SANSONE. - Ultimo dei giudici israeliti, figlio di Manu (Manah) della tribù di Dan, nativo di Sara (ebr. Šor'ah, oggi Šar'ah, ca. 25 km. a ovest di Gerusalemme), le cui gesta contro i Filistei sono narrate in Iud. 13-16. Il nome è connesso con Šenés (sole n.: ebr. Šimón; ma la forma più antica era con a: gr. Σαμψών, Volg. Sampson; cf. accad. šamšanu e Šamaš, divinità solare, e c. Era dotato di forza straordinaria, che vien messa in relazione con il «nazireato» a cui S. si dedicò per voto dei genitori (Iud. 13, 5). Il nazireato impor- tava tra l'altro l'astensione dal taglio dei capelli: S. possedeva la sua forza come dono straordinario di Dio, in quanto appunto osservava il voto.
Manifestò la sua forza fin da giovane, in occasione di avventure tra i Filistei (tra i quali si scelse la moglie, nonostante le riluttanze dei genitori): sbranò un leone, per difendersi uccise da solo 30 uomini, bruciò le messi mature dei Filistei mandandovi degli sciacalli legati a coppie con una fiaccola accesa legata alla coda; di nuovo per difendersi uccise un gran numero di nemici (Iud. 14, 1-15, 8). I Filistei allora fecero una spedizione per impadronirsi dell'eroe, mettendosi per la prima volta con Israele in quel rapporto di ostilità che si protrasse per secoli.
Storicamente corrispondono le notizie Filistei (v.), da ca. un secolo in movimento dopo che erano partiti dalle loro sedi originarie dell'Anatolia e di Creta, insediati sul litorale del Canaan meridionale dopo una sconfitta inflitta loro da Ramses II d'Egitto, tra i secc. XII e XI a. C. cercavano di estendersi anche nel retroterra.
Quella prima volta S. si lasciò consegnare ai Filistei a patto di aver salva la vita. Legato, strappò le funi come
SANSONE - S. con la mascella d'asino. Dipinto di Guido Reni (ca. 1615) - Bologna, Pinacoteca.
fili e con una mascella d'asino uccise 1000 Filistei. Un'altra volta, chiuso in città, di notte divelse i battenti e le sbarre e portò tutto su un monte. Fu rovinato da una donna, Dalila (v.), che, informata del segreto della sua forza, lo ridusse all'impotenza, facendolo tosare: l'eroe fu preso e accecato. Ma più tardi, essendogli ricresciuti i capelli, segno esteriore del ritorno al nazireato e allo spirito jawhistico, in occasione di Dagon (v.), scrollando a braccia e abbattendo le colonne di sostegno di un tempio, seppellì nelle rovine se stesso e i Filistei.
Che il gusto dei narratori popolari per l'eroico e il meraviglioso nel periodo di trasmissione orale del racconto abbia trovato nelle imprese di S. un po' di soddisfazione e probabile e non è neanche riprovevole: la storia acquista contorni di fantasia e l'esegge deve saper distinguere. Ma essendo storicamente esatto tutto lo sfondo dell'incipiente pericolo filisteo, determinata la perdonabilità dell'errore, spiegata convenientemente la ragione delle sue doti, è errato parlare di «mito» e rifiutare come leggendario l'insieme degli episodi. Il senso religioso della narrazione è nell'idea delle grazie provvidenziali per la salvezza d'Israele e nella vicenda personale dell'eroe peccatore e convertito (Inde. 16, 28).
ICONOGRAFIA. -
145. Archeologia
Nonostante che la figura biblica di S. sia stata avvicinata a quella di Cristo dai Padri della Chiesa (s. Agostino, s. Paolino da Nola, s. Gregorio Magno, ecc.) e che il trionfo sui Filistei abbia assunto presso i cristiani il significato della Redenzione divina e della vittoria sulla morte, l'arte cristiana antica l'ha quasi del tutto ignorata. Tuttavia gli antichi studiosi (Aringhi, ecc.) incorsero talvolta nell'errore di scambiare per S., che reca sul dorso le porte di Gaza, la scena del paralitico guarito con il suo letto, e da taluni è ritenuto cristiano, senza fondamento, un museico rinvenuto a Malta nella Città vecchia (cf. E. Becker, Malta soter-ranea. Studien zur altchristl. und jüdisch. Sepulkrelkunst, Strasburgo 1913, p. 79, tav. XXVI). Un'eccezione sembra un frammento di scultura lignea con le sue scene del tradimento di Dalila e del crollo del tempio filisteo (DACL, XV, 1, col. 740); un'altra scena è stata restituita da una scultura marmorea del sec. v nel «Martyrion» di Seleucia presso Antiochia (Antioch., III [1941], tav. XVII). La scena di S. che abbatte il leone era rappresentata in una basilica del sec. v, in Spagna, in scene separate, per la quale Prudenzio compose i distici illustrativi (Prudenzio, Dittoccaon, nn. 19-20).Le altre rappresentazioni conosciute appartengono tutte alle arti minori. La decorazione di una stoffa serica custodita al Laterano riproduce l'episodio della lotta con il leone (cf. P. Lauer, Le trésor du Sancta Sanctorum, in Fondation E. Piot, Monum. et mém., 15 [1906], tav. XVIII). Un gruppo di scene con episodi della vita di S. sono distribuiti sui primi due registri nel foglio minato 347° del manoscritto di s. Gregorio Nazianzeno (il Pari- sinus graecus 510 del sec. IX; cf. H. Bordier, Description des peintures et autres ornements contenus dans les manuscrits de la Biblioth. nation., Parigi 1883-84, p. 63 sqg.). Un'altra figurazione si trova tra simboli cristiani in un medaglione di bronzo pubblicato da G. Ciampini (De duobus emblematibus, p. 4) e da F. Buonarroti (Osservazioni sopra alcuni framm. di vasi ant. di vetri ornati di figure trovati ne' cimit. di Roma, Firenze 1716, p. 2, tav. I, 1).
Pasquale Testini
146. Arte
Le più antiche rappresentazioni medievali di S. sono presentate in un ciclo di alcune scene consecutive, tratte dalla sua storia; tra questi cicli il più notevole è quello scolpito in diverse formelle di una transenna marmorea romanica (XII-XIII sec.), che si conserva nella cappella di S. Restituta, annessa al duomo di Napoli.Separatamente si usava anzitutto raffigurare la scena della lotta di S. con il leone; essa veniva ripetuta spesso dalla scultura oltremontana del tardo medioevo; tali sculture gotiche adornano, p. es., il portale settentrionale della cattedrale di Chartres e quello maggiore del duomo di S. Stefano a Vienna. Di Luca Cranach il Vecchio si hanno due pannelli con scene della storia di S.: in uno di essi, di proprietà del Museo del Castello di Weimar, si vede la lotta con il leone; nel secondo, che si conserva nel Museo del Massimilianeum ad Asburgo, è dipinta Dalila che taglia i capelli a S.
Rarissime sono le raffigurazioni di S. nell'arte della rinascita italiana; tra essi si nota una bella miniatura del fiorentino Attavante, databile al 1476, che adorna il testo del Libro dei Giudici nella splendida Bibbia del duca Federico, uno dei più insigni manoscritti della Biblioteca Vaticana. Da notare, inoltre, il quadro di G. Reni, S. villorioso (Pinacoteca, Bologna).