STYGER, PAUL

STYGER, Paul. - Archeologo, n. a Schwyz (Svizzera) il 27 sett. 1889 e m. a Lucerna il 14 maggio 1939. Dopo sei anni di studi nel Collegio Maria-Hill in Schwyz, entrò nel 1906 nel Pont. Collegio Germanico-Ungarico in Roma; ordinato sacerdote nel 1913, passò cappellano nello stesso anno a S. Maria in Campo Santo per dedicarsi all'archeologia cristiana.

Suoi primi studi furono: Neue Untersuchungen über die altchristlichen Petrusdarstellungen, in Röm. Quartalschr., 27 (1913), pp. 17-74; Die neuentdeckten mittelalterlichen Fresken von S. Croce in Gerusalemme, ibid., 28 (1914), pp. 17-28; Die Malereien in der Basilika des hl. Sabas auf dem Kl. Aventin, ibid., pp. 49-96; La Schola cantorum della chiesa di S. Saba, in Studi romani, 2 (1914), pp. 224-28; La decorazione a fresco del XII sec. della chiesa di S. Giovanni ante Portam Latinam, ibid., pp. 261-328; Die neuere Erforschung der altchristlichen Basiliken Roms und deren Wiederherstellung, in Röm. Quartalschr., 29 (1915), pp. 3-25; Die Christstatue im römischen Thermenmuseum ibid., pp. 27-28.

Mons. Antonio De Waal lo incaricò, insieme con D. O. Fasiolo, di curare gli scavi da lui iniziati il 16 marzo 1915 sotto il pavimento della basilica di S. Sebastiano; lo S. studiò con grande diligenza tutto il complesso e ne dette i primi annunzi con Scavi a S. Sebastiano (Röm. Quartal., 29 [1915], pp. 73-110); Gli apostoli Pietro e Paolo ad Catacumbas sulla Via Appia (ibid., pp. 149-205); quindi con un'accurata relazione: Il monumento apostolico della Via Appia (Dissert. della Pont. accad. rom. di arch., 2a serie, XIII, 1 [1918], p. 1 sgg.). Morto nel 1917 mons. De Waal e sospesi gli scavi in S. Sebastiano, lo S. riparò in Svizzera. Nel 1919 fu chiamato all'Università di Varsavia per la storia ecclesiastica e l'archeologia, dove insegnò fino al 1932. Pubblicò poi: Die erste Ruhestätte der Apostelfüstern Petrus und Paulus an der Via Appia in Rom (Zeitschr. für kath. Theol., 45 [1921], pp. 549-72); Der heutige Stand und die künftige Aufgabe der christlichen Archaeologie (Schweiz. Rundschau, 23 [1923], pp. 193-208); Die altchristliche Grabeskunst (Lipsia 1927), in cui sostenne che la primitiva arte cristiana sepolcrale era semplicemente narrativa, tesi che fu subito respinta da L. Lother, J. P. Kirsch e molti altri. Con una serie di acute analisi e profondo esame dei monumenti pubblicò: L'origine delle cripte di Lucina (Atti della Pont. accad. rom. di arch., Rend., 3a serie, 3 [1924-25], pp. 269-87); L'origine del cimitero di S. Callisto sulla Via Appia (ibid., 4 [1925-26], pp. 91-153), in cui sostenne che detto cimitero fu fondato in origine unicamente per la sepoltura del clero romano. L'origine del cimitero di Domitilla sull'Ardeatina (ibid., 5 [1928], pp. 89-144); L'origine del cimitero di Priscilla sulla Via Salaria (Leopoli 1931). Tali studi preparatori servirono per l'opera: Die römischen Katakomben (Berlin 1933), dove è esposta la topografia dei principali cimiteri cristiani di Roma, la cui origine l'autore volle vedere e limitare nei liberi imperiali de Caesaris domo; lo S. modificò giustamente alcune datazioni di G. B. De Rossi, O. Marucchi, e G. Wilpert. Illustrò inoltre le cripte dei martiri romani con: Die römischen Märtyrergrüfte (Berlin 1935). Il suo ultimo studio editò fu Heidnische und Christliche Katakomben (Pisciculi, Studien zur Religion und Kultur des Altertums, Münster in V. 1939, pp. 266-75). Preparava un'opera sulla storia dell'arte cristiana primitiva, interrotta dalla morte.

BIBL.: A. Castell, Prof. P. S. Schey, in Pontificium Coll. German. Hungar., 48 (1939), pp. 53-57. Enrico Josi