CATALESSIA. - Grado estremo di blocco volitivo con incapacità completa a ogni attività, congiunta a una particolare pieghevolezza passiva dei muscoli delle varie parti del corpo («flessibilità cera») per cui l'inferno può essere atteggiato da altri, nel capo nel tronco negli atti, in qualsiasi posizione comunque difficile o incomoda, conservandola anche per lungo tempo, finché non venga modificata o cessi da sé per stanchezza. Durante lo stato catalettico ogni attività organica (respiro, circolazione, sensibilità) è indebolita e ottusa; incompleto o assente il ricordo di quanto in esso si svolse.
Nella c. l'inferno può esser mosso all'attività per imitazione, ripetendo automaticamente gli atti (ecoprassia) o le parole (ecolalia) di chi lo circonda o sotto la spinta d'una suggestione, come avviene in quello stato di sospensione e quasi di svuotamento della coscienza psicologica prodotto dall'impostimo (v.) in cui l'ammalato può esser condotto a inscenare sentimenti e azioni inculcati dalla sperimentazione attraverso una suggestione orale o visiva. La c. ANESTESIA (v.), EPILESSIA (v.), nelle forme maniacali, in particolar modo nella demenza precoce. La c. può esser provocata in sé dallo stesso soggetto, come nell'«autocatalesi» dei fachiri indù (v. FACHIRISMO) o nel corso di manifestazioni metapsichiche, assumendo a volte l'apparenza di fatto soprannaturale.
CATALESSIA
BIBL.: A. Ziveri, Manuale di psichiatria, Torino 1920; E. Tanzi-E. Lugaro, Trattato delle malattie mentali, Milano 1923; G. Moglie, Manuale di psichiatria, Roma 1946; U. Cerletti, Riusunto delle lezioni di clinica delle malattie nervose e mentali, 1914.