GAMALIELE I

GAMALIELE I. - Tannaità (v.) della prima generazione, partitrice negli 25-50 ca. d. C., detto il «Vecchio» per distinguerlo dall'omonimo suo nipote. Egli porta il titolo onorifico di rabban, il maestro per eccellenza. In Act. 22, 3 s. Paolo dice, nel discorso ai Giudei, d'essere stato allevato e istruito ai piedi di G. nell'esatta osservanza della legge dei padri, zelante dello stesso zelo che essi tutti avevano allora. Secondo Act. 5, 30 sgg. l'Apostolo suscitò l'ira degli Ebrei esaltando Gesù. Interviene allora uno del consiglio, G. di nome, fariseo, dottore della Legge, onorato da tutto il popolo, il quale ammonisce i suoi: «Non vi occupate di questi uomini (gli Apostoli), e lasciati andare; perché, se il fatto loro è opera di uomo, cadrà da sé. Ma, se è da Dio, voi non potrete distruggerlo, e correte il pericolo di combattere contro Dio stesso». Gli Apostoli furono battuti poi rilasciati. L'agiografia più tarda vuole G. santo (Clemente, Recogna., I, 65 sgg.).

Bm.: J. Bornstein, in Eur. Ind., VII, pp. 80-82; H. L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament, aus Talmud und Midrasch, II, Monaco 1924, pp. 636-39. Eugenio Zolli

VANCLO DI G. - Apocrifo in cui uno pseudo-G. narra ciò che asserisce di aver visto e udito al seguito di Gesù.

L'adecuate richiamò l'attenzione su di esso in Recue d'histoire ecclésiastique, 7 (1916), pp. 245-68, con la disertazione Apocryphes évangéliques capites; pseudo-Ga-maliel; Evangile de Barthélemy. Si tratta di frammenti, che E. Revillout pubblicò nel 1904 al Cairo, in Mémoires publiés par les membres de l'Institut français d'archéologie orientale du Caire. Ivi, nel frammento 15 (P. Ladeuze, p. 253; E. Revillout, p. 57) si legge: «Io, G., il seguito anche in mezzo alla folla». Il testo segue principalmente i Sinottici, ma è usato anche Gideanni. Benché abbia molto in comune con il Vangelo di Bartolomeo (v. PO 3, 210), tuttavia Ladeuze conclude: «Noi dunque crediamo di avere davanti parti di un nuovo Vangelo» (p. 267). Manca tuttavia fino ad oggi un'edizione di questo apocrifo. Urbano Holzmeister