MUTUO INSEGNAMENTO. — Metodo didattico, che consiste nella reciprocità dell'insegnamento, in quanto gli alunni più provetti fanno da maestri e da guida ai compagni meno istruiti.
Le prime scuole imperniate su questo metodo, e perciò chiamate di m. i., sorsero in Inghilterra per opera di Andrea Bell (1753-1832) e di Giuseppe Lancaster (1778-1838). Il Bell, cappellano delle truppe inglesi a Madras (India) e direttore di un orfanotrofio di indiani, aveva dovuto, per la scarsità di insegnanti, introdurre il sistema di far impartire l'insegnamento dagli alunni migliori sotto la sua sorveglianza. L'esperimento riuscì assai bene, e, tornato in Inghilterra, ne diede conto in un opuscolo: An Experiment in education, ... suggesting a system, by which a school or family may teach itself under the superintendence of the master or parent (Londra 1797). Intanto il Lancaster aveva aperto nel 1798 una scuola per i fanciulli poveri e abbandonati, nella sua stessa casa a Southwark; e aveva praticato di sua ispirazione e iniziativa, indipendentemente dal Bell, il m. i., perfezionandolo però poi in adesione a molti punti dal Bell proclamati; più tardi ne informò il pubblico con due scritti: Improvements in education (ivi 1803) e The British system of education (ivi 1810). Le due scuole si svolsero poi come antagoniste, perché il Lancaster si manteneva, quanto alla religione, neutrale, mentre il Bell aderiva agli insegnamenti della Chiesa anglicana. L'antagonismo fece sorgere due società differenti per la diffusione gratuita della istruzione elementare in mezzo al popolo; per il Bell, la National Society for promoting the education of the poor in the principles of the established Church through England and Wales (1911); per il Lancaster la « British and Foreign School Society » (1914).
Grande impressione faceva l'aspetto di queste scuole. Il maestro, seduto sulla cattedra, sorvegliava e dirigeva ogni movimento, mentre i monitori, che erano gli alunni migliori, istruivano il proprio gruppo. La disciplina era ferma e severa; il Bell contava sui castighi che importavano una penitenza; il Lancaster su quelli che importavano del ridicolo (orecchie d'asino, un cartello sulla schiena, ecc.). Quanto in modo di m. i. non fosse proprio così nuovo, come si pretendeva (se ne hanno infatti accenni e pratiche presso gli antichi, nelle scuole umanistiche [cf., per es., i consigli di M. Vegio nel suo De educatione puerorum, in N. Sammartano, I pedagogisti dell'eta umanistica, Mazara 1948, pp. 57-60; e nelle scuole dei Gesuiti e dei Fratelli delle Scuole cristiane]); tuttavia le scuole di m. i. si moltiplicarono più o meno in tutto il mondo. Avevano, infatti, il vantaggio di poter attendere simultaneamente a un grande numero di alunni;
di avviarne i migliori alla carriera di insegnanti, di risvegliare l'emulazione e creare una via familiarità e solidarietà fra i ragazzi. In Europa, quindi, le scuole la
castellane si propagarono in Inghilterra, Francia, Svizzera, ma soprattutto in Francia e nell'Italia. Qui si difusero ampiamente fra il 1819 e il 1830, sotto l'influsso
e l'opera di quegli italiani, come F. Confalonieri, G. Caponi, E. Mayer e il Cavour, i quali le visitarono all'estero,
le videro applicate con entusiasmo, pur con alcune correzioni, negli istituti del Pestalozzi, del Girard e del
Naville e ne riferirono in patria i frutti e i vantaggi.
Così ne sorsero nel Ducato di Parma (1819 sgg.) col
favore ufficiale di Maria Luisa; in Toscana (1819 sgg.)
promosse da C. Ridolfi e R. Lambruschini, ecc.; nella
Lombardia (1819 sgg.) con l'appoggio di F. Confalonieri
e del giornale Il Conciliatore; in Piemonte e Liguria
(1819 sgg.) per interessamento di Carlo Alberto, ancora
principe di Carignano, di L. Arborio Gattinara di Brem
e di P. Balbo; nel Veneto e nello Stato Pontificio. Furono
generalmente affiancate da società fondatrici, che si curavano della propaganda e dei fondi necessari; tanto più
che i patrioti e le varie correnti politiche vi scorgevano il
mezzo molto efficace per una rapida formazione di una
coscienza nazionale.
Ma i progressi della didattica, la diffidenza da parte
dei poteri costituiti, le critiche di chi osservava come in
quel modo il maestro, nonché affatarsi con gli alunni,
neppure li conosceva, e la disciplina si trasformava in
un meccanismo; il malcontento di molti che consideravano
vano una minorazione di dover dipendere da metodi straordina
nieri, ne causarono, dopo una rapida fioritura, la soppressione. Nel Ducato di Parma furono abolite dal Regolamento del 1831; nello Stato Pontificio, nel 1824; nel
Lombardo-Veneto, specialmente per i rapporti troppe
stretti con Il Conciliatore, come pure nel Piemonte e
Liguria, dopo i moti del 1821; in Toscana durarono fino
al 1855.
Ne rimase però il vantaggio di aver posto di fronte
alla coscienza pubblica il problema importante della
istruzione del popolo.