ADOLESCENZA. - Una delle più età della vita (v.); età di crisi profonda che investe tutto l'individuo dal lato organico, psicologico, morale. L'a. fanciullezza (v.) o puerizia che termina ca. i 12 anni e culmina con la crisi puberale, che si manifesta dal 15° al 18° anno nei maschi, dal 13° al 15° nelle femmine.
1. MEDICINA
Mentre quello della fanciullezza va considerato un periodo di stasi e di pace fisiopsicologica, in cui l'organismo ammassa le sue riserve per i futuri slanci e sviluppi (fase di turgor), nell'a. l'individuo attraversa un lavoro aspro, ingrato, di profonda trasformazione, di instabilità fisica, fisiologica, neuropsicologica, morale, di cui un segno è la disarmonia delle forme, degli atteggiamenti, del modo di pensare; l'individuo si prepara alla profonda trasformazione della crisi puberale che del fanciullo e della fanciulla farà l'uomo e la donna, pienamente differenziati, ormai avviati alla piena maturità biologica intesa non soltanto dal punto di vista sessuale, ma anche da quello intellettuale, morale, sociale.Il determinismo di così importanti e radicali cambiamenti è legato al comportamento delle ghiandole a secrezione interna (v. ENDOCRINE, GLANDOLE), in speciale modo allosvilupparsi in pieno dell'efficienza della tiroide, dell'ipofisi, delle ghiandole sessuali, particolarmente nella loro porzione endocrina. In modo speciale sotto la spinta di quest'ultime, appaiono, dapprima in maniera indecisa, poi sempre più netta, quei caratteri sessuali secondari che nell'adolescente già disegnano, con tratti sempre più decisi, l'uomo e la donna (differente sviluppo scheletrico; accumulo regionale del grasso; comparsa, sviluppo, topografia dei peli; timbro della voce; differenti gusti e orientazioni del temperamento e del carattere).
L'a. è tra le più delicate e CLIMATERICA, ETÀ (v.), ponte di passaggio tra il mondo della fanciullezza e quello della giovinezza; età in cui sono facili le crepe e le frane dell'edificio organico, del blocco della coscienza neuropsicologica e morale dell'individuo; periodo su cui l'educatore dovrà puntare al massimo la sua attenzione e la sua cura, e non dovrà disdegnare di ricorrere spesso all'opera del medico e questi, viceversa, all'aiuto del pedagogo e del maestro di morale. Proprio di questo periodo è tutto un risveglio, e uno scoprirsi di nuovi orizzonti sentimentali, intellettuali, morali, sociali, religiosi; per cui nel fascino delle nuove visioni sono facili le deviazioni e gli smarrimenti da parte del soggetto, facilissime le incomprensioni tra l'adolescente e i genitori, i maestri, gli educatori. Abbandonata a se stessa, l'a. può quindi facilmente sfociare in storture d'ogni genere, il cui segno, impresso in quest'età di trasformazione, può determinare l'indirizzo e l'orientamento duraturo di tutta la vita. «Adolescens iuxta viam suam, etiam cum senuerit, non recedet ab ea» (Prov. 22, 6).
Essa rappresenta il secondo periodo dell'età educativa (Pende) che va dai 7 ai 17 anni ca.; e mentre si svolge in forma imitativa nella prima parte, fino ca. i 12 anni (fanciullezza), diviene nel secondo periodo (a.) intuitiva, individualistica, anarchica, introversa, romantica. Dal punto di vista neuropsicologico e morale, vengono ora elaborati i materiali accumulati nelle fasi precedenti; è questo il periodo in cui l'educatore, pur attraverso una ragionevole larghezza e concessione d'indipendenza e autonomia, deve abilmente sorvegliare e arginare il corso d'un così impetuoso torrente. E una particolarissima cura, abilità e prudenza dovranno pure usare i genitori e gli educatori nel periodo dell'a. nei riguardi della formazione «sessuale» (v. EDUCAZIONE) che in quest'epoca subisce i più pericolosi sbandamenti, le più durature impronte, i più decisivi orientamenti.
Agli stessi pagani non sfuggirono la caratteristica, l'importanza e i pericoli connessi all'evolversi di questa «età preziosa», ingrata, instabile, ribelle che Orazio abilmente descrive (Ep. ad Pisones, vv. 161-65).
Giuseppe de Ninno
2. PEDAGOGIA CRISTIANA
La pedagogia considera l'a. come l'età, in cui la vigilanza degli educatori(genitori, insegnanti, direttori di coscienza) deve farsi più attenta, più fine e perspicace, che in qualsiasi altra, e l'educazione diventare nel senso più stretto missione ed apostolato. L'a. suole chiamarsi l'età ingrata per le difficoltà tutte particolari che presenta; ma il termine non è né bello, né incoraggiante e potrebbe tradire nell'educatore piuttosto un senso di inerzia o di paura, che non la fiamma, che più si avviva, quanto più incontra di elementi avversi. L'a. è invece l'età aurea della vita e come tale va considerata, perché irradia le speranze più care e avvia alla piena conquista della personalità.
Nella pratica occorre tenere presenti questi principi essenziali: 1) Se il fanciullo ha bisogno di addestramento, l'adolescente ha invece bisogno di educazione (e-ducere = trarre dal di dentro); cioè non può più essere diretto come un fanciullo, per così dire, dall'esterno; ma deve essere aiutato a trarre egli stesso dal suo proprio interno i motivi e gli impulsi delle proprie azioni e della propria condotta. Egli s'inalbera facilmente di fronte all'autorità e tuttavia sente impresa la necessità di una guida, di una mano ferma ed esperta che lo indirizzi e lo sostenga; allora è capace anche dei più alti e oesimi e delle più audaci e decisive trasformazioni. 2) Appunto per questo l'arte della direzione deve rivestirsi di alcune qualità e sfumature particolari. Prima di tutto far leva sul sentimento dell'amicizia e guadagnarsi la confidenza. Ora l'adolescente non si confida se non a chi lo sa capire. Ci vuole dunque una grande comprensione, la quale importa: una calma e un sangue freddo, che non si stupiscano, né prendano atteggiamenti tragici e scandalizzati di fronte a confidenze puerili o assurde o penose o a deviazioni della mente, del cuore, della sensibilità; una perenne freschezza di pensiero e di sentimenti, che trasporti l'educatore agli anni della propria a., alle proprie esperienze superate o subite, a quello che avrebbe potuto diventare e non diventa; una partecipazione, fatta di serena simpatia, alle difficoltà dell'adolescente, la quale dimostri stima di lui, dia importanza a quello che egli esprime, eviti rabbuffi e censure non necessarie; una prudente elasticità per adattarsi ai caratteri e alle circostanze (l'adolescente disdegna o deride gli educatori incartapecoriti e inarditi e ancorati al passato e perciò pedanti); una costanza paterna che non ha paura o impazienza di ripetersi. Tanto è imperiosa la necessità di guadagnarsi e mantenere intatta e piena la confidenza, che non si deve esitare, in caso di necessità, a sacrificare certe esigenze della disciplina. Non esito a dire che è molto meglio che un educatore rimanga di tanto in tanto ingannato da un adolescente sleale, che non adottare, per non cadere in questo inconveniente, un atteggiamento di riserbo e di autorità puramente estesi (mons. P. Petit de Julleville, L'adolescent autour de l'âge ingrat, Parigi 1934, p. 4). 3) Far leva poi sulla persuasione. I motivi coercitivi non servono, se non eccezionalmente; il metodo più valido ed esatto consiste nell'abituare l'adolescente a sempre più interiorizzarsi in tutto (pietà, studio, relazioni personali, familiari e sociali); a rendersi ragione di quello che deve fare ed evitare. 4) Soprattutto si deve dare all'adolescente il senso e la volontà dello sforzo. Già egli tende di per sé a quello che è arduo; bisogna perciò sostenere questa tendenza, idealizzarla e sviluppare il sentimento dell'amore, della cavalleria, della fedeltà, dell'esattezza. L'adolescente che si rifiuta di combattere, è votato fin da principio alla mediocrità morale o forse anche a tristi discese. Senza troppo affaticarlo con ecesivi richiami all'energia, se ne deve risvegliare in lui, ogni qualvolta se ne presenta favorevole l'occasione, il gusto e il bisogno. Energie nell'ordine fisico (gioco, sport) per rendere pieghevole, docile e forte compreso; padronanza dei sensi per reagire contro l'istinto e mantenersi integralmente puro; sforzo nel lavoro intellettuale per diventare più attento e più osservatore, per acquistare ordine, buon senso, logica, gusto; per imparare a pensare e a giudicare in maniera personale. Sforzo nel campo della coscienza. Come migliorarsi, vincerli, all'occorrenza, se egli non si conosce, se ignora il suo temperamento morale, se non impara a reagire contro i propri difetti o mancanze, se non immette nella sua vita l'idea di un dovere che si impone non soltanto sotto la pressione di una disciplina esterna, ma anche in nome di ciò che vi è di più intimo in ciascuno di noi, ed è l'appello di Dio ad obbedire a Lui, compiendo la sua volontà? » (ibid., 2-3). 5) Poiché discorsi sono non soltanto i temperamenti dei due sessi, ma anche di ciascun adolescente in particolare, l'educatore deve possedere una malleabilità non ordinaria che si pieghi ad un'educazione adatta a ciascuno in particolare. Non si può proporre un tipo impersonale ed uniforme di educazione; ma si deve osservare come ogni personalità tenda ad affermarsi per guidarla a quell'ideale per il quale è fatta. 6) Far convergere al bene le varie tendenze sintomatiche dell'a., sopra recente (cf. n. 1). Perciò: 1) sorvegliare l'attività mentale specialmente nel campo della filosofia (l'adolescente è portato a far la critica dei sistemi e delle idee e a formarsi giudizi personali, che spesso sono deviazioni) e delle letture romantiche (i romanzi con il loro mondo fittizio disorientano facilmente il senso della realtà; più pericolosi diventano quando la verità e la morale sono bruttate); 2) sorvegliare i divertimenti e le amicizie, spesso intrecciate senza neppure pensare alle conseguenze penose che ne potrebbero derivare; 3) sorvegliare il risveglio dell'amore e fornire le avvertenze, i consigli e gli ammonimenti, che le diverse circostanze impongono. Infondere soprattutto una grande stima dell'amore; un grande rispetto verso gli altri; un senso, si potrebbe dire, sacro della futura vita in due, elevata da Gesù Cristo alla dignità di sacramento; 4) sorvegliare il risveglio sessuale, sia per impedire di contrarre cattive abitudini, sia per rafforzare il vigore della lotta per una purezza serena e forte nella piena e chiara cognizione di ciò che volta per volta occorre sapere; 5) rendere più profonda la coscienza della religione, sia con l'esposizione razionale e ben documentata delle verità religiose, sia con la soluzione delle difficoltà che s'affacciano alla mente dell'adolescente; 6) immettere la pietà in tutte le azioni della vita; la pietà non deve essere un elemento estraneo o parallelo alla vita che si vive; ma l'elemento vivificatore di tutto quello che si compie: studio, divertimenti, lavoro, ecc.; 7) intensificare la pratica dei sacramenti, specialmente dell'Eucaristia, il sacramento della perenne giovinezza; rispettando però la libertà; insinuando, inculcando, più che non imponendo; 8) dirigere e rafforzare la tendenza sociale dell'adolescente, volgendola ad attività filantropiche e caritatevoli; nulla è più formativo quanto il toccare con mano la miseria fisica e spirituale altrui, prodigandosi a lenire il dolore, la sofferenza e la povertà.
L'educatore finalmente non dovrà mai dimenticare che « se non è il Signore ad edificare la casa, quelli che la edificano, lavorano invano. Se non è il Signore a custodire la città, invano vigila il custode» (Ps. 126, 1-2). Se quindi è necessaria l'azione, è anche più necessaria la preghiera; a cui è da unire l'esempio,