FERIANA

FERIANA - Avanzi d'una delle basiliche (sec. v).
FERIANA - Avanzi d'una delle basiliche (sec. v).

FERIANA. - È il nome del villaggio moderno nella Tunisia, a breve distanza dal quale, nella località Medinet el Kdim, si stendono le rovine dell'antica Thelepte. La città ebbe importanza soprattutto come nodo stradale in relazione con la difesa militare della Bizacena, nella cui circoscrizione fu compresa dopo la riforma diocleziana, e della Numidia: tale funzione serbava ancora in età bizantina, quando Giustiniano la recinse di mura (Procopio, De aedif., VI, 6). Nell'Impero ebbe rango di colonia, probabilmente da Traiano.

Nella storia del cristianesimo la si trova già ricordata come sede episcopale nel 256; altri suoi vescovi compaiono ai Concili del 401 (a questo, oltre ad un vescovo cattolico, pare fossero presenti della città due vescovi donatisti), del 418, del 484; essa è infine registrata ancora nella Descriptio orbi Romani di Giorgio di Cipro tra il vi e il vii sec.: la sua comunità cristiana ebbe vita pertanto fino al momento delle invasioni arabe: che persistesse anche dopo, non si può dire.

Accanto a non molti resti di monumenti pagani (un teatro e terme) e a una fortezza bizantina, la città mostra le rovine di almeno sette chiese a quattro cappelle, tutte in generale ridotte a pochi ruderi, dai quali a fatica può rilevarsi la pianta degli edifici originari: comunque, il numero di questi e l'ampiezza di alcuni di essi testimoniano del vigore raggiunto nella città dalla vita cristiana. Alcune chiese hanno adiacenti un'area cemeteriale o sepolcri isolati.

La maggiore di esse, situata al margine dell'abitato romano, è lunga ca. m. 52 e larga 25, ed è preceduta da un avoncorpo rettangolare, chiuso, spartito in tre ambienti; all'interno ha cinque navate, delle quali la centrale divisa dalle laterali da grossi pilastri quadrangolari con colonne addossate, e termina in fondo con un'abside; l'apertura di questa sembra fosse chiusa da un architrave su colonne, simile quasi ad un'iconostasi; il frammento del fusto di una di queste colonne presenta una decorazione a rilievo molto basso con tralci intrecciati intorno ad un monogramma e ad un calice tra due pavoni; altri elementi architettonici (capitelli e mensole) hanno una decorazione analoga. Unito al fianco sinistro della chiesa è un piccolo edificio absidato, diviso in due ambienti: probabilmente un battistero con relativo consignatarium; vi si rinvennero frammenti di formelle decorative in terracotta, frequenti negli edifici cristiani della Tunisia. L'edificio può essere dotato alla metà ca. del sec. v.

Un'altra chiesa, proprio nel centro della città romana, sembra fosse preceduta da un atrio quadrangolare, elemento molto raro nell'Africa; l'interno, lungo una quarantina di metri, era a tre navate con abside e cappelle laterali a questa; singolare la presenza di una contro abside, costruita in un secondo tempo, probabilmente per accogliere la tomba di qualche personaggio venerato. La prima costruzione della chiesa potrebbe essere ascritta al sec. iv.

Una terza basilica si avvicina alla prima per ampiezza (m. 45 x 18,65) e per l'interna divisione in cinque navate, quella centrale a colonne, le laterali a pilastri ottagonali. È preceduta sulla fronte da una corte rettangolare, e termina con abside circolare all'interno, peligonale all'esterno: tale forma dell'abside indurrebbe a credere la chiesa di età non anteriore a quella dei Vandali, se non addirittura bizantina.

Delle altre chiese minori è da ricordare quella situata fuori della città verso sud-ovest, in mezzo ad un sepolcreto cristiano: nell'abside un'iscrizione a musaico portava il verso di un salmo; un'altra iscrizione analoga era nel presbiterio avanti all'abside, al di sopra di una tomba, con il ricordo di un Tamorins et comites, certo martiri quivi depositi, forse gli stessi che il Martirologio gerominiano segna al 10 luglio. La data di costruzione della chiesa è forse il sec. iv. Nell'edificio fu rinvenuta una colonnetta in pietra adattata superiormente a bacino forse per le abluzioni. Delle minori cappelle la più singolare è una attigua a grotte scavate nella parete rocciosa, sul fianco di un torrente, a certamente servite per sepoltura di personaggi venerati.

Nativo di Thelepte fu s. Fulgenzio da Ruspe (468-532).

BIBL.: sources
P. Gauckler, Basiliques chrétiennes de la Tunisie, Parigi 1892-1904, tav. 20 agg.; J. Mesnage, L'Afrique chrétienne, ivi 1912, p. 119 agg.; St. Gaoli, Edifices chrétiennes de Thelepte et d'Ammandara, in Atti del II Congresso di Archeologia cristiana, Roma 1900, Roma 1902, pp. 197-224 (ristamato con note e aggiunte di Ch. Saumagne in Revue Tunisienne, 1932, pp. 5-56).

Pietro Romanelli

Informazioni sulla voce

Di Pietro Romanelli

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1171–1174.

Pagina 706
vol. 5, coll. 1171–1172
Pagina 707
vol. 5, coll. 1173–1174

Scansioni: Internet Archive.

Altre voci di Pietro Romanelli: FIRENZE, ARCIDIORESI DI · EFESO ("EPESOS") · DJEMILA (ARABO GEMILAH) · DE VOGUÉ, CHARLES-JEAN-MELCHIOR · DELATTRE, ALFRED-LOUIS

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Romanelli, Pietro. “Feriana.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1171–1174. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/feriana.

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Romanelli, Pietro. “Feriana.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1171–1174. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/feriana.

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