COCAINISMO. - Tendenza irresistibile all'assunzione di cocaina a scopo voluttuario, per iniezione o, più spesso, fiutata in polvere per via nasale; tra le più gravi forme d'intossicazione, è vizio assai frequente nelle grandi città, particolarmente ai margini della prostituzione. Il movente prossimo, sulla base d'una debolezza congenita della volontà e una anormale tendenza all'abuso delle sostanze eccitanti, è rappresentato dal desiderio di evitare i dolori fisici o dalla ricerca dell'oblio dei dispiaceri o dalla
bramosia di voluttà, sollecitata dalla speranza di effetti afrodisiaci, di strane e nuove sensazioni.
La cocaina, per la sua doppia proprietà, narcotizzante e stupefacente (l'essenziale), sviluppa nel soggetto uno stato di vago benessere, di ebbrezza con allucinazioni sensoriali in cui le immagini del subcosciente, particolarmente a contenuto erotico, si compongono in una specie di piacevole follia transitoria, sostenuta dallo stato di narcosi che anestetizza e fa tacere ogni sgradevole sensazione fisica e morale eventualmente esistente.
La cronicità dell'uso dà luogo a progressivo grave deperimento fisico (fino alla cachexia) e mentale con disturbi della sensibilità, alterazioni della motilità (indebolimento, convulsioni), decadimento dell'intelligenza, del tono affettivo (ipocondria), della volontà.
II. DOTTRINA MORALE
L'uso della cocaina come di qualunque altro narcotico o stupefacente, è in sé lecito, quando vi si ricorra di rado e per un motivo legittimo (p. es., attutire un dolore, eccitare o facilitare il sonno a chi soffre d'insomnia). Ma l'uso diventa gravemente illecito quando si ricorra alla droga o per motivi non retti o con soverchia frequenza e quasi ordinariamente, sia per i gravi danni, sopra accennati, alla vita fisica e psichica, sia perché espone con facilità al pericolo di un desiderio sfrenato e difficilmente controllabile della droga con le relative deplorevoli conseguenze.STUPEFACENTI.