SANGUE, TRASFUSIONE DEL

SANGUE, TRASFUSIONE del. - Il primo accenno ad una trasfusione di s., fatta tuttavia mediante assunzione del s. per os, si può già intravedere nelle opere di Plinio, nel trattato di anatomia di Erofilo, nell'VIII libro delle Metamorfosi di Ovidio ed anche in antichi testi ebraici.

Nella cronaca di Roma, scritta da Stefano Infessura, è detto come un medico ebreo nel 1492 avrebbe tentato di trasfondere nelle vene di Innocenzo VIII infermo, allo scopo di risanarlo, il s. di tre fanciulli di 10 anni; l'episodio però non è storicamente provabile e in particolare è negato dal Pastor nella sua Storia dei Papi.

La prima notizia certa sulla trasfusione è solo del 1667, anno in cui un certo Denys, professore di matematica e filosofia di Parigi, avrebbe fatto il primo tentativo di immissione di s. di agnello in un ragazzo demente a scopo terapeutico. L'esperimento, fatto collegando direttamente i due vasi mediante una cannula d'argento, riuscì felicemente, ma tale pratica, pur trovando in tutto il mondo numerosi sostenitori, fu spesso combattuta sia da medici che da autorità civili e religiose, in parte per i frequenti casi di insuccesso, in parte per pregiudizi di ordine morale e giuridico. Nel 1669 anzi, sia la Corte suprema e il Parlamento francese, sia la S. Sede proibirono la pratica della trasfusione considerandola un atto immorale.

Dopo alterne vicende, si può dire che la trasfusione ha cominciato ad affermarsi solo nella seconda metà del sec. XIX ad opera di scienziati di tutto il mondo: Prevost, Dumas, Karst, Bischoff, Carrel, Gille, Sabbatani e specialmente Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni. Attualmente la trasfusione è entrata nella pratica medica, non solo allo scopo di sostituire una eventuale grave perdita di s., ma anche per finalità terapeutiche in varie condizioni morbose. Pare, infatti, ormai accertato che la trasfusione, oltre a sostituire il s. perduto, possiede una azione mobilizzatrice delle riserve ematiche, tonica sul circolo periferico, emopoietica, antiemolitica, emostatica, antitossica e anti-infettiva, oltre che opoterapica.

Normalmente la trasfusione può essere fatta con s. omologo (prelevato da individui della stessa specie), con derivati del s. (plasma, siero, globuli rossi o globuli bianchi concentrati...), con s. e plasma eterologhi (prelevati da esseri di specie differente), con soluzioni artificiali adoperate come sostituti del s. Ora le trasfusioni vengono praticate quasi esclusivamente con s. umano o con i suoi derivati, essendo state abbandonate quelle di s. animale.

Tra i metodi in uso, si deve considerare: una trasfusione diretta (il s. passa direttamente dal donatore al ricevente, mediante uno speciale strumentario); una trasfusione indiretta, usata oggi più frequentemente dopo la scoperta delle proprietà anticoagulanti del citato di sodio fatta dal Sabbatani nel 1902 (il s. viene dapprima raccolto in appositi recipienti o matracci contenenti le sostanze anticoagulanti, dove può venire conservato anche per tre, quattro, cinque giorni). Oltre questi due metodi va ricordata la t. di s. conservato prelevato da cadaveri; tale s. presenta il vantaggio di non avere più la capacità di coagulare e di poter essere conservato per 3-4 settimane. Il metodo fu introdotto dallo Judine nel 1930 a Mosca. Negli Stati Uniti sono in corso studi per ottenere una lunga conservazione del s., senza alterazione dei suoi componenti, mediante coagulazione.

Pur essendo entrata nella pratica medica quotidiana, la trasfusione riveste tuttora il carattere di un intervento di un certo rilievo, così da dover impegnare la responsabilità del medico riguardo sia alle indicazioni e controindicazioni di essa, sia alla conservazione e scelta del s., sia all'esecuzione tecnica.

Il problema principale al momento attuale è quello della scelta del s.; questa è regolata dalla norma che: «il s. del recettore non deve contenere anticorpi che agiscano sui globuli rossi del donatore».

Landsteiner infatti nel 1900 e qualche anno più tardi Jansky e Moss scoprirono i ben noti «gruppi sanguigni» classificando tutti gli uomini in i gruppi: A, B, AB, O (zero) secondo la presenza o l'assenza di determinati «antigeni» (agglutinogeni) contenuti nelle loro emazie e di determinati «anticorpi» (agglutinine) presenti nel loro plasma. Qualora la scelta del donatore non venga fatta appropriatamente si può determinare nel s. del ricevente un eventuale incontro tra agglutinogeno e agglutinina dello stesso nome (ad es.: globuli rossi del donatore con agglutinogeno A e plasma del ricevente con agglutinina anti-A) donde gravi reazioni e finanche pericolo per la vita del paziente. Da qui l'assoluta necessità di determinare con ogni cura l'apparenza ai differenti gruppi del donatore e del ricevitore e tener conto delle rispettive tolleranze prima di praticare una trasfusione. Attualmente i gruppi sanguigni sono notevolmente aumentati di numero, sia per la scoperta di nuovi sistemi (MNS, P, Kell-Cellano, Rh, Lutheran, Leway, Jobbins, ecc.), sia per la individualizzazione di numerosi sottogruppi. In pratica però dal punto di vista trasfusionale hanno importanza solo il sistema ABO e il sistema Rh scoperto da Landsteiner-Wiener nel 1940. L'importanza di tale fattore Rh è divenuta oggi così grande che dal punto di vista legale si ritiene doveroso per un medico trasfondere s. Rh negativo in molti casi e specialmente nelle giovani donne, dal momento che una eventuale trasfusione con s. Rh positivo potrebbe determinare gravi alterazioni in caso di gravidanza a carico del feto, qualora questo presenti nel s. le caratteristiche di un Rh positivo di origine paterna. In taluni di questi casi, se

il feto giunge a termine, il neonato presenta le caratteristiche di una particolare malattia: l'«eritroblastosi fetale», che viene appunto curata unicamente con la cosiddetta «exanguino-trasfusione» o sostituzione totale del s. (v. PATERNITÀ, ricerca della).

Nella scelta del donatore, oltre all'incompatibilità di gruppo, va tenuto presente il pericolo di trasmettere con la trasfusione alcune malattie: come la malaria, la sifilide e specialmente l'epatite epidemica (purtroppo spesso inevitabile, a meno di non usare s. sterilizzato con radium o raggi fortemente ionizzati).

Circa i pericoli della trasfusione si deve tenere sempre presente la possibilità di insorgenza di reazioni locali e generali anche dopo la scelta del gruppo appropriato. La percentuale di mortalità varia notevolmente a seconda degli autori: Tzanck dà una percentuale di 1/300, Bazzocchi e Bendandi 1/2500; Domenici non ha avuto nessun caso di morte su 10.500 casi.

Dalla maggior parte dei giuristi la trasfusione viene oggi considerata un atto lecito, anche senza il consenso del donatore, purché si debba in tal modo salvare una persona da un «pericolo attuale di danno grave, non altrimenti evitabile». Tuttavia la legge, ad es., in Italia, prevede che si debba implicare la responsabilità del medico in caso di: esecuzione con controindicazioni (gravi lesioni cardiache, renali, epatiche...), mancata esecuzione in corso di indicazioni assolute (emorragia intensa), errata scelta del s., errori di tecnica (D. M. 20300/2 del 3 giugno 1935 e del 13 dic. 1937).

Dal punto di vista morale la donazione di una porzione del proprio s. deve considerarsi lecita purché l'entità della sottrazione non sia tale da porre in pericolo la vita o da recare grave danno alla salute del donatore (v. MUTILAZIONE). In determinate circostanze, rappresentando l'unica possibilità di salvare un individuo dalla morte, il rifiutare, senza il motivo di un proprio grave danno, la donazione di un'equa parte del proprio s. rappresenta grave colpa contro la carità. D'altra parte il medico non può sottrarre s. a un individuo, o in quantità maggiore di quanto egli sappia, per servirsene a scopo di trasfusione, senza il consenso di lui.

BIBL.: V. Formentano, La t. del s. nella pratica medica: gruppi sanguigni, indicazioni, tecnica, i servizi per la trasfusione, Milano 1935; id., Note di tecnica e di assistenza nella pratica della t. di s., in Il sangue, 1939; G. Bazzocchi-G. Bendandi, La t. di s., Milano 1948; R. Monteleone, Medicina d'urgenza, 3ª ed., Roma 1949; G. Bosio, Il fattore Rhesus nelle recenti scoperte e studi sul s., in Civ. Catt., 1950, IV, pp. 326-37; A. Fornara, Recenti progressi (1945-50) della medicina legale delle t. di s., in Minerva medica, 19 maggio 1950; G. Morganti, Genetica del fattore Rh, in Riv. Ist. sier. ital. (sez. II), apr.-giugno 1950; F. Tarsitano, I recenti progressi nella conoscenza dei sistemi gruppo-specifici e la ricerca della paternità, in Minerva medica, 19 maggio 1950.

Alessandro Marolla

Cite this article

“SANGUE, TRASFUSIONE DEL.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 1052. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sangue-trasfusione-del.