SHOCKTERAPIA (ELETTROSHOCK).- È tra i più importanti metodi per il trattamento organico dei disturbi mentali; i suoi diversi procedimenti si sono sviluppati non logicamente ma empiricamente, fatto d'altronde comprensibile in un campo in cui le varie etiopatogenesi sono pressoché sconosciute. L'inizio della s. si può far risalire alla scoperta, indipendente e quasi simultanea, dell'azione curativa del coma ipoglicemico (cioè legato a forte diminuzione del conto-nuto di glucosio nel sangue) e della terapia farmacologica convulsivante.
Introdotta in psichiatria da Steck, l'insulina venne dapprima somministrata con il doppio scopo di aumentare il peso del paziente e di influenzare gli stati di eczematismo, specie nei morfomani. Il passo decisivo per il passaggio da un medicamento puramente sintomatico ad un trattamento curativo fu compiuto da Sackel, della clinica di Vienna, nel 1933, quando egli fece l'importante osservazione che gli stati ipoglicemici profondi, che involontariamente insorgevano durante il trattamento sintomatico di psicotici con iniezioni di insulina, avevano un evidente effetto benefico sulla psicosi stessa: il coma ipoglicemico, che i predecessori di Sackel cercavano di evitare, moderando la quantità del medicamento introdotto, divenne il schizofrenia (v.), trattamento che è oggi universalmente diffuso e adottato sotto forma di insulinoschizoterapia (IST). Qualche anno prima, nel 1928, von Meduna aveva riferito sui suoi tentativi di trattare la schizofrenia con convulsioni epilettiche artificialmente indotte con il cardiacazol. Egli era stato mosso da due constatazioni (successivamente dimostrate solo relativamente giuste): che l'epilessia e la schizofrenia sono antagoniste tra loro; che i sintomi schizofrenici possono scomparire, almeno temporaneamente, dopo convulsioni spontanee. La stessa osservazione aveva precedentemente condotto Nyiro a tentare, senza alcun successo, il trattamento di schizofrenici con trasfusioni di sangue di epilettici (von Meduna era stato preceduto nel lontano 1785 da Oliver, che nel London medical journal aveva comunicato un caso di mania) curato con successo dalle convulsioni indotte dalla canfora).
La grande diffusione e importanza dei trattamenti convulsivanti in terapia psichiatrica fu dimostrata al Congresso internazionale per il trattamento moderno della schizofrenia, tenutosi a Muensingen (Svizzera) nel 1937; fu qui che Cerletti e Bini menzionarono per la prima volta la possibilità dell'uso della corrente elettrica come stimolo convulsivante nel trattamento della schizofrenia. Dopo un lungo periodo di esperimenti sugli animali, i due studiosi romani provocarono convulsioni mediante l'elettricità in ammalati mentali e pubblicarono i loro primi lavori nel '38: questa la nascita dell'elettro-shockterapia (EST), che da Roma si diffuse rapidamente in tutto il mondo.
La scarica elettrica provocante lo shock, erogata da particolari apparecchi a un voltaggio di 100-120 volts, viene applicata alle regioni temporali per ca. 2-4 decimi di secondo (per i dettagli di metodo, tecnica e fisiopatologia vedere il volume di Cerletti e Bini sull'ES). Non è ancora bene accertato se l'attacco (ebba essere considerato un fenomeno di liberazione oppure un fenomeno positivo di eccitazione. È stato molto discusso se la terapia convulsivamente elettrica (ES) possa produrre alterazioni irreversibili nelle cellule nervose. Bini e Cerletti, dopo aver esaminato i cervelli di un gran numero di cani sottoposti per lungo tempo ad ES, hanno affermato che lesioni del genere non si verificano mai, essendo invece state dimostrate in animali sottoposti a shock insulino o cardiaco. Anche gli autori più recenti concordano in tale importante affermazione: dopo una media di 10 ES le alterazioni elettroencefalografiche somigliano a quelle osservate nella commozione cerebrale, ma il tracciato torna normale dopo circa un mese di riposo.
Le indicazioni della IST sono rappresentate quasi esclusivamente dalle sindromi schizofreniche; data la sua complessità e delicatezza, tale trattamento va praticato sotto rigorosa sorveglianza sanitaria, da personale medico specializzato, in ospedale adatto.
Le indicazioni della EST sono le seguenti: 1) AFFEZIONE (v.), che costituiscono anzi il gruppo di malattie in cui si hanno i risultati più brillanti, soprattutto nelle forme depressive: si ha pronta guarigione (con 3-10 ES) dell'episodio in atto; l'efficacia è notevole anche nelle melancholine involutive, in cui però è necessario un numero maggiore di applicazioni. 2) Le sindromi schizofreniche, quando non sia attuabile la IST per ragioni particolari; in questo vasto gruppo di malattie i risultati sono indubbiamente migliori con la IST. Le due s. si possono abbinare, attuando la cura mista, quando vi sia una intensa compartecipazione affettiva oppure una marcata agitazione psicomotoria, e nei casi che in precedenza hanno scarsamente risposto alla sola IST; gli ES si possono praticare durante la prima fase del coma insulino, oppure in alternanza con i coma stessi. Negli stati catatonici spesso poche applicazioni di ES riescono a sbloccare i pazienti. 3) Nelle psicoeurosi l'EST è giustificata solo nei casi molto gravi resistenti alla psicoterapia, e in quelle forme ossessive che si accompagnano a una forte carica ansiosa: anzi in tali casi Bini e Bazzi propongono l'«anichilimento», cioè applicazioni ravvicinate di ES, anche due volte al giorno, fino ad indurre nel paziente una sindrome amnestiata completa o quasi: l'ansia in genere scompare, pur mantenendosi inalterati i meccanismi ananastici e fobici, che però impallidiscono nella loro risonanza affettiva, cioè perdono il loro carattere ossessivo.
Nelle neurosi PSICOPATICHE, PERSONALITÀ (v.) i risultati non sono affatto brillanti, e così pure negli sviluppi psicopatici.
Le principali controindicazioni sono date dalle malattie cardiovascolari, le infezioni, gli stati febbrili di qualunque natura, la tubercolosi in atto, le affezioni croniche dei polmoni, le gravi tireotossicosi, le malattie organiche del sistema nervoso centrale, le marcate ipertensioni. Osservando rigorosamente tali limitazioni, i pericoli divengono assai scarsi, riducendosi praticamente alle sole fratture, leggermente più frequenti nella EST e nelle melanconie che non nella IST e nelle schizofrenie.
In generale le s. non controindicano i trattamenti psicologici, che anzi a volte possono venir facilitati dalle modificazioni psichiche indotte da tali metodi organici; deversi infine notare che il valore pratico ed economico dell'ES è notevole: a molte migliaia di soggetti distinti (maniaco-depressivi) può esser risparmiata la denuncia di alienazione mentale, poiché essi sono, se necessario, tenuti in buone condizioni mentali mediante qualche shock praticato saltuariamente; inoltre si evita la lunga ospedalizzazione, cioè si evita di nutrire e sorvegliare innumerevoli soggetti apparentemente dementi, i quali in altri tempi eseguono un servizio di assistenza continuato.