STOFFE. - I più recenti scavi dimostrano come l'arte del tessere risalga alla
più remota età della pietra. Le scoperte avvenute in Egitto, come nei paesi nordici, soprattutto nei centri costruiti su palafitte della Svizzera e del lago di Costanza, rivelano che la civiltà umana fin dai primordi conobbe il problema tecnico della tessitura; e già nel paleolitico, accanto a semplici s. intrecciate, si trovano veri e propri tessuti.
Quanta parte del materiale venisse importato nei singoli paesi non è possibile determinare. L'Egitto preferisce dapprima il lino; i paesi nordici dell'età del bronzo sembrano preferire la lana, ma in epoca anteriore sembra che preferissero pur essi il lino. Questi tessuti, già nella prima età della pietra, erano operati, o avevano ricche bordure. S. di tessuto spinato (saia) si sono rinvenute perfino tra le palafitte. Le s. erano primitivamente lavorate a telaio, come si deduce dalle rappresentazioni nella tomba di Mehentutze a Tebe (ca. 2100-2000 a. Cr.) ove si vede una tessitoria con due telai orizzontali. Rappresentazioni di telai verticali si trovano spesso in epoca successiva, benché il telaio orizzontale fosse ancora utilizzato. Quello verticale infatti serviva soprattutto per la produzione di tessuti d'arazzo. Anche il telaio di Penelope, secondo una pittura vascolare del sec. v a. C., era un telaio pesante che serviva per la fabbricazione di tessuti broccati o di arazzi. La lavorazione era fatta soprattutto da donne, come racconta Omero. Analoghe notizie fornisce Plinio (Hist. nat., VII, 74). Particolarmente di moda erano gli ornamenti a ricamo, la cui invenzione si attribuisce ai Frigi. Poco si è conservato delle s. originali dei tempi classici. I rinvenimenti in Crimea danno un'idea del loro aspetto. Esse erano in buona parte eseguite con la migliore tecnica degli arazzi; anche presso i Romani si trovano analoghi tessuti fabbricati su telai orizzontali e verticali. Una notevole fonte per la conoscenza delle s. dei primordi dell'era cristiana è fornita dalle scoperte di Dura-Europos, distrutta verso il 250 d. Cr. Vi si trovano, tra gli altri, già una serie di importanti esempi di tessuti di seta, ancora in parte di tipo classico, in parte con tecnica e decorazione già nota dalle tombe d'Egitto. Un altro famoso luogo di ritrovamenti è Palmira, dove si riscontra in parte una tecnica e un tipo affine. Come materiali si trovano soprattutto lana e lino, raro è il cotone. Preziosissime erano le s. di seta (serica) che in parte come tessuti già manufatti, in parte come filo o seta greggia, venivano dalla Cina. Generalmente esse erano unite con filo di lino, cotone o lana (subserica); la trama era di seta. S. di tutta seta erano le s. tinte di porpora, il cui colore era ricavato da due qualità di chiocciole: quella di Tiro era considerata la migliore. Molto rare erano le s. intessute d'oro, la cui invenzione fu da Plinio attribuita al re Attalo (Attalica peripetasmata). Questi tessuti preziosi erano chiamati



Di tali s. di seta sono esempi quella di Treviri, proveniente dalla tomba di s. Paolino, e l'altra con una scena di caccia proveniente dal monastero di Mozac, che si dice donata da Pipino nell'VIII sec. e oggi conservata a Lione. Nel primo medioevo si nota un gran lusso nelle vesti; di esso si lamenta già s. Girolamo (PL 22, 410, 535). Purtroppo non si sono conservate intere vesti di seta di quel periodo, ma solo piccoli frammenti provenienti soprattutto dalle tombe di Antinoe (oggi a Parigi e Lione); ma dalle figurazioni dei dittici consolari o dai musaici (Ravenna, S. Vitale) e dalle miniature (codice di Rossano) è possibile farsi ancora un'idea di quelle vesti di seta riccamente ornate di ori e di ricami. Ausonio riferisce di aver avuto dall'Imperatore Graziano una tunica palmata col ritratto di Costanzo (PL 19, 928, 943). Asterio di Amasea (m. ca. il 410) in una predica paragonava gli uomini a pareti dipinte decorate con scene di caccia (PG 40, 165). Questa moda sembra aver dominato in tutto il bacino del Mediterraneo. Veramente la tunica, che dal V sec. in poi soppianta la toga, da quanto si rileva negli affreschi dei cimiteri cristiani antichi o dai ritrovamenti delle tombe copte, è per lo più ornata solo semplicemente con applicazioni rotonde o quadrate sulle spalle o sui davanti sopra le ginocchia (orbiculi) oppure con strisce strette e galloni (clavi) che negli esemplari migliori erano intessute nella s. e nei più comuni solo cuciti sopra. S. di seta particolarmente preziose erano adoperate anche per i cuscinetti sui quali si ponevano i reliquiari, come si legge nel Liber Pontificalis e come si trova nel Tesoro del Sancta Sanctorum, dove quei cuscinetti sono provvisti di preziose bordure (periclysin de chrysoclavo).
In quanto alla loro origine si sa, dal Liber Pontificalis, che durante l'alto medioevo le s. venivano in gran parte dall'Oriente: si hanno indicazioni di sete provenienti dalla Siria (de tyreo), da Bisanzio (de blati bizanteo), da Alessandria (pannum alexandrinum) e verso la fine del medioevo da Cipro (de opere Cyprensi), dall'Asia (de panno tartarico) e dalla Siria (diapro de Antiochia). Anche se molte delle denominazioni di tali s. diven-
(fol. Biblioteca Vaticana)
STOFFE - Brandeum paleocristiano con tracce di sangue, oggetto di grande venerazione nel medioevo: s. di lino bianco damascato molto logora cucita su altra s. di lino damascato - Museo sacro vaticano, Tesoro del Sancta Sanctorum.
nero in seguito generiche, in origine indicavano certamente il luogo di fabbricazione. La conoscenza delle diverse fabbriche è ancora molto incerta ed è perciò difficile in molti casi determinare il paese d'origine del tessuto. Infatti i tessitori passavano con grande facilità da una località all'altra, portando con sé i propri motivi decorativi. Nel basso Impero (secc. IV-VI) i centri maggiori sono l'Egitto con Alessandria e Antinoopolis; Bisanzio e la Siria con Tiro e Berito. Specialmente in Egitto si conserva fino al sec. V l'antica tradizione ellenistica, con motivi geometrici e colori semplici, come nelle figurazioni del tempo classico. Prodotti egiziani occorrono in molti Tesori occidentali, come a Sens. in Aquisgrana e nel tesoro del Sancta Sanctorum, forse lavorati a Antinoopolis, come hanno provato gli scavi fatti in codesta città. L'attribuzione delle s. damascate alla Siria non è ancora del tutto sicura, ma è molto verosimile se si confrontano i motivi di queste s. con gli stessi motivi trovati nei musaici di Antiochia, di Apamea e anche della Palestina. Per il tipo classico un buon esemplare è la grande s. che è nel S. Ambrogio a Milano con cavalieri e leoni (vol. I, col. 987); quella delle Nereidi a Sion o la storia di Giuseppe a Sens. Al secc. VII-VIII risalgono le s. a cinque colori, a fondo rosso, ANNUENCIAZIONE (v.) Sansone (v.) del Sancta Sanctorum. Sono di seta rossa, purpurea, bruna verde e bianca, sargia con catena di doppio filo. In esse si scorge, specie negli ornamenti, una certa relazione con l'arte sassanide.
Il ricercatissimo mercato di seta greggia che fiorisce in Persia all'epoca sassanide (226-632) non è ancora ben noto. E dei pochi pezzi rimasti di tessuto sassanide, come il frammento del dragone di Londra, il fagiano del Museo sacro nel Vaticano, o il cinghiale di Berlino, si ignora la data, ed anche il luogo di origine ne rimane incerto. Tuttavia, anche dopo la conquista araba della Persia, sembra che i tessitori locali non mutino subito lo stile e la tecnica, come dimostra la s. con i galli del Sancta Sanctorum. Un numerose gruppo di s. con due animali affrontati entro cerchi mostra ancora chiaramente

(fot. Biblioteca Vaticana)
Anche Costantinopoli sembra aver imitato, oltre le s. siriache in stile ellenistico, quelle della Persia. Alcune di queste imitazioni sono così perfette da far pensare a tessitori persiani trasferiti a Costantinopoli: così l'«Imperatore» di Mozac a Lione, il re «Jazdağird» a Berlino e i «cavalieri» a S. Ambrogio di Milano. Accanto a queste s. di seta si trovano, soprattutto nei numerosi cimiteri d'Egitto, tessuti più semplici in lana e lino. Quanto alla tecnica, in massima parte tali s. son lavorate nella caratteristica maniera copta; ma fra quelle ellenistiche color di porpora (chermes) se ne trovano alcune tessute a groppi. Fra le s. dei secc. VI-VII si vedono ornamenti in lino operato a diversi colori o anche in colore purpureo.
Con la conquista araba dell'Egitto (640) questa tecnica non cessa immediatamente, ma continua ancora per lungo tempo accanto a quella usata per le s. islamiche. I maggiori ritrovamenti avvennero nei grandi cimiteri di Ahmim-Panopolis, di Antinoopolis, Crocodilopolis e Saqqārah. I primi scavi sistematici furono condotti da Napoleone (1798-1801) e i relativi ritrovamenti andarono in massima parte ad arricchire il Museo di Torino. Ma anche i maggiori musei, come quelli di Londra, Parigi, Lione, Berlino, Bruxelles, Firenze, Cairo ecc. possiedono raccolte di s. copte di notevole valore. Paramenti di chiesa, come quello che si trova a Berlino, sono molto rari. Generalmente si tratta di semplici tuniche e manti che ricoprivano i morti nelle tombe.
Col progredire della civiltà islamica si osserva un nuovo rigoglio dell'arte tessile: ma esso porta solo lentamente a una trasformazione dei motivi. Predominano ancora soprattutto il gusto di Bisanzio e l'arte formatasi in Egitto, Siria e Persia, i grandi centri tessili. Le fonti orientali danno notizia di una serie di luoghi di produzione, che d'altra parte anche le iscrizioni tessute in queste s. preziose servono a localizzare. Sono ancora soprattutto i reliquiari che fanno conoscere magnifici esemplari in parte tessuti d'oro. L'Egitto è il centro di produzione più importante, e Ibn Gubajr, che dalla Sicilia andò nel 1183 a visitare la Mecca, già descrive tali s. che decoravano ivi la Ka'bah. Il principale emporio commerciale era Alessandria, le fabbriche erano invece soprattutto a Damietta e Tinnis con una manifattura regia, ve ne erano inoltre a Dabika, Dumaina e Tuna.
Predilette dai comandanti di navi erano le s. a fiori d'oro (dabiki), e con rappresentazioni di caccia e di batta-
glie. E come particolarmente preziosi venivano acquistati in Egitto i bei tessuti di lino e di batista. Le s. tessute d'oro erano fabbricate soprattutto per i califfi. Gli ornamenti erano disposti in modo da ricordare l'ornamentazione copta. Begli esempi ce ne forniscono le necropoli del tempo fatimidico con i loro ritrovamenti provenienti dall'uso Egitto.
Un importante centro di arte tessile diventa, sotto i re Normanni, la manifattura di Palermo (Regium Ergasterium). I galloni tessuti in oro, quali si trovano ancora in molte mitre ad Anagni, Capua, Monza, a Bamberga (mitra cum aurifrisi) e in paramenti da Messa, come ad Ascoli Piceno, erano destinati soprattutto all'esportazione. Il pezzo più bello proveniente da queste manifatture è certamente il manto con la decorazione di gusto arabo che nel 1133 fu eseguito a Palermo per il re Ruggero II. Interessante è in questa s. la mescolanza di motivi arabi e bizantini. Grande incremento ebbe l'arte tessile siciliana quando, dopo la campagna normanna del 1147, operai greci si trapiantarono vicino a Palermo, benché ancora prevalesse l'elemento arabo. La magnifica s. con pavoni a St-Sernin di Tolosa mostra questa interessante mescolanza di elementi. Se anche i lavori della scuola siciliana non sono così numerosi, come il Falke crede ancora, questa esercitò tuttavia un notevolissimo influsso sulla formazione delle scuole italiane, soprattutto sulla scuola di Lucca con i suoi stupendi broccati d'oro e d'argento. Attraverso le s. ornate con iscrizioni, come quella del califfo al-Muqtadir Billāh (608-32) di Bagdad, quella che è ad Autun di un ministro di Cordova, o quella del sultano selgūqide Kai Qobād che è a Lione proveniente da Konia, si scorge nei più vari centri del mondo islamico un fiorire di laboratori tessili il cui stile rimane appantato tra loro.
Analoghi animali araldici appaiati, come leoni, aquile, pavoni o grifoni, scene di caccia o di battaglia si ritrovano fin nella Persia occidentale e nell'Asia centrale. Il secondo importante centro di produzione tessile nell'alto medioevo è Bisanzio. Anche qui, accanto alle fonti letterarie, si può contare solo sulla conoscenza dei pezzi che si trovano ancora nei tesori delle chiese o che da questi sono pervenuti ai grandi musei di Europa e d'America. I laboratori più importanti erano quelli della Corte imperiale di Costantinopoli e già il vescovo Liutprando di Cremona riferisce come fosse rigorosamente proibita l'esportazione delle s. di porpora. Ma grandi manifatture esistevano anche in altre parti dell'Impero e Rabbī Beniamino di Tudela (1160-73) dice, p. es., che a Tebe erano occupati un gran numero di lavoratori tessili ebrei. D'altra parte le s. venivano anche dalla provincia come tributi alla capitale. Rabbī Beniamino riferisce inoltre che mercanti di s. affluivano a Costantinopoli da tutto il mondo diffondendo a loro volta le s. bizantine in tutto l'Oriente. Accanto a questi mercanti i Veneziani ebbero una parte preponderante nella diffusione delle s. bizantine che furono introdotte anche nei grandi porti italiani come Amalfi. Così il Liber pontificalis ricorda come Gregorio IV (844) comprasse una s. con la rappresentazione dell'imperatore (velum habens historiam imperatoris). Queste s. pervennero in gran quantità in Occidente soprattutto con la conquista di Costantinopoli da parte dei Latini (1204). Un buon esempio di tali tessuti figurati è offerto dalla grande s. di seta di Bamberga proveniente dalla tomba del vescovo Guntero (m. nel 1064), con l'Imperatore che cavalca tra l'antica e la nuova Roma. Il frammento di una rappresentazione di imperatore si trovava anche in un reliquiario di Verdun (oggi a Londra). Altrimenti i pezzi conservati mostrano per lo più rappresentazioni di animali, aquile, grifoni, leoni o cavalli, per la maggior parte inclusi in circoli (orbiculi). Le s. sono colorate, e le più preziose, provenienti dalle manifatture imperiali, hanno un fondo color porpora (blattia, imperialis purpura).
Dopo un certo arresto dell'arte tessile durante il VI e VII secc. i laboratori cominciano a rifiorire dall'VIII fino al XII sec. La vastità di rapporti commerciali e la diffusione delle mercanzie che si ebbe allora non fu più raggiunta in seguito. Vecchi motivi furono rifusi e nuove idee vennero dall'Oriente e soprattutto dalla Persia, come è chiaramente dimostrato dal manto imperiale proveniente
da Mozac o dai cavalli alati tra girali in Hannover. Spesso un solo animale è circoscritto in un tondo, come nella magnifica s. con elefanti nello scrigno di Carlomagno ad Aquisgrana. Queste s. si distinguono da quelle persiane per la loro ancor maggiore stilizzazione e per i colori più forti. Privi di medaglioni sono gli stupendi grandi leoni su due s. di seta provenienti dallo scrigno di Anno a Siegburg, di cui esistono frammenti anche a Deutz, Düsseldorf e Berlino. La prima di tali s. è del 921-31, e porta i nomi degli imperatori Romano e Cristoforo; la seconda del 976-1025, con quelli di Basilio II e Costantino VII. Assai preziose erano anche le s. di porpora con aquile, senza incorniciatura circolare, di Bressanone e Salisburgo. Molto ben tessute sono le s. di raso con ornamenti entro campi ovali appuntiti, come il manto di Ottone I a Merseburg o la pianeta del vescovo Willigis (m. nel 1011) a S. Stefano in Magonza. Particolarmente apprezzate erano le s. operate con piccoli cerchi, quadrati o stelle. Esse mostrano un duplice ordito con trama a fili colorati. Purtroppo quasi niente si è conservato dei famosi ricami bizantini dell'alto medioevo. La cosiddetta dalmatica di Carlo Magno a S. Pietro in Roma appartiene già a un'epoca tarda (cf. vol. II, coll. 1680-90), però i veli di Castellarquato con la Comunione degli Apostoli mostrano ancora il rigido stile dei primordi (cf. vol. X, tav. XLV). Molto adoperato era allora il ricamo soprattutto per i paramenti come i sakkos, gli omofori, gli epimankia, gli epigonati, le mitre e i cingoli. Particolarmente sontuosi furono, in epoca più tarda, gli epitaphia, adorni di ricami che ricoprivano il Venerdì Santo il sepolcro di Cristo, come quello di Ochrida col nome di Andronico Paleologo (1282-1328). Ve ne sono frequenti esempi nei monasteri dei Balcani, soprattutto al monte Athos, Putna, Zolkma.
Influenzate dall'Oriente e da Bisanzio sono anche le più antiche s. del medioevo in Italia. È certo che dopo la morte di Manfredi molti lavoratori tessili lasciarono la Sicilia e portarono la loro arte a Lucca, a Venezia. Così si nota anche qui una mescolanza di motivi bizantini e saraceni, per quanto Venezia si volga più verso Oriente. Si tratta in massima parte di tessuti a due colori, come giallo su fondo scuro, spesso rosso, con figure di animali affrontati, liberi nella superficie. Così il gallone sulla pianeta del b. Bernardo degli Ubertini (m. nel 1133) a S. Trinita in Firenze poté ritenersi un prodotto dei laboratori veneziani, rinomati per i loro «surifrisia», mentre la dalmatica trovata nel sepolcro di Benedetto XI (m. nel 1304) a Perugia ricorda le s. dell'Estremo Oriente. Magnifici ricami si sono conservati ad Anagni i cui parati possono forse identificarsi con le s. che secondo l'inventario papale del 1293 si riconnettono a Cipro, mentre il dossale ivi conservato rivela affinità con la scuola di pittura romana del tempo. Ad una ornamentazione ancora primitiva si ispira una tovaglia d'altare del Sancta Sanctorum nel Museo del Vaticano, in ricamo bianco. Più progredito è il disegno della tovaglia della b. Benvenuta Boiani a S. Pietro a Cividale (m. nel 1292). Tali lavori appaiono identici ai ricami in «opus Theotonicum». Venezia ha visibilmente esercitato il suo influsso anche sui laboratori della Germania meridionale, tra i quali il principale è quello di Ratisbona, e già Wolfram von Eschenbach loda i «zendel», laboratori di questa città. Dato l'alto costo della seta greggia i tessitori tedeschi utilizzarono filo di lino per l'ordito, di modo che questi tessuti hanno una certa rigidità. Come materiale per la trama erano molto usati, per le figure, fili d'oro avvolti a sottili budelli dorati. Di questa s. si possono distinguere due gruppi: uno con santi e scene del Nuovo Testamento, come l'addobbo da altare del duomo di Ratisbona con la figura del vescovo Enrico II (1277-96) o quello di Waltburg con la Nascita di Cristo. L'altro è costituito da pezzi più piccoli, molto numerosi, con grifoni, falchi, leoni e aquile che stilisticamente sono in rapporto con le s. italiane. Si incontrano anche motivi antichi come l'apoteosi di Alessandro. Una s. molto bizantineggiante con questo tema è conservata anche a a Würzburg. È interessante notare come l'uso di queste s. di mezza seta di Ratisbona fosse proibito a Cluny

(«Statutum est ut nullus scarlatas, aut barracanos, vel preciosos burellos, qui Ratisponi hoc est apud Raines-bors fiunt, sive picta quolibet modo stramina habeat»: Statuta Cluniacensis, di Pietro il Venerabile, 18: ed. M. Marrier, Bibliotheca Cluniacensis, Parigi 1614, col. 1359: PL 189, 1031).
Col gotico, nel sec. XIV, Lucca e Venezia assunsero il primato nell'industria serica. Ben presto in tutta l'Europa crebbe il fabbisogno di queste s. preziose e per conseguenza importanti laboratori sorsero anche a Genova, a Milano, Ferrara, Bologna e soprattutto a Firenze. Bruges è uno dei principali centri del commercio di sete italiane, dove acquistavano i paesi scandinavi, l'Inghilterra e la Russia. Ancor oggi si trovano broccati e velluti in molti grandi tesori di cattedrali, come una volta a Danzica, Aquisgrana, Sens, Conques o Andechs, e nei musei di Roma (Museo d'arte industriale e Museo sacro vaticano), Firenze, Londra, Berlino, Cleveland ecc. S. particolarmente belle si vedono anche riprodotte in pitture. Tipici di Lucca sono i diaspri a fondo lucido e disegno opaco, che ricordano le maioliche dette diasperate. Fatta eccezione per le s. palermitane, appare ora chiaramente, anche nell'operato, l'influsso delle sete cinesi, in parte addirittura copiate. La spartizione in ovali appuntiti è ancora riconoscibile solo per sottili tralci; nell'interno di diramazioni piegate a spirale o formanti cerchi sono contenute figure di animali, palmette e fiori. Pian piano i viticci si trasformarono in alberi sorgenti dalla terra e da rocce. Le s. di Lucca hanno qualche volta figure di imitazione araba, oltre a castelli feudali, padiglioni, navi, figure umane. Nella seconda metà del sec. XIV le rappresentazioni si animano. Gli animali giocano e combattono fra loro e le scene di caccia ricordano gli avori dell'epoca. A scopo ecclesiastico vengono adoperati anche motivi religiosi. Venezia, all'opposto di Lucca, mostra pochi motivi cinesi, ma per lo più animali di modello europeo, rappresentati tranquilli, come nelle pitture italiane. Nel sec. XV perfino alcuni grandi artisti come Antonio Pisano o Jacopo Bellini prepararono modelli di s.
Ancor più evidente appare l'influsso della Cina nelle s. persiane del secc. XIV-XV. È loro caratteristica lo spesso filo che spicca a mo' di rilievo sulla trama colorata di filo di seta. Esse conservano il grande motivo centrale nel campo in forma di ovale appuntito nel quale sono rappresentate coppie di animali. Buoni esempi se ne trovano nel Tesoro che era una volta a Danzica. Dal Turkestan provengono probabilmente le meravigliose s. del sepolcro di Cangrande a Verona (m. nel 1329) con

(fot. Biblioteca Vaticana)
Anche il ricamo raggiunge una grande fioritura in Italia. Pure qui l'arte orientale e soprattutto quella bizantina esercita un notevole influsso, come dimostra l'antependium di S. Maria a Zara. Questa tecnica è in voga anche per la guarnizione delle mitre delle quali sono conservati buoni esempi ad Urbino e in S. Pietro in Vincoli a Roma. Ma i pezzi più pregevoli sembra che siano stati importati in Italia dall'Inghilterra e numerosi piviali in «opus anglicanum» si trovano in tesori di cattedrali, come ad Anagni e al Laterano quello di Bonifacio VIII, nel Museo di Pienza il piviale di Pio II, e un altro nel Museo sacro del Vaticano. Già nell'anno 1098 i Padri del Concilio di Bari ammirano un ricamo di origine inglese e dal sec. XII fino al sec. XIV i papi ricercano i tessuti inglesi. Così Eugenio III (1145-50) riceve una cappa di Lincoln, Adriano IV (1154-59) un altro bel ricamo. Dopo il 1350 però in tutti i paesi nordici si osserva un declino di quest'arte dell'ago, che deve riconnettersi al progredire delle s. italiane di seta. Ricami erano impiegati spesso anche per tappezzerie: ad imitazione della tappezzeria di Bayeux essi vennero disposti intorno al fregio, uno sull'altro, come nell'arazzo di Tristano (Wienhausen). Nel corso del sec. XV questi ricami non vengono quasi più usati dalla Chiesa per l'altare, ma servono soprattutto come bordure e ornamentazioni delle pianete. Particolarmente famosi erano, in questo genere, i lavori provenienti dalle manifatture di Colonia, delle Fiandre, della Borgogna.
Col Rinascimento ed il sec. XV la ricchezza delle s. tocca, specie in Italia, un punto ancora più alto. Se nel Trecento la produzione delle s. riguardava ancora esclusivamente le corporazioni e l'arte industriale, ora anche i grandi artisti, come, ad es., Antonio Pollaiolo, Botticelli, Sassetta, Leonardo e Bellini, si occupano a disegnarne i modelli; Firenze, Siena e Venezia furono i
centri di quest'arte; ma accanto a questi, altri ne sorgono, come Milano e Genova. Mentre il disegno e la tecnica cambiano ben poco, l'arte tessile si dedica soprattutto alla produzione di sontuosi velluti che non sono più lisci, ma presentano soprattutto il motivo del melograno. I pezzi più belli, dai colori smaltati, sono fabbricati principalmente a Venezia, dove i tessili del velluto fin dal 1247 ebbero dal Gran Consiglio la facoltà di costituirsi in una corporazione propria. I nuovi disegni furono poi nel sec. XV adoperati anche per altre s. come damaschi e broccati. Si può dire che non vi sia tesoro di cattedrale o museo nel quale non se ne trovino magnifici esempi. Così nel Museo dell'Opera di Siena, a Orvieto, Spoleto, Montefiascone, Gandino o nei Musei di Londra, Nuova York, Boston, Parigi, Lione, Berlino, Milano, Roma ecc. si trovano anche ora preziose raccolte di tali velluti, in parte datati dagli stemmi dei loro offerenti. Anche qui la pittura fornisce buoni esempi databili, soprattutto nella scuola veneta con Crivelli e Bellini. Dalla metà del secolo accanto al motivo del melograno ne compaiono altri. Così Firenze produce s. in oro col disegno dal contorno colorato o s. di seta a due colori con fasce di viticci, palmette e stemmi. Caratteristiche di Firenze sono soprattutto le s. figurate con scene del Nuovo Testamento, per lo più a due colori. Esse erano adoperate come guarnizioni di paramenti da Messa, come su una dalmatica del Tesoro di Halberstadt. Il filato d'oro, in uso nel sec. XV, scompare all'inizio del sec. XVI, quando compare invece un filo di argento più sottile e compatto. Tra i prodotti più preziosi di questa scuola sono i pannelli con la storia di s. Giovanni Battista nel Duomo di Firenze, disegnati da Antonio Pollaiolo tra il 1466 e il 1473. Magnifici anche i ricami del paliotto di S. Maria Novella che si dicono disegnati da Domenico Ghirlandaio. Sicuramente datato (1475) è l'antependium in S. Francesco ad Assisi, offerto da Sisto IV, nel mezzo del quale si vede s. Francesco inginocchiato. Ugualmente preziosa è la pianeta di s. d'oro tessuta per il re Mattia Corvino e recante il suo stemma (1458-90). Un posto importante hanno nei paesi nordici durante il sec. XV i tessuti a figure. La grande serie che Luigi I d'Angiò ordinò a Parigi per la Cappella del suo castello ad Angers, e che fu portata a compimento intorno al 1470, costituisce la prima testimonianza di un genere del quale Arras diventò il centro principale di produzione. Le quattro rappresentazioni tratte dalla vita dei ss. Piat ed Eleuterio, eseguite nel 1402 nel laboratorio di Pierrot Feré per la Cattedrale di Tournai, appartengono alle opere capitali dei primordi di quest'arte. La maggior parte degli arazzi ordinati dai duchi di Borgogna furono anch'essi eseguiti a Tournai. Quest'arte è magnificamente rappresentata dalla serie dei 4 grandi arazzi con scene di caccia posseduti dal duca di Devonshire. Accanto a questi si trovano rappresentazioni tratte dalla mitologia nordica, come nell'arazzo di Palazzo Doria a Roma, del 1459. La serie più splendida e famosa è costituita dagli arazzi della dama con il liocorno (ca. 1510), provenienti dal castello di Boussac, ora nel Museo di Cluny a Parigi.
Con la fine del sec. XV cominciano la loro produzione i laboratori di Bruxelles, e di essa si hanno esempi in tutta Europa: a Firenze, Milano, Madrid, e Parigi. Arazzi, più piccoli, ma molto belli sono anche quelli prodotti dai laboratori renani come a Magonza (Museo del Duomo), Strasburgo, Basilea, Costanza e in qualche caso anche da laboratori della Germania centrale, come Norimberga (Museo Germanico).
Nel Cinquecento la produzione si estende anche in Italia dove diviene un po' più industriale quantunque le sue s. continuino sempre ad essere tra le più belle d'Europa. Accanto a Firenze e a Venezia compaiono ora grandi fabbriche a Milano, Como, Reggio Emilia, Bologna, Genova e Catania. Ma le s. di Venezia continuarono ad essere fra le più richieste e furono imitate perfino in Russia. D'altro canto Venezia copiava a sua volta motivi persiani e orientali. Le fabbriche italiane furono allora le principali fornitrici di tutte le corti principesche d'Europa ed Enrico IV d'Inghilterra come la Regina di Francia fecero a Firenze cospicue ordinazioni. Anche per questo periodo si trovano magnifici esempi
in tutti i grandi tesori delle cattedrali a Roma, Firenze, Cortona, Perugia, Siena, S. Giminiano, Venezia, Milano e Vercelli, per non nominare che alcune delle località più importanti, come anche nelle grandi raccolte di s. dei principali musei. Anche qui le pitture dei grandi maestri danno, specie nei ritratti, eccellenti riproduzioni di s. Basti ricordare i quadri del Pontormo, Bronzino, Tintoretto e Paolo Veronese. Col diffondersi della moda spagnola che comportava ricche pieghettature fu necessario cercare un tessuto a disegno minuto, mentre per le s. d'arredamento e per quelle murali furono impiegati motivi più grandi. Ma soprattutto il motivo del melograno fu trasformato nello stile del Rinascimento e all'occasione sostituito anche da forme di vaso. Rimane ancora, a dir vero, una disposizione simmetrica, ma le grandi masse generalmente si allargano e un intreccio di rami ricurvi copre tutta la superficie. In mezzo ai tralci appaiono anche quadrupedi e uccelli, talvolta anche monogrammi e stemmi. Più grandi sono i motivi nei grandi tessuti parietali in velluto e in seta che rappresentano trofei di armi, vasi e strumenti musicali o grotteschi. A questi grandi tessuti parietali appartengono bordure con animali, scene di caccia o intrecci di rami. Ma per guarnire paramenti sacri si eseguivano, specie a Firenze, apposite s. con figurazioni cristiane.
In queste s. cinquecentesche i tessitori italiani utilizzano le tecniche più svariate. Accanto ai broccati di velluto si hanno damaschi con analoghi disegni, così come i broccati in seta e mezza seta. Un caratteristico genere d'uso conservato ancora in numerosi originali e in molti dipinti, soprattutto per tovaglie e fazzoletti, sono i semplici tessuti di lino con disegno operato di animali, spesso appaiati e affrontati, o anche di vasi e fiori. Perugia è, nei secc. XV e XVI, il maggior centro di produzione di questi tessuti, ma di un genere simile a questo pare si producessero anche in Germania.
Anche nel vicino Oriente si vide nel sec. XVI un rifiorire dell'arte tessile. Se chiaro è l'influsso di Venezia su queste manifatture, d'altra parte si può osservare in Italia un rifiorire di motivi orientali e turchi. Sotto il dominio dei Safawidi le arti tornarono a fiorire e si conoscono diversi luoghi di fabbricazione, tra cui soprattutto Ispahan con le sue manifatture di corte sembra essere stata preminente. Notevoli inoltre Kāfān e, per la fabbricazione di velluti, soprattutto yezd nella Persia meridionale. Si conoscono di queste manifatture magnifici broccati d'oro e d'argento, sete e velluti. Questi erano adoperati soprattutto per indumenti, ma esistevano anche s. da tappezzeria. Rappresentazioni figurate con coppie di amanti o con figure singole con motivi ornamentali erano ripetute sulla superficie del tessuto. Rifiori anche il ricamo in seta con scene estremamente vivaci che ricordano le miniature contemporanee. Nell'età degli Ottomani nell'arte tessile turca, a Brussa e Scutari si notano forti influssi persiani. I velluti e i broccati di tali manifatture erano ricercati in Europa. Il motivo caratteristico di questi preziosi tessuti, che si vedono in numerosissime pitture veneziane, è quello di tre grandi lune disposte araldicamente, le palmette e gli ovali appuntiti con melograni. Queste s. erano per lo più adoperate per abiti e si trovano oggi in quasi tutti i principali musei. Anche in Cina pare fosse introdotta dalla Persia la produzione di velluti, che però vi prese sviluppo solo nel sec. XVII, mentre sotto la dinastia Ming (1368-1644) vi fiori soprattutto la tessitura della seta. L'esportazione di questi tessuti verso l'Europa divenne tuttavia notevole solo più tardi, sotto K'ang Hsi (1662-1723) e Ch'ien Lung (1736-95), ed essi influenzarono largamente la produzione italiana e francese.
La forte esportazione delle s. italiane nel Quattrocento, tanto nei paesi del Nord quanto nell'Oriente, non soltanto si mantenne, ma si accrebbe nel Cinquecento, così che le fabbriche di Firenze, Lucca, Genova, Bologna, Milano e soprattutto Venezia divennero straordinariamente fiorenti. Le fabbriche locali di questi paesi imitano i motivi provenienti dall'Italia. Il motivo del melograno è quello che rimane più in voga in quest'epoca, ma il suo contorno ad ovale appuntito si trasforma in
volute ornamentali. Appaiono inoltre vasi dai quali sporgono fiori e frutti, come anche nuovi motivi provenienti dall'Oriente che a sua volta adopera motivi italiani. Particolarmente ricercati erano i broccati e velluti che con la loro combinazione d'oro e di raso andavano incontro al fasto delle Corti rinascimentali. Ricercati erano pure i damaschi, le s. di seta e mezza seta. Il cotone e la lana venivano adoperati, accanto alla seta, soprattutto per le fodere. Le s. per abiti avevano disegni più piccoli, mentre i broccati e i velluti destinati ad uso ecclesiastico mantenevano gli antichi grandi disegni. I tessuti da parato di maggiore importanza in velluto o in seta imitavano i motivi architettonici con trofei, vasi e disegni floreali. Sin dalla fine del Cinquecento, ma soprattutto nel Seicento, andò continuamente aumentando la richiesta di s. da parato sia per le case, sia principalmente per le chiese (rivestimenti di pilastri); perciò accanto alle grandi fabbriche di Venezia e di Genova lavoravano attivamente anche nuovi laboratori minori. Come ornamento era usato ancora di preferenza il vecchio motivo del melograno, ma il disegno veniva spesso eseguito in maniera semplificata, mediante stampe a ferro caldo, allo scopo di ridurre il costo della merce. Accanto ai grandi motivi ne vengono presto in voga altri più piccoli, e uno o due ordini a colori differenti danno alle s. di velluto una nota di colore. Anche nei broccati e nei damaschi i disegni corrono ora su tutta la larghezza. Tessuti simili, ispirati a modelli italiani, si trovano anche in Spagna nel sec. XVI e nel sec. XVII e su di essi domina il motivo del melograno. Ma evidentemente gli antichi motivi moreschi esercitano ancora il loro influsso. Gli ornamenti sono qui rilevati dalla trama, sul fondo di raso e di broccato, con anelli d'oro e d'argento per ottenere un effetto più sonnuoso. Dal tempo di Luigi XIV cominciò la trionfale ascesa della tessitura serica francese e le fabbriche di Lione occuparono un posto importante in Europa. Soprattutto il gusto della moda per il colore giovò ad arricchire e perfezionare sempre più i disegni, cui contribuirono anche grandi artisti come Daniel Marot. Si possono distinguere nettamente le s. da donna e da uomo, in quanto nelle s. per l'abbigliamento di questi ultimi si preferivano motivi piccoli come fiori sparsi, mentre le ampie gonne femminili coi loro lunghi strascichi esigevano grandi motivi. Notevole influsso esercitarono sulle s. di seta anche i disegni dei merletti, la cui industria fu largamente incoraggiata soprattutto da Colbert. Ma nella seconda metà del sec. XVIII sparisce dai disegni ogni simmetria, e ornamenti vegetali sono sparsi in forma irregolare su tutta la superficie. Specialmente in voga, come nell'architettura e nella porcellana, le cosiddette « chinoiseries ». L'introduzione di tali motivi è dovuta soprattutto all'influsso di Madame de Pompadour che ordinò alla Compagnia delle Indie l'importazione di merci cinesi. Ancor più riccamente decorate erano le coperture dei mobili, le s. da parato e le tende. I primi scavi di Pompei (1748) e l'interesse ch'essi suscitarono per l'arte classica influenzarono anche gli artisti tessili. Vi si ispirarono soprattutto i tessuti da parato dei mobili classicheggianti. Paesaggi, quadretti e puttini ravvivano le strisce simili a pilastri. Uno dei più grandi maestri è Filippo di Lasalle (1723-1803) della manifattura serica di Pernon a Lione, che lavorò per le Corti di Francia e di Russia. Jean Revel è uno dei più conosciuti disegnatori di motivi. Dopo la Rivoluzione, Napoleone dette nuova vita all'industria tessile di Lione e J. E. Bony (m. nel 1825) ne divenne uno dei migliori disegnatori. Però l'arte tessile decadde con la meccanizzazione della tecnica per opera di C. M. Jacquard, che nel 1805 introdusse a Lione la tessitrice meccanica.
Nonostante la forte concorrenza francese, l'Italia mantenne la sua produzione nel Sei e Settecento, Venezia e Genova continuarono a lavorare i loro famosi velluti e le loro sete; le fabbriche veneziane divennero celebri anche in quest'epoca per i loro velluti rossi sui quali domina il grande motivo del melograno. Particolarmente ricercato era, tanto in Italia che all'estero, il velluto rosso su oro di Genova. Anche le fabbriche minori del Piemonte, dell'Emilia e di Lucca produccavano magnifiche s., soprattutto quelle a disegno floreale. Per gli abiti e i para-
menti si adoperavano per lo più, come in Francia, s. a disegno più piccolo. Nel Settecento appare ancor più chiaro l'influsso dell'arte tessile francese, soprattutto a Torino e Genova dove sono anche nuovamente evidenti influssi cinesi. La moda veneziana è fatta conoscere dai dipinti dei pittori locali, quali il Tiepolo, Vittore Ghislandi e altri, ma anche per le grandi s. da parato si incontrano ancor oggi magnifici esempi nei palazzi di Venezia, Genova o Palermo. Pure per l'Italia la grande epoca dell'arte tessile si chiude col Regno di Napoleone.