ARMADIO. - Nei musicali del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e in una miniatura del cod. Amiatino (Firenze, Laurenziana) si hanno i più antichi ricordi di a. per la custodia dei libri liturgici. Mobili lignei del medesimo tipo dovevano servire anche per conservare arredi e parati sacri e dovevano presentare la distribuzione degli spazi interni che è tuttora in uso. Non diversi erano gli a. destinati a contenere reliquie, come quello di cipresso scolpito a rosoni del tempo di Leone III, rinvenuto nel Sancta Sanctorum al Laterano. Ancora semplice di forma, ma ricco negli ornati è l'esemplare trecentesco nella sacrestia della cappella dell'Arena a Padova. Nel primo Rinascimento furono in largo uso le decorazioni a tarsia, come negli a. di S. Maria del Fiore dovuti a Giuliano da Maiano. Successivamente l'a. si articola in più corpi e l'intaglio si fa vigoroso, come in quelli seicenteschi della Certosa di Pavia. In molti casi, a partire dal Seicento, gli a. formano un rivestimento totale delle pareti della sacrestia ed assumono così una funzione architettonica anche se mantenuti in una grande sobrietà di linee. Il mobile sacro si scosta poi dallo sviluppo di quello profano rimanendo più aderente alla tradizione ed ha potuto accogliere senza preziosità di materia e di effetti la semplicità moderna fondata su una rigorosa aderenza all'uso.
Gli a. per gli oli santi sono per lo più di piccole dimensioni e incassati nel muro: assumono l'aspetto di edicolette per l'architettura che li incornicia. Spesso sullo sportello sono le due lettere O.S. («olea sancta»).