CARATTERE e CARATTERIOLOGIA. - Secondo P. Lersch, il c. può definirsi un complesso di qualità e forme particolari che si rivelano in modo persistente nella vita del singolo individuo, imprimendogli un'impronta personale definibile concettualmente. R. Le Senne considera il c. «l'insieme delle disposizioni congenite che formano lo scheletro mentale d'un uomo» (op. cit., V. BIBLICA., p. 9); a esso oppone la personalità, che comprende il c. più tutti quegli elementi acquisiti nel corso della vita che lo modellarono e specificarono nella particolare maniera in atto, e inoltre l'orientazione sintetica di tali elementi. Tra i due è l'Io, centro attivo e libero, che avrebbe potuto e ancora potrebbe specificare il c. in una differente personalità.
Tra le disposizioni d'un individuo, costituenti il c., esistono rapporti di compenetrazione reciproca (integrazione) e di subordinazione (struttura), per cui l'unità del c. non è da intendersi come derivata da una somma di singole parti, ma come insieme organico in cui i singoli elementi acquistano un significato particolare per il fatto d'essere incorporati in un'unità superiore.
Fermo restando il contenuto dei vari concetti di c. e di personalità sopra esposti, è stata proposta (v. BIOTIPOLOGIA) una differente nomenclatura che avrebbe il merito d'essere più aderente al valore etimologico e all'uso comune dei termini adottati. Per essa, viene proposta la parola indole per lo « stato nativo » neuro-psicologico che costituisce, secondo l'espressione del Le Senne, lo « scheletro » su cui si svolgerà il vero e proprio c. dell'individuo, ricco di elementi estrinseci all'organismo fisico, prodotto dall'opera dell'ambiente e dell'educatore e dall'autoeducazione che ciascuno compie su se stesso.
La c. generale è la disciplina psicologica che s'occupa del c. (o indole) nel modo d'essere e d'agire collegato al fondo organico individuale, nella realtà in cui è immerso; la c. speciale studia problemi più particolari, quali le modalità dei c. individuali e definisce le note secondo cui gli individui si differenziano l'uno dall'altro. La c. sistematica o tipologia mira a riunire in gruppi gli individui che presentano in comune un assieme di caratteristiche particolari.
I problemi trattati dalla c. possono esser distinti in 6 categorie generali:
1) Problemi che si riferiscono direttamente alle qualità fondamentali che contrassegnano i singoli c. e al modo con cui essi s'organizzano nel singolo individuo; studio, quindi, che ha per oggetto la struttura del c. 2) Problemi riguardanti i « tipi », cioè le forme più significative assunte dal c. umano, cui vengono poi ravvicinati i singoli soggetti. Il problema tipologico è naturale conseguenza del problema caratteristico, in quanto la scienza ha il compito di ricondurre la complessità dei fenomeni empirici a una sintesi più semplice possibile e cerca quindi di fissare nel singolo caso quelle qualità che possano poi permettere un ravvicinamento ad altri analoghi casi. Il concetto di tipo nella c. non significa altro se non generalizzazione di qualità strutturali e di contrassegni personali che contraddistinguono il singolo individuo. 3) Terzo gruppo di problemi, la formazione del c. (genetica) e l'importanza che in essa spetta ai fattori ereditari, operanti sul soggetto ancor prima di nascere (fattori endogeni) e di fattori che agiscono su lui nel periodo post-natale (fattori esogeni). L'insieme dei fattori endogeni si chiama di solito « costituzione psichica », elemento presupposto nello sviluppo del singolo individuo; l'insieme dei fattori esogeni è chiamato « ambiente » ed è rappresentato da quanto il soggetto incontra nella sua vita (educazione, ambiente sociale e familiare, paese d'appartenenza, ecc.). 4) Dal problema della genesi è da distinguere quello dello sviluppo del c., riguardante le sue variazioni nelle successive fasi della vita (infanzia, fanciullezza, adolescenza, pubertà, gioventù, maturità, vecchiaia), ciascuna delle quali imprime al c. del soggetto contrassegni particolari, talvolta così dominanti da doverci domandare se tali qualità dipendano dall'individualità del singolo oppure dall'età in cui si trova, nel caso in cui esse scompariranno con il passare a successive età della vita. 5) Altro ordine di problemi, quello che riguarda la diagnosi, opera non facile e che richiede notevole tirocinio, dovendosi risalire dai dati rivelati direttamente a un nucleo intimo d'affetti e d'intenzioni spesso d'assai complessa interpretazione. 6) Ultimo compito della scienza del c., la casistica, cioè la raccolta e l'elaborazione clinica e scientifica dei singoli casi.
La c. come scienza autonoma è relativamente recente: i primi tentativi sistematici risalgono alla fine
della guerra europea 1914-18, per opera soprattutto di psicologi e psichiatri tedeschi, il Kretschmer, il Kroh, lo Ach, e di filosofi: il Klages, lo Spranger, il Le Senne. Già precedentemente al Kretschmer, la scuola costituzionalista italiana del De Giovanni, continuata dal Viola, aveva dato una classificazione precisa delle diverse costituzioni in rapporto specialmente ai quadri morbosi tipici più frequentemente corrispondenti a esse. Anche la scuola del Pende, riferendosi in modo particolare all'attività delle ghiandole a secrezione interna, ha notevolmente contribuito a chiarire il problema della tipologia psicologica.
Notevole importanza fra i moderni rivestono lo Spranger, fondatore di una tipologia umana basata su caratteri esclusivamente psicologici, e la scuola di Groninga di G. Heymans e E. Wiersma, la quale ha il merito d'aver tentato la prima organica sistematizzazione in campo caratteristico. I documenti raccolti dai due psicologi suddetti si possono dividere in due grandi categorie: la prima biografica, l'altra più propriamente statistica; essi costituiscono ancor oggi la più importante fonte d'informazione di cui la scienza del c. disponga.
L'inchiesta biografica ha trascelto, nelle biografie, gli elementi peculiari del c. di 110 persone di diversa nazionalità, professione, sesso, sia nel campo dei personaggi storici che in quello dei criminali. I personaggi studiati sono stati distribuiti nelle diverse categorie della classificazione. L'inchiesta statistica è stata invece condotta su 2500 persone di vario sesso ed età, con il metodo di speciali questionari che prendono di mira, attraverso una lunga serie di quesiti, il modo di comportarsi del soggetto nei riguardi del movimento e delle attività, dell'intelligenza, delle inclinazioni organiche e psicologiche, delle caratteristiche dell'affettività.
Secondo questi autori, una vera comprensione del c. può aver luogo solamente quando si sia precedentemente colto in forma obiettiva il senso dei rapporti fra le attività psichiche: senso che si ha solo quando esse vengono considerate come membri d'un tutto. La stessa scienza poi deve raccogliere i dati dell'esperienza con metodo organico e non limitarsi a osservazioni fortuite come avviene sovente nella osservazione empirica.
Ma anche nel campo della c. la conoscenza pratica e quella scientifica debbono essere distinte ma non contrapposte, e, a dire di Jaspers, non si trova tra esse alcun limite preciso. In tal senso la c., nei suoi limiti obiettivi, ci rivela quanto il determinismo congenito mette in ognuno di noi, pur senza avere la pretesa di predeterminare la complicazione individuale, dato che quest'ultima emana dall'incontro tra il c. e la libertà individuale e tralascia d'occuparsi dei valori che trascendono l'individuo (Le Senne).
Rettamente intesa, e pur con i limiti derivanti da numerose contraddizioni sul piano teorico, la c. ha dimostrato, in questi suoi anni di progressiva elaborazione, vari motivi d'interesse individuale e sociale, mentre i suoi attuali sviluppi consentono di ritenere in una fase di positiva evoluzione.
EDUCAZIONE DEL C. - In pedagogia il termine c. può essere inteso in due sensi. In senso largo e più universale, come l'orientazione predominante della volontà dell'uomo, il suo modo particolare di volere e di agire; in questo senso, ogni uomo ha un
suo proprio c. In significato più stretto, come l'abitudine di operare secondo fermi principi basilari, forniti dall'intelligenza, attenendovisi così tenacemente da produrre la coerenza di tutte le volizioni e le azioni. Uomo di c. sarà, perciò, chi possiede questa proprietà della volontà, di aderire ai principi pratici posti dalla ragione.
La nota fondamentale del c. è data quindi dall'unità interiore, dalla costanza e dalla decisione; e l'elemento principale, al di sopra del temperamento proveniente dall'eredità e dalle circostanze fisiche e fisiologiche, che hanno potuto agire sulla costituzione organica, e dell'influsso psichico esercitato dall'ambiente sociale in cui si vive, sta soprattutto e in modo assai prevalente nelle disposizioni della volontà; dalla qualità e dalla potenza di queste dipende tutto il valore del c.
1) Il c. non è immutabile. - Si vorrebbe da alcuni difendere la teoria, secondo cui il c. rimarrebbe invariabile tutta la vita, quale si è ricevuto dalla natura, senza possibilità di modificazioni da parte di ogni eteroeducazione od autoeducazione. La teoria, spinta agli estremi, ha creato la figura del «delinquente nato» di C. Lombroso; individuo fatalmente votato alla delinquenza, nonostante tutti gli sforzi contrari tentati dall'educazione, dalle repressioni sociali, dalle resistenze interne dello stesso delinquente. E se ne adduce in prova l'esperienza comune popolare, che ha foggato il proverbio: «il lupo cambia il pelo, ma non il vizio», o la scusa «non c'è nulla da fare, s'è fatti così», o il pretesto: «prendetemi come sono, non posso essere diverso». Certo si deve ammettere che nell'educazione del c. s'incontrano dei limiti invalicabili: ogni sforzo volontario non può esercitarsi che entro la linea e i limiti di una disposizione innata e non si può né distruggere né modificare sostanzialmente la costituzione organica, psicofisica originaria. Anche in questo però una certa educazione si può esercitare con buon esito. Perché le disposizioni innate sono come altrettanti materiali offerti alla nostra attività; questa non potrà mutare le possibilità elementari contenute in essi, ma potrà respingere alcuni, sceglierne altri, trasformarli e rassodarli in abitudini. Nel campo, ad es., dell'affettività (emozione, entusiasmo, aggressività, indifferenza, ecc.), se la volontà non può apportare modificazioni nel loro intimo fondo, può però applicarle ad oggetti diversi e così evitare eccessi o deviazioni e colmare lacune.
2) Il c. ha la sua plasticità. - L'esperienza e la coscienza dimostrano in molti modi come il c. possa e venga di fatto modificato da diversi fattori: a) fisiologici: età, crescita, regime di vita, esercizi fisici, clima; b) sociali: si resta sempre, sotto certi aspetti, uomini del proprio tempo, paese, ambiente familiare, professionale; c) psicologici: le abitudini rinforzano o inibiscono gli istinti e si possono sovrapporre ad altre abitudini fino a farle scomparire; ogni idea è efficace, ha in sé una forza che non va perduta ed esercita il suo influsso; due persone di temperamento e di intelligenza più o meno simili, avranno c. differentiissimi a seconda dei principi diversi che li dirigono: delle idee politiche, religiose, economiche, morali, da cui sono governati; ogni azione lascia una traccia che facilita l'azione successiva; l'autocontrollo, che ciascuno può imporsi, rende padroni del modo di agire fin nelle sfumature più lievi.
Tutto questo pertanto forma il campo in cui può svolgersi efficacemente l'attività educativa; e si può dire che l'uomo è artefice della propria fortuna, riesce a trasformare se stesso e può cooperare a trasformare gli altri; può non soltanto imparare a dirigere verso il bene delle forze suscettibili, originariamente, di volgersi al male; ma anche giungere ad aumentare o diminuire queste stesse forze; stroncare energie e slanci o crearli.
3) Mezzi per l'educazione del c. - Da quanto è stato detto, si deduce che quattro mezzi occorrono ad educare il c.: a) rendere forte la volontà, spingendola a volere sempre e fortemente, e passando all'esecuzione reale e
continua di atti volontari; b) assoggettare le volizioni ad una massima di condotta stabile e permanente; non bastano volizioni, per quanto pronte e intense, se esse restano sparpagliate e per così dire dipendenti da motivi momentanei e passeggeri; ma ci vuole una massima fissa, che formi l'ideale da tenere sempre e costantemente dinanzi agli occhi; c) questo ideale, quanto sarà più alto tanto più darà energia e slancio; d) dovrà però essere sempre conforme alla legge morale.
Ad attuare in pratica questi mezzi generali, serviranno: a) una profonda e vigilata conoscenza di se stessi, che conosca tendenze e inclinazioni, esperimenti e rimedi da applicare e li applichi realmente; b) conquista della capacità di vibrare interiormente al maggior numero di vibrazioni degli altri, in modo da sfuggire alla unilateralità, che rende ottusi alla comprensione di molte passioni e di molti moventi delle azioni umane; c) lo sforzo quotidiano di progredire nella battaglia contro l'inerzia e la pigrizia della natura e l'amore alle comodità e il lasciare andare l'onda per la propria china; d) l'abnegazione, che sa imporsi un «no», anche nelle cose più semplici e lecite in se stesse, per avere poi la forza di ripetere il «no», quando si andrebbe altrimenti contro la legge morale; e) il saper cogliere il valore e l'efficacia della sofferenza, nelle molteplici sue forme. Per una parte la sofferenza può portare alla ribellione o almeno alla sfiducia e all'inazione; ma per l'altra, chi ben la comprenda e la sfrutti, può condurre alla costanza, allo spirito di decisione, all'eroismo.
LA RELIGIONE CATTOLICA NELL'EDUCAZIONE DEL C. - Senza nulla togliere ai mezzi umani la religione cattolica altri ne aggiunge a conferma e irrobustimento; essa: a) offre un ideale altissimo, insegnando a trasformare ogni azione in un servizio di Dio creatore; b) aumenta il pregio del dovere, perché lo fa considerare una disposizione della Provvidenza e un mezzo di espiazione e di riparazione, oltre che di esecuzione di una chiara volontà divina; c) dà ad ogni azione il valore di un atto di apostolato per l'avvento e la maggior estensione del «Regno di Dio»; d) dona la Grazia che rafforza la natura e rinfranca le energie della volontà; e) offre i sacramenti della Penitenza e della Comunione, che sono: il primo, faro di luce; il secondo, fiamma per la valorizzazione piena della propria personalità.