CHIAROVEGGENZA

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CHIAROVEGGENZA. - Difficile una definizione della c. pienamente soddisfacente. Etimologicamente: "visione chiara, chiarezza di percezione». Anche gli autori più competenti divergono sul significato da dare a questa parola; perciò, invece di c., si usano nomi diversi : «metagnomica ", "doppia vi sta ", "lucidità ", ecc. La definizione proposta da E. Servadio (Enc. Ital., IX, p. 997), fra le più felici, nuoce all'unità dottrinale che deve, quanto è possibile, legare assieme l'apparente molteplicità dei fenomeni. Infatti il Servadio esclude dalla sua definizione di c. tutti quei fatti in cui la cognizione acquisita trae origine da una mentalità estrinseca a quella del percipiente. Perciò, tenendo conto della molteplicità delle ipotesi sulla natura della c., si propone la definizione seguente che vuol essere comprensiva delle varie tendenze, adeguata all'essenza del fenomeno, pur rimanendo abbastanza simile a quella del Servadio, di cui riproduce l'idea informativa, pur con emendamenti atti a unificare la congerie dei fenomeni nell'unità dottrinale : «C. è voce comprensiva di tutti quei fatti di conoscenza, il cui oggetto è un evento o un ente qualunque posto nello spazio e nel tempo, e che avvergano senza l'uso dei sensi empirici». Definizione negativa, ma sola oggi possibile, perché l'intimo meccanismo della c., ormai fatto accertato, sfugge completamente. La definizione proposta dice che l'elemento essenziale della c. non consiste tanto nella posizione che l'evento o l'ente ha localmente e nel tempo rispetto al soggetto conoscente (percipiente), quanto nel modo para-normale di conoscenza, che sembra non verificarsi altro che in adatte circostanze e in soggetti particolarmente dotati, benché, secondo le ultime ricerche eseguite in America e altrove (Duke University di Durham, Columbia University di Nuova York, Hunter College, ecc.), paia che chiunque, più o meno, possegga tale facoltà, suscettibile di sviluppo e opportuna educazione (v. : J. B. Rhine, J. G. Pratt, B. M. Smith, C. E. Stuart, J. A. Greenwood, ExtraSensory Perception after Sixty Years, Nuova York 1940; J. B. Rhine, The Reach of the Mind, Nuova York, trad. II. G. D'Agozzo sotto il titolo: I poteri dello spirito, Roma 1949).
Chi è dotato di tale potere, conosce ove altri, essendone privi, non conoscono, vede, ove altri non vedono affatto, ha visione chiara, donde il valore della voce c.
Molteplice è il meccanismo pratico con cui si effettua la c., o almeno si pretende effettuarla : ad es., guardando oggetti lucidi, come vetro o lumine metalliche (cristalloscopia), o addirittura oggetti luminosi; usando adatti strumenti rivelatori; ponendosi in contatto intimo con l'oggetto da saggiare, scelto in modo appropriato (psicometria, dal greco \dot{φ} ωχ η̂= «anima» e με τρ o v= «misura»), voce però impropria ed equivoca per l'uso che se ne fa in psicologia scientifica, con ben diverso e giusto significato. Il Richeт propose più adatta terminologia, istituendo il termine criptestesia pragmatica, (dal greco πρ ∪ πτ σ̂ ς= naacosto, αδ εθ ησ ις= sensibilità, πρ αγ- μα τι κ î ς= pratico); ma questa voce non ha avuto fortuna.
Le differenze di tecnica dipendono generalmente da due fattori : la natura dell'evento o dell'ente che si vuole saggiare, la differenza del modo secondo cui si opina debba svolgersi il processo chiaroveggente. Com'è chiaro,

l'efficacia del procedimento tecnico adottato dipende dalla maggiore o minore corrispondenza che esso ha alle leggi obbiettive che regolano il meccanismo della c. Certamente la cosa sarebbe abbastanza facile se dette leggi fossero conosciute. Ma qui sorge la vera e radicale difficoltà: queste leggi sono tutt'oggi oscursissime. Gli studi del Rhine (Duke University) hanno portato qualche chiarimento, ma in genere ci moviamo nel buio più profondo e fra le più gravi incertezze. Non rimane che un solo ri- medio, quello cioè di ricorrere al criterio di probabilità, costruendo ipotesi e teorie per quanto è possibile vicino a quella che, sulla scorta delle esperienze, si crede possa essere l'intima realtà dei fenomeni. Ma per ora nessuna delle teorie risponde in modo soddisfacente.
Prima di esaminare le ipotesi più importanti e farne brevemente la critica, conviene porre in solido la realtà obbiettiva dei fenomeni. In primo luogo i fatti sono possibili perché, anche al di là delle forze naturali, Dio sempre sarebbe in grado, quando lo reputasse conveniente, d'eseguirli. Ma, prescindendo dall'intervento divino (che non potrà essere invocato fuor del caso in cui altro potere fosse inetto alla produzione dei fenomeni), i fatti, oltre che possibili, esistono realmente: lo prova l'abbandonatissima documentazione storica, specialmente odierna, la cui genuinità, almeno in generale, è sopra qualunque di- scussione. Obbiezione seria: che i fatti siano dovuti a casuali coincidenze. Se tale possibilità in parecchi casi non può essere esclusa, in moltissimi altri può e deve essere scartata completamente. Per giungere a tali conclusioni, sono stati riprodotti in laboratorio i fenomeni in grandissimo numero, saggiandoli poi al calcolo statistico. Ciò ha mostrato che, ove entra l'uomo quale agente della produzione dei fenomeni, la probabilità matematica viene sempre e di gran lunga sorpassata, sicché è necessario ammettere nel- l'uomo la esistenza d'un potere conoscitivo extra- sensoriale («effetto ESP», cioè di extra sensory perception, denominazione adottata dalla Duke University di Durham, nella Carolina del Nord; direttore di questi lavori statistici il Rhine). L'uso del metodo statistico non è nuovo; iniziato dal Richet nel 1880, questi nel 1884 aveva radunato 2927 prove; il Gurney 17.653. Dal 1880 a oggi sono stati formati 150 gruppi di grandi esperienze di tipo statistico, corrispondenti a ca. 5 milioni di singole prove sperimentali. Il Rhine e i suoi collaboratori hanno applicato il metodo sta- tistico a un complesso di quasi un milione di esperienze. La più gran parte di tali studi è relativa alla c., e specialmente alla sua forma cosiddetta in- diretta, cioè telepatica (una parte cospicua delle espe- rienze riguarda i fenomeni telecinetici, cioè l'effetto «PK», vale a dire degli impulsi meccanici a distanza: V. METAPSHICICA): i risultati furono brillanti e con- vincenti. Oltre il Richet e il Gurney, s'occuparono di questi studi il Dessoir, il Sidgwick, il Barret, l'Ocho- rowicz, il Warcollier, il Brugmans, ecc. (v. METAPSHICICA; TELEPATIA).
È necessario considerare separatamente le teorie che fanno capo alla cosiddetta c. diretta e quelle che si ricollegano alla c. indiretta. Nel primo caso la conoscenza chiaroveggente avverrebbe in virtù d'una azio- ne diretta tra oggetto o evento e percipiente, considerata diretta anche se ottenuta con il sussidio d'istru- menti «rivelatori» (come, ad es., nella rabdoma- zia [v.]). Nel secondo l'intimo meccanismo del fenomeno è legato a una trasmissione di messaggi da mente a mente, cioè per telepatia (v.), qualunque sia la natura della mente comunicante: divina, angelica, umana, di vivente o di defunto.
Nell'esame dei fenomeni, per primo interessa ve- dere a quale categoria (c. diretta o indiretta) pos- sono essere ascritti. Perciò valgono alcuni criteri ab- bastanza semplici; può ammettersi più probabile la c. diretta nel verificarsi di tutte le seguenti condizioni: l'ente o l'evento percepito a) esiste contemporanea- mente al percipiente, b) non vi partecipano in alcun modo esseri umani (ad es., se è un evento nel cui effettuarsi non entra l'attività dell'uomo). In caso diverso la c. indiretta è più probabile, almeno in generale, specialmente quando si tratta di c. nel fu- turo, ove, per motivi cui si accennerà appresso, spesso bisogna addirittura riferirsi a un intervento divino, mediato o immediato. Dopo aver classificato un fe- nomeno nell'una e nell'altra categoria, potrà pro- porsi quell'ipotesi che appaia la più adatta a spiegare l'assenza.
Gli autori più accreditati, relativamente alla c. diretta, propongono l'ipotesi che i fenomeni siano attribuibili: a) all'azione di un «sesto senso» o altra «facoltà speciale» del percipiente (crispestesia del Richet); b) all'estrinsecazione delle facoltà percettive del soggetto oltre i limiti normali d'intensità e soprattutto di luogo (tele- stesia [v.], dal greco τῆλε = lontano e αἰσθησις = sen- sibilità: letteralmente dunque «sensibilità lontana»); c) alla captazione da parte del soggetto di radiazioni spe- ciali, ancora sconosciute, emesse dall'oggetto percepito o dall'ambiente ove nel passato accadde l'evento e fu situato l'oggetto: in tal caso si ammette che l'oggetto o l'evento abbiano lasciato nell'ambiente le loro radiazioni (ipotesi psicometrica, di cui s'occuparono Fechner, Bucha- nan, Denton, Myers, De Rochas, Bozzano, ecc.); d) a una ipotetica dissociazione parziale, non quantitativa, ma at- tiva, dell'azione dell'anima del percipiente dal corpo di lui, sicché l'anima, indipendente com'è dallo spazio, potrebbe conoscere istantaneamente e a qualunque distanza un oggetto o un evento qualsiasi.
Quando invece si crede più probabile che il perci- piente conosca l'oggetto o l'evento in virtù d'un messag- gio trasmessogli da altra mente, e questo è nel caso della c. indiretta, trattandosi di «telepatia fra viventi», po- trebbe immaginarsi un meccanismo d'azione analogo a quello della radio (Sinclair, Cazzamalli), oppure un «con- tatto» diretto fra le anime degli agenti parzialmente dis- sociate dai corpi (telepsichismo); però, meglio che con- tatto fra le anime, si dovrebbe dire contatto fra le at- tività delle anime. Quest'ultima ipotesi gode qualche re- putazione anche nei casi ove si pensi a messaggio pro- veniente da defunto. Quando si crede che il messaggio provenga da un puro spirito o addirittura da Dio, si trascende a ipotesi che in metapsichica non sono degne di nota, nei libri di occultistica, ridicole, non raramente paz- zesche e blasfeme.
Sempre nei riguardi della c. indiretta, è interessante esaminare i criteri più notevoli per cui gli studiosi cre- dono poter riconoscere, con qualche probabilità, la na- tura della mente trasmittente (vivente, defunto, puro spirito, Dio). Se si tratta di oggetto o di evento presente o passato, se la percezione è di natura simbolica, finali- stica, o comunque tale da rivelare un'elaborazione in- telligente, si può senz'altro ammettere la c. indiretta; è però ben difficile, anche in teoria, determinare se si tratti dell'intelligenza d'un vivente o d'un defunto; la possi- bilità d'identificare l'intelligenza trasmittente con quella d'un defunto, risolverebbe, nientemeno, il problema della sopravvivenza dell'anima dopo la morte. Questo suggestivo (v. SPIRITISMO); nonostante le pretese «identificazioni» di spiriti defunti (Bozzano, Trespioli, ecc.), per defienza d'una sperimentazione scientificamente accettabile e per le numerose frodi rilevate proprio nei casi più invocati dagli spiritisti in appoggio alla loro tesi, la decisione sulla sopravvivenza, almeno per questa via, è ancora sub iudice.
Di particolare importanza è l'interpretazione del fe- nomeno quando l'evento o l'oggetto è futuro; in tal caso la sola ipotesi attendibile è quella della c. indiretta. Met- tendo da parte per ora la possibilità che l'intelligenza tra- smittente sia quella stessa di Dio, deve subito esclu-

darsi la telepatia tra viventi. Infatti chi trasmette si troverebbe nelle identiche difficoltà di colui che riceve, cioè nell'impossibilità di conoscere un evento futuro, quindi ancora non esistente (a meno che non venga previsto nelle cause che debbono produrlo, come, ad es., la data esatta di un'eclissi di luna).
Il problema diviene arduo se ci domandiamo se altre intelligenze, distinte da quella di Dio e dell'uomo vivente, possono conoscere il futuro. Ben considerando la cosa, non sembra possibile altro ricorso che all'intelligenza di un'anima disincarnata (defunto) o a un puro spirito (angeli, demòni). Sia chi sia, rimane però ben stabilito che un evento futuro, non essendo per definizione ancora conoscibile in se stesso appunto perché ancora non esiste, non può esser conosciuto che nelle sue cause. Se l'evento futuro è dovuto alla decisione d'una causa libera, ad es. l'uomo, non potrà esser conosciuto in essa con certezza, ma solo congetturalmente; se così non fosse, con manifesto assurdo, la causa sarebbe insieme libera e predeterminata. Se l'evento futuro è dovuto a causa non libera, potrebbe esser conosciuto anche da un ente intelligente distinto da Dio, capace tuttavia di porsi in contatto con detta causa, di conoscerla e di analizzarne sufficientemente il meccanismo d'azione, tanto quanto è necessario per trarne l'apprendimento dell'effetto futuro. Tale sarebbe il caso della premonizione di morte d'un Tizio a causa di malattia, quando, per defecenza della scienza umana, ciò rimanesse oscuro anche ai medici, chiaro, invece, all'intelletto, senza paragone più poderoso, d'un puro spirito. Al contrario, non è facile accettare l'intervento d'un defunto, non potendosi ammettere in esso un'intelligenza dotata d'un potere naturale superiore a quello dei viventi. Ciò perché, anche concedendo che il defunto, attraverso un meccanismo d'azione a noi oggi totalmente sconosciuto, possa naturalmente (cioè, con le sole forze provenienti dalla sua natura di anima disincarnata, senza, dunque, l'ausilio di Dio) mettersi in contatto con l'uomo vivente, ad es., col Tizio del caso proposto; non si vede come la mente di lui, non superiore in potenza a quella dei viventi, e quindi, nell'esempio, nemmeno a quella dei medici, abbia la virtù di scorgere ciò che essi non riescono a vedere. Né potrà soccorrere il fatto che il defunto esiste in condizioni diverse dalle nostre; non si vede in qual maniera le potenze di lui possano essere avvalorate dal suo stato d'esistenza, certamente deteriore rispetto a quello del vivente, nel quale l'anima è unita al corpo, cioè al suo naturale strumento d'azione vitale e quindi di conoscenza.
Rimane fuori discussione la possibilità da parte di Dio di trasmettere all'uomo qualunque premonizione d'eventi futuri, secondari a cause determinate o libere. Qui sorgono gravissimi quesiti, sul modo come Dio conosce gli eventi futuri liberi e circa l'accordo fra prescrizione divina e libero arbitrio umano; per la loro soluzione, si rimanda ai trattati di teologia speculativa (cf., p. es., H. Hurter, *Theologia dogmat.*, II, Innsbruck 1885, dalla tesi 97 alla tesi 106). L'intervento di Dio dovrà ammettersi soltanto se ogni altra causa determinante il fenomeno, si rivela inadeguata; certamente, nel caso della esatta (cioè, non congetturale) premonizione del futuro libero, la causa della profezia non può essere che Dio.
Gli studiosi di metapsichica ricorrono a ipotesi che rendono verosimile il fatto della premonizione del futuro, rimanendo proporzionale alla conoscenza dei viventi e alla natura delle anime disincarnate; ipotesi, però, tutte insostenibili, spesso ridicole. Se ne citano tre: a) la vita, che noi crediamo successione di eventi nel tempo, è istantanea, ma noi non ne abbiamo coscienza; b) l'anima, prima d'incarnarsi, determina tutto il proprio avvenire e anche la data della sua morte (teoria prenatale, fatalista, reincarnazionista); c) gli eventi di questa vita, per noi futuri, sono già presenti ed esistenti in un ordine diverso dal nostro, il quale potrebbe essere l'essenza divina (cioè Dio), oppure una «quarta dimensione», oppure l'ordine in cui esistono le anime disincarnate e gli spiriti puri (tale ordine, fuori del tempo, permetterebbe la visione simultanea degli eventi umani).
Il Myers, con la sua considerevole autorità, ha sostenuto queste dottrine (non però tutte), prima e dopo di lui riprese da vari trattatisti. Ma l'ipotesi dell'istantaneità della vita non va d'accordo con la realtà dei fatti; la teoria prenatale contrasta nettamente con la fede cattolica, con i risultati delle scienze psicologiche e con i fatti i quali attestano essere la nostra vita non frutto di decisioni precedenti alla nascita, e quindi di fatalità, ma del nostro libero sforzo. L'ultima teoria potrà essere accolta purché non si pretenda di sostenere che l'intelletto del perci-piente vegga già in questa vita direttamente l'essenza divina: ciò infatti s'identifica con gli errori dell'ontologismo, condannati dalla Chiesa (Decr. S. Uff. del 14 dic. 1887 contro gli errori di Antonio Rosmini-Serbati: Denz-U, nn. 1891-1930); inoltre è contrario alla ragione e ai fatti sperimentali. L'ipotesi della «quarta dimensione» è senza valore. L'ammissione che per i defunti e i puri spiriti la nostra vita sia già interamente presente, ciò soltanto perché costoro sono fuori del tempo, non ha fondamento: infatti verrebbe ad ammettere che un ente simultaneamente esiste e non esiste, il che è assurdo.
Concludendo, si può dire quanto segue: è certo che la c. esiste, ma è difficile riconoscere le cause: queste in moltissimi casi sono naturali e vanno ascritte a un potere insito nell'uomo vivente, che è capace di esplicarsi in condizioni favorevoli; in alcuni casi invece si richiede necessariamente l'intervento divino. L'ammissione dei puri spiriti, quale causa dei fenomeni, è normalmente assai poco probabile; qualche volta attendibile, anzi certa; quella dei defunti, ancor meno probabile, sempre incerta.
Bnl.: F. W. H. Myers, *Human Personality and its Survival of Bodily Death*, 2 voll., Londra-Bombay 1903 (di questa opera capitale si hanno varie traduzioni, fra le quali si segnala l'adattamento in francese di S. Jankélevitch, Parigi 1910; esiste pure una riduzione italiana in 2 voll., stampata da E. Voghera, Roma 1909); E. Duchatel, *La vue à distance dans le temps et dans l'espace. Enquête sur les cas de psychométrie*, Parigi 1910; E. Osty, *Lucidité et intuition. Etude expérimentale*, 1913; E. Bozzano, *Dei fenomeni di telestesia*, Roma 1920; R. Tischner, *Über Telepathie und Hellsehen. Experimentell-theorische Untersuchungen*, Monaco 1920; E. Bozzano, *Gli enigmi della psicometria*, Roma 1921; C. Richett, *Traité de métapsychique*, Parigi 1922; W. Mackenzie, *Metapsichica moderna*, Roma 1923; E. Osty, *La connaissance supernormale*, Parigi 1923; E. Bozzano, *Premonizioni, precognizioni, profezie*, Roma 1929; U. Sinclair, *Mental Radio*, Monrovia (California) 1930; E. Osty, *Télépathie spontanée et transmission de pensée expérimentale*, in *Revue de métapsychique*, 12 (1932), 13 (1933), trad. it., *La telepatia*, Milano 1934; G. C. Barnard, *The Supernormal*, Londra 1933, trad. it., Roma 1943; C. E. Stuart and J. G. Pratt, *A handbook for testing extra-sensory perception*, Nuova York 1937; J. B. Rhine and J. G. Pratt, *Extra-Sensory Perception after Sixty Years*, ivi 1940; F. Cazzamalli, *Di un nuovo apparato radioelettrico rivelatore dei fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello umano*, in *Energia Elettrica*, 1 (1941), p. 58; J. B. Rhine, *Esperiment bearing upon the precognition hypothesis*, in *The Journal of Parapsychology*, 1 (1941), pp. 51-57; G. Schepis, *La ricerca scientifica in metapsichica*, Roma 1942; id., *Un nuovo campo di applicazione del metodo statistico: lo studio dell'effetto detto di percezione extrasensoriale (ESP)*, estratto degli *Atti della Società Italiana di Demografia e Statistica*, ivi 1947 (contenne una ricca bibl. delle ultime pubblicazioni americane circa gli studi e i metodi statistici in metapsichica); B. M. Humphrey, *Handbook of Tests in Parapsychology*, Durham (North Carolina) 1947; W. Carrington, *Telepatia*, trad. it., Roma 1948; A. Grandori, *Prodigi del pendolo*, Milano 1948 (contenne un'ampia bibl.); J. B. Rhine, *The Reach of the Mind*, trad. it., Roma 1949.
Alighiero Tondi

C. SPIRITUALE. - Nel linguaggio della teologia mistica è il dono soprannaturale di discernere da quale spirito, se buono o cattivo, è mossa un'anima da dirigere; o di leggere nel segreto dei cuori, o di vedere e manifestare avvenimenti passati o anche presenti, ma a distanza, che altrimenti non si potrebbero conoscere con i soli mezzi o secondo le sole leggi naturali. Secondo alcuni la c. spirituale sarebbe un aspetto della «profezia», intendendo profezia nel senso lato di conoscenza delle cose pas

sate, presenti e future ignote al profeta (Sum. Theol., 2^{a-2^{ae}}, q. 131, a. 3); però più comunemente e più propriamente il termine "profezia" lo si restringe alla conoscenza e alla previsione del futuro (Benedetto XIV, De serv. Dei beatificatione et beat. canonizatione, I. III, cap. 45, n. 2).
Esempio di c. spirituale sarebbe la conoscenza avuta a Roma, il 7 ott. 1571, da s. Pio V della vittoria di Lepanto, nel momento stesso decisivo della lotta (cf. Pastor, VIII, pp. 579-80); e quella avuta da s. Teresa, a Medina del Campo, il 15 luglio 1570 , del massacro di 40 Gesuiti, in mare, all'altezza delle Canarie (cf. s. Teresa, Autobiografin, trad. ital. di C. Mella, Modena 1871, pp. 333-36); tali anche i numerosi fatti di lettura dei cuori, narrati nella vita del santo Curato d'Ars (cf. F. Trochu, Les intuitius du Curé d'Ars, 2 voll., Lione 1931).
I fatti di c. spirituale vanno naturalmente vagliati secondo le norme di una critica severa per non cadere in errori o in illusioni o nella credulità; ma pure lasciando a parte quelli che si possono spiegare ricorrendo alla scienza ed alla psicologia, altri ne rimarranno che, e per il contenuto e per le circostanze, richiederanno l'intervento di un agente soprannaturale. Ad es., i segreti più intimi dei cuori, che riguardano lo stato della coscienza, le vocazioni, i disegni di Dio sulle anime non si potranno in molti casi leggere se non alla luce interiore dello Spirito Santo, il quale "penetra tutto, anche le profondità divine" (I Cor. 2, 20).
Uno dei caratteri distintivi di questi fatti è la chiarezza, la precisione, la certezza su quello che cosi s'è venuti a conoscere: "Il Signore pur non mostrandosi sotto forma sensibile, s'imprime nella mente con una notizia cosi chiara che sembra non potersene menomamente dubitare, perché Egli vuole che l'oggetto resti cosi profondamente scolpito nella mente, che non ne possiamo concepire dubbio, più di quello che vediamo cogli occhi; anzi meno ancora "(s. Teresa, op. cit., p. 366).
Quanto al modo con cui la c. spirituale avviene e si svolge, gli stessi, che ne sono soggetto, non trovano parole adatte a spiegarlo: "Dio istruisce l'anima e parla senza parlare. E questo linguaggio è talmente celeste, che male quaggiù si può dare a intendere, per molto che ci proviamo di dire, se il Signore per esperienza non l'insegna" (ibid., p. 366).
Resta da notare che la c. spirituale, essendo un dono gratuito, come la profezia, non dà la santità, né la suppone; e quindi può esserne soggetto anche un peccatore; però generalmente, esso è accordato ad anime sante, perché più è meglio si sentano aiutate nella missione loro affidata da Dio.

Bibl.: A. Sandreau, Les faits extraordinaires de la vie spirituale, Parigi 1908, pp. 225-79; A. Farges, Les phénomènes mystiques distingués de leur contributions humaines et diaboliques, II, Parigi 1923, pp. 128-53.
Celestino Testore