TABARCA. - È l'antica Thabraca nell'Africa proconsolare, florido porto commerciale sul Mediterraneo. Fu municipio e poi colonia romana sotto Antonino Pio.
Il cristianesimo è attestato dal vescovo Vittorio presente a Cartagine nel 256 (P. Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, I, Parigi 1901, p. 4 sg.). Ripetute esplorazioni hanno messo in luce l'importanza della comunità cristiana. Vittore di Vita riferisce che al tempo di Genserico vi erano a T. un monastero maschile e uno femminile (Historia persecutionis vandalicae, I, 10: PL 58, 193-95). Si rinvenne una basilica cristiana ad una sola navata con abside profonda; a sinistra si apriva un battistero ottagonale, con absidie all'interno e nel centro la vasca battesimale esagona (P. Gauckler, Basilique chrétiennes de Tunisie, Parigi 1913, tav. 16); dietro fu trovato un esteso cimitero cristiano con una imponente serre di tombe con decorazione a musaico; tra cui una con la rappresentazione del profeta Giona in riposo sotto la pergola. In una cappella absidata si rinvennero molti sepolcri chiusi, anch'essi con decorazione a musaico, delle quali le più notevoli vennero trasportate al Museo del Bardo a Tunisi. Si ricorda qui il musaico rappresentante l'interno d'una basilica cristiana in tutti i suoi particolari e l'iscrizione. Ecclesia mater Valentia in pace. Notevole è l'iscrizione del diacono Crescentino in cui si legge:
TABARCA - TABEEL
Christi (ivi 1908), vasto commento alle qq. 109-111 della 1a-2a. Il p. T., benché scagionasse Rosmini dall'accusa di panteismo, vedeva nella sua concezione dell'essere una derivazione diretta dalla filosofia tedesca, in particolare dal panteismo di Krause (De Deo Uno, cit., p. 125). Nella controversia sull'efficacia della Grazia, impressionato specialmente dalla terminologia di alcuni tomisti del '600, che gli sembrava lesiva dell'umana libertà, inclinò ad una forma di congruismo mitigato (De Gratia, cit., pp. 260 sgg., 313 sgg.) che, anche se non può persuadere in sede di schietto tomismo, testimonia un sincero sforzo di comprensione (riconosciuto anche dalla domenicana Revue d. sciences phil. et théol., 2 [1908], p. 804 sgg.) per salvare l'efficacia intrinseca della Grazia e rendere la divina prescienza indipendente da qualsiasi oggetto estrinseco.