SCHIZOFRENIA. - Sotto il termine di « demenza precoce » Kraepelin (1893) aveva raggruppato le forme della cosiddetta « catatonia » di Kahlbaum, della « ebefrenia » di Hecker e le forme « paranoidi », presentanti come caratteristica comune « una particolare alterazione dell'intima unità della personalità con disturbi prevalenti a carico della vita affettiva e della volontà ».
Bleuler, invece, vide alla base della suddetta psicopatia un allentarsi delle associazioni intrapsichiche, quasi una fissurazione della coscienza donde il nome di s. (1908; σχίζω = separo, divido e φρήν = spirito, mente), per cui troverebbero facile ingresso in essa costituenti estranei ad incunearsi nella coscienza provocandone la dissociazione. Tali costituenti estranei sono visti da Bleuler, con indirizzo psicoanalitico, come formazioni psichiche attuantesi sulla base di intense esperienze affettive, soprattutto sessuali, o di traumi psichici, avve-
nuti nella fanciullezza, che, respinti nell'inconscio, potrebbero essere riattivati in una qualsiasi circostanza attraverso il richiamo di una delle loro parti costituenti. Essi, inoltre, a causa della loro intensa tonalità affettiva, influenzano il contegno del soggetto con tale intrusione da superare ogni riflessione logica.
Bumke considera i sintomi schizofrenici piuttosto come una particolare forma reattiva del cervello ad agenti esogeni o a danni diversi.
La scuola di Heidelberg considera, invece, la s. come una forma di malattia cerebrale sviluppantesi sulla base di una speciale disposizione ereditaria (dimer-recessiva) con prevalente e progressivo distruggersi della personalità sociale attiva del soggetto, e nella quale si potrebbero distinguere, sebbene mai in modo netto, forme eboidi, ebefreniche, catatoniche e paranoidi.
Dide e Guiraud parlano invece di « ebefrenia » che caratterizzano clinicamente come un « indebolimento progressivo e precoce delle sorgenti istintive della vita mentale, che originano direttamente dal sistema nervoso vegetativo ». E lo studio clinico degli ebefrenici dimostrerebbe appunto che l'indebolirsi dello slancio vitale, dell'interesse, dell'affettività rappresenta l'elemento necessario e sufficiente per caratterizzare la malattia. Tale difetto primitivo è chiamato dagli stessi autori athymormie riallacciandosi con ciò al concetto della horme di V. Monakov. L'anomalia intellettuale consisterebbe per molto tempo in un disordine, in un inceppo, in un contraddittorio orientamento dei processi psichici senza una definitiva distruzione di essi, mentre la vera demenza si avrebbe solo nel periodo terminale, senza esserne elemento necessario.
U. Cerletti, con analogo indirizzo e sulla base dei nuovi dati forniti alla clinica delle terapie da shock (v. SHOCK-TERAPIA) ed in special modo dall'elettroshock, inventato dallo stesso autore, ha riunito sotto il capitolo delle « distimie » sia la s. che egli considera un'« atimia » sia la psicosi maniaco-depressiva che egli considera una « ipertimia ». Per Cerletti, dunque, alla base del processo schizofrenico starebbe un progressivo e fatale decudere della sfera emotivo-affettiva per cui tutta l'attività volitiva ed intellettiva del soggetto, non più sostenuta e coordinata dal momento affettivo od emotivo, assumerebbe quell'aspetto così particolare di bizzarria e di stolidità. A tale venir meno del nucleo della personalità potrebbe imputarsi anche il grave disordine dell'attività sensoriale, che diverrebbe facile preda all'intrusione di meccanismi anomali con produzione di allucinazioni e pseudoallucinazioni.
Il complesso sintomatologico della s., a seconda dei vari autori, è stato suddiviso ora in sintomi primari (senso di estraneità che conduce poi all'autismo) e sintomi secondari (deliri e allucinazioni); ora in sintomi essenziali (autismo, indebolimento della personalità sociale attiva, specie nella sfera volitiva ed affettiva, dissociazione psichica) e sintomi accessori (fenomeni motori, deliri, illusioni); ora in sintomi caratteristici (negativismo, turbe disprassiche, come manierismo, schizofasia) e sintomi non specifici (allucinazioni, deliri, deficit mentali).
I. QUADRO CLINICO
La s. è una malattia della giovinezza e dell'adolescenza e compare in genere fra i 15 e i 25 anni. A volte è più precoce (demenza precocissima di De Sanctis) comparrendo a 10 o 12 anni, a volte più tardiva e cioè tra i 30 e i 35 anni. L'inizio è polimorfo, potendo assumere aspetti vari che sono stati distinti clinicamente come tipo psicastenico, tipo neurastenico, tipo isterico, tipo maniacale, tipo melanconico.1. Sintomi fondamentali
Disinteresse: mentre l'adolescenza normale è il periodo delle grandi speranze e delle preoccupazioni per il proprio avvenire individuale e sociale, i malati diventano invece un po' per volta indifferenti alla propria situazione, cessa l'interesse per gli studi, per il giuoco, per lo sport e perfino per tutti gli avvenimenti familiari e sociali importanti. Inerzia: è la conseguenza e la manifestazione del disinteresse per cui il malato resta intere giornate immobile ed inattivo; è scomparsa ogni iniziativa e lo stesso senso della lotta per la vita. Tale inerzia può estendersi perfino ai bisognicorporali più elementari, per cui i malati non hanno più cura della propria pulizia personale e del proprio abbigliamento, non mangiano, non bevono ed arrivano fino a trattenere urine e feci oppure ad insudiciarsi con esse. Cedimento affettivo: all'inizio può essere mascherato sotto le apparenze della buona educazione, ma ben presto conoscenti, amici e parenti divengono indifferenti al malato; a volte, a causa del sentimento di estraneità che lo colpisce, esso arriva fino ad assumere un atteggiamento ostile verso la famiglia in cui si sente isolato. Un tale stato di inaffettività può arrivare all'« autismo », in quanto questi malati sopportano difficilmente la vita sociale che appare loro non solo estranea ma ostile, ed allora spesso si isolano per lunghi periodi in una camera non uscendo da essa che per le necessità indispensabili. Ambivalenza: è la tendenza a sperimentare i fenomeni psicologici contemporaneamente sotto il loro aspetto positivo e negativo. Può essere considerata in rapporto al disinteresse in quanto ogni pensiero, ogni azione, ogni sentimento, appare senza alcun valore e pertanto uguale indifferentemente al suo contrario. Sentimento penoso di estraneità: per l'indebolirsi delle tendenze istintivo-affettive si ha un deficit dell'intuizione dell'Io, del sentimento della propria personalità, per cui spesso il malato è portato a continue verifiche di se stesso, passando lunghe ore davanti allo specchio ad osservarsi; per lo stesso motivo gli infermi hanno un sentimento penoso di irrealità, non solo per tutto quanto li circonda, ma anche per la propria attività e soprattutto per il proprio pensiero che sentono come illusorio, freddo ed estraneo.
2. Sintomi accessori
Sono per la maggior parte conseguenza dei sintomi sopra descritti e sono soprattutto riportabili al disinteresse ed alla perdita di valore affettivo di ogni rappresentazione mentale. Compaiono in tal modo i disturbi dell'« auto-condotta » (Toulouse e Mignard). Il mondo esterno è percepito in modo corretto, l'orientamento nel tempo e nello spazio è spesso normale; ma tutto ciò avviene senza alcun interesse personale, per cui ogni attività è facilmente interrotta o deviata da idee parassite o da sensazioni anomale.Così, per quanto riguarda la memoria, i fatti si svolgono davanti al soggetto senza che egli vi si interessi in alcun modo; pertanto la loro fissazione e la loro conservazione come fatti mnemonici appare debole e, d'altro lato, anche la loro rievocazione, non sostenuta da alcun interesse o momento affettivo, avviene difficilmente, ma soprattutto è disordinata e con le più strane associazioni dei ricordi stessi. Per gli stessi motivi anche il corso dell'ideazione avviene in modo bizzarro traducendo la più o meno netta casualità delle associazioni per cui nel discorso compare il verbalismo e l'incoerenza.
Altre anomalie del corso del pensiero sono rappresentate dalla presenza nel discorso di improvvisi arresti (barrage degli autori francesi) o da uno « stagnare » del pensiero che dà esito ad una « diffluenza » verbale per cui il discorso si dilunga attorno ad una stessa idea con frasi che non aggiungono nulla. Altre volte la fragilità dell'ideazione non sostenuta dall'interesse fa sì che il discorso venga deviato su argomenti del tutto diversi da quelli del suo scopo iniziale; oppure può aversi persino una mescolanza di due idee diverse la cui espressione avviene contemporaneamente e quindi in modo incongruo ed incomprensibile. Naturalmente, è facile comprendere come, su questa strada, il malato arrivi facilmente ad essere preda, durante il discorso, di automatismi verbali, quali: l'enumerazione di serie verbali, come nomi di animali, di piante, ecc.; le associazioni verbali per contiguità o per assonanza; le deformazioni verbali ed i neologiami per perseverazioni od assonanze sillabali; le verbigerazioni, le stereotipie verbali, l'insalata di parole, l'ecolalia.
Sulla base del sentimento di estraneità e di dissoluzione della personalità fisica e mentale, originano i deliri dello schizofrenico, con il carattere comune di un'aggressione misteriosa alla propria personalità fisica e psichica: idee di negazione, di distruzione di organi, di introduzione di persone estranee o di animali nell'organismo, di influenzamento del pensiero, di magnetismo, di trasmissione del pensiero.
Da parte dell'attività motoria si possono osservare nella forma catatonica (v. CATATONIA) della s., disturbi caratterizzati soprattutto da immobilità o ritardo della attuazione di azioni comandate o volute dal soggetto stesso, che una volta iniziate possono anche interrompersi bruscamente, a volte come per un contordine (ambivalenza), a volte per uno svanire dell'energia di esecuzione dell'atto (disinteresse del malato all'atto stesso). Per lo stesso motivo catalessia (v.) per cui il malato conserva a lungo degli atteggiamenti passivamente impostigli, anche se del tutto incongrui e scomodi. In tale sindrome di arresto o torpore motorio possono improvvisamente comparire i cosiddetti impulsi (v. IMPULSIVITÀ) per i quali il soggetto, uscito di colpo dalla sua inerzia e senza motivo apparente, a volte sotto lo stimolo di un'allucinazione acustica, colpisce con il pugno un vicino, scaglia un oggetto o si strappa i vestiti per poi tornare magari nell'immobilità di pochi istanti prima.
La clinica ha distinto, oltre la forma di demenza precocissima di De Sanctis che colpisce i fanciulli, la forma semplice (caratterizzata soprattutto dalla indifferenza e dall'inerzia, senza deliri né disturbi motori), la forma catatonica (con segni motori molto accentuati), la forma delirante o paranoide (con predominio dei fenomeni deliranti), la forma eboido-frenica (che ne rappresenterebbe una forma frusta, nella quale l'inerzia e l'apatia interessa solo il desiderio di provvedere alle proprie necessità con un impiego regolare e produttivo e l'affettività familiare e sociale; per ciò tali malati vivono di espedienti, terrorizzando la propria famiglia per ottenere del denaro o compiendo furti o atti di violenza).
Per la cura della s., V. PSICOTERAPIA CHIRURGICA; SHOCKTERAPIA.
II. VALUTAZIONE MORALE
Sotto l'aspetto morale, la s. conclamata, ancor più di ogni altra malattia mentale (v.), per le gravi alterazioni che produce nella mente dell'individuo togliendole la facoltà di intendere rettamente e volere secondo motivi ragionevoli, priva in pieno l'infermo della responsabilità dei suoi atti e della validità del consenso. Nei gradi iniziali della malattia, il parziale disturbo delle facoltà mentali, a volte non facilmente determinabile da un esame non profondamente specializzato, può dare l'apparenza di una piena normalità di pensiero e di atti; anche in tal caso, però, non può ammettersi la completa responsabilità; questa va considerata particolarmente, al lume degli episodi successivi, nel giudizio storico degli atti dell'individuo, già più o meno lesa, in proporzione del grado in cui le facoltà erano lese e della rapidità e gravità con cui si giunse al completo squilibrio.In rapporto alla terapia operata, può aversi nella s. arresto del processo e anche regressione, fino all'apparenza di una piena normalità; in un'alta percentuale di casi, però, la malattia riprende il suo corso, fino a raggiungere, nel susseguirsi delle tappe, la più completa disgregazione della personalità. Nei periodi di sosta e di miglioramento del male, il giudizio se si tratti di veri ritorni alla normalità con piena ripresa delle facoltà mentali (« lucidi intervalli ») o soltanto di periodi di « larvata quiete » e, corrispondentemente, la determinazione del grado di responsabilità morale e di validità di consenso dell'infermo, rappresentano quesiti spesso assai difficili e controversi, affidati all'opera dei periti. Vedi, a tale proposito, alcune decisioni della S. Rota:

spectu umbratae quietis"... neque cum plena et defini-
tiva sanatione infirmi... Infirmi in lucidis intervallis
actus humanos elicere et etiam matrimonium inire pos-
sunt » (Decisiones Rotales 1930, pp. 133-34); come pure
CIC, can. 754 sul Battesimo degli « amentes et furiosi ».