STUCCO. - È un impasto di calce e pozzolana mescolate a polvere di marmo o gesso; seccato diventa duro e lavorabile con scalpello e sgorbia; la varietà detta « scagliuola » è morbida, malleabile come la creta e fa presa con l'acqua: si può lavorare con semplici spatole ed anche con stampi e matrici. Fu largamente impiegato fin dai tempi più antichi per la relativa facilità della sua lavorazione e applicazione.

(da Ferrari, Lo s. Milano s.a., tov. 5)
In epoca paleocristiana, dopo gli esemplari delle tombe di S. Sebastiano (ipogei della prima metà del sec. III d. C.), il monumento più insigne che presenti ancora intatta la sua decorazione, nella successione delle tarsie marmoree, dello s. e del musaico è il battistero degli Ortodossi a Ravenna (sec. v.). Seppure ancora efficaci negli effetti di complesso, tali s. rivelano nei dettagli l'incertezza della tecnica.
Nell'epoca barbarica e durante il periodo del romanico e del gotico, l'impiego dello s. fu più raro (chiese di Disentis in Svizzera, di Malles in Alto Adige, di S. Maria in Valle a Cividale, di Genzode e di S. Maria di Halberstadt in Germania). In questi secoli, specialmente nella decorazione esterna degli edifici civili, si preferirono varietà fittili impropriamente dette s. Nel Rinascimento risorge il gusto dello s. plastico. Nel soffitto e nel sommo della parete nel salone di Palazzo Schifanoia a Ferrara, Domenico di Paris modellò con sottigliezza d'orafo geniale, una serie insuperata di motivi con festoni, medaglie, frutti, figurazioni allegoriche di virtù, ecc. Ma la materia impiegata nel sec. xv, risultante da combinazioni diverse di gesso, calcina, pece greca, cera e tritume di mattoni, trattati a fuoco (Vasari), non poteva competere con la qualità duttile dello s. romano. Fu Giovanni da Udine, intorno al 1516, che ritrovò la formula dell'antica combinazione, mescolando polvere chiara di marmo con calcina di travertino bianco, e dette l'avvio all'epoca aurea della decorazione a s. Nel cortile di Palazzo Massimo alle Colonne, nelle Logge di Raffaello, in Palazzo dell'Aquila, a Villa Madama, alla Farnesina a Roma; quindi in Palazzo Vecchio e nella sacrestia nuova di S. Lorenzo a Firenze, come a Venezia, Padova, Udine, egli lasciò esempi che furono largamente imitati per tutto il sec. xvi. Una schiera di artisti, da Daniele da Volterra, a Pierin del Vaga, a Lucio e Giulio Romano,
a Felice Brandani, ad Alessandro Vittoria, estese in tutta la penisola l'impiego di tale decorazione, che si venne evolvendo, dal segno appena aggettante ed elegantissimo della prima maniera dominata dall'influenza raffaellesca, verso più complesse e pesanti combinazioni.
Lo s. secentesco rivaleggiò con la scultura nella ricerca di effetti plastici. Nell'esecuzione si distinsero artisti lombardi: Prospero Bresciano lavorò in Vaticano, G. Ferabosco e S. Castelli furono attivi a Roma; B. Bernasconi, C. De Marchi a Genova; G. A. Sala a Bergamo, Venezia, Bologna, Firenze. Intorno al Maderno, al Bernini, a P. da Cortona si raccolse un gruppo di stuccatori romani fra cui emersero Cosimo e Giacomo Fancelli e Antonio Raggi. Il capolavoro della decorazione secentesca a Roma e forse il Palazzo Mattei.
A Torino, nel Castello del Valentino lavorarono gli artisti campionesi Francesco e Pompeo Bianchi, ai quali fornì i disegni il padre Isidoro. Verso la fine del secolo su tutti si levò, per la genialità delle sue invenzioni, il parlermitano G. Serpotta (v.). Durante il Settecento, nell'interpretare il gusto raffinato e talvolta esoticizzante della società galante conseguirono il primato i veneti. Le magnifiche ville sparse nel retroterra veneziano si arricchirono di splendide decorazioni. Al seguito di Tiepolo gli stuccatori veneti conquistarono Milano e la Lombardia. In Sicilia l'esempio del Serpotta tenne viva una scuola fiorente. Lo stile neoclassico fu inaugurato da Giocondo Albertolli, animatore, nell'Italia settentrionale, verso la fine del sec. xviii, di un vivaio di stuccatori, ricercatissimi dovunque. Durante l'Ottocento l'arte dello s. decadde, specialmente nell'uso spesso grossolano, inteso ad effetti di falso rilievo, di quella fioritura di neo-stili, cui difettò ogni fantasia e sensibilità. Nell'epoca più recente, e particolarmente dopo la seconda guerra mondiale, esso è tornato invece in grande fortuna, specie nella decorazione di sale pubbliche (auditori, cinematografi, ecc.). Lo s. viene anche impiegato per taluni effetti di colore nella scenografia teatrale e cinematografica, talvolta con risultati positivi. - Vedi tav. CIII.