SCHLATTER, ADOLF. - Teologo protestante, fra i più influenti nei tempi recenti, tipico per la maniera di conciliare il criticismo con la fede, nel 16 ag. 1852 a S. Gallo (Svizzera), m. a Tubinga il 19 maggio 1938.
Influì sulla sua educazione il padre pietista, ministro della setta battista, e la madre rimasta nella Chiesa riformata svizzera, nella quale fu battezzato. Studiò nelle Università di Basilea e Tubinga e adottò una teologia «realistica» che si attiene al messaggio centrale del Nuovo Testamento e giudica tutto secondo l'amore verso Gesù. Parroco a Zurigo e a Kesswil-Uttwil, sul lago di Costanza, fra colleghi di stampo liberale e razionalistico. Per opera del pietismo bernese, diventato influente nella Dieta del cantone, fu chiamato (1880) all'Università di Berna come libero docente di Nuovo Testamento e scrisse allora il suo primo libro, sul Concetto di Fede, fondamentale per la sua teologia del tutto originale. Fu quindi (1888) nominato ordinario di teologia sistematica a Greifswald, allora roccaforte della teologia credente e pietista in Germania. Nella cittadina studentesca della Pomerania ad un patriottismo tedesco un po' spinto. Quando Guglielmo II, per affrontare la crisi determinata dopo che A. Harnack aveva scatenato la controversia sul Simbolo apostolico, fondò (1893) una cattedra di teologia credente nell'Università di Berlino, S. accettò la cattedra delicata, che stava al centro delle contestazioni della politica religiosa di allora. Riuscì a stringere relazioni di HARAN (v.). Nel 1897 accettò a Tubinga la cattedra neotestamentaria con diritto di tenere