SCHLEGEL, FRIEDRICH von. - Filosofo, n. ad Hannover il 10 marzo 1772, m. a Dresda il 12 genn. 1829. Studiò filosofia nelle Università di Lipsia e di Gottinga; fu cultore di lingue antiche (sanscrito, persiano), appassionato lettore di classici greci e delle opere del Winckelmann. Dopo aver trascorso alcuni anni a Dresda (1794), a Jena (1796) e a Berlino (1797), dal 1800-1806 insegnò filosofia a Jena ove divenne l'araldo del nuovo movimento romantico. Nel 1803 si recò a Parigi; quindi, tornato in Germania, fu, nel 1808, a Vienna, segretario alla Cancelleria imperiale.
Nel primo scritto con cui iniziò la sua attività scientifica Über das Studium der griechischen Poesie (1796), contrappone la poesia antica alla moderna; in seguito, sotto l'influsso della Dottrina della scienza di Fichte, scopre l'essenza della filosofia moderna nel divenire spirituale, e auspica l'avvento della poesia romantica che deve essere una poesia universale progressiva. Più tardi, per merito dello Schleiermacher, rivolse ogni suo interesse sul problema religioso (la sua conversione al cattolicesimo è del 1808 per opera di S. Clemente Hofbauer). Ingegno fertile ma disorganizzato, anima tormentata, sensibilissima alle variazioni dell'ambiente, lo S. ha espresso con molta efficacia i tre momenti dell'evoluzione romantica, l'estetico, il filosofico e il religioso, e ha dato nei singoli campi contributi che hanno giovato soprattutto alla chiarificazione e all'approfondimento dello spirito del romanticismo.
religione, senza dogmi e senza Chiesa, non è né un sapere né un fare, è sentimento, cioè la coscienza immediata della dipendenza del finito dall'infinito, dell'uomo da Dio, ed ha la sua sede nell'affettività (Gemütth). Nei Monologe del 1800 S. difese energicamente la libertà di coscienza. Nella più matura Dialektik il sentimento sembra assumere una funzione ancor più trascendentale: esso è il portatore » (Träger) di tutte le altre funzioni, al di là quindi del conoscere e del sentire ordinari, in quanto è l'identità originaria di entrambi. Perciò il sentimento non è soggettivo ma attua l'autocoscienza sua individuale come universale: « è la forma universale dell'aver-sessio » (Dialektik, ed. integrale di R. Oldebracht, Lipsia 1942, § 215, p. 286 sgg.). La rivelazione non è una comunicazione straordinaria che venga dall'alto, ma consistente nel prender coscienza della propria vita intima e di una nuova intuizione che in essa nasce dall'Infinito. La religione più perfetta è il cristianesimo e Cristo è la personalità religiosa più alta, apparsa nella storia: nella sua anima si è dispiegata la divinità con piena chiarezza mostrando che ogni finito abbisogna di una comunicazione più alta per aderire a Dio. Inutile quindi discutere sulla storicità della vita di Cristo e dei suoi miracoli. La rivelazione continua sempre in ogni scoperta dello spirito umano, e la profezia non è che un'anticipazione che questo spirito fa dal suo sviluppo. L'opera principale: Der christliche Glaube (1823), svolge in modo sistematico il principio del « sentimento di dipendenza » mostrando come i vari dogmi sono la « modificazione » (Modification) di quel sentimento; quindi di ogni verità dogmatica circa gli attributi di Dio, la Trinità, l'Incarnazione, la Redenzione, il peccato e la Grazia ecc., il contenuto valido per la coscienza cristiana è determinato da ciò che il « sentimento di dipendenza » esprime nella coscienza dei singoli in un dato momento (Der christliche Glaube, parte 1, cap. 2, 30). Questo sentimento dunque tiene il posto dei miracoli, delle profezie, del magistero ufficiale e delle prove di qualsiasi genere: esso è l'unico interprete della « sola fides », ch'è qui intesa come il sentimento che nasce dall'incontro dell'autocoscienza della libertà di fronte alla natura e alla storia (op. cit., § 32). modernismo (v.) e dai fautori della « teologia del sentimento » (Gefühlstheologie): esso ha ispirato lo sviluppo dei moderni indirizzi della filosofia della religione e della storia delle religioni i quali esauriscono l'esigenza della religione nella « esperienza religiosa » (R. Otto, A. Ritschl, W. Herrmann, G. Wobbermin). Critici radicali di S. sono stati Hegel, B. Baur, Strauss, Feuerbach e tutta la sinistra hegeliana.