STUCCO. - È un impasto di calce e pozzolana mescolate a polvere di marmo o gesso; seccato diventa duro e lavorabile con scalpello e sgorbia; la varietà detta «scagliuola» è morbida, malleabile come la creta e fa presa con l’acqua: si può lavorare con semplici spatole ed anche con stampi e matrici. Fu largamente impiegato fin dai tempi più antichi per la relativa facilità della sua lavorazione e applicazione.
a Felice Brandani, ad Alessandro Vittoria, estese in tutta la penisola l'impiego di tale decorazione, che si venne evolvendo, dal segno appena aggettante ed elegantissimo della prima maniera dominata dall'influenza raffaellesca, verso più complesse e pesanti combinazioni.
Lo s. secentesco rivaleggiò con la scultura nella ricerca di effetti plastici. Nell'esecuzione si distinsero artisti lombardi: Prospero Bresciano lavorò in Vaticano, G. Ferabosco e S. Castelli furono attivi a Roma; B. Bernasconi, C. De Marchi a Genova; G. A. Sala a Bergamo, Venezia, Bologna, Firenze. Intorno al Maderno, al Bernini, a P. da Cortona si raccolse un gruppo di stuccatori romani fra cui emersero Cosimo e Giacomo Fancelli e Antonio Raggi. Il capolavoro della decorazione secentesca a Roma è forse il Palazzo Mattei.
A Torino, nel Castello del Valentino lavorarono gli artisti campionesi Francesco e Pompeo Bianchi, ai quali fornì i disegni il padre Isidoro. Verso la fine del secolo su tutti si levò, per la genialità delle sue invenzioni, il parlementano G. Serpotta (v.). Durante il Settecento, nell'interpretare il gusto raffinato e talvolta esotizzante della società galante conseguirono il primato i veneti. Le magnifiche ville sparse nel retrotterra veneziano si arricchirono di splendide decorazioni. Al seguito di Tiepolo gli stuccatori veneti conquistarono Milano e la Lombardia. In Sicilia l'esempio del Serpotta tenne viva una scuola fiorente. Lo stile neoclassico fu inaugurato da Giocondo Albertolli, animatore, nell'Italia settentrionale, verso la fine del sec. XVIII, di un vivaio di stuccatori, ricercatissimi dovunque. Durante l'Ottocento l'arte dello s. decadde, specialmente nell'uso spesso grossolano, inteso ad effetti di falso rilievo, di quella fioritura di neo-stili, cui difettò ogni fantasia e sensibilità. Nell'epoca più recente, e particolarmente dopo la seconda guerra mondiale, esso è tornato invece in grande fortuna, specie nella decorazione di sale pubbliche (auditori, cinematografi, ecc.). Lo s. viene anche impiegato per taluni effetti di colore nella scenografia teatrale e cinematografica, talvolta con risultati positivi.
Vedi tav. CIII.