FANCIULLEZZA

FANCIULLEZZA. - Lat. pueritia: età della vita (v.) che ADOLESCENZA (v.) preparando, in apparente bonaccia, la travolgente crisi puberale di questa. Fase di "turgor" che si estende ca. dal 7° al 12° anno di età, va considerato uno di quei periodi di potenziale arricchimento dell'organismo della mente che sempre precedono, secondo la legge auxologica delle alternanze (Godin), il dinamico svolgersi morfologico e psicologico delle fasi di "procurata".

I. PSICOLOGIA DELLA F

I mutamenti fenomenici osservabili in quell'età, come d'altra parte per ogni altra, sono, in particolare, causalmente legati alla nuova orientazione della costellazione endocrina (v. ENDOCRINE, GLANDOLE, GLANDOLE), in cui, sul finire della f., cominciano a manifestarsi segni di deficienza dell'epifisi, mentre il timo tutt'ora promuove il progressivo sviluppo della massa corporea. Un progressivo accentuarsi della funzione della corteccia surrenale e dell'ipofisi anteriore segnano le caratteristiche dell'equilibrio endocrino proprio della f. Tale passaggio a nuovi orientamenti glandolari, l'apparente calma organica e fisiopsicologica di tale età, contrassegnata invece in profondità da un fervido accumularsi di materiale abbondante per le successive costruzioni e differenziazioni, rende particolarmente delicata e bisognosa di prudente cautela la puerizia. È necessario, particolarmente all'inizio di questa fase della vita, di non farsi tentare da considerazioni d'indole

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(3st. Jllnari)
Fancelli, famiglia - Altare di S. Biscio, di Pandolfo F., in collaborazione con lo Stapi - Pisa Cattedrale.

pratica sociale o di vanità famigliare, spingendo l'individuo a una prestazione precoce, sia fisica che intellettuale, prima che in lui sia completamente finita la cosiddetta crisi della « piccola pubertà », periodo critico di « procreista » e piccolo schizoidismo che tra il 5° e il 6° anno (Pende) INFANZIA (v.).
Va qui applicato severamente il principio d'igiene fisica e mentale: risparmiare all'individuo sforzi più adatti per una successiva età, ad es., inizio di un nuovo ordine di studi o mutamento d'indirizzo educativo, nei periodi climaterici della vita, prima che sia concluso ben equilibrato il passaggio dalla fase di sviluppo ormai trascorso. Solo a questo momento l'individuo è capace del massimo rendimento con il minimo danno; porre uno sfasamento tra la richiesta fisica, intellettuale e morale del momento e la prestazione possibile per il grado di maturità raggiunto, può divenire un pagare la precocità con un irreparabile danno attuale e futuro alla sana evoluzione delle successive età.

Dal lato fisico, la f. ha bisogno di un'oculare sovrapplianza medica, appunto perché in essa possono prepararsi danni occulti che i profani non vedrebbero, ma i cui effetti apparirebbero manifesti nelle successive età. Particolarmente nella seconda parte della f., o verso il suo concludersi, possono aversi nel soggetto manifestazione anche assai gravi per nuove invasioni glandolari, polmonari, nervose del bacillo tubercolare, particolarmente se l'individuo, in cattive condizioni igieniche, fu sottoposto a un precoce inconsulso sforzo sul cominciar degli studi.

Dal lato psicologico, la f. va considerata età eminentemente assimilativa, imitativa, finalistica, extroversa, a prevalente sviluppo emotivo, capace quindi di assimilare e capitalizzare sensazioni, sentimenti, emozioni, orientamenti ideativi, abiti buoni o cattivi che, più o meno elaborati, trasformati, a volte resi irriconoscibili nei periodi successivi, saranno patrimonio di base, ricco tesoro nascosto per gli svolgimenti emotivi, intellettuali, finanche morali delle successive età. Per tal ragione la f. è parte preponderante dell'età educativa, che si svolge da: dai 7 ai 17 anni (Pende); con il suo inizio segna di solito l'entrata nella scuola primaria, dato che appunto il 6°-7° anno c. è l'età legale per l'entrata negli studi elementari, mentre il passaggio agli studi secondari (scuola media) sarà consentito solo sul finire della puberzia, all'entrare nell'adolescenza, verso gli 11-12 anni.

A dimostrare quanto sia importante la f. per l'acquisto del patrimonio ideativo, si ricorda come a 7 anni d'età il cervello abbia ormai raggiunto un peso (gr. 1738, media) assai prossimo a quello dell'adulto (gr. 1376, media), atto così ormai alla sua funzione strumentale nei riguardi dello sviluppo della vita intellettiva.

Dal lato educativo e morale, la f. è anche qui prestata. Il soggetto con i primi rapporti più intimi con il mondo extra-famigliare (scuola), comincia a farsi la prima cerchia di conoscenza e fa le prime esperienze in un ambiente che prima non conosceva quasi affatto, osservando e facendo tesoro di fatti e circostanze che lo avvicinano per la loro novità; comincia a sentire, nel contrasto dell'ambiente estraneo, più netta la spinta della simpatia dell'avversione; una curiosità sempre più viva lo spinge alla ricerca delle relazioni causali, la sua mente sulla traccia dei ragionamenti concreti va formulando gli estratti; accessibile alla tenerezza, desideroso di esser stimato e amato, nella scuola e nei giuochi sviluppa il primo senso di giustizia.

PASSIONE (v.), nella f. prevalgono quelle del cosiddetto appetito concupiscibile, sia a carico positiva (amore, desiderio, gioia) che negativa (odio, avversione, dolore), che in mutevole ondeggianamento tradiscano il facile variare della sua vita emozionale. La gola, l'intimità, l'accettazione fraefiche sbocce, spesso materiale più che formale, alle sue colpe.

A scopo pratico indicativo, è interessante porre in evidenza che i confini della f., come quelli della maggioranza delle altre età, possono essere ben segnati dai mutamenti della formola dentaria, meglio che dai teorici limiti posti dal numero degli anni. Infatti all'inizio della f. si trova un risveglio della nascita dei denti a tipo vegetativo (fase di "turgor") con lo spuntare dei primi grossi molari permanenti (i cosiddetti "denti dei sette anni") tra il 5° e il 7°-8° anno, l'iniziativa della muta dei denti di latte (incisivi mediali) tra il 6° e l'8° anno; alla fine della f., la sostituzione dei canini di latte (denti della vita animale e di relazione) con i robusti canini permanenti, ca. il 10°-12° anno di età.

Bibl.: H. D. Noble, Les bassins dans la vie morale, I. Paris, 1931, pp. 81-104; N. Pende, Crescenza e ortozene, Milano 1936; V. Borba, Ortozene e biologia, Roma 1943; N. Pende, La scienza moderna della persona umana, Milano 1947.

Giuseppe de Nino

II. LA PEDAGOGIA DELLA F

I dati offerti dalla psicologia intorno alla f. porgono il destro alla pedagogia di richiamare alla mente ed insistere su alcune leggi normative, che mirano ad aiutare l'evolversi della personalità, sfruttando i lati gli elementi psicativi dell'età e cercando di allontanare tutto ciò che potrebbe in un futuro prossimo cagionare danni anche rilevanti.

1. Per l'attività intellettuale

Sentendo il fanciullo una tendenza realistica spiccata, che gli dà un gusto speciale per tutto quello che è meccanico, tecnica costruttiva, esecuzione di modelli, anche nella lettura cercherà non più favole e leggende, ma racconti e romanzi, in cui preferirà il tipo avvenuoso; relazioni di viaggi in paesi, quali dinanzi alla sua fantasia sono ancora avvolti in una nube di mistero, che attende di essere dissipata. Però egli non possiede ancora il senso critico, non sa distinguere ancora oggettivamente il vero dall'inventato e facilmente si lascia suggestione e investire da sue interpretazioni soggettive. Di qui la necessità di sorvegliare sulle letture, affinché al passatempo e alla istruzione non venga ad aggiungersi un risveglio troppo rapido e precoce di istinti morbosi, che possono portare a conseguenze fatali.

2. Per l'attività affettiva

L'intensa attività biologica, propria di questo periodo, in cui i due sessi cominciano a differenziarsi nettamente e a rilevare con un certo interesse compiaciuto le diverse caratteristiche fisiopologiche, che non lasciano più così indifferente il reciproco comportamento, addosso conseguenze diverse per il fanciullo e la fanciulla. Il fanciullo ha bisogno di espandersi in giochi di movimento, tanto meglio se sotto l'incentivo di competizione e di gara; sente più a lungo la tendenza sociale verso i suoi compagni, pur conservando ancora atteggiamenti in prevalenza fanciulleschi; la fanciulla invece, che deve affrontare la pubertà in anticipo notevole sul ragazzo, sotto l'influsso dei cambiamenti che la sorprendono e di cui non sa sempre rendersi ragione, prova facilmente melanconie, tristezza, pigrizia, svogliatezza e quindi si sente più spinta ad una specie di solitudine, in cui sognare a sua voglia, costruire castelli dorati; abituarsi, insomma, ad un mondo fatico, che potrebbe dare risvegli disgustosi.

L'educazione, perciò, rivestirà il carattere di un'arte vigilante, ma serena e disinvolta, aperta, sempre più ricca di comprensione e di amore. Tratto comune, sia per i fanciulli che per le fanciulle, oltre allo spingerli allo studio, sarà il vigilante sulle relazioni che contengono o prediligono, sui compagni che frequentano con più assiduità, sulla diligenza e costanza nello studio; questo per prevenire (o almeno correggere in tempo utile) pericoli gravi di deviazioni o comportamenti, per una parte, di cavalleria stordita e, per l'altra, di civetteria vanesina. In particolare, poi, per il fanciullo si comincerà a insinuargli un concetto serio della vita e dell'avvenire che richiederà di lui serietà e cultura; alla fanciulla si darà, nel momento propizio, più o meno ampiamente secondo la situazione, un concetto esatto della grande missione, affidata alle Dio, e della efficacia e forza di una sana femminilità, che deve sapere far restare ciascuno al suo posto

e far scomparire la sciocca convinzione che la donna non è che fragilità e debolezza.

3. Per l'attività volitiva

Poiché in questo periodo non c'è ancora quella maturità psichica che sia misurare e vagliare le conseguenze delle azioni e delle abitudini, l'arte della educazione suggerisce di approfittare di tutto quanto (ambiente, compagnia, letture, svaghi) può aiutare, sorreggere e guidare il fanciullo. Soprattutto è importante l'educarlo a volere, quando si tratta di dover; a superare, di tanto in tanto, il dovere per compiere anche qualche azione supererogatoria; a correggere adagio, ma con la stanza, quegli aspetti o quei lati del carattere, che guardano. La convinzione che l'energia, la decisione della volontà, la volitività dipendano dalla natura e non dall'arte. I quindi non siano educabili e conquistabili da tutti, non regge alla luce di un'esperienza seria. Qualunque carattere inizialmente debole, o timido e facco, o incerto e irresoluto, può essere condotto a poco a poco a raggiungere il possesso di una volontà forte e inconcussa (v. VOLONTÀ, EDUCAZIONE delle).

4. Per l'attività religiosa

La religione (teoria e pratica) somministra anche per la f. un programma di una efficacia meravigliosa. Il fanciullo, infatti, è già in grado di capire, se convenientemente adattate, le verità principali e più profonde del cristianesimo, della vita di vina in lui, del rispetto, che ne deriva, per la propria anima e il proprio corpo, della efficacia dei Sacramenti; sa gustare le belle narrazioni evangeliche ed agiografiche, sa comprendere l'amore di Gesù ed è anche capace di corrispondervi con sublimi atti di eroismo; la storia dei martiri e delle missioni è assai ricca di esempi al proposito. Di qui l'insistenza perché l'istruzione religiosa sia impartita fin dai primi anni. Di qui, pure, l'importanza di una profonda istruzione religiosa negli stessi genitori, per poterla insinuare nel cuore e nella mente dei propri figli, perché l'arte con cui la sapranno un giorno esercitare, con una immediatesima che deriva, per così dire, dal sangue e dalla vita comunicata, non trova solo difficilmente, riscontro nell'arte di maestri ed insegnanti estranei.
BIBL.: Pio XI, Divini illius Magistri, concil. del 31 dic. 1629 (in AAS, 21 [1920], pp. 723-62); Pio XII, Discorsi agli sposi, 3 voll., Roma 1929-35, ricchi di accenni e consigli sull'argomento educativo in generale e sull'educazione in particolare della f. C. inoltre: F. Gay-L. Cousin, Comment j'élève mon enfant, Parigi 1927; R. Biot, Le corps et l'âme, Parigi 1938, pp. 134-220; Vers. I., Brescia 1939, pp. 153-268; R. Plus, Il Cristo al focolare, vers. I., 2a ed., Torino 1946, pp. 442-504; L. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. G. Giustino, La psicologia scientifica e pedagogica, Torino 1946, pp. 69-77; id., L'ed. difficile, ivi 1946, pp. 85-132.

III. TEOLOGIA DELLA F

Le recenti beatificazioni di fanciulli e adolescenti hanno accesa una questione psicologica: è possibile l'eroicità delle virtù nel fanciullo dopo l'uso di ragione?

Si chiede, in altri termini, se un fanciullo possa conoscere ed amare eroicamente Iddio, valutare una rinuncia e conoscere la portata, vincerci e rionfare nonostante le tendenze e l'età unicamente per amore di Dio, al quale solo vuol piacere. E se possa esercitarsi talmente nel campo delle virtù cristiane teologali e cardinali, da acquistare un abito virtuoso, per cui operi in maniera superiore alla media comune.

Tra gli opposti pareri manifestati recentemente, pare più logica l'opinione di coloro che rispondono affermativamente.

La Grazia divina, illuminando l'intelletto e rafforzando la volontà, può far sì che un'anima possa compiere azioni eroiche con piena consapevolezza, anticipando per tale anima, per le facoltà dell'anima stessa, il tempo del normale sviluppo. L'età tenera non è ostacolo ai mirabili effetti della Grazia, di qualsiasi Grazia, dei doni dello Spirito Santo, corredo che Dio sempre concede a coloro che vuole santi.

Se si ammette, ed i fatti lo comprovano, che fanciulli abbiano compiute azioni straordinarie in tenera età, con un'apertura d'intelligenza ed un dominio di volontà che soltanto ad uomini maturi si addicono (ad es., Mozart, Leopardi ecc.), come non si deve ammettere che ciò possa avvenire sotto l'azione onnipotente di Dio Creatore, che opera sempre rispettando la libertà della creatura? Se i prodigi avvengono nell'ordine naturale, non vi è motivo di ritenerli impossibili in quello spirituale.

Si tenga poi presente che l'atto eroico in un fanciullo può essere costituito da una heroicità di tono minore che non quella richiesta in un adulto. Il rinunciare ad un gioco, ad un dolce, lo stare fermo a tavolino sono atti che possono raggiungere l'eroicità della virtù relative, se posti per amore di Dio.

Per via indiretta tale possibilità può provarci, partendo dalla triste realtà di fanciulli, già maestri del vizio e nelle raffinatezza della colpa. Se, quindi, un'anima di fanciullo può essere rivestita dall'abito del vizio, come non potrà, intervenendo la Grazia e la virtù divine, essere ammantata dalla veste della più alta virtù? Se per natura l'uomo, giovane o adulto che sia, è attirato al male, per Grazia viene, se corrisponde, trascinato quasi al bene. Come il mondo attuale in special modo sa fornire alla società fanciulli depravati, la Chiesa, Iddio, che in essa opera, presentano grandi anime di fanciulli assurte alla gloria degli altari, veri e propri eroi, che nel sec. XX hanno gli esemplari in Maria Goretti, la Santa dell'anno giubilare 1950, ed anche in Domenico Savio, per quanto qui ci si trovi già più avanti, agli albori dell'adolescenza.

Anche prescindendo da tale possibilità, privatemene i fanciulli possono essere invocati, come beati intercessori, se morti dopo il Battesimo prima dell'uso della ragione. E a tal fine propiziatorio, oltre che a fine l'atrio e di rendimento di grazie, si può offrire il S. Sacrificio della Messa, in quanto per loro intercessione si domandano al Signore benefici spirituali e temporali. Da ciò consegue che per essi non si deve dire la Messa de Requie ma o quella del giorno, o, se il rito lo permette, de Angelis, oppure anche de Requie, ma da applicarsi per tutti i defunti.

IV. I FANCIULLI LA CHIESA

La Chiesa esplica sempre una missione materna di protezione verso i fanciulli onde promuovere opere di educazione e di redenzione; vigila particolarmente perché siano istruiti nelle verità cristiane e ricevano i SS. Sacramenti. Anche in ciò segue le orme del Divino Maestro, che ha dato ai fanciulli il massimo prestigio contro le regole o almeno la prassi del mondo pagano, in cui non si accettava il fanciullo se non in quanto prometteva di diventare un cittadino utile alla società. Il brano evangelico parallelo di Mt. 19, 13-15; Mc. 10, 13-16; Lc. 18, 15-19, che mostra l'abbraccio di Gesù coi fanciulli, è di una eloquenza di una freschezza che incanta. La parola greca (τα αληθώς) fa pensare soprattutto ai fanciulli più piccoli, ai bambini, in cui sono più evidenti certe doti di innocenza pre-maliziale, simbolo di un'altra innocenza intenzionale, frutto di combattimento e di lotta contro il male, conosciuto sì, ma non ammesso. Tutto ciò motiva il richiamo alla f., come simbolo di determinate ed amabilissime qualità, soprattutto docilità ed umiltà, che forma l'oggetto di un altro brano evangelico, ugualmente parallelo di Mt. 18, 1-5; Mc. 9, 32-36; Lc. 9, 46-48; e dà ancora spiegazione della durezza di linguaggio usato contro i corruttori di fanciulli, da Gesù stesso, che, pur tanto mite, arrivò a dire che essere affogati in mare con una pietra di mola al collo sarebbe miglior.

sorte, che scandalizzare «uno di questi piccoli...» (Mt. 18, 6 e 10; Mc. 9, 41; Lc. 17, 2).

Gesù non disconosce anche i difetti propri dei fanciulli. Prende, ad es., lo spunto da certi capricci di ragazzi, manifestantis nei loro giuochi, per inveire contro gli scribi e farisei (Lc. 7, 31-34; Mt. 11, 16-19). Ma ai suoi occhi, con giusta valutazione, i difetti sono coperti dai pregi, e volentieri quindi se li vede accanto questi fanciulli, per ricevere da loro l'omaggio semplice e spontaneo, eco della voce stessa di Dio (Mt. 21,15-16); e addita in essi i soggetti della sua prediczione e di quella di coloro che vorranno essere suoi discepoli. Per cui dichiara che rientra fatto a sé qualunque beneficio fatto ad ognuno di loro (Mt. 18, 5).

Non sono pochi le opere, destinata a beneficio della f., sorte nella Chiesa, come risposta a quest'invito di Gesù, opere legate ad Ordini ed a istituti religiosi, opere isolate, sorte

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(Int. Gall. Nunti Fatturati
Fanciullezza - La Pueritia bona negli affreschi della Terza Loggia Vaticana (sec. xv).

per generoso impulso di privati e di enti. È forse una delle più belle pagine della storia della Chiesa. Tra le iniziative che l'esperienza silenziosa e feconda ha già collaudato in questo campo emergono i nomi di un s. Ignazio, di un s. Giuseppe Calasanzio, di un s. Giovanni Bosco e di tanti altri, che sarebbe difficile enumerare.

La Chiesa ha sempre gelosamente rivendicato alla famiglia ed a sé questa missione educatrice, che occupa un posto di primo piano nel magistero ecclesiastico (v. MUTUO INSEGNAMENTO, LIBERTÀ d'; SCUOLA, LIBERTÀ DELLA; cfr. l'enciclica di Pio XI, Divini illius Magistri, del 31 dic. 1929).

V. I FANCIULLI E LA LEGISLAZIONE ECCLESIASTICA

Frutto degli insegnamenti del Divino Maestro, di una millenaria esperienza nel campo pedagogico e dell'indagine psicologica, è ancora la legislazione ecclesiastica riguardante i fanciulli.

Il termine puer sinonimo di infans e parvulus a norma del can. 88 § 3, parrebbe riservato al fanciullo, prima dei 7 anni, mentre il vocabolo impubes (impubere) è ritenuto in senso specifico a significare il fanciullo dai 7 ai 14 anni, se uomo, ai 12, se donna.

Ma la terminologia del CIC non sempre è costante e spesso il termine puer è preso in senso più ampio per indicare il fanciullo in genere prima della pubertà (cf. can. 1331, 1353).

Dalla nascita ai 7 anni si ritiene che il fanciullo (infans, termine più comunemente adoperato in questo senso specifico) non abbia l'uso di ragione (non sui composti); la presunzione contraria si ha dopo i 7 anni (can. 88 § 3): nell'uno e nell'altro caso la presunzione non esclude prova in contrario (presunzione iuris tantum). Per quanto sia conveniente assicurare per tempo i fanciulli all'osservanza delle leggi ecclesiali-stiche, tuttavia, prima del settennio, non vi sono netti, a meno che non sia altrimenti disposto (can. 12), che si tratti di leggi ecclesiastiche che interpretano il diritto divino: così appena raggiunto l'uso di ragione e debitamente istruiti, sono tenuti a ricevere il Battesimo (can. 752 in relazione al can. 745 § 2 n. 2), alla Comunione pasquale (can. 859), al sacramento della Penitenza (can. 906; Pontificia Commissione, 3 genn. 1918, in Monitore Ecc., 43 [1918], 112), al Viatico (can. 854 § 2), all'Estrema Unzione (can. 940). Dell'obbligo della Confessione e Comunione prima del settennio V. in particolare: COMUNIONE. I fanciulli, anche prima dell'uso di ragione, possono ricevere validamente, per quanto illecitamente (per chi conferisce), il sacramento dell'Ordine, mentre invece sono incapaci di consenso matrimoniale e del consenso per qualiasi contratto in pieno.

Genere, perché incapaci di atto umano. Fino al pieno uso di ragione sono incapaci ancora di emettere alcun voto valido (can. 1307 § 2).

Moralmente poi i fanciulli sono colpevoli a seconda del grado di uso di ragione. Dove non c'è uso di ragione non c'è peccato, né delitto né pena (can. 240 § 1). Sempre nel campo penale i fanciulli, in proporzione all'età, si ritengono capaci di peccato, di dolo e delle pene relative (can. 2304); non sono mai però passibili di pene a latte sententiae (can. 2230), ma soltanto di punizioni correttive ed educative e ferendae sententiae.

Molte altre disposizioni di legge riguardano i fanciulli, senza che obbligino direttamente gli stessi. Esiste l'obbligo di conferire loro il Battesimo (can. 745 § 2 n. 3 V. BATTESIMO); uguale obbligo non può confermarsi per la Cresima (v. da conferirsi, per la liceità, dopo l'uso di ragione (can. 756). Esiste pure l'obbligo di istruirli nella dottrina cristiana prima e dopo la Prima Comunione (can. 467 § 1, 1330, 1331), di curarli in modo particolare, indirizzandoli alla pietà ed allo studio, se danno segni di vocazione ecclesiastica (can. 1353), di seppellirli, se possibile, in una porzione di cimitero, riservata a loro, se morti prima del settennio (can. 1209 § 3). Per essi distinte esequie sono ancora destinate dalla Chiesa (Rit. Rom., tit. IV, cap. 6) la quale più che tristezza manifesta letizia per la loro salvezza eterna.

Se però sono morti prima dell'uso di ragione senza Battesimo (per quanto riguarda la loro ultima sorte, V. LIMBO), non si può per loro applicare la Messa, perché ad essi il S. Sacrificio eucaristico non gioverebbe nulla. Per i fanciulli morti dopo l'uso di

ragione si applicano invece a questo scopo le norme del diritto comune a tutti i fedeli, se battezzati; agli infedeli, se non battezzati.

La Chiesa raccomanda inoltre al confessore di usare molto tanto con i più giovani, e quindi con i fanciulli nelle interrogazioni per quanto riguarda la materia del VI precetto del decalogo (can. 888 § 2), magari anche a scapito dell'integrità della confessione (cf. S. Congregazione del S. Uffizio, Norme del 16 maggio 1943). Esiste la proibizione di introdurre le donne di qualsiasi età (e quindi anche le fanciulle) nella clausura dei regolari e chiunque (anche fanciulli o fanciulle) nella clausura delle romance (can. 598 § 1, 600 e 2342).

Per i crimini contro i fanciulli, ed il trattamento dei fanciullo nell'antichità V. Espositi; Infantino; Infanzia Abbandonata; per la responsabilità enorme della loro corruzione, V. MINORANZE NAZIONALI. Per i fanciulli nelle Crociate, V. Crociate; per i fanciulli offerti ai monasteri, V. Oblati; per il lavoro dei fanciulli, V. Lavoro.

Bibl.: J. A. Chollet, Les enfants, questions du temps présent. Paris: 1943, p. 20-27; A. Van Hove, De legibus, Malines 1930, pp. 205-207; R. Fanning, Catholic children under public care, Washington 1937; J. F. Murphy, The dependent boy, a comparative analysis of three groups of boys living under widely different conditions in reference to a selected number of non intellectual traits, in 1937; M. Murphy, Planning for children's institutions under centralised finance, in 1937; M. P. Hillery, The religions life of adolescent girls, a socio-psychological study, in 1937; L. M. Sheehy, A study of preadolescents by means of personality inventory, in 1938; G. Gnocchi, La Commission fréquente les ragaissis, in Scuola Cattolica, 1939, pp. 101-708; A. Oddone, I diritti del fanciullo nel paganesimo, in Civ. Catt., 1941, IV, pp. 93-104; id., I diritti dei fanciulli nel secolo cristianesimo, ibid., pp. 242-53; A. Fiocchi, Virtù eroiche nei fanciulli?, in Scuola Catt., 70 (1942), p. 213 sqq.; R. Garriguolo, L'arte eroiche nei bambini, Firenze 1943; G. Nosenko, La vita religiosa dell'adolescente, Roma 1944; A. Gentelli - A. Siddauskite, La psicologia dell'adolescente, Milano 1945; A. Agazzi, La psicologia del fanciullo, 3a ed., Brescia 1946; A. Geschi - F. L. Illa, L'enfant de 5 à 10 ans, Parigi 5. d.; id., Le jeune enfant dans la civilisation moderne, in: S. Huber, Croisement de la civilisation moderne, in: S. Huber, Croisement de la civilisation moderne, in: S. Huber, Croisement de la civilization moderne, in: S. Huber, Croisement de la civilization moderne, in: S. Huber, Croisement de la civilization moderne. Paris 1947; A. Fauville, Eléments de psychologie de l'enfant et de l'adolescent, Parigi 1948.