GROTTESCHE. - Decorazioni parietali in stucco od affresco, raffiguranti forme vegetali, figure umane o animali spesso di strane fogge, ed esseri antropomorfi, disposti in modo leggiadro e fantastico.
Le primitive decorazioni, rinvenute a Roma nei sotterranei della Domus aurea di Nerone (grotte), diedero il nome a questo genere d'ornamento e furono di modello, per il disegno e per il colore, alle forme successive. Le prime g. risalgono al tardo Quattrocento: l'appartamento Borgia in Vaticano e la libreria Piccolomini a Siena ne offrono esempi dovuti all'arte del Pinturicchio. Luca Signorelli dipinse g., con scene della Divina Commedia, nel duomo d'Ovieto; Filippino Lippi a Roma e a Firenze.

Grosseto, diocesi di - Fonte battesimale. Opera di Antonio di Ser Ghino (1474) - Cattedrale.
L'oro e le tinte vivaci sono gli elementi essenziali delle g. che, con i loro motivi gai ed eleganti, arricchiscono le forme architettoniche raggiungendo nel Cinquecento il vertice massimo di eleganza e di preziosità, sul modello degli ornati delle antiche «grotte». Ne fu un esecutore perfetto Giovanni da Udine, buon discepolo di Raffaello, che lasciò opere piene di armonia specie nelle decorazioni a stucco della villa che fu dei Medici, poi detta Farnesina a Roma. Altri esempi di decorazione a g. sono quelli lasciati dal Poccetti, da Cristoforo Gherardi, da Simone Mosca, da Benedetto da Rovezzano, dall'Allori, dal Feltrini, dal Cosini, dal Vasari. A mano a mano che si procede nel tempo le g. subiscono notevoli trasformazioni; la decorazione si fa prevalentemente architettonica perdendo gran parte di quell'elemento coloristico così caratteristico degli esempi antichi. Malgrado i successivi tentativi di rielaborazione – affermati nel Settecento, con carattere piuttosto naturalistico – non venne più raggiunto quello stile raffinato e lo splendore cromatico propri del Quattrocento e del Cinquecento.