ARAZZO. - È uno speciale tessuto eseguito con telaio a liccio alto e basso con fili di lana e seta colorata a molte gradazioni e talvolta anche con fili d'oro e d'argento; ordinariamente viene usato come decorazione di pareti. È sempre figurato; ma il tema figurativo, ad eccezione del bordo, non è mai simmetrico o ripetuto, e per questo, oltre che per la tecnica della tessitura, differisce dal tappeto. Benché spesso i cartoni siano forniti da pittori, l'arzziere interpreta le figurazioni secondo le necessità della sua tecnica e con molta libertà anche per quel che riguarda lo stile. Qualche raro esemplare tedesco del sec. XIII è ancora tecnicamente confondibile con i tappeti. Nel Trecento e nei primi del secolo successivo prevalgono le manifatture di Parigi e di Arras; da quest'ultima deriva il nome italiano di simili prodotti. La serie di a. con storie dell'Apocalisse nella cattedrale di Angers e l'altra con storie di santi in quella di Tournai (1402) sono rispettivamente gli esempi più significativi delle due officine.
Ma già al principio del sec. XV gli arzzierei fiamminghi conquistano un primato che deterranno per oltre due secoli. Alla manifattura di Tournai appartiene la serie della Passione in S. Marco a Venezia (1450). Benché pittori di tutti i paesi fornissero cartoni agli arzzierei fiamminghi essi rimpresero sempre alle loro opere una caratteristica locale di pendente per lo più dalla visione pittorica di Roger van der Weyden o del Memling. La manifattura di Bruxelles sviluppa e fissa le caratteristiche dei bordi e raggiunge la più alta espressione d'arte con la serie degli Atti degli Apostoli (1515-19) su cartoni di Raffaello (Vaticano) o con quella dell'Apocalisse a Madrid (metà sec. XVI). Nel 1662 con la fondazione della manifattura reale dei Gobelins a Parigi rinforcisce l'arzziereia francese, alla quale forniscono cartoni i seguaci di Rubens e i pittori accademici e classicheggianti del Seicento. Le rappresentazioni sacre diventano allora più rare e quasi scompaiono nella manifattura di Beauvais che domina il secolo successivo, mentre ormai l'a., quasi assimilato alla pittura per le sue molte migliaia di tinte, ne segue più strettamente le vicende stilistiche e rapidamente decade.
In Italia l'arte dell'a. è importata nel sec. XV da artigiani fiamminghi, che a lungo dominano la produzione, imponendo anche lo stile. Fra il Quattro ed il Cinquecento si affermano le manifatture di Ferrara e
di Mantova con le serie di s. Giorgio e di s. Maurilio (Ferrara, Duomo), della vita di Maria (Como, Duomo), di Mosè (Milano, Duomo), ecc. Quella fiorentina ascende ad un alto livello d'arte con la serie di Giuseppe (Pal. Pitti, Quirinale) su cartoni del Bronzino e di altri manicristi toscani; con quelle del Vecchio Testamento su cartoni di A. Allori e quella della Passione su cartoni del Cigoli e dell'Albani. Mentre le manifatture romane si esauriscono nella ripetizione di quadri celebri, quelle di Torino e di Nato.
