CHIRURGIA ESTETICA. - In senso lato si intende quella parte della chirurgia che si occupa di migliorare l'aspetto dei pazienti, correggendo l'im-

Chibomanzia - Schema delle linee chiromantiche nel palmo della mano.
perfezione anatomica o la forma esteriore del corpo deturpata o distrutta da traumi o malattie.
Così intesa, la c. e. include numerosi interventi che rientrano in altre specialità, già ben definite ed ormai completamente avulse dalla madre comune chirurgia generale, nelle quali il fine estetico si combina intimamente con quello del ripristino funzionale. Ciò vale per l'«ortopedia» che si interessa delle deformità dell'apparato del movimento, come per l'«ortognazodonaia» (ortopedia dento-maxillo-facciale) che si occupa delle malposizioni dentali e delle deformazioni del complesso maxillo-facciale. Mentre cura le alterazioni, in eccesso e in difetto, dello sviluppo dello scheletro mascellare, questa corregge alcune funzioni importanti (respirazione, mastizzazione, fonazione) e stabilisce una migliore armonia di linee nel viso. Così pure una specialità a sé stante è la chirurgia plastica ricostruttrice della maschera facciale distrutta o deturpata da traumi e malattie congenite o acquisite, che ha anch'essa un fine estetico e funzionale al tempo stesso. La chirurgia plastica non limita la sua attività alla faccia, ma l'estende ad altre regioni ove, ad es., si tratti di ovviare alle conseguenze estetiche e funzionali di una retrazione cicatriziale da uscione.
E ormai generalmente accettato che la chirurgia inerente a queste specialità non è in contrasto con le leggi della morale naturale.
Al contrario, da taluni vengono sollevate obbiezioni per quegli interventi che trovano la loro indicazione non nelle conseguenze di malattia, o malformazione congenita, ma nel desiderio di migliorare l'armonia di linee nella persona umana,alterata da condizioni che sono sul confine tra il normale e il patologico.
Questa chirurgia potrebbe chiamarsi «cosmetica» (da xoopéa = orno, abbellisco) se si volesse considerarla in sola funzione estetica. Ma non c'è dubbio che i confini tra chirurgia plastica e quella puramente cosmetica sono quanto mai indeterminati e che quest'ultima è, come la prima, al tempo stesso estetica e funzionale. Essa si occupa, ad es., della correzione della forma del naso (a sella, adunco, ecc.) e dell'orecchio (orecchio ad ansa), delle plastiche dei seni e del ventre, dell'abbazione delle rughe, ecc. Molte di queste condizioni possono essere fastidiose, dar luogo a disturbi o a veri e propri stati patologici (ad es. ipertrofia dei seni, iperadiposità del ventre) e pertanto rientrano nella chirurgia plastica; altre, che sembrano non disturbare alcuna funzione, turbano sempre l'armonica fusione dei vari tratti di quel disegno che tende più o meno all'ideale della bellezza normotipo (v.).
Dio che creò l'uomo senza peccato e a sua immagine e somiglianza non può averlo plasmato che bello e la bellezza dovrebbe essere pertanto la normalità; ogni deviazione è da considerarsi come il risultato della trasmissione e forse dell'accennazione di caratteri degenerativi. «La bellezza - dice H. Bohn - non è carattere della divinità?» (op. cit., p. 500). Si aggiunga che ogni deviazione della norma può esser causa di ostacolo nella vita sociale e sorgente di pericolosi complessi psichici. Ciò vale anche per l'abbazione delle rughe, prodotto della perdita di elasticità della cute, conseguenza e sintomo di vecchia malattia che insorge precocemente, in età ancor giovanile e che gli uomini spesso considerano come condizione d'inferiorità; per ciò, almeno in molti casi, è giustificato il tentativo di cancellarne i segni.
Dal punto di vista morale deve, quindi, concludersi che, ogniqualvolta non venga esposto l'individuo a grave pericolo o danno (il che attualmente è da escludersi per la totalità dei casi, purché trattati da persona abile e con tecnica corretta), l'intervento di c. e. (sia pure a fine soltanto cosmetico) è intrinsecamente morale e quindi lecito, se l'individuo si propone un fine soggettivamente onesto.