STEFANO, santo. -
I. VITA
Protomartire (gr. Στέφανος «corona»), uno dei primi sette diaconi eletti dalla comunità apostolica di Gerusalemme per decisione dei Dodici perché attendessero alla distruzione di alimenti e sussidi ai fedeli bisognosi (Act. 6, 1-4). Nell'elenco S. è al primo posto, e l'unico al cui nome sia aggiunto un elogio: «uomo pieno di fede e Spirito Santo». Il nome greco di S. e degli altri sei starebbe per la loro origine ellenistica: ma i nomi greci tra gli Ebrei dell'età cristiana erano molto comuni. In Act. 6-7 sono presentati con ricchezza di particolari la predicazione, l'opera e il martirio di S. La figura di S. acquista rilievo dal momento storico in cui appare e di cui diventa rappresentativa: «Il numero dei discepoli andava sempre aumentando in Gerusalemme» (ibid. 6, 7). Lo zelo di S. accompagnato daII. CULTO
1. Ritrovamento del corpo di s. S. nel 415. — Dopo la sua gloriosa morte, il primo μάρτυς del Signore (s. Paolo in Act. 22, 20), ebbe da uomini più degna sepoltura (Act. 8, 2), ma non si ha il minimo cenno a manifestazioni culturali in suo onore. Soltanto con il sec. IV, epoca in cui prende straordinario sviluppo il culto dei martiri, si hanno le prime notizie sul culto tributato a S. Questo culto si affermò e si propagò rapidamente in tutta la Chiesa, dopo il ritrovamento delle sue reliquie con quelle di Gamaliele, Nicodemo e Abibone, avvenuto il 18 o 19 dic. 415 a Kap'ar Gamlā per opera del monaco Migezio e del sacerdote del luogo, Luciano, avvisato in sogno il 3, 10 e 17 dic. GAMALIELE I (v.). Si conoscono i particolari della scoperta, che commosse tutta la Chiesa e contro cui nessuno mosse il minimo dubbio, per interessamento del sac. Avito di Braga, che tradusse in latino il racconto fattogli in greco dal sac. Luciano (Epist. Luciani ad omnem Ecclesiam de revelatione corporis Stephani martyris primi et aliorum: PL 41, 807-18 [nella 2a colonna, è riprodotta una recensione interpolata]). Questa relazione, o più precisamente Revelatio, nelle redazioni greca, latina e siriaca e nelle versioni armena, giorgiana ecc. ebbe subito una notevole diffusione. In Occidente, fu portata da Paolo Orosio ([v.], cf. lettera di Avito a Palconio vescovo di Braga: PL 41, 805-808). Il Decretum Gelasii pone fra gli apocrifi una Revelatio quae appellatur Stephani, apocrypha (ed. E. V. Dobschütz, in DACL, Gelasien Décret. VI, 1, 744), ma non si sa se vi si debba ravvisare la lettera di Luciano.2. Santuari e chiese in onore di s. S. — La parte principale delle reliquie, portata a Gerusalemme e deposta dal vescovo Giovanni nella chiesa di Sion, fu trasportata nel 439 dal patriarca Giovenale della chiesa della lapidazione di S., sostituita poi dalla grande Basilica dell'imperatrice Eudossia, dedicata il 15 giugno 460. La parte che rimase a Kap'ar Gamlā (i ruderi del santuario eretto nel sec. v sono tuttora visibili) fu generosamente distribuita dal sac. Luciano a quanti gliene fecero richiesta. In Occidente alcune chiese, che si poterono procurare reliquie, divennero veri santuari nei quali la virtù traumaturgica del Santo faceva accorrere numerosi devoti: questi centri privilegiati furono l'isola di Minorca (cf. lettera del vescovo Severo [v.]: PL 41, 821-32), e in Africa Uzalum (cf. De miraculis s. Stephani l. duo: PL 41, 833-54). Calama e Ippona (memoria dedicata nel 425). S. Agostino divenne l'araldo della devozione al protomartire e si deve a lui l'iniziativa di far redigere dagli interessati, per il vescovo, il libellus, ossia il resoconto del miracolo, destinato ad essere letto al popolo (cf. De Civitate Dei, XXII, VIII, 20-21: PL 41, 768-69). Notissimo il libellus di Paolo di Cesarea, miracolato nella memoria di S. in Ippona (cf. Serm. 322: PL 38, 1443-45; De Civitate Dei, XXII, VIII, 22: PL 41, 469-71). In Italia, ad Ancona, prima ancora del ritrovamento del corpo di S., era già nota la chiesa dedicata al protomartire, in cui si credeva conservare una pietra adoperata nella sua lapidazione (cf. Agostino, Serm. 323, 2: PL 38, 1445-1446). A Costantinopoli, ca. il 380 Aureliano, console del 460 (cf. Teodoro il Lettere, Hist. eccl. fragmenta: PG 86, 221) e il vescovo novazianeo, Sisinnio (m. nel 407: cf. Sozomeno, Hist. eccl., VIII, 24), fecero erigere due chiese in onore di S., e l'imperatrice Pulcheria (m. nel 453) il celebre S. S. del Palazzo. A Roma, Demetriade (v.) costruì, sotto il pontificato di s. Leone Magno, la basilica di S. S. sulla Via Latina (cf. Lib. Pont., I, pp. 238, 531); papa Simplicio gli dedicò la chiesa a pianta centrale, detta S. S. Rotondo, sul Celio, e un'altra presso S. Lorenzo al Verano (cf. Lib. Pont., I, p. 249). Di poco posteriore dev'essere l'oratorio di S. S. del monastero di S. S. Maggiore, presso S. Pietro, l'odierno S. S. degli Abissini. A Ravenna, l'arcivescovo Massimiano dedicò a S. S., l'11 dic. 550, una grande basilica, ora scomparsa, che sorgeva sull'area di una memoria del sec. v, sacra al protomartire (cf. Agnello, ed. A. Testi Rasponi, Bologna 1924, pp. 190-92). A Napoli, sul finire del sec. v, il vescovo Vittore eresse a S. S. una chiesa innanzi alla basilica cimiteriale di S. Gennaro (cf. D. Mallardo, Il Calendario Marmoreo di Napoli, Roma 1924, pp. 121-22). Dal sec. VI in poi le chiese in onore di S.

Stefano, santo - Pianta di S. S. sulla Via Latina (sec. v) eseguita dalla Scuola del restauro della Scuola di Architettura di Roma (1952).
divenero ovunque numerosissime; basti dire che a Roma, oltre le menzionate, se ne contano altre 26 (cf. Ch. Hülsen, *Le chiese di Roma nel medioevo*, Firenze 1927, pp. 471-86) e ben 69 nella diocesi di Milano (cf. F. Savio, *Gli antichi vescovi d'Italia. La Lombardia*, I, ivi 1913, p. 775).
3. *Feste liturgiche.* — Il nome di S. figura sin dal sec. V nel canone della Messa romana e ambrosiana (lista del *Nobis quoque*). Nella chiesa latina le feste in onore di S. ricorrono il 2 ag. e il 26 dic.; nella greca il 2 ag. e il 27 dic.; nella nestoriana il 4° venerdì dopo l'Epifania; nella caldea, copta e sira l'8 genn. (altre date in N. Nilles, *Kalendarium manuale utriusque Eccl. Orient. et Occid.*, 2 voll., 2a ed., Innsbruck 1866-97, V. indice). Il giorno della morte di S. S. essendo rimasto sconosciuto, il suo *dies natalis* è stato assegnato al 26 dic. perché sin dal sec. IV la sua qualità di protomartire della Chiesa nascente lo fece porre a capo del gruppo di personaggi biblici che, in Oriente, vennero venerati subito dopo il Natale di Cristo per i peculiari rapporti che ebbero con la sua persona; si veda al riguardo l'interessante paragrafo 23 della *demonstratio XXI* di Afraate, scritta nel 344-45 (ed. J. Parisot, in R. Graffin, *Patrol. Syriaca*, I, Parigi 1894, p. 937). La festa del 26 dic. è attestata da S. Gregorio Nisseno nel 379 (*In laudem fratris Basilii: PG 46, 789*); da Astero di Amasea, all'inizio del sec. v (*Hom. XII in laudem S. Stephani: PG 40, 340*), dal *Martirologio siriaco* del 411-12 (ed. H. Lietzmann, Bonn 1911, p. 7); dal *Calendari* di Silvio Polemio del 448 (ed. Th. Mommsen, in CIL, I, 2a ed., Berlino 1893, p. 279), di Cartagine, dell'inizio del sec. vi (ed. Lietzmann, cit., p. 6), di Carmona in Spagna del sec. vi (ed. J. Vives, *Inscriptiones cristianas de la España romana y vísigoda*, Barcellona 1942, p. 113); dal *Martirologio geronimiano*; dal cosiddetto *Sacramentario leoniano* (ed. Ch. L. Feltoe, Cambridge 1896, pp. 85-98, il *libellus missarum* di S., posto al 2 ag. sotto l'indicazione di Stefano papa, comprende 9 messe di cui 8 per il *dies natalis* del 26 dic., come si rivela dal prefazio della messa VII (p. 89) che accenna al Natale di Cristo); dal *Sacramentario gelasian* antico (ed. H. A. Wilson, Oxford 1894, pp. 6-7) e in seguito da tutti i libri liturgici occidentali. Nelle Chiese orientali, ove vigeva e vige tuttora l'uso di ricordare al 26 dic. i Parenti di Cristo, la festa di S. fu spostata al 27 dic. Questa data è attestata all'inizio del sec. VII da Sofronio di Gerusalemme (*Orat. VIII in ss. apost. Petrum et Paulum: PG 87, 3361*), dal Menologio siro giacobita del sec. VII (ed. F. Nau, in *Patr. Orientalis*, X [1915], p. 31), dai Sinassari greci, ecc. Il 2 ag. la Chiesa greca commemora la traslazione di reliquie di S. a Costantinopoli, sotto Teodosio II, nota per mezzo di un racconto anacronistico (BHL, 7857-58; BHG, 1649-51). Il 3 dello stesso mese la Chiesa latina celebra invece la festa dell'invenzione delle reliquie del Santo, avvenuta, con l'atto, il 18 o 19 dic. 415. Questa festa pur ricordata dal *Martirologio geronimiano* il 2 e il 3 ag., non entrò nei Sacramentari e Messali prima del sec. IX-X (cf. A. Ebner, *Missale Romanum in Mittelalter. Iter Italicum*, Friburgo in Br. 1896, pp. 81, 215; V. JALABERT, LOUIS, *Les sacramentaires et missels nus. des bibl. pub. de France*, I, Parigi 1924, pp. 42, 46, 72 [V. indice, III, pp. 415-16]; A. Baumstark, *Missale Romanum*, Eindhoven 1929, p. 224); Stefano vescovo di Liegi (903-20) ne compose l'Ufficio, testo e melodia, che ebbe una larga diffusione (cf. A. Auda, *L'école musicale de Liège au Xe siècle. Étienne de Liège*, Bruxelles 1923, pp. 42-66). In origine, la festa del 2 o 3 ag. doveva ricordare la dedicazione di una chiesa; il p. Delehaye propone di vedervi la dedica del santuario di Ancona; ma non è improbabile che a Roma si volesse ricordare in tal giorno la dedicazione di una delle Basiliche sopra ricordate, poiché nel cosiddetto *Sacramentario leoniano* la IX messa del *libellus missarum* di S. inserito al 2 ag. è stata composta per la dedicazione di una basilica al Santo, come si rileva espressamente dal Prefazio (ed. cit., p. 90).

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In *DACL*, V, 11 (1922), coll. 624-71; H. Vincent - F. M. Abel, *Jerusalem, reh. de topogr., d'archéol. et d'hist.*, II, IV, Parigi 1926, pp. 743-804; F.-M. Abel, *La légende apocryphe de St Etienne. M. propos de quelques textes géorgiens* (pro manuscrito), Gerusalemme 1931; H. Delehaye, *Quelques dates du martyrol. Hiéronym., in Anal. Boll., 49 (1932), pp. 23-30; id., *Les orig. du culte des Martyrs*, 2a ed., Bruxelles 1933, pp. 80-82, 122-31, passim completare con F. Halkin, *Inscript. grecques relatives à l'hagiogr.*, in *Anal. Boll., 67 [1949], p. 503, indice s. v.: ibid., 69 [1951], p. 462, indice s. v.); R. Krautheimer, *S. S. Rotondo a Roma e la chiesa del S. Sepolcro in Gerusalemme*, in *Riv. arch. crist., 12 (1935)*, pp. 51-102; F. Antonelli, in *Verbali Soc. dei cultori di Arch. Crist. Adun. 15 apr. 1934, ibid.*, pp. 173-75; G. Segui Vidal, *La carta-encílica del obispo Severo estudio critico de su autenticidad e integridad con un bosquejo historico del cristianismo Balear anterior al siglo VIII*, Palma di Maiorca 1937, pp. 39-49 (Orosio e le reliquie di S.), 149-85 (ed. critica); V. L. Kennedy, *The saints of the Canon of the Mass*, Città del Vaticano 1938, pp. 145-148; P. Peeters, *Le tréfonds orient. de l'hagiogr. byz., Bruxelles 1950, pp. 53-58; J. M. Gasol, *Scoperta di una bas. paleocristiana con battistero a Minorca*, in *Riv. Arch. crist., 28 (1952)*, pp. 184-186 (può darsi che si tratti delle rovine della chiesa dedicata a S. S.). A. Pietro Fraza.
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III. *Iconografia.* — S. S. viene figurato come un giovane vestito dei sacri paramenti diaconali e le sue rappresentazioni vengono spesso caratterizzate dai sassi che alludono al suo martirio di lapidazione. Non di rado viene raffigurato assieme al secondo patrono dell'Ordine diaconale. Cioè s. Lorenzo. Diverse raffigurazioni di s. S. sono pervenute dall'alto medioevo: tra essa le più notevoli sono quella musiva nell'arco trionfale della basilica di S. Lorenzo fuori le mura a Roma, opera databile tra il 578 e il 590 (cf. tav. cvi del vol. VII) e quelle affrescate nel cimitero di Commodilla (sec. VII) e in S. Maria Antiqua al Foro romano (sec. VIII). La scena raffigurante la lapidazione del Santo, già riprodotta nel *Menologio* di Basilio (fine sec. x-inizio XI), si fa più frequente nel sec. XII, specie nell'arte spagnola.
La figura di s. S. si vede tra gli Apostoli e altri santi seduti ai lati di Cristo nel *Giudizio universale* di Pietro Cavallini, affrescato intorno al 1290 a S. Cecilia in Trastevere a Roma. Anche Giotto lo raffigura in un pannello del Museo Horne a Firenze, fornendo un eccellente modello iconografico del Santo. Una bellissima statua di bronzo di s. S. adorna il tabernacolo dei Lanauloi nell'Orsannichele di Firenze: essa è opera di Lorenzo.
Stefano, santo - S. S. con le pietre della lapidazione sulla testa e su una spalla. Particolare di un trittico di Pier Francesco Bissolo (1492-1530) - Milano, Pinacoteca di Brera.
Ghiberti del 1426. Anche notevole è la figura in marmo, che adorna l'altare della basilica di S. Agnese a Via Nomentana a Roma, opera di Andrea Bregno datata al 1490.
L'intero ciclo delle Storie di S. S., assieme con quelle di s. Lorenzo, è stato affrescato verso il 1450 dal Beato Angelico sulle pareti della Cappella Niccolina nel Palazzo Vaticano. Esso si compone di sei scene e cinque: 1) della consacrazione diaconale di S.; 2) della distribuzione dell'elemosina; 3) della predica al popolo; 4) del Santo davanti al sacerdote ebreo; 5) del Santo che viene condotto al martirio; 6) della sua lapidazione.
Un altro notevole ciclo con le Storie di S. S. è stato dipinto da Vittore Carpaccio tra il 1511 e il 1515 per la scuola di S.S. a Venezia. Quattro scene di questo ciclo, ora scomposto, si conservano: una, con la consacrazione del Santo, nel Kaiser Friedrich Museum a Berlino; un'altra, con la disputa, alla Galleria Brera di Milano; una terza, con la predica del Santo, al Louvre; ed una quarta, con la lapidazione, nella Galleria di Stoccarda.
La pittura del primo Cinquecento portò alcune bellissime e molto caratteristiche rappresentazioni individuali del Santo. Si citano tre esse prima di tutto la tavola del Francia, della Galleria Borghese a Roma, dove si vede S. inginocchiato, con la testa sanguinante, in atto di preghiera durante il suo martirio (cf. tav. xcvii del vol. IV), e il trittico di Pier Francesco Bissolo, della Brera di Milano, nel quale lo spartimento centrale raffigura il Santo, vestito di una dalmatica, con sassi, si direbbe miracolosamente sospesi, sulla sua testa e sul suo braccio destro.
Raffaello dipinse s. S. tra i personaggi del coro celeste nella Distinta del S. mo Sacramento, nella Stanza della Segnatura in Vaticano. La Pinacoteca Vaticana possiede un quadro con la Lapidazione di s. S. dipinto da Giorgio Vasari verso il 1560.
Fra le più notevoli pitture dell'Ottocento c'erano le Storie di s. S. e quelle di s. Lorenzo affrescate nella navata maggiore della basilica di S. Lorenzo fuori le mura da Cesare Fracassini e da altri pittori, al tempo del restauro della detta Basilica, fatto sotto il pontificato di Pio IX; ma queste pitture andarono quasi interamente distrutte per il bombardamento subito dalla Basilica il 19 luglio del 1943. - Vedi tav. XCI.
IV. APOCALISSE DI S
Apocrifo, rigettato come tale (*Revelatio quae appellatur* [sancti] Stephani, apocr.) nel Decretum (*Gelasianum*) de libris recipiendis et non recipiendis (260, dopo le Apocr. di Paolo e di Tommaso: PL 59, 177-78).Dopo P. von Winterfelds (1902), O. Bardenhewer ne propose l'identificazione con l'originale greco (scritto nel 415, tradotto in latino da Avito di Braga) della *Epist. Luciani ad omnem Ecclesiam de revelatione corporis Stephani martyris primi et aliorum*, conservata in doppia recensione latina (PL 41, 805-18), che nel cod. Floriacense ad altri si inizia: *Revelatio s. Stephani*; ma l'ipotesi, attraente, rimane dubbia. Parimenti non dimostrata è l'identificazione con la leggendaria *Revelatio o Martyrium Stephani* del ciclo pseudo-elementino il cui originale greco è perduto, ma si tramandò in una versione georgiana (Cod. del Monte Athos, sec. x, ed. du Marr: PO 19, 689-99) e in una slava pubblicata da Jvan Franko in ucraino, poi in versione tedesca dai due manoscritti di Lvow e di Zamosti. Alcuni supposero che l'apocrifo perduto riferisse i misteri rivelati al Protomartire quando è vide i cieli aperti e Gesù ritto alla destra di Dio (Act. 7, 55), e Sisto di Siena (*Biblioth. Sancta*, ed. Napoli 1742, p. 193) asserisce che tale Apocalisse di S. fu in onore tra i manichei.