Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Archeologia cristiana Luoghi

TEBESSA

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THEVESTE rimanda qui.

TEBESSA. - Theveste, città e antica diocesi situata nell'Africa proconsolare, attuale Algeria, è oggi sede titolare.

Dall'inizio dell'impero di Tiberio fino ai Flavi, T. fu la sede della III legione Augusta. Nel 508 T. venne occupata dai Vandali, come è attestato da un'epigrafe (CIL, VIII, 16516; S. Gsell, Les monum. ant. de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 273, n. 1). Ca. il 535 un'altra iscrizione documenta che T. «a fundamentis aedificata est» dal comandante bizantino Salomone (CIL, VIII, 16507). In quel tempo la città venne fortificata, recinta di mura con 14 torri e tre porte (Ch. Diehl, L'Afrique byzant., Parigi 1896, pp. 186-90). Tra i vescovi noti di T. il primo è Lucio, presente al Concilio di Cartagine del 256, condannato alle miniere di Sigus nel 257 e poi sepolto nelle aree di Fausto a Cartagine; un Romulus Tebestianus fu vescovo nel 348; nel 411 alla Conferenza di Cartagine fu il vescovo Urbicus; del Palladio che fu vescovo per 12 anni si ha l'epitafio (CIL, VIII, 2009); Felice fu vescovo nel 484. Nell'anno 883 T. era ancora sede vescovile. Tra i martiri di T. i più noti sono: Massimiliano, martirizzato il 12 marzo 295, le cui spoglie vennero portate a Cartagine dalla matrona Pompeiana e deposte presso quelle di s. Cipriano (BHL, 5813; H. Delehaye, Les Passions des mart. et les genres litt., Bruxelles 1921, pp. 104-10). Crispina, ricca, nobile, madre di famiglia, nata a Tagura, fu martirizzata a T. al tempo del proconsolare Anullino il 5 dic. 304. Di lei ripetutamente tesse l'elogio s. Agostino (In Psalm., 120 e 137; PL 37, 1616-17; 1775, 1777, 1783; Sermo 286, 2; PL 38, 1298; Sermo 354, 5; ibid., 39, 1565; De virgin., 44, in CSEL, 41, 5, 3, p. 290; P. Franchi de' Cavalieri, Osservaz. sopra gli atti di s. Crispina, in Nuove note agiorg. [Studi e testi, 9], Roma 1902, pp. 21-35; 79-80). Presso T. fu trovata un'epigrafe indicante: «(memoria) Sanctae Crispinae martiris» (P. Monceaux, Enquête sur l'épigr. chrét. d'Afrique, Parigi 1908, n. 337). Davanti all'ingresso monumentale della grande basilica nel 1944 si rinvenne una scala che immette a 9 m. di profondità in una galleria lunga oltre 200 m., giungendo a una cappella tricora con lucernaio e con molte tombe; nel pavimento sono due formae, una con l'iscrizione in musaico d'una Gaudentia; nell'abside due tombe sopraelevate formano un altare. Nelle pareti della galleria i loculi sono chiusi con tegole, uno da lastra marmorea con l'iscrizione «SVREIA IN PACE». Le fondazioni della basilica ostruirono le gallerie dell'ipogeo. Sotto la cappella tricora orientale si rinvenne un cimitero cristiano, nel quale si lesse l'iscrizione a musaico dentro una corona ricordante al «XI K(al). Ian(uaria) memoria sanctorum Heracli, Donati, Zebrocis, Secundiani, Victoriani, Publiciae, Meggenis» e sotto «Novellus diaconus votum»; a sinistra della corona si legge «Donatus lector in pace»; a destra «Victor diaconus in pace» e sopra «Ieta memoriam si quia violaverit viola(b)it illum Deus». Il grande edificio rinvenuto nel 1858 sulla via tra T. e Sicca Veneria venne esplorato tra il 1888-92; essendo al di fuori della cittadella di Salomone venne racchiuso in una solida muraglia trapezoidale fiancheggiata da torri, lunga m. 180 x 90 di larghezza. Una grande scala conduceva ad un quadriportico con colonne a basi e capitelli corinzi, con fontana nel centro; mediante tre porte si entrava nella basilica, divisa in tre navate da pilastri aventi dinnanzi colonne; al di sopra si ergeva un secondo ordine. Il fondo della navata centrale era chiuso da una serie di lastre verticali con pilastrini, vi era un passaggio libero nel centro di m. 1,20. Nel fondo dell'abside si rinvenne la base per la cattedra; tutto il pavimento era a musaici geometrici. A destra della basilica è un battistero e una scala di 12 gradini immette ad un ambiente triabsidato, con pavimento a musaici ornamentali, pareti rivestite di marmi e le volte con musaici a tessere vitree. Vi si trovarono quattro pilastri scolpiti adorni di tralci di vite, pesci, ecc. Dinnanzi all'abside di sinistra fu trovato un musaico con un orante maschile e un'iscrizione dell'anno 508; presso la scala si rinvenne il sarcofago in marmo, con tre figure allegoriche variamente interpretate (S. Gsell, Musée de T., Parigi 1902; G. Wilpert, La chiesa rom. nel Sarcofago di T., in Riv. arch. crist., II [1934], pp. 249-64; id., Sarcofagi, III, pp. 57-62).

TEBESSA - Pianta della Basilica cristiana con i suoi annessi (secc. iv-vi). Da notare il tracciato della galleria cimiteriale sotto gli edifici.
TEBESSA - Pianta della Basilica cristiana con i suoi annessi (secc. iv-vi). Da notare il tracciato della galleria cimiteriale sotto gli edifici.(da Serès De Roch, Tébessa, Algori 1928, pianta f. l.)

TEREI, santi, martiri - Gli scavi nel «martolet» (1945). A destra l'architetto L. Blondel indica il sito di una delle fosse, dove il vescovo Teodulo di Octoduro avrebbe deposto le ossa dei martiri di Agauno, secondo il racconto di Eucherio. L'abside è quella della bas. fatta costruire da s. Sigismondo (515) - St-Maurice.

Una serie di ambienti circondava tutto il resto della basilica che è attribuita da alcuni al vescovo Palladio, di cui si rinvenne il sepolcro in un'ala vicino alla cappella tricora; i portici che la circondano e il grande viale di accesso di m. 52 × 7,50 ca. vengono assegnati ad una seconda epoca, alla quale apparterrebbe la grande piazza rettangolare di m. 55 × 42 con un portico a doppio ordine di colonne. Ad un terzo periodo si attribuiscono le scale portanti al disopra dell'atrio e alle gallerie sulle navate minori, la sala a sud-ovest della cappella tricora e le stanze che circondano la basilica.

Ch. Diehl ritenne che nel sec. VI presso la basilica si fosse eretto un monastero (Now. Arch. des Missions scient., 4 [1893], pp. 331-32; S. Gsell, Monum. ant., cit., II, p. 280 sgg.). L. Leschi ha messo in evidenza che sotto dette tombe cristiane, che ritiene piuttosto del sec. IV che del V, sta un sepolcreto pagano (Bull. arch. du Comité, 1945, p. XXII, e Fasti arch., 1 [1946-48], p. 360). Molte sono le iscrizioni sepolcrali cristiane. La formola più usata è quella « hic requiebit bonae memoriae »; si trova pure l'altra « hic in pace requiescit ». Un'epigrafe ricordava il martire Miggin di Madauros. Sono inoltre notevoli: l'iscrizione di « Palladius episc(opus) » (S. Gsell, Inscript. lat. de l'Algérie, Parigi 1922, n. 3420); « Mensa Ponti presbiteri » (ibid., n. 2980; altro « presbiter », ibid., n. 3425); di « Quodvultdeus presb. » (ibid., n. 3421). Un « Liberatus clericus » morì a 12 anni (ibid., n. 3426; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1879, tav. 9, 3); « Martiliana virgo Deo sacrata » (S. Gsell, op. cit., n. 3430). Una ricorda una « Castimonialis Victoria »; nei dintorni di T. ad Henchir-el-Hamarcha la singolare formola « neminem debere morti meae invidendo laborare. Et tu in Christo resurges. Ego Caste sanctimoniale vixit annis 36 » (CIL, VIII, 10689). Due primiceri: un Donatus (S. Gsell, op. cit., n. 3433) e un Johannes (ibid., n. 3434). Da una cappella fortificata nell'attuale Henchir-el-Sour proviene l'epigrafe che ricorda i lavori ivi compiuti al tempo dell'imperatore Eraclio (S. Gsell, Le Musée de T., Parigi 1902, p. 43). Nei dintorni di T. a Henchir-Djenen Krouf si rinvenne l'epigrafe: « III idus iunias natale sancti Varagi et comitum eius » (P. Monceaux, Inscr. chrét. du cercle de T., in Recueil des notices et mém. de la Soc. archéol. de Constantine, 42 [1908], p. 243 sgg.). Nel luogo detto Vecchia T. (T. Kalia), si trovò una chiesa a tre absidi. - Vedi tav. CXXXVI.

In alto: INTERNO DELLA BASILICA (sec. v). In basso a sinistra: INTERNO DEL BATTISTERO (sec. vi). In basso a destra: EPITAFFIO DI SPES IN DEO, con croce monogrammatica con A e Ω - Tebessa, Basilica.
Tav. CXXXVI In alto: INTERNO DELLA BASILICA (sec. v). In basso a sinistra: INTERNO DEL BATTISTERO (sec. vi). In basso a destra: EPITAFFIO DI SPES IN DEO, con croce monogrammatica con A e Ω - Tebessa, Basilica.(da G. Gsell, Monuments antiques de l'Algérie, II, Parigi 1901, p. 265) · (fol. B. M. Apollonj-Ghelfi) · (per cortesia del prof. E. Josi)
Bibliografia5 opere
BIBL.: A. Ballu, Le monastère byz. de T., Parigi 1897; S. Gsell, Les monum. ant. de l'Algérie, 2 voll., ivi 1901; id., Le Musée de T., ivi 1902; J. Mesnage, L'Afrique chrét., ivi 1912, pp. 379-82; J. Serée De Roch, T., Algeri 1952.

Enrico Josi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1857–1860.

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Josi, Enrico. “Tebessa.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1857–1860. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/tebessa.

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Josi, Enrico. “Tebessa.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1857–1860. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/tebessa.

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