STOBI

STOBI. - Antica città della Peonia, nel luogo dell'odierna borgata di Pusto-Gradsko. Nel 386 d. C. fu capitale della Macedonia II Salutaris; fu sede ve

scovile e il suo presule fu nel 325 al Concilio di Nicea. La Basilica è il monumento più notevole.

Le prime strutture della basilica cristiana di S. furono individuate dal Krischen nel 1918. In successive campagne di scavo, venne alla luce tutto un complesso di edifici annessi, tra i quali certamente un battistero. La Basilica è lunga 39 m. c.a., a tre navate, in pietra rossa e mattoni (taluni con bolli bizantini), senza transetto, con cripta e abside seminulare; era munita di nartecce della stessa ampiezza di una navatella, il quale però è risultato più corto sul lato meridionale a causa di uno scostamento roccioso che ne ha impedito il completamento. Vi si accede per tre porte in corrispondenza di ciascuna navata; da questo lato le navate stesse si restringono di m. 1,30 c.a. rispetto alla larghezza massima (m. 2,60). Le colonne delle navi sono materiale di spoglio del distrutto teatro, come attestano anche i capitelli e le basi rinvenute. Una piattaforma litoide trovata tra le macerie del teatro sembra appartenere ad un ambone della chiesa; accertata è l'esistenza dell'iconostasi che chiudeva il presbiterio, come in tutte le chiese balcaniche.

I pochi capitelli mostrano una decorazione a foglie di accanto spinoso con figurazioni di protomi umane e uccelli, di maniera teodosiana del sec. V. La chiesa doveva essere molto ornata. Resti di musaici sono nell'abside soprattutto nelle navatelle. Il motivo generale della decorazione è quello comune alle chiese balcaniche: una serie di pannelli con disegni geometrici o figure animali, incorniciati da fregi di arabeschi. Non mancano avanzi di ornati a finte tende come in S. Maria Antiqua a Roma, e ancora in situ nel nartecce pannelli a imitazione d'intarsio marmoreo, come nella cattedrale di Parenzo. I pochi resti di figurazioni umane sono variamente interpretati: l'ipotesi più verosimile ritiene vi fossero figure di santi a grandezza naturale e altre minori in varie composizioni. C'è poi chi vede in un gruppo di frammenti una scena dell'Annunciazione.

Per la datazione gli elementi costruttivi, plastici, iconografici e stilistici suggeriscono il 500 c.a., l'epoca cioè pre-iconoclasta. La basilica di S. si aggiunge così alle grandi chiese di Costantinopoli e Salonicco, e con le sue sculture e i suoi dipinti s'inserisce tra gli esempi più significativi dell'età d'oro di Giustiniano.

BIBL.: R. Enger, Die stadt. Kirche von S., in Juhr. des Österr. Archäol. Instituts, 24 (1929), pp. 42-87; B. Saria, Neue Funde in der Bischofskirche von S., ibid., 28 (1933), pp. 112-139; id., Nouvelles découvertes dans la basilique épisc. de S., in Glasnik Skopskog Nauchnog Drustvar, 12 (1933), pp. 11-32; G. Mano Zissi, Mosaiken in S., in Bull. de l'Inst. archéol. bulgare, 10 (1936), pp. 277-97; R. Kautzsch, Kapitell-Studien zur spätant. Kunstgesch., Berlino 1936, pp. 78-79, 83-84, 159 e passim; E. Kitzinger, A survey of the early christian town of S., in Dum-bertan Oaks Papers, 3 (1946), pp. 81-161, tavv. 124-57, con ampia bibl. Pasquale Testini