SALERNITANA, SCUOLA. - In essa, in Salerno, si rifugiano il più puro spirito classico e la medicina monastica che ivi si trasforma in medicina laica, restando, però, indenne da pratiche magiche o superstiziose. Pur non avendo prodotto nulla di nuovo, la s. s. ha il merito indiscusso di aver tramandato il pensiero medico nella espressione più pura e di esser stata la prima scuola fiorita nell'Occidente cristiano.
Le prime notizie risalgono al 904, quando, secondo documenti, un salernitano era medico alla Corte di Francia; nel 984 il vescovo di Verdun, Adalberone, andò a Salerno per curarsi. Tralasciando le leggende sull'origine della s. s. il problema si restringe sull'origine laicale, asserita dal De Renzi, e su quella monastica sostenuta dal Puccinotti. Secondo le più moderne vedute, i Benedettini furono i primi esponenti ed animatori della scuola; essi, più che negli altri loro numerosi monasteri, in Salerno trovarono una tradizione medica e qui ebbero centri di ospedalità aggregati ai monasteri, dove anche per regola venivano ospedalizzati i pellegrini. Comunque, nel primo periodo (precostantiniano), i principali nomi sono in prevalenza di ecclesiastici, a cominciare da Guarimpoto o Garioponto, vissuto nel sec. XI, ritenuto dal Capparoni ecclesiastico e chiamato subdiaconus nel Liber Confraternit della Confraternita dei Crociati di Salerno. Anche la sua opera, Passionarius, dimostra già dal titolo il carattere religioso. Pietro Clerico fu contemporaneo di Guarimpoto e scrisse una Practica, assai simile all'opera del precedente. Altro esponente di I (v.), m. nel 1085. Accanto a questi ecclesiastici, però, non mancano noti laici che costituivano intere famiglie quali i Cofoni ed i Plateari; né mancano le donne dedicate all'arte medica, tra cui eccelle Trocta, che si dedicò all'arte ostetrica lasciandoci il libro De mulierum passionibus in, ante et post partum. Tra le opere anonime scritte intorno al 1000 non vanno dimenticate lo Speculum hominis, in versi, e l'Antidotario salernitano, codificazione delle ricette usate nella pratica ospedaliera. In questo periodo va particolarmente notata nel pensiero medico e nelle opere, di cui nessuna è originale, l'assenza completa di dottrine magiche ed astrologiche.
Caratterizzano il secondo periodo (periodo di fulgore constantiniano, 1100-1300) AFRICANO (v.), il maggiore esponente della s. s., e un moderato influsso arabistico, che coincidono con il diffondersi della fama della scuola e il conseguente maggior afflusso di studenti e di maestri di chiara fama. Aggiungasi che lo Stato intervenne a regolamentare la scuola conferendole un carattere ufficiale. Federico II, infatti, con le sue Costituzioni Federiciane stabiliva non potersi esercitare l'arte medica se non con l'approvazione di una commissione di maestri di Salerno; il corso di studio doveva avere la durata di cinque anni, preceduti da tre di logica; i chirurghi, infine, dovevano aver frequentato per almeno un anno le lezioni di chirurgia e dimostrare di aver seguito le lezioni di anatomia.

Il dottrinario salernitano, pur basandosi sulla teoria umorale ipocratica, si completava con tutte le branche allora di dominio della pratica medica. Particolare interesse era dato all'uroscopia che studiava le urine nei loro aspetti più esterni, quantità e colore; la s. s. portò a nuove interpretazioni diagnostiche, facendo virare l'uroscopia verso l'uromanzia, scienza prettamente medievale. Maestro Mauro scrisse un trattato De urinis e si occuparono della materia anche i maestri Sacco, Ursone, Giovanni Plateario e Pierre Gilles de Corbeil. Di contro, coltivarono l'oculistica maestro Zaccaria, Davide Armenio, autore del Tractatus de oculis, Camanosoli che tratta della nosologia, della terapia e della chirurgia oculare secondo la s. s.; ma eccelle Benvenuto Grasso o Grafeo, della seconda metà del sec. XIII, autore dell'Ara probata oculorum.
Merito indiscusso della s. s. è quello di aver riportato in onore il pensiero anatomico e lo studio dell'anatomia, che, dall'epoca di Galeno, era decaduta e quasi dimenticata. Con le Costituzioni Federiciane, invece, come si è detto, lo studio dell'anatomia era imposto a quanti volessero esercitare l'arte chirurgica. Ma dall'editto di Federico non può provarsi che si trattasse di anatomia humanorum corporum e che venissero fatte autopsie umane, limitandosi lo studio anatomico umano alla sola conoscenza dei testi galenici. La più nota opera salernitana in tale campo rimane l'Anatomia porci di Cofone il Giovane, fiorito alla fine del sec. XI; trattatello assai breve, in esso ci si limita a una elencazione dei principali organi e alla posizione di quelli più appariscenti alla sezione; tra brevi osservazioni personali, si nominano i vasi lattei dell'intestino che poi Gaspare Aselli identificerà con i vasi chiliferi da lui scoperti. Si occuparono anche di anatomia maestro Mauro (ca. 1170) e maestro Ursone, cui devesi attribuire un trattatello già ritenuto anonimo.
Vero vanto della scuola fu la chirurgia che subì notevole incremento per lo sbarco nell'Italia meridionale dei Crociati feriti, reduci di Terra Santa. Ed ecco che in Salerno la chirurgia, decaduta, e solo esercitata da empirici ciarlatani, torna in mano a illustri maestri. Primo a riabilitare la chirurgia è Pietro Clerico, vissuto dopo il mille e autore di una Practica. Ma grande esponente è Ruggero di Frugardo, nativo di Parma e vissuto tra il sec. XII e XIII, autore dell'opera Post mundi fabricam, meglio nota come Rogerina. Ancor più noto Rolando da Parma, autore di una Chirurgia meglio nota come Rolandina, allievo del precedente e fiorito intorno al 1250. Si trattava soprattutto di chirurgia esterna, ma in casi di necessità non rifuggiva