GAMA, VASCO da. - Navigatore portoghese, n. nel 1469 a Sinea nella Estremadura, da nobile famiglia, che aveva già dato valorosi uomini di mare e di guerra. Pochissimo si sa della sua vita anteriormente al 1495, anno in cui fu designato da Giovanni II a completare l'impresa di Bartolomeo Dias che sette anni prima aveva scoperto l'estremità sud dell'Africa. Ma per la morte del re, la spedizione fu differita: solo nel 1496 il successore di Giovanni, Emanuele, riprese il disegno: cinque piccole navi armate dalla casa fiorentina dei Sernigi, della quale un ramo risiedeva a Lisbona, accuratamente allestite e approvvigionate, partirono da Belem sull'estuario del Tago il 25 marzo 1497.
Dias accompagnò la bottiglia fino al Capo Verde. Il 22 nov. fu giunta l'estremità meridionale dell'Africa, il Cabo tormentoso di Dias, Capo di Buona Speranza secondo il nome augurale impostogli dal sovrano portoghese; il giorno di Natale fu raggiunta la spiaggia del paese oggi detto Natal, poi la spedizione proseguì, per Delagoa e Mozambico, fino a Mombasa accolta ostilmente dagli abitanti influenzati dal ceto dei commercianti arabi. Migliori furono le accoglienze ricevute a Melinde, donde il 24 apr. 1498 fu iniziata, sotto la guida di un abile pilota locale, la traversata dell'Oceano Indiano che doveva condurre le navi a Calicut (18 maggio) nello Stato del regio Samurin (Samorino). La accoglienza dapprima favorevoli si mutarono poi in ostili, ancora per influenza degli Arabi; tuttavia la spedizione poté fare un buon carico di merci preziose e, ripartita il 5 ott., dopo una difficile traversata dell'Oceano, toccò di nuovo Melinde, doppiò il Capo di Buona Speranza solo il 20 maggio 1599, deviò fino alle Azzorre e a metà sett. fece ritorno a Lisbona. La spedizione, per quanto avesse subito perdite gravi (anche il fratello del capo, Paolo da G., era morto durante il ritorno, a Terceira nelle Azzorre) aveva pienamente raggiunto i suoi obiettivi ed ebbe grandiose, ben meritate accoglienza. Nominato ammiraglio delle Indie, V. da G. ebbe nel 1502 il comando di una nuova spedizione, durante la quale, dopo aver compiuto crude rappresaglie contro elementi ostili ai Portoghesi in India, gettò le basi per le cositruzione di una prima fattoria portoghese. Ma al suo ritorno si disinteressò delle imprese coloniali, ritirandosi ad Evora, fino a che Giovanni III fece nuovamente ricorso a lui per restaurare l'influenza portoghese in India compromessa dopo la morte dell'Albuquerque: partì nel 1524 al comando di una potente flotta con titolo e poteri di viceré, ma pochi mesi dopo il suo arrivo, venne a morte a Coccin, nel Natale 1524. La sua impresa inspirò, come è noto, il poema di
Camoens I Lusiadi; essa è commemorata da un grande tempio votivo eretto a Belem.
V. da G. non ha lasciato alcuna relazione personale della sua spedizione: la narrazione se ne ha soprattutto dagli storici portoghesi, come Barros e Castanheda. Si possiede anche la relazione di un gentiluomo fiorentino, che assistì al ritorno a Lisbona; inoltre il semplice ma fedele giornale di rotta (roteiro) di un marinaio, e qualche altra fonte di minore importanza.
BIBLI. E. Ravenstein, V. da G., Londra 1898; S. Ruge, Die Entdeckungen des Seeswegs nach Ostindien durch V. da G., Dresda 1898; F. Hümmerich, V. da G. und die Entdeckung des Seeswegs nach Ostindien, Monaco 1898; Ch. von Rohr, Neue Quellen zur zweiten Indienfahrt V. da G., Lipsia 1939. Inoltre: Diária da viagem de V. da G. com uma introdução por D. Perea, 2 vols., Porto 1945 (vol. I facsimile del codice originale e trascrizione. Vol. II esame critico del viaggio di G. Coutinho). Roberto Almagia