COCAINISMO. - Tendenza irresistibile all'assunzione di cocaina a scopo voluttuario, per iniezione o, più spesso, futtata in polvere per via nasale; tra le più gravi forme d'intossicazione, è vizio assai frequente nelle grandi città, particolarmente ai margini della prostituzione. Il movente prossimo, sulla base d'una debolezza congenita della volontà e una anomale tendenza all'abuso delle sostanze eccitanti, è rappresentato dal desiderio di evitare i dolori fisici o dalla ricerca dell'oblio dei dispiaceri o dalla bramosia di voluttà, sollecitata dalla speranza di effetti afrodisiaci, di strane e nuove sensazioni.
La cocaina, per la sua doppia proprietà, narcotizzante e stupefacente (l'essenziale), sviluppa nel soggetto uno stato di vago benessere, di ebbrezza con allucinazioni sensoriali in cui le immagini del subcosciente, particolarmente a contenuto erotico, si compongono in una specie di piacevole follia transitoria, sostenuta dallo stato di narcosi che anestetizza e fa tacere ogni sgradevole sensazione fisica e morale eventualmente esistente.
La cronicità dell'uso dà luogo a progressivo grave deperimento fisico (fino alla cachessia) e mentale con disturbi della sensibilità, alterazioni della motilità (indebolimento, convulsioni), decadimento dell'intelligenza, del tono affettivo (ipocondria), della volontà.
Bibliografia5 opere
Giuseppe de Ninno
II. DOTTRINA MORALE
L'uso della cocaina, come di qualunque altro narcotico o stupefacente, è in sé lecito, quando vi si ricorra di rado e per un motivo legittimo (p. es., attutire un dolore, eccitare o facilitare il sonno a chi soffre d'insonnia). Ma l'uso diventa gravemente illecito quando si ricorra alla droga o per motivi non retti o con soverchia frequenza e quasi ordinariamente, sia per i gravi danni, sopra accennati, alla vita fisica e psichica, e sia perché espone con facilità al pericolo di un desiderio sfrenato e difficilmente controllabile della droga con le relative deplorevoli conseguenze. v. STUPEFACENTI.
Celestino Testore