ARCHITETTURA ECCLESIASTICA

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ARCHITETTURA ECCLESIASTICA -

I. GENERALITÀ

Gli edifici di uso ecclesiastico rispondono prima di tutto alle esigenze del culto (v. CHIESA); poi alle necessità relative all'educazione degli ecclesiastici e, più in generale, a quelle particolari condizioni ambientali che si richiedono da quanti si dedicano alla vita religiosa.

Gli edifici che, rispettivamente ai fini sopraddetti, soddisfano a questo complesso fabbisogno sono:

a) gli edifici per la celebrazione della sacra liturgia (chiese, cappelle, oratorii, battisteri); i loro annessi più direttamente dipendenti (sacrestie, campanili); o necessari per lo svolgimento di quell'opera di educazione religiosa, che intorno alla chiesa ha più conseguente ragione e più opportuna sede (edifici per l'insegnamento religioso, educatori, ricercatori, associazioni); o destinati a particolari uffici (curie); o assegnati all'abitazione del clero officiante (vescovi, canoniche, case parrocchiali).

b) centri di formazione del clero: collegi ecclesiastici, seminari;

c) luoghi di ritiro: abbazie, monasteri, conventi;

d) centri di governo della Chiesa: palazzo papale, palazzi vescovili, palazzi delle congregazioni, centri direttivi e organizzativi delle varie branche della attività ecclesiastica.

Elementi che quasi costantemente entrano negli edifici destinati all'abitazione collettiva e nei quali l'architettura ecclesiastica si è espressa in forme caratteristiche, sono: i chiostri; le sale capitolari; le biblioteche annesse ai vari tipi di edifici ecclesiastici; i refettori; i dormitori.

Si aggiungano in alcuni casi gli edifici per istituzioni di ospitalità (ospizi-ospedali).

Nel più generale ambito dell'architettura, le forme architettoniche ecclesiastiche sono portate, in questi edifici, alle più elevate espressioni consentite dai vari gradi di civiltà, di floridezza materiale e spirituale.

Dalle primitive costruzioni cristiane, quali possono essere i resti di annessi cementeriali e gli adattamenti al culto di alcune parti di case i cui proprietari erano stati convertiti alla nuova fede, non possiamo dedurre che un generico carattere di elementarietà funzio-

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(da Viollet-le-Duc, Dict. raisonnc)
Architettura ecclesiastica - Pianza della cattedrale di Reims (sec. xili)

nale e formale, in relazione con le necessità storiche dei primi secoli del cristianesimo. Scarsissimi sono infatti gli avanzi degli ambienti delle case romane usati per le adunanze del culto, sui quali si innestano poi le prime chiese, e che oggi affiorano oltre le secolari modificazioni; ad es., in S. Pudenziana, in S. Clemente e in genere nei primitivi «titoli» (v.); e solo la notizia storica può attestarci con certezza l'esistenza di edifici in cui si concentrassero le primitive comunità cristiane (dominium-dominica praedia) come appunto nel dominicum Clementis (S. Clemente).

La prima affermazione dell'architettura monumentale cristiana è rappresentata dal grandioso complesso del Laterano, prima sede ufficiale del vescovo di Roma fondata da Costantino. Quivi erano la basilica, l'episcopium (residenza dei Papi) poi patriarchium annesso alla basilica, il battistero, l'oratorio della Croce, un vasto porticato costruito da papa Ilario, e altri edifici minori. Analogamente tra i più antichi e insigni raggruppamenti di edifici ordinati a finalità religiose sono quelli che si formarono intorno all'antico S. Pietro (Corpus sancti Petri) e intorno a S. Paolo.

Le forme di questi edifici (v. BASILICA; BATTISTERO; ORATORIO) si connettono alla evoluzione delle forme tardo-romane, alle quali lo spirito della nuova religione aggiunge chiare particolarità stilistiche.

Il. L'A. NELLE REGIONI D'ORIENTE. — Nei territori asiatici e africani dell'Oriente, la nuova religione vive, ovviamente, in ambiente ellenistico: questo impronta anche l'architettura degli edifici che il rapido sviluppo del cristianesimo andava proponendo in centri fiorenti,

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(da J. Larue, La cathédrale d'A. Puriel (6)]
Architettura ecclesiastica - Pianta della cattedrale di Albi (sec. xili-xiv).

oltre che per opera di una opulenta borghesia, anche per la formazione di una numerosa classe sacerdotale e monacale.

Dopo Costantino ed Elena, nella prima metà del sec. IV, le costruzioni religiose furono in Palestina, in Siria, in Anatolia, numerose e importanti, monumentali per mole, forma, significato. Come per il tipo della chiesa così per gli edifici che ad essa si collegano è largo l'uso della pietra da taglio, che le regioni forniscono abbondantemente. Ma sono ancora elementi di tradizione classica e ellenistica che si riscontrano nella disposizione di trabeazioni a omegna (arcuantiisci cioè in corrispondenza di un intercolunno), nei tipi di porticati, nel raggruppamento di edifici intorno a porticati nel cui centro sta la chiesa. Insiistenza di pilastrate, formanti porticati semplici e sovrapposti, ora a concì spingenti ora a forma di pseudarchi (cioè disegnanti l'arco ma agenti verticalmente). Uso di vòlte a vela e a cupola su pennacchi costituiscono un sistema resistente trasversale, che, in confronto ai sistemi romani a ordinata prevalentemente longitudinale, rappresenta un più solido legame costruttivo specie in rapporto al problema delle coperture.

Questa architettura, mentre ripete dalla tradizione romana gli effetti di plasticismo nei risalti decorativi di lesene, fasce, trabeazioni, archivoltì, modinature, accenna anche a talune soluzioni decorative destinata a svilupparsi nei periodi successivi facenti capo al romanico, e cioè colonnine, archetti pensili, cordonature, spartizioni verticali delle facciate. Il repertorio ornamentale, fondamentalmente derivato dai modelli ionici e corinzi, si fa piatto e secco: acuti gli acanti, lanceolati i fogliami ornamentali, geometrizzati i motivi correnti, dominante in genere l'ornato geometrico. Negli interni, seguendo il gusto orientale, è prediletta la policromia composta di materiali preziosi (marmi, smalti, paste vitree, metalli). La scultura a bassorilievo, fortemente contornata, sente della tradizione asiatica: piatta, cesellata come metallo, tende ad una stilizzazione a carattere di intaglio lapideo.

Analoghi i caratteri decorativi nelle a. cristiane dell'interno dell'Asia Minore (Cappadocia, Licaonia, Galazia) e delle regioni meridionali (Pisidia, Panfilia, Licia, Isauria, Cilicia), che ci dànno però notevoli varianti della pianta della chiesa, specialmente nelle forme centrali, nella quale si delinea quello che sarà dal sec. VI l'organismo bizantino.

La diffusione del monachismo e della concezione enobitica promuove in Siria la costruzione di grandi conventi, nell'interno dell'Hauran, lungo il Giordano, nel Gebel Hass, nel territorio dell'Oronte (conventi di S. Simone Stilita a Qal'at-Sim'an, di Saqqah nell'Hauran, predisposti oltre che per la vita di monaci anche per accogliere pellegrini).

Simili raggruppamenti popolarono i territori dell'Africa cristiana. I resti di Tebessa (Algeria) e quelli più noti detti monastero Bianco e monastero Rosso in Egitto, documentano origini di questa edilizia religiosa; in questo ultimo caso interessanti per la conoscenza dell'architettura copta.

Con aspetti caratterizzati da particolari modi di costruzione in cui prevale l'uso di potenti murature in conglomerato di pietrame (analogamente al modo romano), si innesta a questo gruppo dell'Oriente cristiano la produzione armena, che, fino al XIII sec., come ci dà un suo tipo di chiesa, così ci documenta la fervente vita religiosa in una serie di vasti conventi e di palazzi patriarcali: costruzioni conventuali di Ecmidzin (sec. VII), di Aktamar (sec. X), di Mar-

1) Basílica di S. Sabina (inizio sec. v) - Roma.
(da P. Taurisano, S. Sabina)
2) SS. Sergio e Bacco (inizio sec. vi) - Costantinopoli.
(da Diehl, Manuel d'art byzantin)
3) Chiesa di S. Andrea, dis. di L. B. Alberti (poi L. Fancelli),
inizjata nel 1472.
(da Lübbe-Semrau, Die Kunst der Renaissancen)
4) Chiesa dell'Annunziata, dis. di G. B. Fornovo 1566 - Parma
(da Brinchmann, Baukunst der XVII. und XVIII. Jahrh.)

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1) Basilica di S. Sabina (inizio sec. v) - Roma.

2) Chiesa di S. Andrea, dis. di L. B. Alberti (poi L. Fancelli), iniziata nel 1475 .

mashen (sec. xi), di Ghélat (sec. xi), di Koska Vank presso Ari (sec. xii-xiii), di Safar (sec. xiii), di Horomos, di Sanahin (sec. xi); i palazzi patriarcali di Zaurthnoc, di Cikherdabassi, di Bagaran, di Larin, di Mzen, di Talis. Questa architettura trae il suo aspetto esteriore dalla pietra da taglio e dai rivestimenti dei nuclei murari di conglomerato lapideo irregolare: questo procedimento si accorda con una grande plasticità di forme e di masse architettoniche (in analogia con i procedimenti romani), planimetricamente movimentate e altimetricamente modellate con larga plastica architettonica, tanto nella compenetrazione dei volumi di elevazione quanto nello sviluppo delle volute inner-vate da archi di pietra concia, con sistema che sembra preludere ai successivi procedimenti romanico-gotici.

Negli elementi esteriori, decorativi, con l’assimilazione di forme di varia provenienza, greco-romane da un lato e mesopotamiche dall’altro, compiuta nel sec. vii e più tardi nel sec. xii-xiii anche con influssi arabi (cui si deve l’apparire dell’arco acuto), questa architettura

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(bei. Allneri)
Architettura ecclesiastica - Abbazia di Montecassino, cortile centrale (sec. xvi), ora distrutto.

assunse una individualità particolare. Vi concorrono la policromia risultante dal contrasto di pietre di diverso colore, i risultati di lievi architetture che si svolgono da sottili cordonature a formare riquadri ed incassi, l’inserzione della scultura che architettonicamente si dispone in zone di chiaroscuri, in fasce, in accentramenti di figure rilevate su piani incassati.

Legata a questo gruppo orientale è l’a. e. bizantina (v. ARTE) che anche in tal caso si esprime oltre che nel vasto ciclo dell’edificio della chiesa (dal iv al vi sec. in ascesa, dal vii all’viii in declino, dal ix al x-xi sec. in una ripresa), nei grandi monasteri. Il monastero del Sinai, Mar-Saba presso il Mar Morto, i conventi copti dell’Egitto, soprattutto il monastero delle Meteore di Tessaglia del xvi sec. e i monasteri dell’Athos possono essere citati come i tipi principali dell’architettura monastica del basso impero bizantino. Il gruppo del Monte Athos (v. ATHOS, MONTE) rappresenta questo gusto architettonico bizantino, secondo il quale, intorno ad un vasto cortile, si raggruppano gli alloggi dei monaci e degli ospiti, i refettori, la fonte per le abluzioni e caratteristici loggiati formanti sporto, con funzione analoga al chiostro occidentale: ad es., i monasteri di Lavra, di Iviron, di Vatopedi, di Chilindari del xii-xiii sec.; del Pantocrator (1363), di Esphigmenon (sec. xiv), di S. Paolo (sec. xv), di Koutloumousi (1540).

III. L’A. NELLE REGIONI D’OCCIDENTE. In Occidente, il patrimonio edilizio religioso si costituisce, analogamente, in gran parte, sul tema dei monasteri. (Per l’edificio della chiesa in particolare V. CHIESA; per gli annessi, V. BATTISTERO; CHIOSTRO; cf. anche le voci dedicate ai singoli periodi artistici). È la regola di s. Benedetto che pone il programma architettonico della numerosa serie degli edifici monastici; programma che si amplia nelle abbazie, vere cittadelle organizzate per la vita di vasti raggruppamenti di individui (v. ABBATIA; MONASTERO).

L’avvento dei grandi Ordini religiosi informa l’a. (v. FRANCESCANE, A; DOMENICANE).

Più austeri e più aderenti al gusto romanico, genericamente inteso, sono gli edifici francescani. I Domenicani invece, portati dalla loro missione a contatto con i centri abitati per la divulgazione della religione, inseriscono nel nucleo delle città le loro chiese e i loro monasteri. La formula costruttiva romanico-gotica, che nella costruzione delle chiese è portata alle estreme conseguenze, e le espressioni monumentali che ne derivano per la potenza di spessori murari, per la saldezza dei contrafforti opposti alle azioni delle vòlte costolonate, per l’intrecciarsi di queste nervature in fasci geometricamente complessi, per l’ardimento di altezza di pilastrature e colonnati portati ai limiti della resistenza da calcoli sapienti, permane negli edifici complementari, subordinati o annessi ai principali.

Nel romanico, effetto di pareti piene su cui si tagliano raccolte finestre; contrasti tra ampie polifore e nuclei resistenti nel gotico. Le pareti sono segnate da risalti architettonici (lesene, fasce) per marcare l’ordine interno o per determinare subordinato zone in armonici rapporti geometrici. Sapienti le modulate tracciate secondo un rigoroso calcolo geometrico formalmente risolto in rapporto alla visuale, alle luci, alla funzione architettonica. Rifiorisce come già nel tempo bizantino l’amore del paramento intessuto con materiali lapidei o marmorei tratti dall’accostamento di vari colori o nel tracciato delle varie committiture formanti disegno.

Più vivo questo senso del colore nell’arte italiana, tanto per la forza della tradizione romano-bizantina (Veneto) quanto per gli influssi arabi (Sicilia-Campania); ma frequente anche nelle architetture francesi, nelle quali, pur nella struttura lapidea, rimane sempre vivo il gusto del colore scintillante dei musaici e degli affreschi ravvivanti le ombre; graffita, piatta, metallica la decorazione, ricca di motivi significativi e simbolici; architettonicamente interpretata la posizione della scultura e il suo trattamento plastico e la sua stilizzazione.

Gli stessi effetti di ordine espressivo che vediamo nelle chiese si hanno negli annessi ecclesiastici medievali. Dal contrasto delle masse architettoniche, dai sistemi di vòlte contrapposte per il cui equilibrio si determinano nei vasti spazi dimensioni sempre più potenti nei sostegni e negli organi di controspinta,

e anima: così negli annessi della chiesa di S. M. Maddalena de' Pazzi con l'arte di Giuliano da Sangallo.

In altre regioni, dove più forte è la tradizione decorativa, gli edifici religiosi si ornano di intagli e di colore, sia nelle terrecotte, sia negli intarsi marmorei. È questa la fioritura lombarda e veneta delle costruzioni della Certosa pavese, della sacrestia di S. Maria a Bergamo e delle grandi aggiunte quattrocentesche all'antica badia di Prataglia (Casentino). Raffinati ritmi dell'arte bramantesca compongono con aerea ampiezza e slancio i grandi chiostri di S. Ambrogio a Milano e la stessa regola ritmica Bramante la ripeterà nel chio-stro romano di S. Maria della Pace.

Più solida e rude nel taglio dei travertini la costruzione romana quattrocentesca, in cui si rinnova, con la restaurazione del potere pontificio in Roma, l'antica tradizione.

Al carattere religioso del Cinquecento corrisponde un linguaggio architettonico basato - grosso modo - sulla risurrezione delle forme architettoniche romane. Trapassano queste nel tema della chiesa: si fanno interpreti degli altri temi ecclesiastici, che riflettono ora una nuova espressione di autorità e di gerarchie.

Lo stile del Vignola - diffuso in una varietà di scuole regionali - per la sua fondamentale impostazione di austerità, di castigatezza un po' fredda, si dimostra atto alla interpretazione del tema religioso, tanto nella chiesa quanto negli edifici ecclesiastici che vi si connettono, secondo lo spirito del tempo, dominato dal pensiero e dall'azione della Controriforma (v. CON-TRORIFORMA, ARTE della).

A questo gusto s'importano le architetture romane della fine del Cinquecento e dei primi del Seicento, come nella Casa professa del Gesù, nel collegio dei neofiti annesso a S. Maria dei Monti.

Si trovano in Emilia (a Reggio) due grandi conventi, uno di S. Prospero, l'altro grandioso dei Benedettini, dove l'opera di architetti della famiglia dei Pacchioni svolge robuste e bagnate architetture in un vasto cortile, intorno a cui si compone maestosamente l'edificio. Analogamente a Bologna, nei chiostri e conventi di S. Michele in Bosco, di Michele Fiorini; di S. Giovanni in Mente, di Antonio Morandi; di S. Gregorio, di Andrea da Valle; dei Servi, di Francesco Giulio Andreoli; nelle Gesuate, di Bartolomeo Richini.

Ritroviamo l'austerità delle architetture michelangiolesche nel chiuso sentimento di alcuni conventi cinquecenteschi (a Firenze, chiesa e convento di Ognissanti, ripresa dall'Alessi in un convento di S. Chiara e nel chiostro di S. Pietro a Perugia) e nuovamente nella certosa di S. Maria degli Angeli innestata ai ruderi delle Terme di Diocleziano: gusto michelangiolesco che domina tutta l'architettura barocca toscana e che si riflette anche sugli edifici ecclesiastici con gli artifici del manierismo.

Troviamo questi caratteri a Firenze nelle costruzioni del Carmine, nel convento di S. Firenze dei Filippini, che si sviluppa tra il 1643 e il 1715 con l'opera del Silvani e del Ruggeri e di Zanobi del Rosso; nel convento dei Carmelitani di S. Maria degli Angeli e di S. Maria Maddalena de' Pazzi di Antonio Ferri (1680-89); nelle aggiunte del convento di S. Jacopo sopr'Arno. Li troviamo ancora, sia pure con mutati elementi, nella Certosa napoletana di S. Martino. Le sottili eleganze bramantesche lombarde riecheggiano nelle architetture dello Zaccagni e del Tramello, a Parma nel convento di S. Giovanni Evangelista, a Piacenza in S. Sisto e in S. Sepolcro, nei complessi che associano monastero, ospedale, case del

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(fat. Aliwari)
Architettura ecclesiastica - Chiesa di S. Maria della Salute, di Baldassarre Longhena (sec. xvir) - Venezia.

commendatario collegate dai chiostri. Effetti lombardeschi ravvivati dal colore degli affreschi distesi sulle pareti come arazzi, nelle costruzioni annesse a S. Stefano a Venezia, in quelle di S. Giustina a Padova con l'opera del Briosco e del Leopardi.

Nell'antico spirito peruzziano vivono invece alcune architetture monastiche senesi (monasteri delle Derelitte di B. Neroni detto il Riccio, e di S. Maria di Anton Maria Lari), dove grandi zone riposate di laterizio e insistente orizzontalità di linee nel ricorso dei piani accentuano il carattere di quiete conveniente al tema.

Le teorizzazioni care ai maestri del Rinascimento prevedono il tema ecclesiastico: l'Alberti e il Serlio svolgono nei loro trattati i capitoli relativi all'a. religiosa; il Palladio premette alla trattazione delle a. religiose (proemio al 1. IV) che Dio «essendo il sommo bene e la somma perfezione; è molto convenevole che tutte le cose a lui dedicate in quella perfezione siano ridotte, che per noi si possa maggiore». Questa perfezione egli la derivava, anche per le opere consacrate a Dio, dal modulo antico, dalla ispirazione dell'antica a. che, avendo saputo tramandare con tanta sapienza costruttiva i propri templi, dava l'esempio da seguire sia nella scelta della forma «attissima a dimostrare la Unità, la infinita Essenza, la Uniformità, e la Giustizia di Dio» (l. IV, cap. 2) sia in quel «... decoro, nel quale consiste una bellissima parte dell'Architettura» (ibid.).

Come questo fondamento erudito e antiquario si trasfermi nello spirito architettonico del Cinquecento è noto per le chiese nelle quali l'organismo romano permane ma si rinnova in forme originali. Gli edifici

Archi

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(da E. Casri Bamelli, Edifici per il culto, 1958) Architettura ecclesiastica - Pionta della chiesa del Francescani di S. Antonio in Halle (sec. xx), architetto V. Ulrich.

religiosi del Palladio ne sono chiara testimonianza: i resti del grandioso convento della Carità progettato a Venezia, con il su
tettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

58. - Enciclopedia Cattolica. - I.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastico - Pianta della chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) A. E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta nella chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi, Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audiincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifìci per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audiincourt, Doubs, (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audiincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il cultto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audiincourt, Doubs (sec. xx) architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

Architettura ecclesiastica - Pianta della chiesa di Audiincourt, Doubs (sec. xx), architetto D. Bellot.

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(a) E. Casi Ramelli, Edifici per il culto, 1916

tedeschi del centro europeo. A Roma esso si trova nel convento annesso a S. Croce in Gerusalemme, negli annessi della casa dei Barnabiti a S. Carlo ai Catinari, nel collegio greco di S. Anastasio, nel convento di S. Marcello, negli annessi di S. Andrea della Valle, di S. Andrea del Noviziato (al Quirinale), e si compone in un esteso edificio nella Trinità dei Pellegrini. Il concetto architettonico così ampiamente praticato consiste nell'opposizione di ampie fronti al nucleo della chiesa che domina col suo fastiglio di ordini e di chiaroscuri. Tale l'aspetto di alcuni monumenti veneziani, quali l'edificio di S. Maria Assunta dei Gesuiti costruito da Domenico Rossi (1715-39) e dal Fattoreto (1730), il gruppo dei Gesuiti (S. Maria del Rosario e relativi annessi, del Massari, 1726-43) e l'austero gruppo dei Tolentini su cui spicca il pronaio del Tirai.

Il criterio di accogliere in appositi edifici gli aspiranti al sacerdozio era stato già attuato in alcune antiche istituzioni, come nel collegio di Alcalá in Spagna, a Cracovia nel collegio dei Jagelloni, in Inghilterra a Cambridge, a Bologna nel collegio degli Spagnoli (fondato dal card. Albornoz nel 1364), documento ancora oggi di tipica a. bolognese nel grande cortile ad archi ribassati, a Roma quello eretto dal card. Capranica sotto Eugenio IV. Altrove questi collegi ecclesiastici si allagarono in antichi edifici adattati (ad Assisi in un complesso di edifici trecenteschi; a Pisa negli annessi di S. Caterina dei Domenicani).

Dall'azione del Concilio tridentino dipendono le maggiori realizzazioni architettoniche in fatto di collegi ecclesiastici. Già Roma per l'opera di s. Ignazio vede la costituzione del Collegio germanico e il palazzo del Collegio romano inaugurato da Gregorio XIII nel 1582. Qui l'a., più propriamente del p. G. Valeriani, costituisce il modello di interpretazione del tema relativo agli istituti di cultura, come la Casa professa dei Gesuiti. La Sapienza - archiginnasio romano - risale agli inizi del Rinascimento romano, ad Eugenio IV e poi a Leone X; particolarmente curata in seguito da Paolo III e poi da Gregorio XIII e da Sisto V con l'opera di Giacomo della Porta. Il Borromini vi innesta l'oratorio e l'ala della biblioteca di Alessandro VII. L'edificio, col giro delle sue sale intorno al cortile e con lo sfondo dell'oratorio, resta rappresentativo dell'a. adatta alle istituzioni di cultura ecclesiastica.

Dipendono dall'opera di s. Carlo Borromeo le maggiori costruzioni ideate per le finalità ecclesiastiche di educazione: il Collegio elvetico a Milano iniziato da Fabio Mangone nel 1608 e proseguito da F. M. Richini dal 1630 e dal Quadrio; il Seminario maggiore, architettato da Aurelio Trezzi (dal 1602), eseguito da Fabio Mangone; il collegio Borromeo del Pellegrini (1563-85) e del Richini (dal 1628 al 1629). L'impianto distributivo di questi edifici si sviluppa intorno ad un ampio cortile a doppio ordine di loggiati, di tale ampiezza che per ogni ordine corrispondono due piani: tale è il sistema dei portici a colonne, architravati nel Collegio elvetico, con un ritorno classico palladiano, ad archi su binato di colonne nel collegio di Pavia, e anche nel collegio di Brera fondato dai Gesuiti nel 1591, completato dal Richini nel 1651.

Abbiamo in queste opere la traduzione architettonica del nuovo spirito educativo quale si forma sotto l'azione della Controriforma, si che esse restano simboliche del carattere di istituti di educazione.

Tra il 1637 e il 1650 sorge in Roma nelle aree di S. Maria in Vallicella il grandioso e monumentale oratorio dei Filippini, per opera del Borromini. Sorge nel 1627 per opera di Urbano VIII il collegio Urbano di Propaganda Fide per l'apostolato fra gli infedeli. Nell'a. di questi complessi monumentali si innovano e si superano gli schemi classici, sostituiti ora da larghe e profonde pilastrate, da riquadrature che traggono partito dalla ampiezza di pieni dominanti, dai contrasti e dalle opposizioni di curve volumetriche, dall'accentuazione di alcuni partiti accentrati contro il ricorrere di elementi ripetuti con insistenza. Di questo procedimento abbiamo analoghe soluzioni anche in altri monumenti di questa epoca: a Venezia nel Seminario patriarcale annesso alla chiesa della Salute, in altre forme nel collegio Flangini del Longhena e a Torino nel palazzo del seminario arcivescovile del Juva. Questo grande architetto crea mezzi originali di espressione atti a far sorgere possibilità di nuove interpretazioni specialmente per questo tipo di edifici.

6. Cattedrali ed episcopi

Con l'affermarsi della preponderanza del clero secolare, la cattedrale costituisce il suo predominio di fronte ad altri istituti religiosi: così tra le dipendenze della cattedrale sorge il palazzo vescovile, formando un complesso edilizio che riecheggia per analogia i raggruppamenti abbaziali.

Tra le costruzioni episcopali del medioevo di entità monumentale vanno ricordate quelle di Laon, di Auxerre, di Narbona, di Reims, di Orvieto, di Viterbo, di Anagni, ora chiuse come castelletti, ora aperte come palazzi signorili.

Nel Rinascimento l'edificio episcopale (ed in genere gli edifici con destinazione di rappresentanza) come la residenza pontificia sorta sul Quirinale al tempo di Gregorio XIII, quella lateranense del tempo di Sisto V, e quelli aventi funzioni di governo, come a Roma il palazzo del S. Uffizio, e (in rapporto con l'istituzione ospitaliera di S. Spirito) quello detto del Commendatore, rientrano quanto a schema organico ed a composizione architettonica nel tipo del palazzo rinascimentale. L'espressione di nobiltà signorile, principessa, è ripresa e riportata al nuovo tema, in interpretazioni regionali e personali proprie dei vari periodi in cui sorgono.

Così con specifica destinazione ecclesiastica sorgono i palazzi vescovili quattrocenteschi del gruppo rosselliniano di Piacenza, quelli di Perugia e di Padova e, nel Cinquecento, quelli sangalleschi di Amelia e di Castro, di Ascoli (con portale di Cola dell'Amatrice) e i grandiosi arcivescovati di Pisa, di Pavia, di Milano.

Neo-palladiani, con impronta anzi neoclassica, i palazzi vescovili di Vicenza e di Venezia.

Dopo una interruzione dovuta alle persecuzioni contro la Chiesa seguite alla Rivoluzione Francese si ha - specie nella seconda metà dell'800 - una ripresa di costruzioni ecclesiastiche, che sta anche in rapporto con la ricostituzione e l'organizzazione di molti Ordini religiosi e con l'estendersi dell'azione missionaria. Sono specialmente, oltre a nuovi conventi, istituti di istruzione dei religiosi, collegi e, con notevole estensione della fabbricazione di nuove chiese, edifici annessi o comunque dipendenti da queste e integranti il servizio religioso ad esse assegnato.

Roma offre in questo senso una produzione molto significativa specialmente nei collegi che, o si rinnovo nelle antiche sedi, o nuovamente si costituiscono. Si riflette in queste moderne architetture l'eclettismo, che caratterizza la fine del sec. XIX. Assume valore monumentale il collegio di S. Anselmo sull'Aventino (a. del padre Ildebrando da Hemptinne e del Vespi-

gnani), dove la tradizione benedettina si rinnova in forme di grande nobiltà e con segni di evidente modernità.

BIBL.: Oltre la bibl. relativa alle voci e agli artisti cui rinvia la precedente trattazione, si veda: E. Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonné de l'architecture française, 10 voll., Parigi 1867 sgg. : s.vv. Architecture religieuse, I, pp. 157-241, e Architecture monastique, ibid., pp. 241-312; J. Durm, H. Ende, E. Schmitt, Handbuch der Architektur, Lipsia 1903 sgg., passim; A. E. Brinckmann, Die Baukunst des 17. und 18. Jahrhunderts, I: Baukunst des 17. und 18. Jahrhunderts in den romanischen Ländern, in Handbuch der Kunstwissenschaft, Berlino 1915; F. Benoit, Manuel d'Histoire de l'Art, Parigi 1933; A. Choisy, Histoire de l'architecture, 1913, passim. Vincenzo Fasolo

7. L'A. CONTEMPORANEA. - L'A. c. costituisce ancor oggi una delle branche più notevoli dell'architettura, non tanto per un suo valore stilistico deciso, del resto non raggiunto pienamente in nessun ramo architettonico, quanto per l'importanza dei temi che essa propone alla nuova tecnica edilizia: e cioè l'impiego di mezzi costruttivi propri del nostro tempo (strutture di ampio respiro in cemento armato, acciaio e vetro, ecc.) e l'approfondimento delle soluzioni tecniche di talune esigenze e impianti (visibilità, illuminazione, acustica).

L'interesse per l'edilizia ecclesiastica crebbe con la evoluzione delle attuali correnti architettoniche, che, sorte dopo un periodo di affievolimento creativo (scc. XIX) a causa dell'indirizzo prevalentemente positivistico dell'arte in genere e dell'architettura in specie, tendono via via a ritrovare con spirito nuovo il fondamento essenzialmente espressivo degli elementi che intervengono nella costruzione.

Dapprima si ebbero le esperienze delle strutture in ferro e muratura (St-Eugène a Parigi - colonne in ghisa - 1851; St-Augustin, pure a Parigi - copertura in ferro - 1861-70), cui seguirono le prime prove del cemento armato in St-Jean a Montmartre (Parigi, 1894, arch. A. de Bodaut); finalmente questo stesso materiale fu impiegato per la prima volta nella sua tipica espressione dai fratelli A. e G. Perret nelle chiese di Notre Dame di Raincy e di S. Teresa a Montmagny pure in Francia (1923-27), mentre l'architetto O. Barting giunse a sperimentare strutture integralmente in acciaio e vetro (chiesa protestante all'esposizione della stampa a Colonia, 1928). I migliori architetti che ora trattano il tema della chiesa, pur applicando largamente e spesso totalmente i nuovi mezzi, tendono piuttosto a un libero impiego delle moderne strutture e dei tipici effetti che da questi derivano, piegandoli ad un deciso intento espressivo, sia nelle proporzioni, e sia nell'uso promiscuo di materiali diversi, a seconda dei fini e delle condizioni ambientali. Nel complesso, pur senza l'affermazione di un nuovo maturo indirizzo stilistico e accanto al dilagare di un manierismo antiquato e senza interesse, i risultati raggiunti da singoli architetti sono spesso notevoli e qualche volta toccano il valore di compiute opere d'arte, degne dell'alta tradizione dell'a. e del passato.

I paesi che offrono gli esempi più significativi della moderna a. e. sono quegli stessi che hanno portato il più forte contributo alla recente evoluzione architettonica, come la Germania, l'Austria, la Svizzera. Citiamo particolarmente, tra gli architetti tedeschi, Emil Fahrenkamp, Hans Hercommer e specialmente Dominikus Böhm, che passò da atteggiamenti espressionisti (chiesa di Bischofsheim presso Magonza, 1926) a valori più sobri e costruttivi (S. Giuseppe a Hindenburg); tra gli austriaci R. Kramreiter (chiesa di Pernitz, Austria) e soprattutto Clemens Holzmeister, più cauto nel continuare, attraverso la sua copiosa produzione, con nuovi mezzi la tradizione intimista e festosa del barocco e del neobarrocco austriaco; infine tra gli svizzeri K. Moser, soprattutto per la chiesa di S. Antonio a Basilea, dove la struttura cementizia raggiunge nuova maturità di espressione.

Né va taciuta l'opera degli architetti scandinavi, quali G. Asplund e E. Thomsen (intesi ad alto senso stilistico di ispirazione classica), Jensen e Kaare Klint (con nobilissimi tentativi neogotici), ancorché svolta per edifici di culto protestante, per la loro derivazione dalle forme religiose cattoliche tradizionali e per il loro influsso su tutta l'architettura religiosa attuale.

Meno interessante appare la produzione in altri paesi come la Francia, la Spagna, l'America latina.

In Italia, nella pur abbondante produzione di edifici ecclesiastici, non si nota, finora, un indirizzo stilistico deciso, essendo ancora gli architetti contesi tra forme tradizionalistiche invano perseguite in nuove semplificazioni e i più vivaci apporti dell'architettura contemporanea. Maggiormente notevoli, fra le altre, le opere di G. Muzio (chiesa di S. Maria della Rossa in Milano, 1932; santuario di S. Antonio a Cremona, 1937; progetto per la chiesa Regina Pacis a Milano e S. Ambrogio a Cremona), di M. Piacentini (chiesa di Cristo Re a Roma), di A. Foschini (chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'Esposizione universale di Roma). - Vedi Tavv. CXXIX-CXXXII.

BIBL.: Cf. le principali riviste di architettura contemporanea, fra cui: Wismut's Monats-Hefte für Baukunst und Städtebau, Berlino 1919-31; Moderne Bauformen, Stoccarda 1919-42; Der Baumeister, Berlino 1920-42; L'architettura d'aujourd'hui, Boulogne-Seine 1930-43; Monats-Hefte für Baukunst und Städtebau, Berlino 1932-42; Architettura, Milano 1933. - Inoltre: A. Astori, Architettura sacra generale, Roma 1935; A. D. Pica, Nuova a. nel mondo, Milano 1938; E. Roulin, Nos Eglises, Parigi 1938; R. Aloi, Architettura funeraria, Milano 1943; A. Cassi Ramelli, Edifici per il Culto, 1947. - Saverio Muratori