SCHIZOFRENIA

SCHIZOFRENIA. - Sotto il termine di «demenza precoce» Kraepelin (1893) aveva raggruppato le forme della cosiddetta «catatonia» di Kahlbaum, della «ebefrenia» di Hecker e le forme «paranoidi», presentanti come caratteristica comune «una particolare alerazione dell'intima unità della personalità di disturbi prevalenti a carico della vita affettiva e della volontà».

Bleuler, invece, vide alla base della suddetta psicopatia un allentarsi delle associazioni intrapischiache, quasi una fissazione della coscienza donde il nome di s. (1908; σχίφω = sepparo, divido e φρήν = spirito, mente), per cui troverebbero facile ingresso in essa costituenti estranei ad incunearsi nella coscienza provocandone la dissociazione. Tali costituenti estranei sono visti da Bleuler, con indirizzo psicoanalitico, come formazioni psichiche attuanti sulla base di intense esperienze affettive, soprattutto sessuali, o di traumi psichici, avve

corporali più elementari, per cui i malati non hanno più cura della propria pulizia personale e del proprio abbigliamento, non mangiano, non bevono ed arrivano fino a trattenere unire e feci oppure ad insudiciarsi con esse. Cedimento affettivo: all'inizio può essere mascherato sotto le apparenze della buona educazione, ma ben presto conoscenti, amici e parenti divengono indifferenti al malato; a volte, a causa del sentimento di estraneità che lo colpisce, esso arriva fino ad assumere un atteggiamento ostile verso la famiglia in cui si sente isolato. Un tale stato di inaffettività può arrivare all'« autismo », in quanto questi malati sopportano difficilmente la vita sociale che appare loro non solo estranea ma ostile, ed allora spesso si isolano per lunghi periodi in una camera non uscendo da essa che per le necessità indispensabili. Ambivalenza: è la tendenza a sperimentare i fenomeni psicologici contemporaneamente sotto il loro aspetto positivo e negativo. Può essere considerata in rapporto al disinteresse in quanto ogni pensiero, ogni azione, ogni sentimento, appare senza alcun valore e pertanto uguale indifferentemente al suo contrario. Sentimento penoso di estraneità: per l'indebolirsi delle tendenze istintivo-affettive si ha un deficit dell'intuizione dell'Io, del sentimento della propria personalità, per cui spesso il malato è portato a continuare verifiche di se stesso, passando lunghe ore davanti allo specchio ad osservarsi; per lo stesso motivo gli infermi hanno un sentimento penoso di irrealità, non solo per tutto quanto li circonda, ma anche per la propria attività e soprattutto per il proprio pensiero che sentono come illusorio, freddo ed estraneo.

2. Sintomi accessori

Sono per la maggior parte conseguenza dei sintomi sopra descritti e sono soprattutto riportabili al disinteresse ed alla perdita di valore affettivo di ogni rappresentazione mentale. Compaiono in tal modo i disturbi dell'« auto-condotta » (Toulouse e Mi-ngard). Il mondo esterno è percepito in modo corretto, l'orientamento nel tempo e nello spazio è spesso normale; ma tutto ciò avviene senza alcun interesse personale, per cui ogni attività è facilmente interrotta o deviata da idee parassite o da sensazioni anomale.

Così, per quanto riguarda la memoria, i fatti si svolgono davanti al soggetto senza che egli vi si interessi in alcun modo; pertanto la loro fissazione e la loro conservazione come fatti mnemonici appare debole e, d'altro lato, anche la loro rievocazione, non sostenuta da alcun interesse o momento affettivo, avviene difficilmente, ma soprattutto è disordinata e con le più strane associazioni dei ricordi stessi. Per gli stessi motivi anche il corso dell'ideazione avviene in modo bizzarro traducendo la più o meno netta casualità delle associazioni per cui nel discorso compare il verbalismo e l'incoerenza.

Altre anomalie del corso del pensiero sono rappresentate dalla presenza nel discorso di improvvisi arresti (barrage degli autori francesi) o da uno « stagnare » del pensiero che dà esito ad una « diffidenza » verbale per cui il discorso si dilunga attorno ad una stessa idea con frasi che non aggiungono nulla. Altre volte la fragilità dell'ideazione non sostenuta dall'interesse fa sì che il discorso venga deviato su argomenti del tutto diversi da quelli del suo scopo iniziale; oppure può aversi persino una mescolanza di due idee diverse la cui espressione avviene contemporaneamente e quindi in modo incongruo ed incomprensibile. Naturalmente, è facile comprendere come, su questa strada, il malato arrivi facilmente ad essere preda, durante il discorso, di automatici verbali, quali: l'enumerazione di serie verbali, come nomi di animali, di piante, ecc.; le associazioni verbali per contiguità o per assonanza; le deformazioni verbali ed i neologismi per perseverazioni od assonanze sillabali; le verbigerazioni, le stereotipi verbali, l'insalata di parole, l'ecolalia.

Sulla base del sentimento di estraneità e di dissoluzione della personalità fisica e mentale, originano i deliri dello schizofrenico, con il carattere comune di un'aggressione misteriosa alla propria personalità fisica e psichica: idee di negazione, di distruzione di organi, di introduzione di persone estranee o di animali nell'organismo, di influenzamento del pensiero, di magnetismo, di trasmissione del pensiero.

Da parte dell'attività motoria si possono osservare nella forma catatonica (v. CATATONIA) della s., disturbi caratterizzati soprattutto da immobilità o ritardo della attuazione di azioni comandate o volute dal soggetto stesso, che una volta iniziate possono anche interrompersi bruscamente, a volte come per un controdire (ambivalenza), a volte per uno svanire dell'energia di esecuzione dell'atto (disinteresse del malato all'atto stesso). Per lo stesso motivo catalessia (v.) per cui il malato conserva a lungo degli atteggamenti passivamente impostigli, anche se del tutto incongrui e scomodi. In tale sindrome di arresto o torpore motorio possono improvvisamente comparire i cosiddetti impulsi (v. IMPULSIVITÀ) per i quali il soggetto, uscito di colpo dalla sua inerzia e senza motivo apparente, a volte sotto lo stimolo di un'allucinazione acustica, colpisce con il pugno un vicino, scaglia un oggetto o si strappa i vestiti per poi tornare magari nell'immobilità di pochi istanti prima.

La clinica ha distinto, oltre la forma di demenza precocissima di De Sanctis che colpisce i fanciulli, la forma semplice (caratterizzata soprattutto dalla indifferenza e dall'inferenza, senza deliri né disturbi motori), la forma catatonica (con segni motori molto accentuati), la forma delirante o paranoide (con predominio dei fenomeni deliranti), la forma eboido-frenica (che ne rappresenterebbe una forma frusta, nella quale l'inerzia e l'apatia interessa solo il desiderio di provvedere alle proprie necessità con un impiego regolare e produttivo e l'affettività familiare e sociale; per ciò tali malati vivono di espedienti, terrorizzando la propria famiglia per ottenere del denaro o compiendo furti o atti di violenza).

BIBL.: E. Bleuler, Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenia, Lipsia-Vienna 1911; id., Die Probleme der Schizoide und der Syntonie, in Zeitschr. f. Neur., 78 (1922), n. 373; E. Tanzi, E. Lugaro, Tratt. delle malattie mentali, II, Milano 1923, pp. 465-540; E. Kraepelin, Psychiatrie, Berlino 1927, V. indice; O. Binsanger, E. Siemering, Tratt. di psichiatria, Milano 1927, V. indice; J. Berze, H. W. Gruhle, Psychologie der Schizophrenia, Berlino 1929; C. Schneider, Die Psychologie der Schizophrenia, Stuttgart 1930; O. Bumke, Handbuch der Geistes-verhalthen, IX, Berlino 1932, V. indice; K. H. Stauder, Die fiolliche Katatonie, in Arch. f. Psychiatr., 102 (1934), p. 614; A. Vallejo Nágera, Tratt. de psiquiatria, Barcellona 1949, pp. 526-701; W. Mayer-Gross, Psychopathology of the lusians, Congr. Internat. Psychiatr., X, Parigi 1950; P. Guiraud, Psychiatrie général, 1950. Lamberto Longhi

Per la cura della s., V. PSICOTERAPIA CHIRURGICA (PSICOCIRURGIA); SHOCKTERAPIA.

II. VALUTAZIONE MORALE

Sotto l'aspetto morale, la conclamata, ancor più di ogni altra malattia mentale (v.), per le gravi alterazioni che produce nella mente dell'individuo togliendole la facoltà di intendere rettamente e volere secondo motivi ragionevoli, priva in pieno l'infermo della responsabilità dei suoi atti e della validità del consenso. Nei gradi iniziali della malattia, il parziale disturbo delle facoltà mentali, a volte non facilmente determinabile da un esame non profondamente specializzato, può dare l'apparenza di una piena normalità di pensiero e di atti; anche in tal caso, però, non può ammettersi la completa responsabilità; questa va considerata particolarmente, al lume degli episodi successivi, nel giudizio storico degli atti dell'individuo, già più o meno lesa, in proporzione del grado in cui le facoltà erano lese e della rapidità e gravità con cui si giunse al completo squilibrio.

In rapporto alla terapia operata, può aversi nella s. arresto del processo e anche regressione, fino all'apparenza di una piena normalità; in un'alta percentuale di casi, però, la malattia riprende il suo corso, fino a raggiungere, nel susseguirsi delle tappe, la più completa disgregazione della personalità. Nei periodi di sosta e di miglioramento del male, il giudizio se si tratti di veri ritorni alla normalità con piena ripresa delle facoltà mentali (« lucidi intervallii ») o soltanto di periodi di larvata quiete e, corrispondentemente, la determinazione del grado di responsabilità morale e di validità di consenso dell'infermo, rappresentano questi spesso assai difficili e controversi, affidati all'opera dei periti. Vedi, a tale proposito, alcune decisioni della S. Rota:

Lezioni anche di dogmatica e etica: vi svolse un'immensa attività letteraria, che in punto importante, l'esegesi della Lettera ai Romani, fu in aperto contrasto con Lutero.

Nella dottrina sulla Rivelazione si scostò dal «cristo-monismo» neokantiano e ritschliano, parlando del divino nella natura capace di attestarci Jiddio. Ma in ciò in contrasto con K. Barth, S. volle seguire il sentiero stretto tra quel cristomonismo e la teologia naturale, gettando via il grecismo dalla teologia. Perciò approfondì lo studio delle cose giudaiche e rivendicò l'autonomia dei concetti biblici rispetto a quelli greci. Di tali idee è colorato anche il suo concetto del cristiano, che esclude che nella Chiesa, oltre l'unità della fede, si esiga una conformità di dottrina come ammette il sistema della Chiesa «greco-romana». Già nel titolo dell'importante collana Beiträge zur Förderung christlicher Theologie, che fondò nel 1897, da lui spiegato più volte, il «christliche» ha il significato già esposto: la collana è aperta a tutti gli orientamenti di teologia esclusi solo quelli che con l'intellettualismo soffocherebbero la fede in Gesù; lo Spirito Santo spira in tutte le altre correnti, che devono progredire sempre più. Con questa presa di posizione S. ha causato, almeno indirettamente e in parte, l'ecumenismo (v.) oggi molto diffuso tra i protestanti.

Oltre le numerose monografie edite nei Beiträge, pubblicò tra l'altro: Der Glaube im Neuen Test. (Leida 1885; Stoccarda 1896; 1905; 1927); una collana Das N. Test. ausgelegt für Bibelleser (Stoccarda 1887-1910) riassunta in Erläuterungen zum N. T. (3 voll., ivi 1908-10); Einleitung in die Bibel (ivi 1889, 5a ed. 1933); Gesch. Israels von Alexander bis Hadrian (ivi 1901, 1906, 1923); Theologie des N. T. (2 voll., ivi 1909); rimaneggiamento in: I. Die Gesch. des Christus (ivi 1920, 1923) e II. Die Theologie der Apostel (ivi 1922); Die philosoph. Arbeit seit Carstens (Gütersloh 1906, 1910); Das christliche Dogma (Stoccarda 1911, 1923); Die christliche Ethik (ivi 1914, 1924, 1929), Hilfe in Bibelnot (2 voll., Essen 1926-27, 2a ed. 1 voll. 1928); notevoli commenti ai 4 Vangeli (Stoccarda 1929; 1935), a Giacomo (ivi 1932), epistole ai Corinti (ivi 1934), ai Romani (ivi 1935), a Timoteo e Tito (ivi 1936), 1a di Pietro (ivi 1937). Oltre queste grandi opere, c. le altre in R. Brezger, Das Schrifttum A. Schlaters (Gütersloh 1938; Beiträge, 40, 2).

Bibl.: J. H. Vander Veldt-R. P. Odenwald, Psychiatry and Catholicism, Nuova York 1932; V. BIBLICA. a IMPUTABILITÀ; RESPONSABILITÀ e alle varie PSICOSI. Giuseppe de Ninno