SCHLEGEL, AUGUST WILHELM VON. - Critico,
filologo e poeta tedesco, n. ad Hannover il 5 nov.
1767, m. a Bonn il 12 maggio 1845.
Studiò prima teologia, a Gottinga, che lasciò presto
per la letteratura. Dal 1795 a Jena (ove fu professore
nel 1798) collaborò alle Horen e al Musenalmanach di
Schiller con le prime traduzioni poetiche e alcuni saggi
sul rapporto tra forma e contenuto nella poesia (Briefe
über Poesie, Silbenmass u. Sprache); poi fondò con il
fratello Friedrich la rivista Athenaeum (Berlino 1798-
1800) ove condusse una critica demolitrice contro la
letteratura francesizzante di moda. Nel 1801 tenne a
Berlino le Vorlesungen über schöne Literatur u. Kunst
- polemica contro l'illuminismo e rivalutazione della
poesia medievale - attirando intorno a sé un gruppo di
giovani poeti romantici. Un vero talento rivelò nel tra-
durre opere poetiche: 17 drammi shakespeariani (1797-
1810), 5 drammi di Calderón (Spanisches Theater, 1803-
1809), altra poesia romanza (Blumensträusse italienischer,
spanischer u. portugiesischer Poesie, Berlino 1904) e, par-
zialmente, Dante. Dopo il 1804 viaggiò con M.me de
Staël attraverso l'Europa, rivolgendo il suo interesse
anche alle arti figurative (onde più tardi le Vorlesungen
über Theorie u. Geschichte der bildenden Künste, Berlino 1827), e soggiornò con lei nella famosa villa di Coppet centro della nuova cultura europea. Al tentativo della Staël di far conoscere ai Francesi la nuova fase della vita dello spirito tedesco partecipò combattendo contro l'invasione del classicismo francese (Comparaison entre la Phèdre de Racine et celle d'Euripide, 1807). A Vienna nel 1808 tenne quelle Vorlesungen über dramatische Kunst u. Literatur (Heidelberg 1808-11), in cui codificò il concetto di « arte romantica » (arte della nostalgia, anelito a Dio, al mistero dell'Universo; unione di vita e morte, di sensualità e spiritualità) e cioè l'arte di Shakespeare e degli Spagnoli, e lo contrappose a quello di « arte classica » (arte del possesso e della gioia serena, armonica legislazione del mondo, partecipe dell'autonoma perfezione della natura), l'arte dei Greci, Romani, Francesi, Italiani; tale divisione aprì la via alle contese letterarie del primo '800. Dopo il 1818 fu all'Università di Bonn e, primo professore di sanscrito in Germania, introdusse, con la rivista Indische Bibliothek (1823-30) e con l'edizione e la pubblicazione di opere indiane, lo studio scientifico di questa letteratura. In Berichtigung einiger Missendungen (1827) espose la sua avversione al cattolicesimo. I suoi ultimi scritti, specialmente il Musenallmanach del Wendt (1832), sono satire violente contro antichi compagni romantici, Schiller, Goethe e i propri fratelli Friedrich. Mediocre la sua produzione poetica (Gedichte, 1800; Poetische Werke, 1811; il dramma Jon [1803], su modelli di Euripide). Spirito più imitatore che creatore, ma che sapeva penetrare nell'intimo di altri poeti, ha dato preziosi contributi critici e additato nuove vie nel campo dell'estetica. Troppo lontano però ha spinto l'opposizione contro il sec. XVIII, perdendo di vista la natura per aderire al concetto fichtiano dell'opera d'arte quale esclusiva emanazione dell'Io soggettivo.
BIBL. ed.: l'unica intera è quella vecchia di Ed. Böcking (12 voll., Lipsia 1846-47). Studi: O. Wassermeier, Die Kunstlehre A. W. S.'s und ihr Verhältnis zu Kunst und Schillers Ästhetik, ivi 1923; Comtesse J. de Pange, A. G. S. et Mme de Staël d'après des documents inédits, Parigi 1938; B. V. BRENTANO, FRANZ, A. W. S., Stoccarda 1943. Alba Cori