STOECKER, ADOLF

Image from page 818
Image from page 818

STOECKER, ADOLF. - Politico e sociologo tedesco, protestante, n. l' 11 nov. 1835 a Halberstadt, m. l'8 febbr. 1909 a Gries presso Bolzano. Parroco protestante, nel periodo 1874-89 predicatore della corte di Berlino, in quello 1879-98, membro del Consiglio (Landtag) prussiano, in quello 1881-1893 e 1898-1908 membro del Reichstag.

Fermo oppositore del liberalismo e marxismo, organizzò il movimento sociale protestante, volendo preservare le grandi città dalla decadenza della vita religiosa. Potente oratore politico, lottò contro l'influsso degli ebrei nella vita politica. Nel 1895 fondò il Partito cristiano-sociale, nel 1897 la Libera Conferenza ecclesiastica. Dal 1892 fu redattore del giornale religioso dei protestanti tedeschi Die deutsch-evangelische Kirchenzeitung.

Scritti principali: Christlich-Sosial (2a ed. Berlino 1890); 13 Jahre Hofprediger u. Politiker (6a ed. ivi 1895); Reden u. Aufsätze (ivi 1913); Reden im Reichstag (ivi 1914).

BIBL.: K. Hoeber, s. V. in LTHK, IX, coll. 832-33; anon., s. V. in Der grosse Brockhaus, XVIII, p. 194.

STOFFE. - I più recenti scavi dimostrano come l'arte del tessere risalga alla più remota età della pietra. Le scoperte avvenute in Egitto, come nei paesi nordici, soprattutto nei centri costruiti su palafitte della Svizzera e del lago di Costanza, rivelano che la civiltà umana fin dai primordi conobbe il problema tecnico della tessitura; e già nel paleolitico, accanto a semplici s. intrecciate, si trovano veri e propri tessuti.

Quanta parte del materiale venisse importato nei singoli paesi non è possibile determinare. L'Egitto preferisce dapprima il lino; i paesi nordici dell'età del bronzo sembrano preferire la lana, ma in epoca anteriore sembra che preferissero pur essi il lino. Questi tessuti, già nella prima età della pietra, erano operati, o avevano ricche bordure. S. di tessuto spinato (saia) si sono rinvenute perfino tra le palafitte. Le s. erano primitivamente lavorate a telaio, come si deduce dalle rappresentazioni nella tomba di Mehentutze a Tebe (ca. 2100-2000 a. C. r.) ove si vede una tessitura con due telai orizzontali. Rappresentazioni di telai verticali si trovano spesso in epoca successiva, benché il telaio orizzontale fosse ancora utilizzato. Quello verticale infatti serviva soprattutto per la produzione di tessuti d'arazzo. Anche il telaio di Penelope, secondo una pittura vascolare del sec. V. a. C., era un telaio pesante che serviva per la fabbricazione di tessuti broccati o di arazzi. La lavorazione era fatta soprattutto da donne, come racconta Omero. Analoghe notizie fornisce Plinio (Hist. nat., VII, 74). Particolarmente di moda erano gli ornamenti a ricamo, la cui invenzione si attribuisce ai Frigi. Poco si è conservato delle s. originali dei tempi classici. I rinvenimenti in Crimea dàno un'idea del loro aspetto. Esse erano in buona parte eseguite con la migliore tecnica degli arazzi; anche presso i Romani si trovano analoghi tessuti fabbricati su telai orizzontali e verticali. Una notevole fonte per la conoscenza delle s. dei primordi dell'era cristiana è fornita dalle scoperte di Dura-Eúropos, distrutta verso il 250 d. C. Vi si trovano, tra gli altri, già una serie di importanti esempi di tessuti di seta, ancora in parte di tipo classico, in parte con tecnica e decorazione già nota dalle tombe d'Egitto. Un altro famoso luogo di ritrovamenti è Palmira, dove si riscontra in parte una tecnica e un tipo affine. Come materiali si trovano soprattutto lana e lino, raro è il cotone. Preziosissime erano le s. di seta (serica) che in parte come tessuti già manufatti, in parte come filo o seta greggia, venivano dalla Cina. Generalmente esse erano unite con filo di lino, cotone o lana (subserica); la trama era di seta. S. di tutta seta erano le s. tinte di porpora, il cui colore era ricavato da due qualità di chiocciole: quella di Tiro era considerata la migliore. Molto rare erano le s. intessute d'oro, la cui invenzione fu da Plinio attribuita al re Attalo (Attalica peripetasmata). Questi tessuti preziosi erano chiamati

Article illustration
(bet. Alliauri)

1. What is the main idea of the passage?

aurata vestis. Resti di tali s. tessute in oro si trovano nel Museo nazionale di Budapest.

Dal sec. IV in poi le testimonianze conservate dell'arte tessile diventano numerose: le tombe egiziane hanno conservato indumenti e tovaglie e la Chiesa venerabili reliquie, come, ad es., la santa Veste in Treviri, la Sindone a Torino, il Velo della Madonna a Chartres, le due tuniche del Tesoro del Sancta Sanctorum nel Museo sacro del Vaticano e la dalmatica di s. Ambrogio (v.) a Milano. La maggior parte dei tessuti preziosi ha servito da involucro di reliquie nei grandi tesori delle Cattedrali come Aquisgrane, Conques, Maastricht, Monza, Sion, St-Maurice, Liegi, Durham. Avanzati di tali s. sono conservati nelle grandi collezioni di s. di Parigi, Berlino, Londra, Lione, Bruxelles, Nuova York. Le s. di seta trovate nelle tombe egiziane sembrano in buona parte di importazione, soprattutto dalla Persia. Dati importanti per la classificazione delle s. sono forniti dalle fonti letterarie, prima fra tutte il Liber Pontificalis: esse trattano della loro provenienza, della loro tecnica e del loro impiego. Grandi tessuti e ricami erano adoperati per addobbare chiese e palazzi, pendevano dinanzi alle porte, tra le colonne, circondavano il Ciborio (vela) erano disposte intorno all'altare e nell'abside. Tovaglie di gran valore erano poste sull'altare e sulle tombe dei santi (pallea, mafortes); altre più piccole ricoprivano calice e patena. Non solo le chiese maggiori, ma anche quelle minori ne possedevano notevoli raccolte, come risulta dalla Charta Communia dell'anno 471 contenente l'inventario di una piccola chiesa nei pressi di Tivoli (Lib. Pont., I, pp. cxlvi-vii). Tessute d'oro erano le s. di S. Sofia a Costantinopoli, e si sa che Giustiniano donò a questa chiesa tovaglie d'altare con ricami in oro e pietre preziose, mentre Leone III faceva eseguire per il solo S. Pietro in Roma 164 tappeti e 91 Gregorio IV. Il Liber Pontificalis informa inoltre di grandi donazioni anche per le chiese minori di Roma. Inoltre si ricava da Gregorio di Tours e Paolo Diacono che le chiese nordiche non rimanevano indietro nel possedere importanti raccolte di s. più o meno preziose.

Di tali s. di seta sono esempi quella di Treviri, proveniente dalla tomba di s. Paolino, e l'altra con una scena di caccia proveniente dal monastero di Mozac, che si dice donata da Pipino nell'VIII sec. e oggi conservata a Lione. Nel primo medioevo si nota un gran lusso nelle vesti; di esso si lamenta già s. Girolamo (PL 22, 410, 535). Purtroppo non si sono conservate intere vesti di seta di quel periodo, ma solo piccoli frammenti provenienti soprattutto dalle tombe di Antinoc (oggi a Parigi e Lione); ma dalle figurazioni dei dittici consolari o dai musaici (Ravenna, S. Vitale) e dalle miniature (codice di Rossano) è possibile farsi ancora un'idea di quelle vesti di seta riccamente ornate di ori e di ricami. Ausonio riferisce di aver avuto dall'imperatore Graziano una tunica palmata col ritratto di Costanzo (PL 19, 928, 943). Asterio di Amasea (m. ca. il 410) in una predica paragonava gli uomini a pareti dipinte decorate con scene di caccia (PG 40, 165). Questa moda sembra aver dominato in tutto il bacino del Mediterraneo. Veramente la tunica, che dal v sec. in poi soppianta la toga, da quanto si rileva negli affreschi dei cimiteri cristiani antichi o dai ritrovamenti delle tombe copte, è per lo più ornata solo semplicemente con applicazioni rotonde o quadrate sulle spalle o sul davanti sopra le ginocchia (orbiculi) oppure con strisce strette e galloni (clavi) che negli esemplari migliori erano intessute nella s. e nei più comuni solo cuciti sopra. S. di seta particolarmente preziose erano adoperate anche per i cuscinetti sui quali si ponevano i reliquiari, come si legge nel Liber Pontificalis e come si trova nel Tesoro del Sancta Sanctorum, dove quei cuscinetti sono provvisti di preziose bordure (periclysin de chrysoclawo).

In quanto alla loro origine si sa, dal Liber Pontificalis, che durante l'alto medioevo le s. venivano in gran parte dall'Oriente: si hanno indicazioni di sete provenienti dalla Siria (de tyreo), da Bisanzio (de blati bizanteo), da Alessandria (pannum alexandrinum) e verso la fine del medioevo da Cipro (de opere Cyprensi), dall'Asia (de panno tartarico) e dalla Siria (diaspro de Antiochia). Anche se molte delle denominazioni di tali s. diven

Article illustration
(fot. Biblioteca Vaticana)

STOFFE - Brandeum paleocristiano con tracce di sangue, oggetto di grande venerazione nel medioevo; s. di lino bianco damascato molto logora cucita su altra s. di lino damascato - Museo sacro vaticano, Tesoro del Sancta Sanctorum.

EROFFE - Brandeum paleocristiano con tracce di sangue, oggetto di

1359

STOFFE

Article illustration
(Int. Biblioteca Vaticano, 1955)

Stoffe - Tessuto di lana su lino, in bruno, nero, rosso, giallo, rosa e verde, nel centro vaso con frutta, proveniente da Ahmin Panopolis (sec. IV) - Museo Sacro Vaticano.

l'influsso delle s. sassanidi, come si vede nel bel panno del Sancta Sanctorum, che per il colore, il disegno e la tecnica si può credere lavorato in uno dei grandi centri dell'Asia minore. I Tesori di Sens, Huy, Liegi, Sion, Nancy conservano altri esemplari del genere.

Anche Costantinopoli sembra aver imitato, oltre le s. siriache in stile ellenistico, quelle della Persia. Alcune di queste imitazioni sono così perfette da far pensare a tessitori persiani trasferiti a Costantinopoli: i'Imperatore di Mozac a Lione, il re 'Jazdagird' a Berlino e i 'cavalieri' a S. Ambrogio di Milano. Accanto a queste s. di seta si trovano, soprattutto nei numerosi cimiteri d'Egitto, tessuti più semplici in lana e lino. Quanto alla tecnica, in massima parte tali s. son lavorate nella caratteristica maniera copta; ma fra quelle ellenistiche color di porpora (chermes) se ne trovano al- cune tessute a groppi. Fra le s. dei secc. VI-VII si vedono ornamenti in lino operato a diversi colori o anche in colore purpureo.

Con la conquista araba dell'Egitto (640) questa tecnica non cessa immediatamente, ma continua ancora per lungo tempo accanto a quella usata per le s. islamiche. I maggiori ritrovamenti avvennero nei grandi cimiteri di Ahmin-Panopolis, di Antinoopolis, Crocodilopolis e Saqqarah. I primi scavi sistematici furono condotti da Napoleone (1798-1801) e i relativi ritrovamenti andarono in massima parte ad arricchire il Museo di Torino. Ma anche i maggiori musei, come quelli di Londra, Parigi, Lione, Berlino, Bruxelles, Firenze, Cairo ecc. possiedono raccolte di s. copte di notevole valore. Parametri di chiesa, come quello che si trova a Berlino, sono molto rari. Generalmente si tratta di semplici tuniche e maniche ricoprivano i morti nelle tombe.

Col progredire della civiltà islamica si osserva un nuovo rigoglioso dell'arte tessile: ma esso porta solo lentamente a una trasformazione dei motivi. Predominano ancora soprattutto il gusto di Bisanzio e l'arte formata in Egitto, Siria e Persia, i grandi centri tessili. Le fonti orientali danno notizia di una serie di luoghi di produzione, che d'altra parte anche le iscrizioni tessute in queste s. preziose servono a localizzare. Sono ancora soprattutto i reliquiari che fanno conoscere magnifici esemplari in parte tessuti d'oro. L'Egitto è il centro di produzione più importante, e Ibn Gubar, che dalla Sicilia andò nel 1183 a visitare la Mecca, già descrive tali s. che decoravano i vi la Ka'bah. Il principale emporio commerciale era Alessandria, le fabbriche erano invece soprattutto a Damietta e Tinnis con una manifattura regia, ve ne erano inoltre a Dabika, Dumaira e Tuna.

Predilette dai comandanti di navi erano le s. a fiori d'oro (dabiki), e con rappresentazioni di caccia e di batta- glie. E come particolarmente preziosi venivano acquistati in Egitto i bei tessuti di lino e di batista. Le s. tessute d'oro erano fabbricate soprattutto per i califfi. Gli ornamenti erano disposti in modo da ricordare l'ornamentazione copta. Begli esempi ce ne forniscono le necropoli del tempo fatimidico con i loro ritrovamenti provenienti dall'alto Egitto.

Un importante centro di arte tessile diventa, sotto i re Normanni, la manifattura di Palermo (Regium Erga- sterium). I galloni tessuti in oro, quali si trovano ancora in molte mitre ad Anagni, Capua, Monza, a Bamberg (mitra cum aurifrisio) e in paramenti da Messa, come ad Ascoli Piceno, erano destinati soprattutto all'esportazione. Il pezzo più bello proveniente da queste manifatture è certamente il manto con la decorazione di gusto arabo che nel 1133 fu eseguito a Palermo per il re Ruggero II. Interessante è in questa s. la mescolanza di motivi arabi e bizantini. Grande incremento ebbe l'arte tessile siciliana quando, dopo la campagna normanna del 1147, operai greci si trapiantarono vicino a Palermo, benché ancora prevalesse l'elemento arabo. La magnifica s. con pavoni a St-Sernin di Tolosa mostra questa interessante mescolanza di elementi. Se anche i lavori della scuola siciliana non sono così numerosi, come il Falke crede ancora, questa esercizio tuttavia un notevolissimo influsso sulla formazione delle scuole italiane, soprattutto sulla scuola di Lucca con i suoi stupendi broccati d'oro e d'argento. Attraverso le s. ornate con iscrizioni, come quella del califfo al-Muqatidir Billah (608-32) di Bagdad, quella che è ad Autun di un ministro di Cordova, o quella del sultano selgüçide Kai Qobad che è a Lione proveniente da Konia, si scorge nei più vari centri del mondo islamico un fiorire di laboratori tessili il cui stile rimane apparentato tra loro.

Analoghi animali araldici appaia, come leoni, aquile, pavoni o grifoni, scene di caccia o di battaglia si ritro- vano fin nella Persia occidentale e nell'Asia centrale. Il secondo importante centro di produzione tessile nell'alto medioevo è Bisanzio. Anche qui, accanto alle fonti letterarie, si può contare solo sulla conoscenza dei pezzi che si trovano ancora nei tesori delle chiese o che da questi sono pervenuti ai grandi musei di Europa e d'America. I laboratori più importanti erano quelli della Corte imperiale di Costantinopoli e già il vescovo Liutprando di Cremona riferisce come fosse rigorosamente proibita l'esportazione delle s. di porpora. Ma grandi manifatture esistevano anche in altre parti dell'Impero e Rabbì Beniamino di Tudela (1160-73) dice, p. es., che a Tebe erano occupati un gran numero di lavoratori tessili ebrei. D'altra parte le s. venivano anche dalla provincia come tributi alla capitale. Rabbì Beniamino riferisce inoltre che mercanti di s. affluivano a Costantinopoli da tutto il mondo diffondendo a loro volta le s. bizantine in tutto l'Oriente. Accanto a questi mercanti i Veneziani ebbero una parte preponderante nella diffusione delle s. bizantine che furono introdotte anche nei grandi porti italiani come Amalfi. Così il Liber pon- tificalis ricorda come Gregorio IV (844) comprasse una s. con la rappresentazione dell'imperatore (velum habens historiam imperatoris). Queste s. pervennero in gran quantità in Occidente soprattutto con la conquista di Costantinopoli da parte dei Latini (1204). Un buon esem- pio di tali tessuti figurati è offerto dalla grande s. di seta di Bamberga proveniente dalla tomba del vescovo Gun- tero (m. nel 1064), con l'Imperatore che cavalca tra l'antica e la nuova Roma. Il frammento di una rappre- sentazione di imperatore si trovava anche in un reliquiario di Verdun (oggi a Londra). Altrimenti i pezzi conservati mostrano per lo più rappresentazioni di animali, aquile, grifoni, leoni o cavalli, per la maggior parte inclusi in circoli (orbiculi). Le s. sono colorate, e le più preziose, provenienti dalle manifatture imperiali, hanno un fondo color porpora (blattia, imperialis purpura).

Dopo un certo arresto dell'arte tessile durante il VI e VII sec. i laboratori cominciano a rifiorire dall'VIII fino al XII sec. La vastità di rapporti commerciali e la diffusione delle mercanzie che si ebbe allora non fu più raggiunta in seguito. Vecchi motivi furono rifusi e nuove idee vennero dall'Oriente e soprattutto dalla Persia, come è chiaramente dimostrato dal manto imperiale proveniente

da Mozac o dai cavalli alati tra giralì in Hannover. Spesso un solo animale è circoscritto in un tondo, come nella magnifica s. con elefanti nello scrigno di Carlomagno ad Aquisgrana. Queste s. si distinguono da quelle persiane per la loro ancor maggiore stilizzazione e per i colori più forti. Privi di medaglioni sono gli stupendi grandi leoni su due s. di seta provenienti dallo scrigno di Anno a Siegburg, di cui esistono frammenti anche a Deutz, Düsseldorf e Berlino. La prima di tali s. è del 921-31, e porta i nomi degli imperatori Romano e Cristoforo; la seconda del 976-1025, con quelli di Basilio II e Costantino VII. Assai prezioso erano anche le s. di porpora con aquile, senza incorniciatura circolare, di Bressanone e Salisburgo. Molto ben tessute sono le s. di raso con ornamenti entro campi ovali appuntiti, come il manto di Ottone I a Merseburg o la pianeta del vescovo Willigis (m. nel 1011) a S. Stefano in Magonza. Particolarmente apprezzate erano le s. operate con piccoli cerchi, quadrati o stelle. Esse mostrano un duplice ordito con trama a fili colorati. Purtroppo quasi niente si è conservato dei famosi ricami bizantini dell'alto medioevo. La cosiddetta dalmatica di Carlo Magno a S. Pietro in Roma appartiene già a un'epoca tarda (cf. vol. II, coll. 1680-90), però i veli di Castellarquato con la Comunicione degli Apostoli mostrano ancora il rigido stile dei primordi (cf. vol. X, tav. XLV). Molto adoperato era allora il ricamo soprattutto per i paramenti come i sakkos, gli omofori, gli epimanikia, gli epigonati, le mitre e i cingoli. Particolarmente sontuosi furono, in epoca più tarda, gli epitaphia, adorati di ricami che ricoprivano il Venerdì Santo il sepolcro di Cristo, come quello di Ochrida col nome di Andronico Paleologo (1282-1328). Ve ne sono frequenti esempi nei monasteri dei Balcani, soprattutto al monte Athos, Putna, Zolkma.

Influenzate dall'Oriente e da Bisanzio sono anche le più antiche s. del medioevo in Italia. È certo che dopo la morte di Manfredi molti lavoratori tessili lasciarono la Sicilia e portarono la loro arte a Lucca, a Venezia. Così si nota anche qui una mescolanza di motivi bizantini e saraceni, per quanto Venezia si volga più verso Oriente. Si tratta in massima parte di tessuti a due colori, come giallo su fondo scuro, spesso rosso, con figure di animali affrontati, liberi nella superficie. Così il gallone sulla pianeta del b. Bernardo degli Ubertini (m. nel 1133) a S. Trinita in Firenze poté ritenersi un prodotto dei laboratori veneziani, rinomati per i loro «aurifisias», mentre la dalmatica trovata nel sepolcro di Benedetto XI (m. nel 1304) a Perugia ricorda le s. dell'Estremo Oriente. Magnifici ricami si sono conservati ad Anagni i cui parati possono forse identificarsi con le s. che secondo l'inventario papale del 1295 si riconnettano a Cipro, mentre il dossale ivi conservato rivela affinità con la scuola di pittura romana del tempo. Ad una ornamentazione ancora primitiva si ispira una tovaglia d'altare del Sancta Sanctorum nel Museo del Vaticano, in ricamo bianco. Più progredito è il disegno della tovaglia della b. Bene-nuta Boiani a S. Pietro a Cividale (m. nel 1292). Tali lavori appaiono identici ai ricami in «opus Theotonicum». Venezia ha visibilmente esercitato il suo influsso anche sui laboratori della Germania meridionale, tra i quali il principale è quello di Ratisbona, e già Wolfram von Eschenbach loda i «zendel», laboratori di questa città. Dato l'alto costo della seta greggia i tessitori tedeschi utilizzarono filo di lino per l'ordito, di modo che questi tessuti hanno una certa rigidità. Come materiale per la trama erano molto usati, per le figure, fili d'oro avvolti a sottili budelli dorati. Di questa s. si possono distinguere due gruppi: uno con santi e scene del Nuovo Testamento, come l'addobbo da altare del duomo di Ratisbona con la figura del vescovo Enrico II (1277-96) o quello di Waltburg con la Nascita di Cristo. L'altro è costituito da pezzi più piccoli, molto numerosi, con grifoni, falchi, leoni e aquile che stilisticamente sono in rapporto con le s. italiane. Si incontrano anche motivi antichi come l'apoteosi di Alessandro. Una s. molto bizantinenggiente con questo tema è conservata anche a Würzburg. È interessante notare come l'uso di queste s. di mezza seta di Ratisbona fosse proibito a Cluny (cf. Tott. Biblioteca Vaticana).

Article illustration

In Tott. Biblioteca Vaticana, Strozzi e Tessuto di lana su lino in rosso e bianco. Striscia lunga con vivagini laterali, attaccata su tela bianca; proveniente dall'Esgitto. Le foglie, i rami e le palmette stilizzati rivelano un grado avanzato nell'arte della decorazione. Da attribuire probabilmente al periodo arabo (sec. VIII-IX) - Museo Sacro Vaticano.

(1st. Biblioteca Vaticana)

(735

centri di quest'arte; ma accanto a questi, altri ne sorgano, come Milano e Genova. Mentre il disegno e la tecnica cambiano ben poco, l'arte tessile si dedica soprattutto alla produzione di sontuosi velluti che non sono più lisci, ma presentano soprattutto il motivo del melograno. I pezzi più belli, dai colori smaltati, sono fabbricati principalmente a Venezia, dove i tessili del velluto fin dal 1247 ebbero dal Gran Consiglio la facoltà di costituirsi in una corporazione propria. I nuovi disegni furono poi nel sec. XV adoperati anche per altre s. come damaschi e broccati. Si può dire che non vi sia tesoro di cattedrale o museo nel quale non se ne trovino magnifici esempi. Così nel Museo dell'Opera di Siena, a Orvieto, Spoleto, Montefiascone, Gandino o nei Musei di Londra, Nuova York, Boston, Parigi, Lione, Berlino, Milano, Roma ecc. si trovano anche ora preziose raccolte di tali velluti, in parte datati dagli stemmi dei loro offerenti. Anche qui la pittura fornisce buoni esempi databili, soprattutto nella scuola veneta con Crivelli e Bellini. Dalla metà del secolo accanto al motivo del melograno ne compaiono altri. Così Firenze produce s. in oro col disegno dal contorno colorato o s. di seta a due colori con fasce di viticci, palmette e stemmi. Caratteristiche di Firenze sono soprattutto le s. figurate con scene del Nuovo Testamento. Per lo più a due colori. Esse erano adoperate come guarnizioni di paramenti da Messa, come su una dalmatica del Tesoro di Halberstadt. Il filato d'oro, in uso nel sec. XV, scompare all'inizio del sec. XVI, quando compare invece un filo di argento più sottile e compatto. Tra i prodotti più preziosi di questa scuola sono i pannelli con la storia di s. Giovanni Battista nel Duomo di Firenze, disegnati da Antonio Pollaiolo tra il 1466 e il 1473. Magnifici anche i ricami del paliotto di S. Maria Novella che si dicono disegnati da Domenico Ghirlandaio. Sicuramente datato (1475) è l'antependium in S. Francesco ad Assisi, offerto da Sisto IV, nel mezzo del quale si vede s. Francesco inginocchiato. Ugualmente preziosa è la pianeta di s. d'oro tessuta per il re Mattia Corvino e recante il suo stemma (1458-90). Un posto importante hanno nei paesi nordici durante il sec. XV i tessuti a figure. La grande serie che Luigi I d'Angiò ordinò a Parigi per la Cappella del suo castello ad Angers, e che fu portata a compimento intorno al 1470, costituisce la prima testimonianza di un genere del quale Arras diventò il centro principale di produzione. Le quattro rappresentazioni tratte dalla vita dei s. Piat ed Eleuterio, eseguite nel 1402 nel laboratorio di Pierrot Feré per la Cattedrale di Tournai, appartengono alle opere capitali dei primordi di quest'arte. La maggior parte degli arazzi ordinati dai duchi di Borgogna furono anch'essi eseguiti a Tournai. Quest'arte è magnificamente rappresentata dalla serie dei 4 grandi arazzi con scene di caccia posseduti dal duca di Devonshire. Accanto a questi si trovano rappresentazioni tratte dalla mitologia nordica, come nell'arazzo di Palazzo Doria a Roma, del 1459. La serie più splendida è famosa è costituita dagli arazzi della dama con il licorno (ca. 1510), provenienti dal castello di Boussac, ora nel Museo di Cluny a Parigi.

Con la fine del sec. XV cominciano la loro produzione i laboratori di Bruxelles, e di essa si hanno esempi in tutta Europa: a Firenze, Milano, Madrid, e Parigi. Arazzi, più piccoli, ma molto belli sono anche quelli prodotti dai laboratori renani come a Magonza (Museo del Duomo), Strasburgo, Basilea, Costanza e in qualche caso anche da laboratori della Germania centrale, come Norimberga (Museo Germanico).

Nel Cinquecento la produzione si estende anche in Italia dove diviene un po' più industriale quantunque le sue s. continuino sempre ad essere tra le più belle d'Europa. Accanto a Firenze e a Venezia compaiono ora grandi fabbriche a Milano, Como, Reggio Emilia, Bologna, Genova e Catania. Ma le s. di Venezia continuarono ad essere fra le più richieste e furono imitate perfino in Russia. D'altro canto Venezia copiava a sua volta motivi persiani e orientali. Le fabbriche italiane furono allora le principali fornitori di tutte le corti principesche d'Europa ed Enrico IV d'Inghilterra come la Regina di Francia fecero a Firenze cospicue ordinazioni. Anche per questo periodo si trovano magnifici esempi

Article illustration
(fot. Biblioteca Vaticana)

in tutti i grandi tesori delle cattedrali a Roma, Firenze, Cortona, Perugia, Siena, S. Giminiano, Venezia, Milano e Vercelli, per non nominare che alcune delle località più importanti, come anche nelle grandi raccolte di s. dei principali musei. Anche qui le pitture dei grandi maestri d'anno, specie nei ritratti, eccellenti riproduzioni di s. Basti ricordare i quadri dei Pontormo, Bronzino, Tintoretto e Paolo Veronese. Col diffondersi della moda spagnola che comportava ricche pieghettature fu necessaria cercare un tessuto a disegno minuto, mentre per le s. d'arredamento e per quelle murali furono impiegati motivi più grandi. Ma soprattutto il motivo del melo-grano fu trasformato nello stile del Rinascimento e all'occasione sostituito anche da forme di vaso. Rimane ancora, a dir vero, una disposizione simmetrica, ma le grandi masse generalmente si allargano e un intreccio di rami ricurvi copre tutta la superficie. In mezzo ai tralci appaiono anche quadrupedi e uccelli, talvolta anche monogrammi e stemmi. Più grandi sono i motivi nei grandi tessuti parietali in velluto e in seta che rappresentano trofei di armi, vasi e strumenti musicali o grotteschi. A questi grandi tessuti parietali appartengono bordure con animali, scene di caccia o intrecci di rami. Ma per guarnire paramenti sacri si eseguivano, specie a Firenze, apposite s. con figurazioni cristiane.

In queste s. cinquecentesche i tessitori italiani uti-lizzano le tecniche più svariate. Accanto ai broccati di velluto si hanno damaschi con analoghi disegni, così come i broccati in seta e mezza seta. Un caratteristico genere d'uso conservato ancora in numerosi originali e in molti dipinti, soprattutto per tovaglie e fazzoletti, sono i sem-picci tessuti di lino con disegno operato di animali, spesso appiattiti e affrontati, o anche di vasi e fiori. Perugia è, nei secc. XV e XVI, il maggior centro di produzione di questi tessuti, ma di un genere simile a questo pare si producessero anche in Germania.

Anche nel vicino Oriente si vide nel sec. XVI un ri-fiorire dell'arte tessile. Se chiaro è l'influsso di Venezia su queste manifatture, d'altra parte si può osservare in Italia un rifluire di motivi orientali e turchi. Sotto il dominio dei Safawidi le arti tornarono a fiorire e si conoscono diversi luoghi di fabbricazione, tra cui soprat-tutto Isfahân con le sue manifatture di corte sembra essere stata preminente. Notevoli inoltre Kâšân e, per la fabbricazione di velluti, soprattutto yezd nella Persia meridionale. Si conoscono di queste manifatture magnifici broccati d'oro e d'argento, sete e velluti. Questi erano adoperati soprattutto per indumenti, ma esistevano anche s. da tappezzeria. Rappresentazioni fi-gurate con coppie di amanti o con figure singole con mo-tivi ornamentali erano ripetute sulla superficie del tes-suto. Rifiuti anche il ricamo in seta con scene estremamente vivaci che ricordano le miniature contemporanee. Nell'età degli Ottomani nell'arte tessile turca, a Brussa e Scutari si notano forti influssi persiani. I velluti e i broccati di tali manifatture erano ricercati in Europa. Il motivo caratteristico di questi preziosi tessuti, che si vedono in numerosissime pitture veneziane, è quello di tre grandi lune disposte araldicamente, le palmette e gli ovali appuntiti con melograni. Queste s. erano per lo più adoperate per abiti e si trovano oggi in quasi tutti i principali musei. Anche in Cina pare fosse introdotta dalla Persia la produzione di velluti, che però vi prese sviluppo solo nel sec. XVII, mentre sotto la dinastia Ming (1368-1644) vi fiorì soprattutto la tessitura della seta. L'esportazione di questi tessuti verso l'Europa divenne tuttavia notevole solo più tardi, sotto K'ang Hsi (1662-1722) e Ch'en Lung (1736-95), ed essi influenzarono largamente la produzione italiana e francese.

La forte esportazione delle s. italiane nel Quattro-cento, tanto nei paesi del Nord quanto nell'Oriente, non soltanto si mantenne, ma si accrebbe nel Cinquecento, così che le fabbriche di Firenze, Lucca, Genova, Bologna, Milano e soprattutto Venezia divennero straordinaria-mente fiorenti. Le fabbriche locali di questi paesi imi-tano i motivi provenienti dall'Italia. Il motivo del melo-grano è quello che rimane più in voga in quest'epoca, ma il suo contorno ad ova le appuntito si trasforma in

volute ornamentali. Appaiono inoltre vasi dai quali spor-gono fiori e frutti, come anche nuovi motivi provenienti dall'Oriente che a sua volta adopera motivi italiani. Par-ticalmente ricercati erano i broccati e velluti che con la loro combinazione d'oro e di raso andavano incontro al fasto delle Corti rinascimentali. Ricercati erano pure i damaschi, le s. di seta e mezza seta. Il cotone e la lana venivano adoperati, accanto alla seta, soprattutto per le fodere. Le s. per abiti avevano disegni più piccoli, mentre i broccati e i velluti destinati ad uso ecclesiastico mante-navano gli antichi grandi disegni. I tessuti da parato di maggiore importanza in velluto o in seta imitavano i mo-tivi architettonici con trofei, vasi e disegni floreali. Sin dalla fine del Cinquecento, ma soprattutto nel Seicento, andò continuamente aumentando la richiesta di s. da parato sia per le case, sia principalmente per le chiese (ri-vestimenti di pilastri); perciò accanto alle grandi fab-briche di Venezia e di Genova lavoravano attivamente anche nuovi laboratori minori. Come ornamento era usato ancora di preferenza il vecchio motivo del melograno, ma il disegno veniva spesso eseguito in maniera semplificata, mediante stampe a ferro caldo, allo scopo di ridurre il costo della merce. Accanto ai grandi motivi ne vengono presto in voga altri più piccoli, e uno o due orditi a co-lori differenti danno alle s. di velluto una nota di colore. Anche nei broccati e nei damaschi i disegni corrono ora su tutta la larghezza. Tessuti simili, ispirati a modelli italiani, si trovano anche in Spagna nel sec. XVI e nel sec. XVII e su di essi domina il motivo del melograno. Ma evidentemente gli antichi motivi moreschi esercitano ancora il loro influsso. Gli ornamenti sono qui rilevati dalla trama, sul fondo di raso e di broccato, con anelli d'oro e d'argento per ottenere un effetto più sontuoso. Dal tempo di Luigi XIV cominciò la trionfale ascesa della tessitura serica francese e le fabbriche di Lione oc-cuparono un posto importante in Europa. Soprattutto il gusto della moda per il colore giovò ad arricchire e per-fezionare sempre più i disegni, cui contribuirono anche grandi artisti come Daniel Marot. Si possono distin-guere nettamente le s. da donna e da uomo, in quanto nelle s. per l'abbigliamento di questi ultimi si preferivano motivi piccoli come fiori sparsi, mentre le ampie gonne femminili coi loro lunghi strascichi esigevano grandi mo-tivi. Notevole influsso esercitarono sulle s. di seta anche i disegni dei merletti, la cui industria fu largamente in-coraggiava soprattutto da Colbert. Ma nella seconda metà del sec. XVIII sparisce dai disegni ogni simmetria, e orna-menti vegetali sono sparsi in forma irregolare su tutta la superficie. Specialmente in voga, come nell'architet-tura e nella porcellana, le cosiddette «chinoiserie». L'in-troduzione di tali motivi è dovuta soprattutto all'influsso di Madame de Pompadour che ordinò alla Compagnia delle Indie l'importazione di merci cinesi. Ancor più ric-camente decorato erano le coperture dei mobili, le s. da parato e le tende. I primi scavi di Pompei (1748) e l'in-tersee ch'essi suscitarono per l'arte classica influenza-ro nonché gli artisti tessili. Vi si ispirarono soprattutto i tessuti da parato dei mobili classicheggianti. Paesaggi, quadretti e puttini ravvivano le strisce simili a pilastri. Uno dei più grandi maestri è Filippo di Lasalle (1723-1803) della manifattura serica di Pernon a Lione, che lavorò per le Corti di Francia e di Russia. Jean Revel è uno dei più conosciuti disegnatori di motivi. Dopo la Rivoluzione, Napoleone dette nuova vita all'industria tes-sile di Lione e J. E. Bony (m. nel 1825) ne divenne uno dei migliori disegnatori. Però l'arte tessile decadde con la meccanizzazione della tecnica per opera di C. M. Jacquard, che nel 1805 introdusse a Lione la tessitrice meccanica.

Nonostante la forte concorrenza francese, l'Italia man-tenne la sua produzione nel Sei e Settecento. Venezia e Genova continuarono a lavorare i loro famosi velluti e le loro sete; le fabbriche veneziane divennero celebri anche in quest'epoca per i loro velluti rossi sui quali domina il grande motivo del melograno. Particolarmente ricer-cato era, tanto in Italia che all'estero, il velluto rosso su oro di Genova. Anche le fabbriche minori del Piemonte, dell'Emilia e di Lucca producevano magnifiche s., so-prattutto quelle a disegno floreale. Per gli abiti e i para-

menti si adoperavano per lo più, come in Francia, a disegno più piccolo. Nel Settecento appare ancora più chiaro l'influsso dell'arte tessile francese, soprattutto a Torino e Genova dove sono anche nuovamente evidenti influssi cinesi. La moda veneziana è fatta conoscere dai dipinti dei pittori locali, quali il Tiepolo, Vittore Ghislandi e altri, ma anche per le grandi s. da parato si incontrano ancor oggi magnifici esempi nei palazzi di Venezia, Genova o Palermo. Pure per l'Italia la grande epoca dell'arte tessile si chiude col Regno di Napoleone.

V. le voci arappo e merletto

Vedi tavv. XCIV-XCVII.

Bibl.: per l'antichità: Chapot, s. V. in Ch. Daremberg-E. Saglio, Dict. des Antiquités, fasc. 46, p. 164; H. Blümmer, Techn. und Terminol. der Gewerbe und Künste bei Griechen und Römer, I. Lipsia 1912; O. V. Falke, Kunstgesch. der Seidenweberei, 3a ed. Berlino 1936; A. Geiger, Die Textilfunde, Uppsala 1938; F. J. Primäre textile Techn., Zurigo s. a.; R. Pfister, Textiles de Palmyre, Parigi 1934; id., The Excavations at Dura Europos, Firenze 1945. Per il medioevo: J. Braun, Die liturg. Gewandung im Occid. und Orient, Friburgo in Br. 1907; O. M. Dalton, Byz. art and Archeol., Oxford 1911; W. Heyd, Hist. du commerce du Levant au moyen âge, Lipsia 1933; O. Wulff - W. F. Volbach, Spätant. und Köpt. Stoffe aus ägyptischen Grabfunden, Berlino 1926; C. Cecchelli, Il Tesoro del Laterano, in Dedalo, 7 (1926-27); G. Sangiorgi, Contributi allo studio dell'arte tessile, Milano 1926; F. Podreider, Stor. dei tessuti d'arte in Liguria, Bergamo 1928; R. Pfister, Tissus Coptes au Musée du Louvre, Parigi 1932; W. F. Volbach, Spätant. und frühmittelalt. Stoffe, Magonza 1932; E. Sabbe, L'importation des tissus d'Orient en Europe, in Rev. belge de phil. et d'histoire, 1935, p. 811 sgg.; O. V. Falke, op. cit.; L. Serra, L'art. tessuto d'arte in Italia, Roma 1938; A. De Capitani d'Arazgo, Ant. tessuti della Basili, ambrosia, Milano 1941; W. F. Volbach, Catalogo del Museo Sacro Vaticano, III; I. tessuti, Città del Vaticano 1942 (con ampia bibli.), id., S. medievali (Guida VI del Museo Sacro), 1943. Per il Rinascimento e l'età barocca: E. Pariset, Hist. de la soie, Parigi 1852; I. Errera, Collect. d'arch. étoffes, Bruxelles 1901; R. Cox, Soieries d'art, Parigi 1914; E. Flemming, Das Textilwerk, Berlino 1927; F. Podreider, Stor. dei tessuti d'arte in Italia, Bergamo 1928; H. d'Hennezel, Pour comprendre les tissus d'art, Parigi 1920; O. V. Falke, op. cit.; anon., Catal. della Mostra dell'art. tessuto d'arte ital., Roma 1938. Volfango Federico Volbach.