FANCIULLI, I TRE

FANCIULLI, I TRE. - L'arte cristiana antica ha rappresentato spesso i due episodi narrati dal profeta Daniele relativamente ai tre giovani ebrei Anania, Azaria e Misael (Dan. 3, 13-30). I due momenti sono distinti anche nella Commentatio animae: «Lì-bera Domine... sicut liberasti tres pueros de camino ignis et de manu impii regis». Ma ancor prima dell'arte il papa Clemente, rievocando i tre giovani, ammoniva che i persecutori ignorano che l'Altissimo è il protettore e il difensore di coloro i quali in purità di coscienza servono il suo potentissimo nome (I Cor. 45: PG 1, 301).

Origine identifica in Nabuchodonosor il precursore dei persecutori dei fedeli di Cristo; non solo allora Nabuchodonosor fece erigere la statua d'oro; non solo allora egli minacciò Anania, Azaria e Misael di gettarsi nella formica se avessero rifiutato di adorare la statua. Anche oggi Nabuchodonosor parla lo stesso linguaggio a noi che siamo i veri Ebrei (Exhortatio ad martyre, 33; PG 17, 604). I. f. simboleggiano dunque le vittime delle persecuzioni; perciò fu dipinta questa scena nel cubicolo del cimitero di Priscilla dove fu deposto il martire Crescenzione, martirizzato nel 304 (Wilpert, Pitture, tav. 123, 1). La stessa scena fu veduta dal Fosio nella volta d'un arcobaleno nel cimitero oggi detto di Marco, Marcelliano e Damaso, in destra dell'Appia, ritrovato all'inizio del 1948 (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1634, p. 279).

Più frequentemente si trova la rappresentazione nei sarcofagi, generalmente scolpita nei coperchi (Wilpert, Sarcofagi, p. 261 sqq.). In alcuni esemplari Nabuchodonosor impugna la lancia (Wilpert, Sarcofagi, tav. 199, 3, 200, 2 e 3); in altri è scortato da un militare da un centurione (id., op. cit., tav. 176, 1 e 6; 199, 2 e 5); talvolta invece che seduto sta in piedi (id., op. cit., tav. 195, 4). La rappresentazione dei t. f. illesi nella fornace è fatta fin dalla metà del II sec. nella cosiddetta cappella greca in Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. 13). Essi sono in atteggiamento di preghiera, con le mani elevate in alto laudantes Deum, et benedicentes Domino (Dan. 3, 24). Generalmente portano sul capo il berretto frigo o la tiara, sono sempre vestiti, talvolta in verde (in Priscilla: Wilpert, Pitture, tav. 78, 1; in Bassilia: ibid., tav. 114;

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nei Giordani: E. Josi, Le pitture rinvenute nel cimitero dei Giordani, in Riv. di archeol. crist., 5 (1928), pp. 202-203, fig. 27). Nei sarcofagi cristiani la rappresentazione è valida accompagnata da altre persone o vi è un addetto ad attizzare il fuoco (Wilpert, Sarcofagi, tavv. 170, 4, 170, 2) o vi è un personaggio in pallio con colonne che Wilpert spiega in alcuni casi come uno dei Caldei accusatori (Dan. 3, 8) o come l'angelo del Signore Eddio stesso che assiste i t. f. Un coperchio di sarcofago contiene nel lietello superiore la data dell'a. 334 (Wilpert, op. cit., p. 22 e tav. 181, 2). Due bassorilievi di età bizantina con i tre giovani tra le famme sono nel Museo di Costantinopoli (A. Munoz, Sculture bizantine, in N. Bull. di arch. crist., 12 (1906), pp. 111-113, fig. 1 e tav. 4, 1 dove è anche l'angelo), La scena si trova anche graffita in una iscrizione del cimitero di Pretestato (E. Josi, Note sul cimitero di Pretestato, III, in Riv. di arch. crist., 12 (1935), p. 15 e fig. 8). A Cartagine, nella basilica di Damous-cl-Karita in un'iscrizione a museo si legge: tres orantes pueri e sotto, sempre in musica, sono i

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Fano, diocesi di - Rocca Malatestiana (1438-52).

busti dei tre (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne de l'Afrique, Parigi 1907, p. 63, n. 201). Alcune lampade di Roma e di Africa presentano il rifiuto di andare la statua (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1880, tavv. 473, 3, 476, 6 e 8; A. Toulotte, Le roi Nabuchodaros sur des monuments africains, in N. Bull. arch. crist., 6 (1900), pp. 113-119); altre danno i tre giovani tra le famme e in mezzo a loro l'angelo; così pure in una lampada di Sulmona (R. Garrucci, loc. cit., tav. 475, 7; B. Manna, Di un'antica lucerna cristiana di Sulmona rappresentante i t. f. di Babilonia, in N. Bull. di arch. crist., 27 (1921), pp. 101-105 e tav. 16).

I tre giovani ebrei tra le famme ricorrono nella tazza vitrea di Podgoritza (G. B. De Rossi, Podgoritza in Albania, Insigne tazza vitrea, in Bull. arch. crist., 2a serie, 5 (1874), pp. 133-135). Si ritrovano pure in alcuni lavori come nella cappella di Brescia, nella copertura di evangelicario a Ravenna (R. Garrucci, Storia, VI, tav. 421), nella cappella di Brivio, ora al Louvre (Ph. Leuser, La cappella de Brivio, in Fondation E. Piot, XIII, 1906, pp. 229-240). I t. f. ebbero anche venerazione in Egitto dove ad Alessandria sorse una chiesa in loro onore; in Africa a Guelma in un altare furono poste le memoriae (sanctus) (or (um) trium) (Puerorum) (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, Parigi 1907, p. 63, n. 201).

Bibl.: C. A. Heuser, Innglinge, drei im Feuerofen, in Realtengskö-pädle der christlichen Alterthümer, Früburg in Br. 1886, pp. 76-79; J.-A. Martigny, Dictionnaire des antiquités chrétiennes, 2a ed., Parigi 1886, pp. 338-341; Wilpert, Pittura, pp. 329-331; H. Leclercq, Hébreux, in DACL, VII, n. coll. 2107-2108.