FENICE. - Volatile simbolico originario del-’India, secondo il Physiologus (J. Strzygowski, Der Bilderkreis des griechischen Physiologus, Lipsia 1899, p. 4), dell’Arabia, secondo S. Clemente, che ne riferisce la leggenda (I Cor. 25; PG 1, 261) e Tertul-liano (De resurr. carnis, 13: PL 2, 857-58), mentre per Eusebio sarebbe “avis Aegyptia” (Vita Con-stantini, IV, 72: PG 20, 1228). Per i cristiani fu sim-bolo della risurrezione e come tale si trova ripro-dotta anche con il nimbo radiato.
Così in epigrafi, come, ad es., in una dell’a. 385 (G. B. De Rossi, Inscriptiones Christianae, I, Roma 1876-1871, p. 155, n. 354); in una lastra del cimitero di Cal-isto (id., Roma sotterranea, II, 1876, p. 313), in una epigrafe del cimitero di Pretestato (R. Kanzler, Rela-zione ufficiale degli scavi eseguiti dalla Commissione di or-cheologia sacra nelle catacombe romane (1907-1909), in N. bull. arch. crist., 15 [1909], p. 129, n. 35). Nella pittura cimiteriale ha un solo esempio nella rappresentazione del Dominus legem dat dipinta nel cimitero ad decennium della Latina (Wilpert, Mosaiken, tav. 132). Si trova talvolta in sarcofagi o isolata come in quello di S. Massimo in S. Cecilia in Trastevere (id., Sarcofagi, II, p. 271, fig. 158) e sopra una palma dietro la figura di S. Paolo, il grande banditore del dogma della Risurrezione. Così

appare nel sarcofago di Verona e in quello posto sotto l’altare della Madonna della Colonna in S. Pietro in Va-ticano riadoperato per contenere le spoglie dei papi Leone I e IV (id., loc. cit., I, p. 177, tav. 130, 2; p. 183, tav. 154, 4). Nei musei la f. appare più volte o isolata come nella cupola del battistero di Napoli (id., Mosaiken, tav. 20) o in alto sopra la palma, posta dietro l’immagine di S. Paolo, come nelle absidi dei SS. Cosma e Damiano (526-30), di S. Cecilia e di S. Prassede (817-24); la f. si trova perfino come decorazione nelle claudii degli arcangeli Michele e Gabriele in S. Apollinare in Classe a Ravenna (sec. vi) e nella parte inferiore della fastosa stola bizantina di S. Agnese nell’abside della sua basilica sulla Via Nomen-tana (625-38). Appare anche nel museo pavimentale della chiesa di S. Genesio in Thiers (Puy-de-Dôme) d’età merovingica (L. Brehier, Les mosaiques mérovingiennes de Thiers, in Faculté des lettres de Clermont Ferrand. Mi-langes littéraires publics à l’occasion du centenaire de sa création, Parigi 1910, pp. 69-85). Nel distrutto affresco dell’oratorio di S. Felicita nelle terme di Tito datato al vi sec. la f. con il nimbo era dipinto alla sommità d’una palma (G. B. De Rossi, Scopola d’una cripta storica nel cimitero di Massimo ad sanctuum Felicitatem sulla Via Sa-laria nova, in Bull. d’arch. christ., 4° serie, 3 [1884-85], p. 157 seq.). Indicata dal nome, si trova incisa nell’ar-chitrave della porta centrale dell’antica basilica di S. Paolo, attualmente nel chiostro.