ARNOLFO DI CAMBIO

ARNOLFO di CAMBIO. - Scultore e architetto n. a Colle Val d'Elsa intorno al 1240-45, m. a Firenze il 18 marzo 1302. Viene ricordato quale aiuto di Nicola Pisano nel contratto del 1266 per il pulpito del duomo di Siena e in altre notizie di pagamenti del 1267 e 1268 relative a quest'opera, terminata nel 1269. Non

è accertabile in modo persuasivo - contrariamente all'opinione di alcuni studiosi (Venturi, Ragghianti, Barsotti, Carli) - la collaborazione di A. nel pulpito senese, nell'arca di S. Domenico a Bologna (1265-67), ideata da Nicola Pisano, oppure nei capitelli del duomo di Siena, permeati di generici ricordi dell'arte di Nicola. Appare per altro assai probabile che A. abbia eseguito le sculture del timpano nel monumento ad Adriano V (m. nel 1276) nella chiesa di S. Francesco a Viterbo. Sicuramente della mano di A. deve considerarsi il monumento al card. Annibaldi (m. nel 1276) in S. Giovanni in Laterano a Roma, oggi smembrato, di cui si conserva la statua giacente del defunto nella basilica, e l'altorilievo con la cerimonia della Messa nel chiostro della stessa basilica. Nel 1277 troviamo A. a Perugia ove i suoi servizi venivano richiesti da fra' Benvegnate, intento al lavoro del condotto e della fonte sulla piazza maggiore. Intorno al 1277 A. deve aver scolpito la statua onoraria di Carlo d'Angiò nel museo del Campidoglio, e gli appartiene pure il frammento d'arcone gotico con una figura acefala nel medesimo museo. E ad un dipresso nello stesso periodo è da porsi il discusso ritratto di pontefice nel museo di Palazzo Venezia a Roma. Nel 1281 A. è nuovamente a Perugia dove rimangono di lui nella pinacoteca tre « assetati » - che in origine dovevano costituire la decorazione plastica d'una fontana - e la figura acefala di un personaggio scrivente, scoperta recentemente dal Mariani. Del 1282 è il sepolcro al card. Guglielmo di Braye nella chiesa di S. Domenico ad Orvieto (Hoc opus fecit Arnulfus), del 1285 il tabernacolo nella basilica di S. Paolo a Roma (Hoc opus fecit Arnulfus cum suo socio Petro). Ad un'epoca non molto lontana dalla data del ciborio di S. Paolo è da assegnarsi il Presope in S. Maria Maggiore a Roma. Della tomba di Onorio IV (1287) rimane la sola statua giacente del Pontefice, oggi in S. Maria in Aracoeli. Datato (1293) e firmato è il tabernacolo in S. Cecilia a Roma. Per Bonifacio VIII A. eseguì il sacello, consacrato nel 1296, e la tomba; ne restano pochi avanzi nelle Grotte Vaticane: la statua del Pontefice distesa sul letto funebre, due angeli tiracortine e il busto del Papa benedicente. Sotto Bonifazio VIII deve essere stata plasmata la statua bronzea di s. Pietro nella basilica Vaticana attribuita da alcuni studiosi erroneamente alla tarda antichità. Il nome d'A. ricorre per l'ultima volta in un documento fiorentino del '300 nel quale è detto « capomaestro » della cattedrale di S. Maria del Fiore, che, nel suo primo aspetto, era ornata da vari gruppi di statue, eseguite dallo stesso A. Di essi rimangono la Madonna Regina, la cosiddetta Santa Reparata, la Vergine di una Natività nel Museo dell'Opera, nonché della Dormitio Virginis la Madonna giacente e un giovane apostolo che le abbraccia i piedi, e due busti corrosi di apostoli nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino.

È da respingere nel modo più reciso il tentativo, fatto da qualche studioso (Keller) di considerare A. più che altro come un imprenditore di complessi scultorei, responsabile cioè in primo luogo del progetto, la cui esecuzione sarebbe stata poi in larga misura abbandonata dal maestro ai suoi aiuti. Meno fondata ancora la tesi di chi (Weinberger, Paatz) assegna ad uno scolaro di A. le opere fiorentine e ad un altro quelle romane, entrambi operosi sotto la direzione di A. Che il maestro si sia valso dell'operato di aiuti, è fuori dubbio, specie per le opere di maggior mole quali i tabernacoli di S. Paolo e di S. Cecilia e la tomba di Guglielmo di Braye. Ma si tratta in genere di parti secondarie che scarsamente influiscono sull'aspetto stilistico delle opere arnolfiane che parlano, tutte, un linguaggio ben definito ed omogeneo.

Vivamente discusso è ancora il problema di A. architetto al quale il Vasari aveva assegnato a Firenze, oltre la cattedrale, la terza cinta delle mura, l'antica loggia d'Orsammichele, poi distrutta, la loggia de' Lanzi e la piazza della Signoria, le tre cappelle del coro della Badia, il progetto della chiesa e i primi chiostri di S. Croce, il rivestimento marmoreo del Battistero, il Palazzo Vecchio; inoltre numerosi edifici nei dintorni, fra i quali case, ville e i castelli di S. Giovanni Val d'Arno e Castel Franco. Questo elenco è stato successivamente allargato con l'aggiunta della chiesa di S. Maria Maggiore e di S. Remigio, del Bigallo e della Trinità. Contro questo eccessivo allargamento dei limiti dell'attività architettonica di A. è insorta la critica moderna che ha finito per restringere la paternità di A. architetto alla sola cattedrale di Firenze. Recentemente poi alcuni critici hanno voluto nuovamente ampliare l'elenco degli edifici eseguiti o progettati da A., includendovi (Paatz) la Badia (1284-1310) e la chiesa di S. Croce (1294-95 sgg.), come pure il Palazzo Vecchio, fondato nel 1298.

Elementi costanti dell'arte di A. sono l'aderenza ai modi stilistici di Nicola Pisano e la larga preminenza di suggestioni tratte dal mondo figurativo classico, di fronte ai quali le assonanze con l'arte gotica francese, indebitamente accentuata da qualche critico (Keller), si rivelano insignificanti. Innegabili invece sono nel monumento Annibaldi e nel ciborio di S. Paolo i ricordi dei pulpiti campani, specie nel rapporto tra figure e fondo musivo, e l'affinità del Carlo d'Angiò con una statua accefala del sec. XIII della Porta di Capua, oggi nel museo di quella città. Ragione per cui il Salmi pensa, non senza fondamento, a un soggiorno di A. nel Mezzogiorno prima del 1276.

Mentre nelle opere architettoniche d'A. (ciborio di S. Paolo e di S. Cecilia a Roma e Duomo fiorentino) si nota un progressivo accentuarsi delle forme romaniche e un contemporaneo affievolirsi della tensione gotica, nelle sculture la salda e soda compattezza plastica delle opere giovanili lievemente si anima e si scioglie in quelle più tarde. Ma sono comunque differenze tenui, poco evidenti, entro una linea di sviluppo essenzialmente costante e poco variata, caratterizzate da una concezione solenne e maestosa della struttura, da un senso acuto dell'essenziale nel circoscrivere l'organismo plastico entro contorni chiari, ampi, sintetici, da caratteri psicologici gravi, forti, solenni. - Vedi Tavy. I-II.

BIBL.: A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IV, Milano 1906 pp. 73-167; U. Frey, s. V. in Thieme-Becker, II, Lipsia 1908; id., ed. del primo vol. delle Vite del Vasari, Monaco 1911, p. 558 sgg.; L. Becherucci, Scultura dell'antica facciata del Duomo di Firenze, in Dedalo, 8 (1927-28), pp. 718-38; A. Lensi, Palazzo Vecchio, Milano 1929; H. Keller, Der Bildhauer A. di C. und seine Werkstatt, in Jahrb. d. preuss. Kunst., 55 (1934), pp. 202-228; 56 (1935), pp. 22-43; R. Barsotti, Problemi inediti di scultura pisana. L'arca di S. Domenico di Bologna e il pulpito di Pistoia, in Illustrazione Vaticana, 5 (1934), pp. 336-40, 380-384, 561-65; E. Carli, La giovinezza di A. di C., Pisa 1936; id. Nicola, A., Giovanni (un tema con tre variazioni), in Via dell'Impero, 1 (1935, fasc. IX), pp. 4-7; C. L. Ragghianti, A. C. ed altri problemi d'arte pisana, in Riv. del R. Istituto d'Archeologia e storia dell'arte, 5 (1937), pp. 306-44; W. Paatz, Werden und Wesen der Trecento-Architektur in Tschana, Burg presso Magdeburgo 1937; V. Mariani, Una sconosciuta scultura d'A. di C., in Riv. del R. Isti. d'Archeol. e Storia dell'Arte, 6 (1938), pp. 153-154; P. Metz, Die Florentiner Domfassade von A. di C., in Jahrb. d. preuss. Kunst., 9 (1938), pp. 121-60; G. de Francovich, Studi recenti sulla scultura gotica toscana: A. di C., in Le Arti, 2 (1939-40), pp. 236-51; E. Carli, Codicillo arnofiano, ibid., 3 (1940-44), pp. 186-92; M. Salmi, Arnolfiana, in Riv. d'Arte, 22 (1940), pp. 133-77; G. Nicco-Fasola, Nicola Pisano, Roma 1941, passim: V. Mariani, A. di C., Roma 1943. Géza de Francovich

Cite this article

“ARNOLFO DI CAMBIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 24. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/arnolfo-di-cambio.