EUGENICA

EUGENICA. - Nome usato per la prima volta
nel 1833 (Eugenics) da Francis Galton, insigne stu-
tista inglese (1822-1911), per indicare (secondo
la sua più recente [1904] definizione) «lo studio de-

gli agenti che, sotto controllo speciale, possono migliorare o peggiorare le qualità razziali delle future generazioni, sia fisicamente che psichicamente.

Così concepita l'ha una vasta impostazione programmatica e trae il suo contenuto ed i suoi principi in parte dalla genetica, in parte dalle scienze sociali, dimostrando il senso di responsabilità che le generazioni viventi dovrebbero avere verso le generazioni future.

I. Nozioni

L'ha per base l'eggenetica o la scienza che propugna il miglioramento dell'uomo per mezzo di un'opportuna selezione degli accoppiamenti (Gianferrari e Cantoni) in modo da diminuire la riproduzione degli individui considerati disgienici o antisociali e da favorire, invece, quella degli individui ritenuti portatori di qualità desiderabili. Allo sviluppo di tali qualità deve però concorrere il miglioramento delle condizioni ambientali (eutemica, igiene).

Il termine e, per alcuni studiosi può essere interpretato come sinonimo di igiene della razza secondo l'espressione proposto dal Ploetz.

Il Galton, precedentemente aveva definito l'ha. — La scienza che si occupa di tutte le influenze che migliorano le proprietà innate di una razza e di portare i sviluppi per il miglioramento delle condizioni ambiental

i. Ciò, forse, potrebbe spiegare perché alcuni considerino l'ha

Il suo lavoro si concentrava su alcuni aspetti della scienza, essendone alcune conclusioni, e si è concluso che l'ha è una scienza pura e, secondo altri, una scienza applicata; perché alcuni la facciano etimologicamente derivare dall'aggredito greco eύγενής e di buona discendenza. — I altri studi sostantivano: «L'ha è buona razza; perché alcuni per i fini eugenici ritengano prevalente l'azione dei futuri creditori e altri l'azione dei fattori ambientali.

Lo stesso Galton, avendo studiato 977 biografie (1865-69), giungeva alla conclusione che il successo degli individui dipende in massima parte dai loro caratteri creditatori; e confermava in seguito (1874) tale sua opinione dopo lo studio genealogico di 180 personalità. A riprova della prevalente azione dei fattori creditatori su quelli ambientali si suole portare l'esempio dei negri e bianchi d'America che, pur vivendo in condizioni ambientali eguali, tuttavia sono ben diversi tra loro.

Al contrario, lo studio di alcune coppie di gemelli univariati — che come è noto hanno un patrimonio genetico identico, derivando dalla fecondazione di una stessa cellula uovo — ha messo in evidenza differenze manifestate nel corso della loro vita che non si spiegano bene se si escludesse l'azione dei fattori ambientali. Analoghe deduzioni si possono fare da uno studio di E. Jokl e E. H. Cluver (1941), medici sud-africani, su 32 giovani conosciuti come «poveri bianchi» (poor whites): essi non presentavano serie malattie ma soffrivano di raffreddori, reumatismi, emicranie, erano torpidi e tardi, non potevano trovare occupazioni essendo considerati dai datori di lavoro, come «poveri rifiuti bianchi» (poor white trash). Ricoverati in un istituto sottoposti ad alimentazione conveniente, ad esercizi ginnastici e ricreativi, si sono tornati a grande miglioramento delle loro condizioni generali e nella loro agilità mentale. Si può credere che le differenze individuali sono determinanti da fattori creditatori i quali possono però essere migliorati o peggiorati da favorevoli o sfavorevoli condizioni d'ambiente che attenueranno il significato assoluto del verso orziano: «naturalmente, in questo caso, siamo queste «Epist. I, 10, 24».

Il Ploetz e Nizzzi dell'E. — Nel II Congresso di e., tenutosi a Nuova York nel sett. del 1921, furono distinte 4 sezioni con i seguenti gruppi di argomenti: a) l'ereditarietà umana; b) i fattori che influenzano la famiglia umana, la relativa fecondità e le selezioni matrimoniali; c) le differenze razziali con partico

lare riguardo alle innaturali associazioni create da confini politici e nazionali, il problema degli ibridi (vantaggi e svantaggi), la morbosità e la psicologia; d) le applicazioni eugeniche in relazione allo Stato, alla società, all'educazione; i risultati dell'e. nella sociologia, economia e nel destino delle nazioni.

Secondo lo Jennings (1930) «le sciagure del mondo ed il relativo rimedio risiedono fondamentalmente nelle diverse costituzioni creditarie degli esseri umani. Alcuni uomini sono forti, sani, saggi, virtuosi. Altri sono deboli, defecenti, malati, immorali, criminali e sono questi che causano le sciagure del mondo. Leggi, costumi, educazione, condizioni materiali sono creazione degli uomini e riflettono la loro fondamentale natura. Cercare di correggere questi è semplicemente curare i sintomi superficiali. Per andare alla radice delle sciagure bisogna produrre una migliore razza umana: che non abbia a contenere tipi inferiori. Quando una migliore razza avrà in mano le redini e gli affari del mondo, leggi, costumi, educazione, condizioni materiali avranno cura degli stessi uomini. Buoni e saggi uomini faranno un mondo buono».

I mezzi adoperati per le finalità eugeniche possono raggrupparsi in due grandi gruppi che potrebbero essere considerati come due diversi indirizzi: quello dei mezzi coercitivi e non coercitivi miranti a ridurre l'apporto procreativo (e. negativa) e quello dei mezzi miranti ad incoraggiare ed incrementare l'apporto procreativo degli individui desiderabili (e. positiva), ai quali mezzi vanno aggiunti tutti quelli rivolti al miglioramento dell'ambiente i quali costituiscono il campo d'azione del e.

Finalità eugeniche ed eugeniche hanno anche le norme profilattiche e le disposizioni protettive della materna infanzia, del lavoro, della salute individuale, ecc. Nell'e. negativa i mezzi coercitivi da esercitarsi con la promulgazione delle leggi comprendono:

a) le restrizioni matrimoniali: divieto delle nozze tra consumazioni e affini sino ad un certo grado (v. CONSANGUINEITA), divieto delle nozze agli infermi di mente (defezioni, pazzi), epilettici, luterici, criminali abituali. Alcune di tali restrizioni vigono in quasi tutte le nazioni civili. In Cina sono proibiti i matrimoni tra individui con lo stesso cognome ed analogamente avviene preso alcune tribù indiane dell'America del Nord e di aborigeni dell'Australia;

b) la segregazione mediante ricovero in adatti istituti: mezzo preferibile ma molto dispendioso;

c) l'obbligatorietà del certificato prematrimoniale di idoneità eugenica al matrimonio. Tale disposizione vigea in Argentina, Cile, Danimarca, Equatore, Germania, Yugoslavia, alcuni degli Stati Uniti d'America, Svezia, Turchia. In Norvegia ed in alcuni Stati nord-americani il certificato è sostituito da una dichiarazione giurata dei fidanzati e dei parenti;

d) la sterilizzazione raggiunta con mezzi chirurgici consentiti nell'asportazione dei condotti (deferente per l'uomo e salpingi per la donna) che devono essere attraversati dalle cellule sessuali per giungere all'atto procreativo. L'intervento (che nei maschi può essere eseguito con l'anestesia locale ed è meno serio che nelle femmine) non interessando le ghiandole sessuali, non comporta modificazioni dei caratteri sessuali secondari né dell'istinto sessuale.

Tale mezzo, usato per la prima volta (1907) nello Stato d'Indiana (S. U.) per i tratti, fu adottato per i fraternisti, i psicopatici, i criminali in altri Stati nord-americani, in pochi dei quali è legale addirittura la castrazione (asportazione delle ghiandole sessuali).

In Europa è stata adottata la sterilizzazione in Svizzera (Cantone di Vaud, 1928), Danimarca (1929), Svezia (1934), Germania (1934). Qui fu compiuto il più vasto esperimento di sterilizzazione essendo stati sterilizzati nel 1934 — secondo le statistiche del Wolf — (citato dal De Toni) — dai 180.000 ai 200.000 individui per le seguenti infermità: debolezza mentale congenita, schizofrenia,

follia circolare, epilessia ereditaria, coria di Huntington, cecità ereditaria, gravi deformità fisiche ereditarie, in certi casi, l'alcoolismo cronico.

Tutti i mezzi coercitivi che ledono l'integrità fisica dell'individuo - scientificamente molto discussi perché non sempre l'erudita patologica ha carattere di fatalità - sono contrari ai principi giuridici, morali e religiosi (Encicl. Casti Connubii di papa Pio XI, 1936).

I mezzi non coercitivi comprendono: il controllo delle nascite (Birth-control), forma di neo-malthusianesimo, basato su pratiche anti-concezionali, molto diffuso nei paesi anglosassoni; il cosiddetto matrimonio in prova, legale ma limitato nel tempo; il matrimonio cameratesco legale ma con limitazione delle nascite ed, in caso di infecundità, con possibilità di doverlo (mezzi questi anch'essi tutti immorali e condannati dalla Chiesa) ed infine l'educazione eugenica che, divulgando le nozioni sulle malattie trasmissibili ereditariamente, mette l'uomo di fronte alle sue responsabilità senza nemmeno la dignità della sua persona.

Per l'e. positiva sono stati suggeriti mezzi che non sono tutti rispondenti ai principi giuridici e morali. Tra questi, ad es., la poligamia, il permesso al coniuge fecondo di procreare con una terza persona, ecc.

Consigliabili sono ritenuti, invece, i mezzi atti a creare una coscienza eugenica nelle masse diffondendo l'educazione religiosa, morale, sessuale ed igienica, associati eventualmente, a provvedimenti di carattere sociale ed economico, quali premi di incoraggiamento alla nazionalità giovanile, agevolazioni per le famiglie numerose, prestiti di nazionalità, disposizioni adeguate per il celibato, ecc.

III. BREVI CENNI STORICI SU PROVVEDIMENTI EUGÉNICI

Provvedimenti scopo eugenico, sotto forma di precetti religiosi o di disposizioni legislativa, esistevano anche nell'antichità.

La castità pre-nuziale e l'obbligatorietà del matrimonio - vietato però tra consanguinei - erano prescritte presso gli Indiani, gli Ebrei ed i Greci; i Romani consideravano il matrimonio un obbligo morale; i celibati non avevano diritto ad ereditare e pagavano tasse. Par-ticolare durezza ebbero le leggi spartane di Luongo; il celibato era considerato colpa infamante al punto da fare pubblicamente schernire dalle donne i celibati; ne-nduti; le donne, specie se mogli giovani di mariti vecchi, potevano procreare con maschi forti e belli; i neonati, giudicati sani e belli, raggiunti i 6 anni passavano a carico dello Stato per ricevere un'educazione digna per fini militari, mentre quelli affetti da deformità e ri-tenuti deboli venivano precipitati dal monte Tuigeto, vittime di malintesi principi estetici e sociali.

Anche in Atene gli infanti deboli venivano abbandonati. Infanticidi a scopo propiziatorio praticavano i Fenici, i Filistei, i Maabiti, i Cartaginesi (De Toni). Presso i Romani, fino all'epoca augustea, il padre era libero di riconoscere il figli: specie se deboli o deformi, potevano essere uccisi, abbandonati o venduti. Per contro leggi protettive dell'infanzia (punizione del-l'infanticidio ed obbligatorietà di allevare i figli, co-munque generati, a carico dei genitori o dello Stato) esistevano presso i Babilonesi, gli Egiziani e gli Ebrei.

Cesare e Augusto promulgarono leggi per le quali venivano elargiti premi in denaro e benefìci ai padri fecondi.

Tali disposizioni ebbero impulso e vigore maggiore sotto Costantino, dopo l'avvento del cristianesimo che, insieme al diritto romano, influì poi nel far promulgare leggi protettive dell'infanzia presso i popoli che invasero i territori amministrati da Roma.

Anche la religione maomettana incoraggia il matrimonio e la prolificità ammetteva però il matrimonio tra cugini, la poligamia ed il concubinato.

Nel medioevo, inoltre, sorsevo nei vari paesi, specie ad opera di religiosi, alcuni brefotrofi (primo in Europa quello fondato nel 787 dall'arciprete milanese Dato [De Toni]), benefiche istituzioni, economicabili per la affermazione del principio di tutelare la vita dei piccoli, ma difettosi dal lato pratico-organizzativo perché - per la ignoranza delle più elementari norme d'igiene - la mortalità tra i ricoverati era altissima.

Lentamente i sporadicamente si fecero poi sempre più strada i principi igienici dal punto di vista dottrinario e, successivamente, i concetti dell'ereditarietà. Possono essere ricordati qui il medico Aldobrandino da Siena (sec. XIII), Vittorio da Feltrè (sec. XV), Tommaso Moro (sec. XVI), Tommaso Campanella (sec. XVII) e nei secc. XVIII e XIX Paré, Morel, Carlo Darwin, Lamarck, Mendel ed infine Francis Galton con il quale si iniziò la divulgazione delle nuove idee.

IV. IL MOVIMENTO EUGENICO NEI VARI PAESI

Come si è visto, Francis Galton, cugino di Carlo Darwin, deve essere considerato il padre dell'e. intesa nel senso moderno. A lui si deve la fondazione (1905) presso l'Università di Londra, del primo laboratorio di e. denominato alla sua morte - Galton eugenics laboratory, la cui direzione venne affidata al Pearson. Nel 1908, sempre in Inghilterra, veniva fondata la prima società: Eugenics Education Society - nel 1912 vi si tenne il primo congresso internazionale.

Dall'Inghilterra il movimento si estese in Svezia (specie per opera del Lundborg), dove furono fondati due istituti presso le Università di Uppsala e Lund, in America - dove esiste il maggior numero di istituti ed associazioni, tra i quali l'Eugenics Record Office, l'Eugenics Section of the American Breeders' Association - alla quale è stato dato il massimo impulso durante il segretariato di D. B. Davenport, che può essere considerato oggi come uno dei più autorevoli asseritori dell'importanza dell'e., ecc. - in Norvegia, in Germania, in Finlandia, in Danimarca, in Olanda, in Francia, in Russia, in Ungheria, in Portogallo, in Svizzera.

In Italia nel 1912, per iniziativa di Giuseppe Sergi, in seno alla Società romana di antropologia, si costruiva un comitato per gli studi di c., del quale facevano parte: G. Sergi, S. De Sanctis, C. Artom, C. Gini, L. Mangiagalli, A. Niceforo, M. Saffiotti.

Nel 1919, per iniziativa di E. Pestalozza, C. Gini e C. Artom, si fondava la Società italiana per gli studi di genetica ed e. - ed a Milano, presso la cui Università veniva stabilito uno speciale corso d'insegnamento, si svolsero i due primi Congressi italiani di e. nel 1924 e nel 1929.

Bibl.: F. Galton, Eugenics, its Definition. Scape and Aim, Sociological Papers. Londra 1904-1905; H. S. Jennings, The Biological Basis of Human Nature; Baur, Fisher, Lenz, Menschliche Erb-lehre, 4a ed., Monaco 1936; G. D. Toni, Puericultura, in Minerva medica, Torino 1939; H. Newman Hackett, Evolution, Genetics and Eugenics, 3a ed., Chicago 1944, 7a rist. 1947; L. Gänserfart e G. Cantoni, Manuale di genetica, 2a ed., Milano 1945; E. C. Calin, Elements of Genetics, 2a ed., Philadelphia 1946.

V. MEDICINA PASTORALE

È doveroso riconoscere all'e. una buona intenzione e un fine moralmente buono, allorché cerca di scoprire le leggi che regolano la riproduzione dell'individuo e lo svolgimento della specie; di ridurre, annullare o, per lo meno, controbilanciare le cause di decadenza fisica e mentale e di morte prematura; di arrestare le malattie a diffusione sociale - il dilagare delle abitudini nasale che minano la specie umana; di lavorare al risanamento e all'elevanzione della parte fisica e sociale del matrimonio. Vanno, però, denunciati e condannati quegli aspetti e quelle manifestazioni di e. negativa che, disconoscendo la natura mista dell'uomo o in essa il preponderante valore e i più assoluti diritti dello spirito, propongono a ottemperare che violano la libertà - la dignità umana.

La regolamentazione coercitiva del matrimonio, la sterilizzazione, il controllo delle nascite (birth-control), la fecondazione artificiale a tipo zootecnico, l'aborto eugenico, l'uccisione dei minorati cronici e degli infermi presunti inguaribili (v. EUTANASIA), pur nella buona intenzione di voler liberare l'indi-

viduo e la società dal gravame del bisogno, della malattia, della sofferenza, sono mezzi in contrasto non solo con la morale cattolica, ma spesso addirittura con la stessa legge naturale. Per tale ragione, la Chiesa cattolica (più volte in cruento contrasto con leggi civili promulgate dal nazionalismo laico di alcuni Stati o con morali particolaristiche sostenute da alcune confessioni religiose dissidenti) sempre e tutt’ora condanna alcune forme d’e. negativa, lesive di diritti naturali dell’uomo (diritto alla vita e alla procreazione), contrarie al rispetto e all’integrità della persona umana (sterilizzazione, castrazione), ai fini primari e alle caratteristiche giuridiche, naturali e canoniche, del matrimonio (birth-control, fecondazione artificiale nella forma più ampia). Le illicitudi di tutti questi mezzi viene spiegata alle singole voci.

Passando a una critica più particolare, in primo luogo si pone ogni riserva sull’assurdo dell’e., che il migliorare le condizioni di salute fisica dell’umanità corrisponda senza altra e rendere moralmente migliore, laddove l’esperienza assai spesso mostra non procedere d’accordo il meglio fisico con il meglio morale.

Infatti, pur ammettendo che per un normale svolgimento della nostra vita etica è necessario una base minima di integrità, di potenzialità, di tranquillità fisologica delle strutture fisiche del nostro organismo, particolarmente di quelle biorregolatorie (sistema nervoso, apparato endocrino), fattore essenziale del progresso, dell’ascesa, della perfezione morale, e la libera determinazione della volontà verso il bene. Non solo, ma la stessa intelligenza spesso è svincolata dalla necessità del valore fisico dell’individuo e non raramente si vedono intellettivi vasti e virili spaziare dalle angustie d’un organismo assai defcente; la società sarebbe stata privata della loro luce se, applicati ad oltranza i principi dell’e., il loro valore fosse stato misurato alla stregua dello sviluppo, delle buone proporzioni, dell’equilibrio fisiologico della loro massa corporea.

In secondo luogo, in tema di contributo medico-morale, bisogna vagliare le legittimità scientifiche delle applicazioni pratiche dell’e., vedendo se alcuni postulati e metodi dei suoi sviluppi negativi non siano, oltreché immorali, anche antiscientifici. Ci si domanda, cioè, se in realtà da uno studio obiettivo di fatti e teorie non debba concludersi che le cosiddette leggi dell’ereditarietà, feticcio di molti adottatori dell’e. ad oltranza, più che vere e proprie leggi secondo il senso assoluto e scientifico della parola, non siano piuttosto ipotetici, provvisori, modificabili inquadramenti di fenomeni di cui non si conosce l’essenza, passibili di molto eccezioni e quindi privi di quel valore normativo assoluto che si vorrebbe dar loro nella pratica.

È in realtà, una critica obiettiva, mentre da un lato mostra la limitatezza e la relatività delle odierne conoscenze sui fenomeni dell’ereditarietà, demolisce dall’altro il concetto corrente che crediamo significato fatale e inevitabile: un qualcosa in nessuna maniera modificabile dall’ambiente. In tal guisa, non solo in nome della morale, ma anche al lume della scienza si possono condannare le aberrazioni del naturalismo eugenico materialistico, e alimentare le più ampie speranze di migliorare la specie umana in virtù delle tendenze autosessitive e automobilistiche proprie alla riproduzione degli individui piuttosto che con la soppressione eugenica delle stirpi tarate.

dittario delle tante morbose, non si deve dimenticare il grave danno che può infiltrarsi nella discendenza attraverso quelle malattie che, non avendo a che vedere nulla (ad es., l'alcoolismo, la sifilide) o solo parzialmente (la tubercolosi, per l'elemento predisposizione organica) con l'ereditarietà, sono capaci di infliggere i più gravi guasti al germe (« blastofitoria » di Forel), all'embrione o al feto nel periodo di vita intrauterina, dando origine a tarati, a dispetto di ogni migliorie condizione di connubio eugenetico.

Nei riguardi dell'e. ha grande importanza pratica lo studio del modo di comportarsi di alcune malattie mentali nei riguardi della trasmissibilità alla discendenza; infatti nelle norme di applicazione delle forme coercitive di e. negativa dettate in alcune legislazioni (in particolare va ricordata la lista delle malattie soggette a sterilizzazione secondo la legge tedesca del luglio 1933) sono prese di frenastenia (v.), schizofrenia (v.), AFFEZIONE (v.), EPILESSIA (v.) ereditaria. Anche per esse, in gran parte, valgono le critiche generali mosse in questa voce all'accettazione esagerata, esclusivamente delle leggi dell'ereditarietà. L'appartenere della maggior parte di queste forme al tipo recessivo, la possibilità del ripetersi non similare della forma e la tendenza all'attenuazione nei discendenti, la grande importanza che in esse giocano spesso le cause ambientali e i fattori blastofitorici, i risultati ottenibili attraverso un'oculata igiene neuropsichica, attenuano la loro presunta « perniciosità ereditaria progressiva » (Morel) e apportano nuovi elementi sfavorevoli alla irragionevolezza antiscientifica dei dettami dell'e. negativa.

Il pensiero cattolico sulla e. è riaffermato con chiarezza e precisione nella cenci. di Pio XI, Casti commi del 31 dic. 1930 (AAS, 22 [1930], pp. 539-592); e nei due decreti del S. Uffizio del 21 marzo 1931 (ibid., 23 [1931], pp. 118-119) e del 24 febb. 1940 (ibid., 32 [1940], p. 73). Cf. anche: Associazioni mariane chretien, L'Eglise et l'euqénisme, Parigi 1930.

BIBL.: H. S. Jennings, Eredità biologica e natura umana, trad. P. Enriques, Milano 1934 (in particolare, cap. 9, Errori biologici corretti, pp. 204-215); T. H. Morgan, Embriologia e genetica, trad. O. M. Olivo, Torino 1938; L. Scremin, Dizionario di morale professionale per i medici, 4a ed., Roma 1949, pp. 121-132, 337-341; A. Boschi, Nuove questioni matrimoniali, 2 ed., Torino 1938, pp. 239-268; G. de Ninno, Questioni medico-morali (lezioni raccolte a uso manoscritto), pp. 282, 385 e seg. Unversità Gregoriana, Roma 1950.