THELEPTE. - Antica cittadina della Bizacena, a sud-est di Tebessa nell'Africa settentrionale, detta anche Feriana e Medinet-el-Kedima.
Il *Martirologio geronimiano* al VII, VI e V Kal. Feb. menziona un gruppo di martiri che potrebbero essere commesse di quel Ianuarius menzionato in un'iscrizione musicale sopra detta in una delle basiliche sotto indicate. A T. nacque s. Fulgenzio (v.) di Ruspe. Il vescovo Giuliano (a T.) è ricordato nelle *sententiae episcoporum* n. 57 del Concilio di Cartagine del 156; nella Conferenza di Cartagine del 411 fu presente il vescovo Donaziano, che intervenne anche al Concilio di Cartagine del 416; nel 484 era vescovo un Frumentzio; nel 641 è noto il vescovo Stefano; il vescovo esisteva ancora all'inizio del sec. VIII (cf. H. Gelzer, *Ungedruckte... Bistumverzeichnisse der orient. Kirche*, in *Byzant. Zeitschr.*, 2 [1893], p. 26); dalla lista di Leone il Saggio si ricava che la sede esisteva ancora all'inizio del sec. IX. Nell'a. 418 fu tenuto un concilio «in ecclesia Apostolorum» certo dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, da S. Gsell identificata con probabilità in questa basilica. È noto che Cartagine ebbe una basilica dedicata ai due apostoli (s. Agostino, *Sermo.*, 15), come pure Sicca Veneria, oggi el Kef (P. Gauckler, in *Bulletin archéologique des travaux historiques*, 18 [1897], pp. 413, nn. 147-48).
Nel II Congresso internazionale di archeologia cristiana S. Gsell presentò uno studio su sette basiliche cristiane dell'antica Feriana. La prima situata all'estremità orientale della città era lunga m. 51.80 per 25 di larghezza; era divisa in cinque navate; quella centrale aveva supporti rettangolari costituiti da tre pilastri quadrati con una colonna addossata su basi attiche e con capitelli corinzi, mentre le navi minori erano separate da colonne con pulvini. L'abside si apriva sulla nave centrale con due semicolonne e due colonne che avevano i fusti decorati come le colonne vicine di S. Pietro, come documenta un frammento; tutte dovevano sostenere un architrave e pergola lignea. La facciata aveva tre porte che si aprivano su un grande atrio.
La seconda basilica a sud-ovest della precedente presentava una pianta rettangolare di m. 28 x 12.80 con muri in pietra da taglio o con abside compresa nel rettangolo che comunicava mediante due porte con i due vani laterali.
La terza basilica era nel centro della città, con un grandioso atrio quadrilatero di 20 m. di lato. L'interno era lungo ca. 40 m. con supporti geminati a due colonne che lo dividevano in tre navate; restavano ancora a posto le basi delle colonne e frammenti dei capitelli corinzi che sorreggevano la arcate. Il presbiterio era sopraelevato con abside interna, il cui arco trionfale era sorretto da due grandi colonne a basi corinzie e pulvini. Mediante una porta l'abside era in comunicazione a destra col diacono, e non con la cappella al fondo della navata minore a sinistra. Verso l'atrio si trovò una controabside semicircolare con pavimento a muschio e incastri per i cancelli; ad est di essa si trovarono alcuni sepolcri e un frammento di iscrizione bizantina su mattoni in cui si lesse: «iscripsi ind(ictione) sept(ima)» [CIL, VIII, 11268]. L'edificio fu distrutto da un incendio che lasciò molte tracce.
La quarta basilica era nella regione settentrionale della città; presentava una lunghezza di m. 45 per 18.65 di larghezza. Era preceduta da un portico in cui vennero rinvenuti sarcofagi. L'interno era diviso in cinque navate da due colonnate per le navi minori e da pilastri per la centrale. L'abside era nell'interno del rettangolo e sostenuta nell'apertura da colonne; essa comunicava per mezzo di due aperture subito dopo l'arco trionfale con due vani laterali rettangolari. Ad ovest della cittadella bizantina si trovò una quinta basilica di m. 21 x 11.60, preceduta da un vestibolo a due ingressi, su cui in fondo si aprivano tre porte separate da colonne. Si riconobbe il luogo del presbiterio separato da cancelli, su cui si apriva l'abside compresa nel rettangolo; essa era pavimentata a muschio: sulla destra si apriva la comunicazione col diacono abisato, mentre la navata minore sinistra immetteva in una cappella rettangolare. A nord est della città si rinvennero le rovine della sesta basilica; essa misurava m. 29 x 10.90 con abside in scritta nel rettangolo; era divisa in tre navate da colonne; l'abside non comunicava con i due vani laterali; frammenti di sarcofagi attestavano l'uso cimiteriale di essa.
A sud ovest della città e nel mezzo di un cimiterio cristiano si identificò la settima basilica di m. 26 x 11, con nave centrale divisa da due file di sei colonne a basi attiche e capitelli corinzi con pavimentazione a lastre; l'abside era costruita con tubi di terra cotta nella volta e con pavimento a muschio con intrecci e le due iscrizioni seguenti: «(I)Anuari et comitum / (S)anctis devotus. / (F)la(vius) An(nius) Pusinus / (c)um suis votum / (c)onplevit. (F)el(iciter?)». Inoltre si leggeva: «Exaudi, Deus, orationem meam auribus percipite berba (per verba) oris mei santorumque». Meno l'ultima parola, il resto è tolto dal salmo 53,4. G. B. De Rossi commentando tale iscrizione ritenne che essa facesse seguito a quella di Ianuarius (La capella argentea africana, Roma 1888, pp. 17-18, n. 8).
Intorno all'edificio molti sepolcri furono scavati nella roccia. S. Gsell identificò inoltre quattro cappelle, delle quali la prima costruita in pietra da taglio presentava un

Thelepte - Pianta generale degli scavi.