nel torrente circolatorio per mezzo dei vasi sanguigni o linfatici che le attraversano; tali prodotti prendono il nome di « ormoni » (ὄρμᾶς = eccito) per la loro azione stimolante sui più disparati organi e sull'apparato autonomo della vita vegetativa.
Per opera di questi regolatori dei processi vitali, la cui azione enzimi (v.), vitamine (v.), di alcuni metalli e metalloidi presenti nell'organismo, capaci, pur in quantità minime, di rilevanti azioni biologiche (attività oligodinamica), è possibile quella mirabile e perfetta unità d'azione che, pur nella miriade di elementi cellulari e nel numero così grande di organi e funzioni, appare nell'organismo umano in equilibrio funzionale. Tale unità poggia da un lato sulla funzione coordinatrice del sistema nervoso particolarmente della vita vegetativa, dall'altro sull'equilibrio umorale dei liquidi circolanti nel corpo (sangue, linfa, liquido cefalo-rachidiano e dei ventricoli cerebrali) della cui delicatissima composizione fisica, chimica, biologica sono fattori gli elementi suddetti.
In questo piano di azioni le glandole a secrezione interna, più che organi di lavoro, vanno concepite delicatissimi apparati di regolazione e di coordinazione delle funzioni vitali. La loro opera si manifesta: attraverso una attività morforegolatrice, se stimola, inibisce, orienta, coordina la costruzione della massa corporea o la differenziazione morfologica dell'organismo individuale, orientandolo verso questo « quel tipo costituzionale (v. COSTITUZIONE); o un'attività chemiogolatrice, attivando o moderando il complesso chimismo che è a base dei fenomeni vitali; « un'attività neuro-psicoregolatrice sui grandi complessi neuro-vegetativi (simpatico-parasimpatico) o, addirittura, sulle funzioni nervose che sono a base dei processi più elevati della vita psichica e sull'equilibrio dei centri nervosi corticali e sottocorticali dell'intelligenza e dell'emotività.
Attualmente non si conoscono ancora nella sua interezza l'apparato endocrino e le varie glandole che lo costituiscono; di alcune sembra di saper molto, altre appena s'affacciano all'orizzonte del sapere. Tra le meglio conosciute si citano: l'ipofisi, la tiroide, le paratiroidi, le glandole surrenali, la porzione endocrina del pancreas (sede di Langerhans), quella delle glandole sessuali (testicolo, ovale); il timo e l'epifisi, organi sicuramente endocrini, sono perfettamente conosciuti. A tali produttori
di ormoni dovranno aggiungersene senza dubbio in seguito molti altri; di già alcuni autori ascrivono tra essi alcuni particolari aspetti funzionali del fegato (ormone antianemico del fegato o ormone epatico di Asher), della milza, delle tonsille, della mucosa intestinale, del rene, ecc.
Uno studio completo delle g. e. a dei loro ormoni porterebbe fuori del piano stabilito; basterà quindi un breve profilo funzionale delle più importanti, soprattutto per porre in vista le interferenze che ciascuna di esse può avere nei riguardi dello psichismo superiore (emotivo, intellettivo).
I. L'IPOFISI O GLANDOLA FITUITARIA
È del volume d'un pisello « d'un piccolo fagiolo, del peso di appena mezzo grammo ca., a posta (in una nicchiatta [sella turcica] scavata a spese del sottostante osso etmoide) alla base dell'encefalo con cui stabilisce particolari rapporti attraverso un peduncolo (infundibolo) che l'unisce alla zona diencefalica del cervello, sede di centri nervosi superiori della vita vegetativa e indirettamente in rapporto con i centri della vita emotiva. L'essere in così stretti rapporti con i centri nervosi e la possibilità di avere sotto il suo controllo quasi tutte le altre glandole « secrezione interna, per mezzo del suo complesso ormonale, pone l'ipofisi in un particolare piano di privilegio funzionale che le ha fatto meritare i nomi di « cervello endocrino » o di « maestra d'orchestra glandolare ». Essa è composta di tre porzioni: una anteriore nettamente glandolare, una posteriore di natura nervosa, in rapporto di sviluppo col cervello e di sinergia d'azione con l'apparato diencefalico, una intermedia di natura epicoliale, scarsamente sviluppata nell'uomo. Il lobo anteriore (preipofisi), ricco di tanti ormoni da potersi dire poche le funzioni dell'organismo che sfuggono alla sua azione, elabora i un ormone della crescenza, che stimola lo sviluppo della massa corporea in particolare nel senso dell'altezza, donde se in eccesso nell'età della crescita il gigantismo, l'acromegalia a sviluppo ultimato; ormoni stimolanti la tiroide e la corteccia dei surreni; regolatori della funzione endocrina del pancreas; stimolanti il fegato a cedere la sua riserva di glicogeno epatico (ormone diabetogeno); le glandole mammarie alla secrezione lattea durante il puerperio (prolactina), gli ormoni gonadotropici (gonadina A e B) che promuovono o inibiscono l'attività specifica dei tessuti germinativi e di quelli endocrini delle glandole sessuali.La porzione posteriore dell'ipofisi dà origine a un ormone che frena la secrezione urinaria (la deficienza di esso produce il « diabete inapido », polturia priva di glucosio); un ormone (rasspressina) capace di elevare la pressione arteriosa in rapporto alla contrazione delle piccole arterie capillari; la ostocina che, avendo raggiunto una particolare concentrazione nel sangue, sul finire della gravidanza, provoca le contrazioni espulsive dell'utero. Il lobo intermedio, di più scarsa importanza nell'uomo, produce l'intermedina, che, particolarmente in alcuni animali, agisce modificando la grandezza delle cellule pigmentarie della cute, così da produrre sulla pelle chiazze di varia grandezza, configurazione e colore (« livrea di nozze » del pesce varone nel periodo degli amori); anche nella specie umana sembra che tale ormone abbia rapporto con la funzione generativa, producendo l'aumentata pigmentazione propria di particolari zone della pelle nello stato di gravidanza. Ciò basta per renderci conto di quanto pesi l'ipofisi nell'economia dell'intero organismo e quanto sia necessaria una perfetta quantità e mescolanza dei suoi molteplici ormoni, perché l'organismo, in giusto equilibrio di sviluppo, eviti le due opposte anomalie del gigantismo e del manismo; perché si conservi l'equilibrio nel complesso giuoco dell'attività germinativa ed endocrina delle glandole sessuali, nella gravidanza, nel parto, nell'allattamento; perché il tessuto adiposo si depositi in quantità normale o con la dovuta caratteristica topografica; per il normale ricambio dell'acqua nell'organismo, condizione di una regolare entrata e uscita delle sostanze saline, particolarmente del cloruro di sodio; per il metabolismo degli zuccheri; per l'equilibrio della veglia e del somno, che eviti l'insonnia più ostinata o lo stato d'ipersonnia letargica; per un ottimo di pressione arteriosa, ecc.
Ma non minore è l'importanza degli ormoni ipofisari per quanto riguarda le manifestazioni neuropsichiche e intellettuali dell'individuo. L'equilibrio della vita affettiva, un normale sviluppo dell'intelligenza, soprattutto le particolari caratteristiche di essa, sono legate al funzionamento dell'ipofisi; il temperamento neuropsichico, la indole variabile secondo il « tipo individuale » ricevono la loro impronta da un eccesso o da una deficienza funzionale dell'ipofisi. Tutto ciò va tenuto presente nella educazione e nel formulare un giudizio morale dell'individuo.
II. LA TIROIDE
È situata davanti e lateralmente al laringe e ai primi anelli della trachea, e segue subito, per importanza, l'ipofisi; prima fra tutte le altre, s'è meritata il nome di « regina delle g. e. ». Numerose sono le funzioni del suo ormone, con punti d'attacco sia sulla vita vegetativa che su quella di relazione. Con la sua attività morforegolatrice, l'ormone tiroideo influisce sullo sviluppo di molti tessuti: connettivo, cutaneo e annessi (poli e unghie), acheletrico, elementi del sangue, sistema nervoso, altre g. e. Tra l'altro, alla tiroide è devoluta la regolazione delle attività biochimiche, substrato dei fenomeni della vita vegetativa e di relazione; essa stimola direttamente i processi ossidativi e indirettamente, attraverso il simpatico, il commercio degli scambi materiali e di energia che si svolgono tra l'organismo e l'ambiente che lo circonda (metabolismo), in particolare nei riguardi dei grassi, sostanze azotate, acqua, sali, idrati di carbonio (glicogeno), come pure influisce sulla produzione e sulla regolazione del calore del corpo. Particolatissima importanza ha l'azione stimolatrice che, anch'essa attraverso il simpatico, viene esercitata nelle attività nervose dell'organismo, sia neurovegetative che della vita di relazione, donde la speciale importanza della tiroide sullo sviluppo e sulle caratteristiche delle funzioni psichiche dell'individuo (iperemotività, prontezza e rapidità all'azione e ideazione).La tiroide mantiene rapporti di collaborazione (sinergia) con la porzione germinativa delle glandole genitali, la midollare dei surreni, la ipofisi anteriore; di opposizione (antagonismo) con il timo, le insule del pancreas, la paratiroide, la corticale dei surreni, la ipofisi posteriore. I già ricordati elementi bioregolatori (vitamine, minerali oligodinamici) stabiliscono legami con essa: le vitamine A e B, ne ostacolano la funzione; nel sangue l'aumentato contenuto di iodio, di cui è assai ricco (95,5%) l'ormone principale della tiroide (tirosina), ne stimola intensamente l'azione; i violenti stati emotivi, capaci addirittura di raddoppiare il contenuto di iodio del sangue, fruttano l'azione della glandola, producendo nell'individuo accentuazione della fase catabolica del ricambio, magrezza e nervosismo; particolare azione eccitante esercita la nicotina (magrezza e nervosismo dei fumatori).
Un'iperfunzione della tiroide, che appassisi i limiti di una normale variabilità individuale, dà luogo al quadro del « morbo di Flajani-Basedow » o « gozzo esoftalmico », più frequente nel sesso femminile (6:1) e nell'età giovanile (20-40 anni). In questa malattia, a un ingrossamento iperfunzionante della tiroide, si accompagna l'esagerato aumento delle pulsazioni, fin altre 100 (tachicardia), il protuberare dei bulbi oculari, eccessivamente sporgenti tra l'aumentata rima palpebrale (esoftalmo), un esagerarsi dei processi d'ossidazione interna con un maggior consumo d'ossigeno, il prevalere della fase catabolica del ricambio, accentuato a volte estremo dimagrimento. Alcuni altri sintomi oculari, il tremore delle mani protese, la sudorazione eccessiva, alterazioni cutanee e degli annessi cutanei, disturbi della funzione intestinale (diarrea, ecc.) completano il quadro dell'iperfunzione patologica della tiroide. Una diminuzione dell'attività tiroidea, che vada al disotto della normale variabilità individuale, dà luogo, viceversa, al quadro del cosiddetto mixedema, particolare forma di gonfiore elastico della pelle, congiunto a rallentamento e decadimento più o meno grave di tutte le funzioni della vita vegetativa e di relazione con deficienze sviluppo corporeo, per cui, se il difetto fu sin dalla nascita, l'individuo rimane nano. In modo particolare ne soffre il sistema nervoso e l'attività psichica del soggetto in cui appare torpidità d'azione, apatia mentale, fino alla più assoluta mancanza d'intelligenza (cretinismo). Spesso
il quadro è completato da un ingressamento della tiroide nella sua parte connettivale di sostegno che, con il suo sviluppo esagerato, soffoca la porzione secernente della glandola; da ciò la caratteristica sporgenza al davanti del collo, cioè il gozzo. Questo, congiunto all'ipofunzione della tiroide e a un grado più o meno grave di cretinismo, costituisce malattia e carattere endemico in alcune regioni montuose della Svizzera, Pirenei, Germania, Savoia e in Italia nel Piemonte (Val d'Aosta), in Lombardia (Valtellina), in alcune zone della Liguria, Sicilia e Sardegna. Si discute tuttora sulla causa del gozzo endemico; secondo alcuni autori, il fenomeno sarebbe dovuto alla presenza di particolari sostanze gozzigene, allo stato colloidale, contenuto nelle acque bevute sul luogo (gesso, fluoro); N. Pende parla di « malattia endemica della montagna » e ammette molteplici cause (scarsezza di jodio, di radiazioni solari, di alcuni alimenti, di igiene, consanguineità nei matrimoni, ecc.). Per i suddetti rapporti esistenti tra tiroide e glandole sessuali, nelle iperfunzioni tiroidee si ha mancato o ritardato sviluppo puberale con deficienza più o meno spiccata dei caratteri sessuali primari e secondari. Nell'ipertiroidismo, al contrario, precoce trasformazione sessuale. L'equilibrio funzionale della tiroide o il suo spostamento verso l'eccesso o il difetto, nei limiti d'una normale variabilità individuale, imprime all'organismo particolari caratteristiche costituzionali, deviandolo verso il tipo bongilineo (v.) brevilineo (v.), come pure in modo differente l'orienta nei riguardi del temperamento e dell'indole.
III. LE PARATIROIDI
Sono situate posteriormente a ridosso della tiroide, normalmente in numerosi quattro, della grandezza circa di un chicco di riso, e, nonostante la piccolezza, pesano tanto nell'equilibrio endocrino dell'individuo, che la loro asportazione conduce alle più gravi conseguenze. La loro funzione è sufficientemente chiarita perché ne appaia la grandissima importanza come regolatrici del ricambio minerale del calcio e del fosforo, elementi basali per l'equilibrio meccanico del tessuto osseo e biochimico del sistema nervoso. Le ossa debbono la loro rigidità, capace di dare all'organismo la necessaria fisilità e resistenza nella sua forma, al carbonato di calcio (10%) e al fosfato tricalcico (90%). Il sistema nervoso subtisce variazioni nella sua eccitabilità, in rapporto al variare dell'equilibrio molecolare dei sali minerali disciolti nel plasma sanguigno: il calcio, in unione con il magnesio, esplica azione sedativa sull'eccitabilità neuromuscolare e psichica, il sodio e il potassio, al contrario, ne aumentano l'irritabilità. Tutta la vita viene, quindi, come a gravitare tra questi due « poli chimica » (Rondoni): da un lato l'attenicità, cioè la diminuita eccitabilità neuromuscolare, per il prevalere nell'equilibrio osmotico dei liquidi circolanti della coppia calcio-magnesio, dall'altro il prevalere della stenicità, aumento dell'eccitabilità neuromuscolare, per il prevalere della coppia sodio-potassio. In tutto ciò, la delicata regolazione degli scambi e dell'equilibrio del calcio, segna la meravigliosa importanza delle paratiroidi nell'economia dell'organismo.Nella deficienza paratiroidea, per la diminuita quantità di calcio circolante nel sangue (ipocalcemia) compensata da un aumento del fosforo (iperfosforemia), le ossa non acquistano a perdono calcio mentre aumenta l'irritabilità neuromuscolare, fino alle forme di centrazione spastica e convulsivante della tetania, dell'eclamptia, della spasmofilia. Indizi rivelanti una funzione deficienta delle paratiroidi possono essere: le unghie fragili e solcate, i difetti dello smalto dei denti incisivi, le cosiddette borse sotto gli occhi, la tendenza alle smorfie, ai « tic » facciali, gli stralunamenti degli occhi, alcune forme d'emicrania, asma, nevralgio, la tendenza ai gonfiore. Particolati forme morbose sono prodotte da uno stato d'iperfunzione delle paratiroidi (osteite fibrociatica o morbo di Reidinghausen).
L'ormone paratiroideo è legato da rapporti di collaborazione con la vitamina D₃ (vitamina calciofossatrice) e con altri ormoni, quali quelli della tiroide e del timo.
IV. LE GLANDOLE SUBRENALI
Sono in numero di due, situate a guisa di cappuccio, una per lato sul polo superiore dei reni, della grandezza di pochi centimetri (massimo: cm.6 x 3 x 1); per la loro attività specifica si sono meritate il nome di « glandole dell'energia ». Ciascun surrene non costituisce un organo unico, ma riunisce in sé una porzione corticale (corteccia) o una midollare (midollo), elaboranti ognuna differenti ormoni.
La corteccia, prima ritenuta anatomicamente e funzionalmente unitaria, agli studi moderni s'è rivelata costituita da tre differenti zone: la « glomerulare » i cui ormoni (il più importante: il decosierrotosterone, unico attualmente ottenuto per sintesi) regolano il ricambio idrossilino, provocando la ritenzione del sodio (cloruro di sodio e sale da cucina) e dell'acqua nei tessuti e l'eliminazione del potassio con l'urina; inoltre aumentano la pressione arteriosa. La zona « fascicolata » produttrice di un altro gruppo d'ormoni; tra cui si ricorda il corticosterone, che regola il ricambio degli zuccheri e la loro formazione a spese della proteine, manifestando, se in eccesso, azione diabetogena con aumento dello zucchero del sangue ed eliminazione con le urine. La zona « reticolare » elabora anch'essa un certo numero ancora non ben definito di sostanze, ad es., l'adricosterone ad azione uguale a quella degli ormoni sessuali, in prevalente quantità maschile, assai meno femminile; i loro effetti appaiono nei casi d'iperfunzione della corteccia surrenale. I primi due gruppi di ormoni corticosurrenali sono veramente indispensabili per la vita: la loro completa deficienza produce il « morbo di Addison » o « mal bronzino » che, nel giro di pochi anni, conduce l'individuo a cachessia e morte. Esso è rarissimo nell'infanzia; in un'elevata percentuale di casi è dovuto a tubercolosi dei surreni; clinicamente si manifesta progressiva intensa perdita di peso, debolezza neuromuscolare, abbassamento della pressione arteriosa, diminuzione del cloruro di sodio e dello zucchero nel sangue, disturbi non costanti della sfera sessuale (napotenza, amenorrea), diminuita resistenza dell'organismo alle cause dannose tossiche e infettive, particolare colorazione bruna della pelle e delle mucose (donde il nome), caduta dei peli particolarmente nelle regioni ascetlare e pubica. L'ipercorticalismo, che dai casi totali (morbo di Cushing) ai casi d'iperfunzione parziale presenta la più grande varietà sintomatologica d'intensità e combinazioni, s'imperata sulle già descritte caratteristiche attività delle zone glomerulare, fascicolata, reticolare. In esso appare sempre caratteristico il sintomo « ipertricos » (esagerato sviluppo dei peli) non solo sul tronco e sugli arri, ma altresì, nella donna sul volto. In rapporto alla iperfunzione della zona reticolare e all'esagerata quantità di incesto ad attività sessuale (particolarmente della frazione androgena e mescolinizante, più difficilmente di quella femminilizzante o estrogena), negli ipercorticalismi parziali si possono vedere i vari quadri di alterazioni dell'abito sessuale dell'individuo, sia nei riguardi dei caratteri primari che secondari nella forma del « virilismo surrenalico » del « femminilismo surrenalico » della « pubertà precoce » congiunta a morbo di Addison. Nel primo, se l'iperfunzione della reticolare s'istituì in individuo di sesso femminile, durante la vita fetale, si vede un quadro di « pseudoermafroditismo » per cui l'individuo (gigandruide) è insieme portatore di glandole sessuali femminili (ovate) e di organi sessuali esterni del sesso opposto (v. ERMAFRODITISMO); se s'istituì prima della pubertà, appare il quadro della « pubertà precoce eterosessuale » o del « virilismo prepubore »; nelle donne già adulte provoca un aggiungersi di note mescolinizanti alle precedenti caratteristiche femminili; nel maschio l'ipercorticalismo androgenico, che s'inizia prima della pubertà, si manifesta con un apparire precoce di questa. In alcuni casi, nel maschio adulto, per un particolare eccesso d'ormoni estrogeni, può aversi il « femminilismo surrenalico » con perdita delle caratteristiche maschili e deviazione verso il tipo femminile. D'altra parte sono conosciuti casi in cui un'atrofia della zona fascicolata e della glomerulare, unità a iperfunzione della zona reticolare, conduce alla forma di pseudoermafroditismo o di pubertà precoce che si svolge nel quadro d'un morbo di Addison.
Se questi sono gli aspetti nodali dell'ipo- e dell'ipercorticalismo patologico, si può ammettere, nell'equilibrio funzionale fisiologico della corteccia surrenale, tutta
una serie sfumata di ectipi scaglionati tra i confini della variabilità individuale fluttuante che, mentre ci danno spiegazione di molte anomalie costituzionali, funzionali e neuropsichiche, ci mostrano la immense importanza di questi studi nei riguardi dell'orientamento educativo e morale dell'individuo, del giudizio morale delle sue azioni.
La corteccia surrenale ha stretti rapporti di sinergia con la vitamina C, la A, la B₆; i suoi ormoni nei riguardi dell'apparato regolatore della vita vegetativa hanno funzione vagotonica (v. NEUROVEGOTATIVO, SISTEMA).
La sostanza midollare dei surreni estrinseca la sua funzione ormonica nella produzione dell'adrrenalina o suprarenina ad azione ipertensiva, che stimola efetivamente la porzione simpatica dell'apparato autonomo della vita vegetativa; è attivissima, capace di far sentire la sua azione specifica sul simpatico pur essendo nel sangue alla diluizione di uno a un miliardo; sul cuore della rana è attiva ancorché diluita nel rapporto di 1:1.000.000.000.000.000.000! Viene usata, sotto forma di puntura intracardiaca, per stimolare la reviviscenza del cuore nei casi d'improvvisa paralisi di esso.
V. LE GLANDOLE SESSUALI
Accanto agli spiteli germinativi produttori degli elementi sessuali (spermatozoi, ovuli), destinati alla procreazione del nuovo individuo, queste glandole posseggono parte con valore d'organi endocrini.Il testicolo endocrino è costituito da « cellule interstiziali » annidate tra il groviglio dei tubali seminiferi in cui hanno origine gli elementi sessuali; esse hanno un indubbio valore endocrino producendo un ormone (ormone interstiziale o testosterone) la cui azione si manifesta a vantaggio della funzione procreativa e dell'equilibrio organico generale. Infatti il testosterone, passando in circolazione, pubertà (v.), nell'uomo raggiunta tra i 15 e i 18 anni, il perfezionamento dei caratteri sessuali primari, già presenti alla nascita, e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari propri del rispettivo sesso; allo stesso tempo alimenta la « libido » e la « potentia coeundi ». Nei riguardi dell'azione generale, il testosterone eccita il ricambio catabolico, particolarmente dei grassi, esercita un'azione tonica e stenica neuromuscolare (azione ricostituente nella nevrastenia), psicotonica e psicostenica, che promuove le doti caratteristiche dell'età virile, l'attività, l'audacia, la vivacità, e l'acutezza dei processi psichici, ostacolando, secondo N. Pende, unicamente ad altre glandole (ipafisi anteriore, tireide, timo), l'insorgenza dell'invecchiamento fisico e psichico (milentamento delle grandi funzioni organiche, arteriosclerosi, debolezza miocardica, diminuita resistenza alle fatiche e ai traumi fisici e psichici, depressione psichica, sconforto, diminuita combattività).
Una dimostrazione negativa dell'azione ormonica del testosterone ci dà la castrazione. Negli individui così mutilati (eunuchi), se la privazione avvenne prima della pubertà, segue arresto di sviluppo dei caratteri sessuali primari, mancata comparsa dei secondari, con evidenti e persistenti note d'infantilismo fisico e psichico, spesso con allungamento eccessivo del corpo (gigantismo); inoltre mancano le caratteristiche psichiche maschili; la « libido », la « potentia coeundi » e « generandi ». Nell'adulto, per la castrazione, i caratteri sessuali primari tendono a regredire; per qualche tempo, a volte anche a lungo, può persistere la « libido » e la « potentia coeundi » sostenuta da un residuo di carica ormonale dei testicoli, dagli ormoni cortico-surrenali e del meccanismo neuro-psichico dell'abito acquisito; i caratteri sessuali secondari sono anch'essi danneggiati: i peli della barba divengono radi e cadono completamente, si sviluppa adiposità a topografia femminile (mammelle, pube, fianchi), la voce assume timbro acuto e femminile, l'indole tende a perdere le caratteristiche virili divenendo molle e femminea, l'intelligenza non ne soffre anzi può divenire più acuta, spesso l'individuo scivola nella psicosstenia e nella melanconia. Sull'azione generale del testosterone è basata l'efficacia del trapianto chirurgico nell'uomo dei testicoli di una scimmia antropomorfa (operazione alla Woronoff [v.]).
L'erosia possiede anch'essa, a somiglianza del testicolo, ben determinate e importantissime funzioni endocrine legate alle cellule delle pareti del follicolo coforo
(follicolo di Graaf) e al corpo luteo. Le prime, in virtù della loro secrezione interna (follicolina) promuovono il perfezionamento dei caratteri sessuali primari già formati al momento della nascita; la comparsa e lo svolgimento dei caratteri sessuali secondari nel periodo della pubertà, nella donna tra i 13 e i 15 anni d'età; alimentano la « libido », sia pure in quella forma più moderata che di solito si osserva nella donna. L'entrata in azione della follicolina all'iniziarsi della pubertà, è contrassegnata dalla comparsa della prima mestruazione che si ripete poi periodicamente a ogni maturazione di ovulo (in media ogni 28 giorni nel 70% dei casi), per tutta la durata della vita sessuale femminile, fino all'epoca della menopausa (v. ETÀ) sui 45-56 anni, e volte 55-60, assai dubbio il limite estremo di 65.
La menopausa contraddistingue l'arresto della funzione follicolinica dell'ovulo; ciò avvenuto, regrediscono man mano le caratteristiche della femminilità: il mutamento delle forme esterne, lo sviluppo dei peli sul viso, l'inasprimento e l'abbassamento del tono della voce, le modificazioni dell'indole imprimono alla donna crescenti note di mascolinizzazione, che tendono via via a raccorciare le distanze che separavano i due sessi.
Accanto all'azione della follicolina va ricordata quella del corpo luteo, formazione endocrina che periodicamente riprende vita, a ogni scoppio di un follicolo di Graaf, nella cavità follicolare vuota. L'ormone da esso secreto (progestina o progesterone o luteostorone), chimicamente affine al testosterone, gravidanza (v.), poiché, nel periodo dei 12-16 giorni circa che intercede tra la rottura del follicolo e l'aventuale prossima mestruazione (qualora l'ovulo non venne fecondato), la progestina promuove nella mucosa uterina modificazioni tali da renderla terreno adatto all'impianto e allo sviluppo dell'uovo; tali modificazioni propizie son mantenute dal corpo luteo per i primi quattro mesi di gravidanza, e l'ovulo fu fecondato; per il seguito della gestazione, l'attività tutrice del corpo luteo viene assunta dalla funzione endocrina della placenta. Fino al quarto mese, l'azione del corpo luteo è affiancata da quella della « vitamina E » o « vitamina antistettile ». Va rammentato che l'attività endocrina del follicolo e del corpo luteo è sotto il controllo e la stimolazione degli ormoni genadotropi A e B dell'ipofisi anteriore e di un centro nervoso sessuale.
VI. IL PANCHEAS
Situato nell'addome nell'ansa formata dalla prima porzione dell'intestino (duodeno), oltre che glandola secernente i succhi digestivi, per le sue « isole di Langerhans » è organo endocrino che fabbrica l'insulina, ormone che regola il ricambio degli idrati di carbonio (zuccheri, amidi) nella glicogenesi, cioè la trasformazione e l'immagazzinamento di essi sotto forma di « glicogeno » nelle cellule epatiche e nei muscoli, e nel rendere più piena da parte delle cellule l'utilizzazione della porzione di zucchero disciolta nel sangue. Antagonista dell'insulina è la già ricordata adrenalina, ormone della midollare dei surreni, che eccita la mobilitazione e la distruzione del glicogeno epatico (funzione glipolitica), conducendo, quindi, all'aumento della percentuale di glucosio (nell'individuo normale ca. 1' per mille) presente nel sangue circolante.Se si pensa che gli idrati di carbonio sono per eccellenza i nostri alimenti dinamogeni, combustibile che, per la sua ossidazione in seno ai tessuti particolarmente muscolari, è fonte delle energie da noi esplicate, ci si potrà rendere conto di quale sia l'importanza dell'equilibrio endocrino insulina-adrenalina quale regolatore del meccanismo accumulo-utilizzazione delle sostanze idrocarbonate. Le vitamine B₁, B₂, C e lo zinco in funzione oligodinamica sono in rapporto di collaborazione con l'insulina.
VII. L'EPIFISI O GLANDOLA PINEALE
È della grandezza ca. d'un grosso pisello, del peso appena d'un quarto di gramma, situata al di sopra dell'atmo del cervello, tra il corpo calloso e il cervelletto, simmetricamente all'ipofisi situata inferiormente; assume anch'essa particolarissimi rapporti con il terzo ventricolo, sede, come già s'è detto, di importanti centri nervosi regolatori della vita vegetativa. Il suo ormone può considerarsi ancora sconosciuto nella sua costituzione, ma non nella sua azione, particolarmentecolarmente importante nel primo periodo della vita dell'individuo. L'epifisi opera sulle glandole sessuali, con un'azione opposta e quella dell'ipofisi; infatti, mentre quest'ultima, come già è noto, per mezzo delle gonadostimoline, promuove l'attività delle gonadi, l'epifisi, che merita il nome di « tutore dell'infanzia », per mezzo di un ormone anti-gonadotropo, impedisce lo sviluppo pubertale e la differenziazione sessuale; da ce, il decimo anno di età, in rapporto al prepararsi ed al successivo svolgersi dello sviluppo sessuale dell'individuo, la glandola subisce un processo naturale di atrofia e di regressione funzionale. A conferma di ciò sta il fatto che l'estirpazione sperimentale dell'epifisi negli animali, e la sua distruzione prima del decimo anno di vini nell'uomo, per opera di lesioni morbose che in colpiscono, particolarmente tumori, conduce a esagerato sviluppo corporeo e a pubertà precoce (macrogenitosomia pineale, ipergenitalismo) con graduale crescente piena comparsa dei caratteri sessuali primari e secondari, comparsa delle mestruazioni nelle bambine anche nei primissimi anni della vita. Sembra che i preparati d'epifisi riescano utili nella schizofrenia e siano capaci di rendere più attiva la crescita dei capelli.
L'epifisi protegge l'esistenza del timo, condannato per esso a graduale atrofia per lo svegliarsi dell'attività delle glandole sessuali; è in opposizione funzionale con la porzione anteriore dell'ipofisi, le glandole sessuali, la ticoide, la corteccia surrenale.
VIII. IL TIMO
È anch'esso glandola propria dell'età giovanile, come dimostra la progressiva diminuzione del suo peso relativo, man mano ci si avvicina alla pubertà, epoca in cui rapidamente va atrofizzandosi; è situato nel mediastino anteriore, compreso nel torace tra lo sterno, il cuore, le due superfici interne dei polmoni; in linguaggio comune vien detto « animalia »; Gifeno lo considerò la sede del coraggio e delle emozioni.Mentre la porzione interna del timo è formata da tessuto linfoide, affine alle glandole linfatiche, la porzione midollare (corpi di Hassel) è quella veramente endocrina, produttrice dell'ormone timico, che, pur non ancora sicuramente isolato e identificato dal punto di vista chimico, è conosciuto empiricamente nelle sue azioni: eccitazione della fase anabolica del ricambio, principalmente nei riguardi del glucosio (collaborazione con l'insulina), con accrescimento della massa corporea, particolarmente nei periodi di « turgor » della vita endouterina e propuberale (v. ETÀ DELLA VITA). In collaborazione con la vitamina D₃, l'ormone timico facilita da parte dello sciopletro l'assunzione del calcio e del fosforo; affiancando e proteggendo l'azione dell'epifisi, fa da remora allo sviluppo puberale delle gonadi, in opposizione funzionale, quindi, con la porzione anteriore dell'ipofisi, le glandole sessuali, la corteccia surrenale. La funzione esagerata del timo (sindrome ipertimica costituzionale di Pende) conduce, in larga percentuale (45%) criptorchidia (v.); provoca un eccessivo sviluppo corporeo (macrosomia) e dell'adipe, con caratteristiche puerili somatiche, sessuali, psichiche; esagerazione dello stato linfatico infantile (vegetazioni adenoidi, ipertrofia tonsillare e della milza, facilità alle forme essudative cutanee, ecc.). Al contrario, l'estirpazione della glandola negli animali giovani o il suo deficiente sviluppo nel fanciullo, produce arresto dello sviluppo corporeo particolarmente per l'altezza, difetto di calcificazione delle ossa che rimangono molli e pieghevoli.
L'ormone timico, nei riguardi del sistema neurovegetativo, l'azione eccito-vagale, in opposizione e quella simpaticotropa dell'adrenalina; nell'ipertiroidismo (morbo di Flajani-Basedow) si ha forte ipertrofia ed iperfunzione timica, nel tentativo di controbilanciare lo stato ipersimpaticotonico e l'accentuazione della base catabolica del ricambio. Queste, le più importanti e meglio conosciute g. e., di altre si può soltanto intravedere l'esistenza o supporre la funzione.
IX. CONCLUSIONE
Posto quanto si è detto, è da insistere sulla grande importanza della funzione dell'apparato endocrino per tutte le fasi dello sviluppo dell'organismo, dai primi momenti della vita endouterina in cui risente l'azione degli ormoni materni, successivamente, per opera deipropri, lungo il cammino ascendente dell'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza, nello stato d'equilibrio della maturità, di regressione della vecchiaia; ciò, sia a favore delle manifestazioni inferiori delle vita vegetativa sia delle più elevate della vita di relazioni, fino a quelle che accompagnano e sono strumento delle funzioni psichiche del sentimento, dell'intelligenza, della volontà.
Per i rapporti di collaborazione che con gli ormoni stabiliscono gli enzimi ed elementi che provengono dall'ambiente vegetale (vitamine) e minerale (ioni metallici, minerali oligodinamici), l'organismo viene a trovarsi immerso, sostenuto, in qualche misura determinato da una complessa atmosfera di cause fisiche e biologiche che intrecciano e subordinano tra loro la vita del macrocosmo con quella microcosmica del nostro organismo. Quantunque alcune di queste cause, particolarmente le vitamine e le minerali (e qui non bisogna dimenticare neppure quelle meteorologiche), fino a un certo punto sprecono in maniera uguale su quel gruppo di organismi che vivono in un determinato ambiente, si vede come, nel fatto, ciascuno risponda diversamente, così da nacerne quella veritibilità pressoché infinita dei vari tipi individuali morfologico-funcionali propri degli esseri viventi. Ciò è dovuto all'azione e al mutuo equilibrio delle g. n. che, a guisa di «costellazione» (N. Pende), si stabiliscono in un determinato equilibrio per ciascun organismo; ciò è dovuto al terreno creditario su cui tutto il complesso di tali cause agisce, particolarmente sul tessuto che è all'apice della gerarchia organica, cioè su quello dei centri nervosi encefalici. «Se il terreno organico, se i vari tessuti, su cui la detta costellazione neurochimica regolatrice delle vita deve agire presentano alterazioni strutturali creditarie ed acquarie, allora le azioni ormoniche, come quelle vitamineche, non potranno avere una risposta normale da parte dei tessuti già abornermente costituiti. Questo è il principio fondamentale da tenere presente soprattutto per la comprensione dei rapporti tra neuropsicopatologia ed endocrinologia o vitaminologia, e per le applicazioni delle cure ormoniche e vitamineche alle malattie dello sviluppo, del ricambio, del sistema nervoso, della sfera psichica» (N. Pende, La scienza moderna della persona umana, Milano 1947, p. 93).
Giuseppe de Nino