Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Medicina pastorale Questioni generali

SENSIBILITÀ

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SENSIBILITÀ. - Il concetto di s. non è univocamente stabilito. Si dice comunemente che un soggetto ha s. per alcuni problemi o aspetti della vita, volendo con ciò significare una speciale recettività e finezza di elaborazione interiore, o un'innata predisposizione a comprendere, in forma mediata o immediata, determinate forme del reale. L'espressione è così usata in analogia al significato, molto più preciso, psicofisiologico di « capacità ad avvertire determinati stimoli sensoriali»; in quest'ultimo senso si parla di s. visiva, uditiva, tattile, ecc., per indicare la capacità di uno stimolo sensoriale, quantitativamente variabile, di arrivare alla soglia della coscienza, capacità esattamente misurabile.

Si dirà, p. es., che il limite massimo della s. uditiva dell'uomo, cioè della capacità di avvertire come sensazione acustica le vibrazioni sonore, è inferiore a quella del cane, perché l'uomo non avverte più come sensazione acustica vibrazioni di frequenza superiore a 20.000 al secondo, mentre il cane riesce ad avvertire acusticamente ancora vibrazioni che giungono a frequenze di 38.000.

Su tale concetto di s. si è costruito uno dei capitoli più interessanti e fertili della psicofisiologia. È bene ricordare che la s., così intesa, va tenuta distinta dall'« eccitabilità », propria delle forme viventi in genere, unicellulari comprese, che costituisce un vasto e complesso capitolo di biologia generale.

Si può parlare di s. solo là dove esistono strutture nervose differenziate che sottendono specificamente tale funzione; quanto maggiormente integrate e differenziate le strutture anatomiche, tanto più varie e complesse le forme di s.

Si usa genericamente distinguere, da un punto di vista neurobiologico e clinico, la s. protopatica (Head) da quella epicritica, a seconda del maggiore o minore contenuto intellettuale delle varie forme di s. Tali concetti sono biologicamente molto importanti, ricollegandosi al significato di « coscienza » come « vigilanza » (v. SENSAZIONE).

I disturbi della s., importantissimi dal lato della semeiotica neurologica, riguardano le forme di s. subiettive e obiettive. Subiettivamente: le parestesie (formicolio, intormentimento, solletico, sensazione di « carne morta », ecc.), le causalgie (dolori a tipo urento, prodotti dall'irritazione della rete nervosa simpatica che avvolge il nervo e i vasi sanguigni satelliti), i dolori (p. es., le « nevralgie »). Obiettivamente si distingueranno: disturbi della s. tattile, dolorifica, termica, della localizzazione tattile, della discriminazione tattile, della s. alla pressione o al peso (barestesia), della s. dolorifica da pressione esagerata, di quella vibratoria (pallestesia), di quella localizzatoria della pressione, del riconoscimento della posizione dei diversi segmenti di un arto, di un arto in toto, e dei movimenti passivi (batiestesia, s. artrocinetica). In genere vengono considerati a parte i disturbi della stereognosi, cioè della capacità di riconoscere la forma, la consistenza, il volume di un oggetto; si tratta infatti di un processo sintetico delle varie forme di s. elementare.

In clinica si osservano - in conseguenza dell'organizzarsi in strutture anatomo-topografiche delle varie vie della s. - le cosiddette dissociazioni della s.: di tipo periferico (sono conservate le s. profonde e abolite quelle superficiali); di tipo tabetico (indenne la termodolorifica, la barestesia e la tattile superficiale, abolita la pallestesia, la batiestesia, la discriminazione tattile); di tipo siringomielico (si verifica, grasso modo, il quadro opposto della forma precedente).

Le vie della s. arrivano nel talamo ottico (parte posteriore del nucleo esterno), da cui partono i fasci sensitivi che si recano alla corteccia cerebrale. Importantissima è la funzione del talamo: sembra infatti che ad esso competa l'elaborazione dell'aspetto emozionale, affettivo di ogni forma di s., lasciando alla corteccia il compito più delicato di discriminare, identificare, valutare i vari stimoli. È evidente che non deve esistere, a questo proposito, un eguale comportamento per tutte le forme di s.; gli impulsi dolorifici, che sono quelli più carichi di contenuto emotivo, vengono per la maggior parte elaborati intratalamicamente; per il tatto, invece, il contenuto emozionale è assai più scarso e quindi la corrente talamo-corticale è molto più ricca. Sembra che questa organizzazione anatomo-funzionale sia la vera base della s. protopatica e di quella epicritica, e su questa base l'aspetto protopatico della s. presenta intimi tratti d'unione con la cosiddetta cenestesia (v.). Le lesioni talamiche possono determinare dolori assai intensi, parossistici, persistenti, intollerabili, non influenzati da alcun mezzo curativo; essi sono da considerarsi, forse, come sintomi di « liberazione » talamica dall'influenza inibitrice della corteccia.

Da quanto è stato detto, può comprendersi come possano esistere profonde alterazioni delle varie s., senza che per questo lo stato psichico abbia a soffrirne nella sua integrità, e, viceversa, possano esistere profonde alterazioni psichiche, senza compromissione alcuna, o assai scarsa, delle s.

Bibliografia3 opere
BIBL.: W. Roussell Brain, Diseases of the nervous system, Londra 1951; H. Rohrbacher, Einführung in die Psychologie, Vienna 1951; v. anche bibl. alla voce SENSAZIONE.

Bruno Callieri

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 336–338.

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Callieri, Bruno. “Sensibilità.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 336–338. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/sensibilita.

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Callieri, Bruno. “Sensibilità.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 336–338. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/sensibilita.

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