SERPOTTA, GIACOMO

SERPOTTA, GIACOMO. - Scultore,
n. a Palermo il 10 marzo 1656, m. ivi
il 27 febbr. 1732.

Suo lontano antenato fu un Guglielmo
S. del XVI sec. seguito da una discendenza di
artigiani, fino a Gaspare S., scultore e stuc-
catore, padre di Giacomo. Il S. cominciò
a lavorare lo stucco nella bottega del fratello
Giuseppe; è dubbio il viaggio a Roma, pur
trovandosi nella sua arte riflessi e riferimenti
all'arte romana dell'epoca.

Il più dell'opera sua si trova a Palermo;
risalgono al 1679 le sei statue della chiesa
del Giusino, provenienti dall'oratorio della
Carità. Da tali opere scaturi quella per il

monumento equestre a Carlo II a Messina
(1681), distrutto nel 1848 (bozzetto al Mu-
seo Sieri Pepoli di Trapani). Nel 1682
eseguì le statue dei SS. Pietro e Paolo nella
chiesa di S. Maria del Carmine Maggiore,
quindi nel 1685 iniziò una delle sue deco-
razioni più famose: gli stucchi dell'orato-
rio di S. Cita, completati in vari periodi.
Nel 1690 modellò la statua della Vergine
del Collegio dei Gesuiti; nel 1691 gli stuc-
chi per la cappella di S. Stefano in S. Se-
bastiano alla Marina e quella dell'Annun-
ziata a S. Onofrio. Nel 1694 passò ad Agri-
gento ad eseguirvi i mirabili putti della
chiesa di S. Spirito; più tardi ad Alcamo,
dove lasciò quattro fra le più belle Allegorie,
mentre è incerto che si sia recato in altri
centri dell'Isola che vantano opere serpot-
tiane senza sicura documentazione. Nel 1696
il S. intraprese la decorazione della chiesa
di S. Orsola restaurata poi dal figlio Proco-
pio, pur esso stuccatore, e preparò i mo-
delli in cera per i misteri del Rosario del
convento di S. Cita, scolpiti, in seguito, dal
Vitagliano. Nel 1698 adornò la piccola cap-
pella dell'ospedale dei sacerdoti e nel 1699,
contornando i dipinti del Caravaggio, pose
mano agli stucchi dell'oratorio di S. Lorenzo
che insieme a quelli dell'oratorio del Ro-
sario di S. Domenico, di poco posteriori, sono
fra le opere maggiori del maestro. Nel 1707 la

Principessa di Roccaflorita si lasciava ritrarre in un meda-
glione in stucco dal S. Nell'anno successivo il S. adornò
la chiesa della Pietà e nel 1711 quella di S. Agostino.
Poco tempo dopo venne eseguita la decorazione della
chiesa di S. Tommaso dei Greci. Dal 1720 al '28 l'artista
modellò le statue della chiesa di S. Agostino, dove sono
evidenti reminiscenze berniniane, e finì l'oratorio di
S. Francesco ai Candelari, sede della Confraternita dei
Forensi, ultima sua opera.

Il S., scultore fra i maggiori del suo tempo, ebbe note-
volissimo il senso della decorazione ambientale, modu-
lando nelle sue vivaci rappresentazioni una serie infinita
di motivi. Questi assumono unità anche per il magico
giuoco delle ombre che danno e ricevono valore dal pre-
zioso candore della luminosa materia usata dall'artista.

BIBL.: S. Bottari, Artisti siciliani, Messina 1931, pp. 47-66; F. Meli, Studi e conferenze per il 2° centenario serpottiam, Pa- lermo 1934; id., G. S. (con bibl.), ivi 1934; N. Basile, Serpot- tiana, ivi 1935; S. Bottari, Il baldacchino del duomo di Messina

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(fot. Anderson) SERPOTTA, GIACOMO - Decorazione a stucchi, con scene della Vita di s. Lorenzo e s. Francesco, statue simboliche e putti, nell'interno dell'oratorio di S. Lorenzo (1687-96) - Palermo.
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(per cortesia della sierra Cosentino) SERPOTTA, GIACOMO - Putti in stucco. Oratorio del S. Rosario - Palermo.
nando si preparò alle missioni tra gli Indiani. Dal 1750 al 1758 fu missionario fra gli Indiani di Sierra Gorda al nord di Querétaro. Tradusse il catechismo nella lingua degli indiani Pame. Richiamato a Messico, vi lavorò (1758-67) con frutto come missionario popolare. Quando nel 1767 i Gesuiti furono espulsi dai possedimenti spagnoli, i Francescani subentrarono nelle missioni della bassa California e S. chiese di andarvi. Nominato superiore sbarcò con 15 compagni a Loreto, centro della missione dei Gesuiti della bassa California. In quegli anni gli Spagnoli cominciarono a preoccuparsi del possesso dell'alta California, fin'allora completamente negletta. Con il corpo di spedizione, mandato nel 1769 per occupare definitivamente la terra, S. salpò con 4 francescani, ai quali se ne aggiunsero poi altri. Si trattava di guadagnare alla fede gli Indiani della regione i quali erano di infima cultura. Continuando il metodo seguito dai Francescani in Sierra Gorda, S. fondò una serie di missioni: S. Diego (16 luglio 1769), S. Carlos (3 giugno 1770), S. Antonio (14 luglio 1771), S. Gabriel (8 sett. 1771); S. Luis Obispo (1° sett. 1772), S. Francisco de Asís (8 ott. 1776); San Juan Capistrano (1° nov. 1776); S. Clara (12 genn. 1777); S. Buenaventura (31 marzo 1782); dalle sue missioni ebbero origine le principali città della California, come Los Angeles, S. Francisco, S. Diego, Monterey, S. Barbara e altre. S. fu il padre degli Indiani e per tal motivo la California lo celebra come eroe nazionale e la sua statua figura, come rappresentante dello Stato di California, nella Sala del Congresso di Washington (1° marzo 1931). Il processo di beatificazione, costruito nella curia diocesana di Fresno, è già in studio presso la S. Congregazione dei Riti.

BIBL.: F. Palou, Relación hist. de la vida y apostol. tareas del ven. p. fray J. S., ecc., Messico 1787 (opera fondamentale); id., Noticias de la Nueva California, ed. H. E. Bolton, 4 voll., Univ. Calif. Press 1926; C. E. Chapman, A hist. of Calif.: The Spanish Period, Nuova York 1928; Z. Engelhardt, The Missions and Missionaries of Calif., 4 voll., 2° ed., S. Francisco 1930; Ch. Lummis, The spanish pioneers and the Calif. missions, Chicago 1930; Ch. Piette, Evocation de J. S. fondateur de la Californie, Bruxelles-Washington 1946. Nicola Kowalsky
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“SERPOTTA, GIACOMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 252. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/serpotta-giacomo.