Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Medicina pastorale Questioni generali

CHIRURGIA ESTETICA

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Noto anche come: inglese: aesthetic surgery

CHIRURGIA ESTETICA. - In senso lato si intende quella parte della chirurgia che si occupa di migliorare l'aspetto dei pazienti, correggendo l'imperfezione anatomica o la forma esteriore del corpo deturpata o distrutta da traumi o malattie.

Così intesa, la c. e. include numerosi interventi che rientrano in altre specialità, già ben definite ed ormai completamente avulse dalla madre comune chirurgia generale, nelle quali il fine estetico si combina intimamente con quello del ripristino funzionale. Ciò vale per l'« ortopedia » che si interessa delle deformità dell'apparato del movimento, come per l'« ortognatodonzia » (ortopedia dento-maxillo-facciale) che si occupa delle malposizioni dentali e delle deformazioni del complesso maxillo-facciale. Mentre cura le alterazioni, in eccesso e in difetto, dello sviluppo dello scheletro mascellare, questa corregge alcune funzioni importanti (respirazione, masticazione, fonazione) e stabilisce una migliore armonia di linee nel viso. Così pure una specialità a sé stante è la chirurgia plastica ricostruttrice della maschera facciale distrutta o deturpata da traumi e malattie congenite o acquisite, che ha anch'essa un fine estetico e funzionale al tempo stesso. La chirurgia plastica non limita la sua attività alla faccia, ma l'estende ad altre regioni ove, ad es., si tratti di ovviare alle conseguenze estetiche e funzionali di una retrazione cicatriziale da ustione.

È ormai generalmente accettato che la chirurgia inerente a queste specialità non è in contrasto con le leggi della morale naturale.

Al contrario, da taluni vengono sollevate obbiezioni per quegli interventi che trovano la loro indicazione non nelle conseguenze di malattia, o malformazione congenita, ma nel desiderio di migliorare l'armonia di linee nella persona umana, alterata da condizioni che sono sul confine tra il normale e il patologico.

Questa chirurgia potrebbe chiamarsi « cosmetica » (da κοσμέω = orno, abbelisco) se si volesse considerarla in sola funzione estetica. Ma non c'è dubbio che i confini tra chirurgia plastica e quella puramente cosmetica sono quanto mai indeterminati e che quest'ultima è, come la prima, al tempo stesso estetica e funzionale. Essa si occupa, ad es., della correzione della forma del naso (a sella, adunco, ecc.) e dell'orecchio (orecchio ad ansa), delle plastiche dei seni e del ventre, dell'ablazione delle rughe, ecc. Molte di queste condizioni possono essere fastidiose, dar luogo a disturbi o a veri e propri stati patologici (ad es. ipertrofia dei seni, iperadiposità del ventre) e pertanto rientrano nella chirurgia plastica; altre, che sembrano non disturbare alcuna funzione, turbano sempre l'armonica fusione dei vari tratti di quel disegno che tende più o meno all'ideale della bellezza umana e che costituisce il normotipo (v.).

Dio che creò l'uomo senza peccato e a sua immagine e somiglianza non può averlo plasmato che bello e la bellezza dovrebbe essere pertanto la normalità; ogni deviazione è da considerarsi come il risultato della trasmissione e forse dell'accentuazione di caratteri degenerativi. « La bellezza - dice H. Bohn - non è carattere della divinità? » (op. cit., p. 500). Si aggiunga che ogni deviazione della norma può esser causa di ostacolo nella vita sociale e sorgente di pericolosi complessi psichici. Ciò vale anche per l'ablazione delle rughe, prodotto della perdita di elasticità della cute, conseguenza e sintomo di vecchiaia, ma talvolta malattia che insorge precocemente, in età ancor giovanile e che gli uomini spesso considerano come condizione d'inferiorità; per ciò, almeno in molti casi, è giustificato il tentativo di cancellarne i segni.

Dal punto di vista morale deve, quindi, concludersi che, ogniqualvolta non venga esposto l'individuo a grave pericolo o danno (il che attualmente è da escludersi per la totalità dei casi, purché trattati da persona abile e con tecnica corretta), l'intervento di c. e. (sia pure a fine soltanto cosmetico) è intrinsecamente morale e quindi lecito, se l'individuo si propone un fine soggettivamente onesto.

Bibliografia7 opere
BIBL.: E. Lexer, Le operazioni di chirurgia plastica, in Trattato di chirurgia pratica, di V. Bergmann, I, Milano 1901, p. 517; M. Virenque, Chirurgie réparatrice maxillo-faciale, Parigi 1940; H. Bon, Medicina e religione, trad. it. di A. Alliney, Torino 1940, pp. 499-501; M. Thorek, Plastic surgeons of the breast and abdominal wale, Illinois 1942; J. Imre, Atlas d'autoplasties de la face, Parigi 1943; G. Sanvenero-Rosselli, La divisione congenita del labbro leporino, Roma 1944; R. Wittmoser, Die Reverdin-Plastik, Vienna 1946.

Emanuele Scavo

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Di Emanuele Scavo

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 1557–1559.

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Scavo, Emanuele. “Chirurgia Estetica.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 1557–1559. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/chirurgia-estetica.

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Scavo, Emanuele. “Chirurgia Estetica.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1557–1559. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/chirurgia-estetica.

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